Vi copio (dal Corrierone di oggi) una "Lettera a Gramellini". Non penso di violare la praivasi di nessuno. E non ne metto il nome in calce, per sicurezza
"Caro Massimo
ho 48 anni e sono sposata con due figli, uno dei quali autistico. Al di là delle enormi difficoltà quotidiane, mi manca la sessualità con mio marito. Siamo entrambi piacenti, molto corteggiati in passato. Io anche ora, lui non so. Sono cinque anni che non abbiamo intimità. Non sento desiderio, non solo per mio marito, proprio in generale, ma vorrei ritrovare quell’aspetto (prima molto presente). Anche con qualcun altro, se necessario, solo per capire se posso sentirmi ancora viva, ancora donna, oltre che mamma, lavoratrice, caregiver, colf e cuoca. Lui è nella pace dei sensi, pare, bravissimo papà, molto presente, ma in sostanza siamo due coinquilini e neanche troppo amici: si litiga spesso e volentieri. Io non lascio correre nulla, lui sì. Lo tratto anche male, in modo provocatorio (gli ho spiegato più volte che il non sentirmi desiderata ha ucciso pian piano una parte di me). Sono stata in terapia, ma sono stufa di parlare di un padre, il mio, assente e anaffettivo. Gli ho proposto terapia di coppia, ma si rifiuta (non ci crede) e poi non so, in realtà, come potrebbe riaccendere il desiderio reciproco, anche solo di fare una cena a due. Le sole cose che abbiamo in comune sono l’amore sconfinato per i nostri figli e il modo di prenderci cura della famiglia a cui siamo entrambi molto legati. Ovvio che il pensiero costante per i bambini è innegabile e inevitabile, la fatica mentale e fisica quotidiana pure, l’ansia e il dolore per il bimbo neurodivergente anche. Ma ho un lato autoironico e leggero che mi ha sempre salvato la vita e che vorrei assecondare di più. Così, in questo delirio, un giorno sì e uno no decido che è giusto lasciare mio marito, per darmi un’altra possibilità di amare ed essere amata. Glielo dico pure, ma di fatto non ci riesco: per i bambini, ma non solo. Il sesso fra noi, in fin dei conti, non è mai stato super coinvolgente nemmeno all’inizio, eppure l’ho sposato... Ci sarà qualcosa che ci lega allora? Il “vorrei riscoprirlo stasera” viene sempre rimandato. Quindi non lo so. Per lui è impensabile separarsi. Dice di amarmi. L’ho tradito in passato, quando non c’erano i bambini e mi sentivo ignorata. Lui non lo sa, vorrei dirglielo solo per provocare una qualche reazione in lui. Non so che fare e intanto resto impantanata. Ma se resto, forse, lo amo ancora? O è solo per i figli? Credi che un matrimonio possa reggersi su queste basi, facendo a meno della sessualità? Xxxxxxx "
Escludendo che sia....come si chiamava....ah, si....Costanza Miria-qualcosa, quella di Calippo da Empoli...non vi pare che il testo sia un concentrato onnicomprensivo di tutto?...Si, un'opera letteraria e non l'ultimo disperato urlo di aiuto di un'anima in pena?
...scritta da un uomo, magari...
So' io che so' de coccio e marfidato?
Il vostro parere , plis.
(La risposta di Gramellini? Non so, non l'ho letta. Non mi interessa)
"Caro Massimo
ho 48 anni e sono sposata con due figli, uno dei quali autistico. Al di là delle enormi difficoltà quotidiane, mi manca la sessualità con mio marito. Siamo entrambi piacenti, molto corteggiati in passato. Io anche ora, lui non so. Sono cinque anni che non abbiamo intimità. Non sento desiderio, non solo per mio marito, proprio in generale, ma vorrei ritrovare quell’aspetto (prima molto presente). Anche con qualcun altro, se necessario, solo per capire se posso sentirmi ancora viva, ancora donna, oltre che mamma, lavoratrice, caregiver, colf e cuoca. Lui è nella pace dei sensi, pare, bravissimo papà, molto presente, ma in sostanza siamo due coinquilini e neanche troppo amici: si litiga spesso e volentieri. Io non lascio correre nulla, lui sì. Lo tratto anche male, in modo provocatorio (gli ho spiegato più volte che il non sentirmi desiderata ha ucciso pian piano una parte di me). Sono stata in terapia, ma sono stufa di parlare di un padre, il mio, assente e anaffettivo. Gli ho proposto terapia di coppia, ma si rifiuta (non ci crede) e poi non so, in realtà, come potrebbe riaccendere il desiderio reciproco, anche solo di fare una cena a due. Le sole cose che abbiamo in comune sono l’amore sconfinato per i nostri figli e il modo di prenderci cura della famiglia a cui siamo entrambi molto legati. Ovvio che il pensiero costante per i bambini è innegabile e inevitabile, la fatica mentale e fisica quotidiana pure, l’ansia e il dolore per il bimbo neurodivergente anche. Ma ho un lato autoironico e leggero che mi ha sempre salvato la vita e che vorrei assecondare di più. Così, in questo delirio, un giorno sì e uno no decido che è giusto lasciare mio marito, per darmi un’altra possibilità di amare ed essere amata. Glielo dico pure, ma di fatto non ci riesco: per i bambini, ma non solo. Il sesso fra noi, in fin dei conti, non è mai stato super coinvolgente nemmeno all’inizio, eppure l’ho sposato... Ci sarà qualcosa che ci lega allora? Il “vorrei riscoprirlo stasera” viene sempre rimandato. Quindi non lo so. Per lui è impensabile separarsi. Dice di amarmi. L’ho tradito in passato, quando non c’erano i bambini e mi sentivo ignorata. Lui non lo sa, vorrei dirglielo solo per provocare una qualche reazione in lui. Non so che fare e intanto resto impantanata. Ma se resto, forse, lo amo ancora? O è solo per i figli? Credi che un matrimonio possa reggersi su queste basi, facendo a meno della sessualità? Xxxxxxx "
Escludendo che sia....come si chiamava....ah, si....Costanza Miria-qualcosa, quella di Calippo da Empoli...non vi pare che il testo sia un concentrato onnicomprensivo di tutto?...Si, un'opera letteraria e non l'ultimo disperato urlo di aiuto di un'anima in pena?
...scritta da un uomo, magari...
So' io che so' de coccio e marfidato?
Il vostro parere , plis.
(La risposta di Gramellini? Non so, non l'ho letta. Non mi interessa)


quando la puntina salta, è perché un frammento della parete del solco è stato spostato e devia - in avanti o indietro; in quest'ultimo caso, il disco si incanta;
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