Gesù durante tutto il corso della sua vita ha rifiutato ogni proiezione sulla sua persona.
Egli non si è difeso soltanto da coloro che per diffamarlo lo accusavano di scacciare i demoni “con l’iuto di Beelzebul, principe dei demoni”. Non si è difeso solo dalle calunnie, ha respinto anche le proiezioni positive. Non consentì neppure che gli rivolgesse l’appellativo di “maestro buono”, e proibì più volte ai suoi discepoli ci accettare questo titolo. Egli rifiutò anche il titolo di “Figlio di Davide”, a quel che pare assai spesso attribuitogli, che alludeva alla sua discendenza dalla stirpe dei re.
La moderna ricerca neotestamentaria ha messo in luce quanto accentuato fosse questo atteggiamento di Gesù. Dimostrando che egli non accettava nemmeno i titoli di Figlio di Dio, Figlio dell’Uomo e Cristo.
Gesù era quello che non aveva bisogno di titoli e di insegne che lo legittimassero. Quel che era in se stesso, già era più che sufficiente.
A chi si mostrasse critico verso queste ultime affermazioni, va ricordato questo: il fatto che Gesù non abbia fatto propri gli attributi di Figlio di Dio, ecc., non implica per nulla né dà per stabilito che quanto quei titoli di sovranità, già presenti nella tradizione più antica, significano, egli non lo sia mai stato, e non fosse o non potesse essere a lui pertinente.
Ciò deve naturalmente essere dimostrato in ogni singolo caso.
Dopo che Gesù ebbe lasciato questo mondo, certo non poté più difendersi dalle proiezioni dei tipi più svariati e contrastanti
Gli furono attribuite parole che egli mai avrebbe pronunciato, che a volte capovolgevano nell’esatto contrario il senso di altre sue affermazioni.
Ci si è appellati a lui per gli scopi più diversi, e lo si è fatto tanto più frequentemente, quanto più s’affermava potentemente la sua eccellenza soprannaturale.
Tutte le religioni universali, in qualche modo, in conformità alla propria dogmatica, si sono richiamate a lui nel corso di un processo di inaudita complessità, che caratterizza due millenni di movimentata storia delle religioni.