3d provocatorio.
Lei rischia di rimanere incinta, lui viene informato. Lei può scegliere di prendere la pillola del giorno dopo, lui viene informato. Lei può decidere se mettere al mondo il figlio, lui viene informato. Lei può decidere di dare in adozione il figlio, lui viene informato.
Se è contrario alla decisione della donna, in tutti i casi non ha strumenti per far valere la sua opinione, sia che lei voglia abortire o meno, sia che lui voglia il figlio oppure no. Però se il figlio viene al mondo e tenuto dalla donna, lui deve pagargli la sussistenza anche se non lo vuole, perché il figlio si fa in due.
Ok, i figli si fanno in due. Se però è solo lei a decidere di tenere il figlio, contro il volere del padre, logica e decenza vorrebbero che si occupasse da sola della sua sussistenza, perché l'accoppiamento è stato fatto in due, ma la fecondazione dell'ovulo, il suo impiantarsi nell'utero e così via è stato deciso unilateralmente. Non solo, lei può sempre scegliere di dare in adozione il bambino e liberarsi di ogni obbligo nei riguardi del figlio, lui è costretto ad assumersi i doveri paterni sempre, a meno che la lei non rinunci e lo dia in adozione.
Insomma, lei decide tutto, lui paga. A me, donna, non piace. Troppo comodo pensare di mettere al mondo un bimbo contro la volontà paterna contando però sull'assegno familiare. Dignità vorrebbe che si andasse avanti da sole, se la decisione è stata presa unilateralmente.
Questa normativa poteva andare bene quando non c'erano le attuali tecniche anticoncezionali post-rapporto, quando già c'era stato il concepimento. Allora si poteva dire che i figli si fanno in due.
A mio avviso è attualmente obsoleta proprio perché oggi il concepimento si può evitare e se ciò non avviene è una scelta unilaterale.
Tutelare gli interessi del figlio? Chi lo tutela dalla madre?
A voi la palla.
Lei rischia di rimanere incinta, lui viene informato. Lei può scegliere di prendere la pillola del giorno dopo, lui viene informato. Lei può decidere se mettere al mondo il figlio, lui viene informato. Lei può decidere di dare in adozione il figlio, lui viene informato.
Se è contrario alla decisione della donna, in tutti i casi non ha strumenti per far valere la sua opinione, sia che lei voglia abortire o meno, sia che lui voglia il figlio oppure no. Però se il figlio viene al mondo e tenuto dalla donna, lui deve pagargli la sussistenza anche se non lo vuole, perché il figlio si fa in due.
Ok, i figli si fanno in due. Se però è solo lei a decidere di tenere il figlio, contro il volere del padre, logica e decenza vorrebbero che si occupasse da sola della sua sussistenza, perché l'accoppiamento è stato fatto in due, ma la fecondazione dell'ovulo, il suo impiantarsi nell'utero e così via è stato deciso unilateralmente. Non solo, lei può sempre scegliere di dare in adozione il bambino e liberarsi di ogni obbligo nei riguardi del figlio, lui è costretto ad assumersi i doveri paterni sempre, a meno che la lei non rinunci e lo dia in adozione.
Insomma, lei decide tutto, lui paga. A me, donna, non piace. Troppo comodo pensare di mettere al mondo un bimbo contro la volontà paterna contando però sull'assegno familiare. Dignità vorrebbe che si andasse avanti da sole, se la decisione è stata presa unilateralmente.
Questa normativa poteva andare bene quando non c'erano le attuali tecniche anticoncezionali post-rapporto, quando già c'era stato il concepimento. Allora si poteva dire che i figli si fanno in due.
A mio avviso è attualmente obsoleta proprio perché oggi il concepimento si può evitare e se ciò non avviene è una scelta unilaterale.
Tutelare gli interessi del figlio? Chi lo tutela dalla madre?
A voi la palla.


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