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non è che non piace a me; è solo che sarebbe fuorviante pensarla così per chi vogli accedere ad una professione legale, e quindi ragionare in modo tassonomico, preciso;

allora la tassonomia è come sai una costruzione "dottrinale". in ambito giuridico i pareri dottrinali formano una stratificazione di opinioni che serve a chiarire il significato e le implicazioni di un sistema di regole, come è il sistema di norme "costituzionali". definire il partito "istituzione primaria", è chiarirne la funzione. a mio modo di vedere, che ovviamente non è quello di un giurista ma di uno che cmq studia diritto da una quindicina d'anni.


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dipende dai punti di vista; le femmine emancipate la vedono diversamente, come ri-espansione di un loro diritto, prima compresso;

il diritto di fottere con chi gli pare?


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come saprai, l'ordinamento si regge su principi di "economia giuridica" - es. il principio di conservatività dei contratti - diretti a minimizzare l'intervento dei poteri pubblici, sia per pragmatismo, sia come principio;

eh si. allora lasciamo che le beghe familiari si concludano col morto...almeno conserviamo i concetti giuridici...axe...


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secondo te, come potrebbe esserlo ? se provi ad argomentare, poniamo dal punto di vista di un giudice ordinario, te ne rendi subito conto;

cioè? come forse non sai in diritto si può argomentare solo quando vi è una carenza di disciplina, come è appunto relativamente al divorzio...

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e il motivo di fondo è che la facoltà di divorziare semplicemente risponde alla tutela della libertà fondamentale di cambiare idea e recedere da un negozio che non specifica un fine a termine, come necessario contrappeso a questo carattere;

si. due cose: primo, la tua riflessione sarebbe esatta solo se il concetto di famiglia e quello di matrimonio non trovassero menzione in costituzione. secondo: non è che siamo "ebrei". in italia fino a prova contraria non esiste il concetto di "ripudio", cioè di atto unilaterale di scioglimento del vincolo. insomma non siamo animali.

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se ci fai caso, in altre stipulazioni negoziali il fine è limitato, e quando viene conseguito il vincolo si scioglie; ove lo scioglimento sia anticipato, spesso si pagano delle penali, per garanzia dell'affidamento a favore della parte cui venga meno la controprestazione;

ti ripeto perché forse non è chiaro: il matrimonio non è un semplice contratto, che come sai è rivolto a conciliare interessi "meramente" economici. il matrimonio è fondamento della famiglia che è a sua volta fondamento della comunità sociale. se non ci intendiamo su questo non andiamo da nessuna parte...

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ora, criticare la libertà di sciogliere il vincolo matrimoniale implicherebbe la negazione della libertà di cambiare idea, di sbagliare o essersi sbagliati; non c'è alcun valore di ordine pubblico che possa giustificare una posizione siffatta; se il tuo vicino di casa divorzia, tu non hai alcuna menomazione; al più, smetterai di ascoltare i litigi dei due;

si. il problema è che va a puttane col divorzio, il fine stesso del matrimonio, che è appunto la tutela della famiglia. non è che me ne freghi molto se una coppia va in crisi. quello che mi preme è che nella gran parte dei casi ci rimette la prole, cioè i figli. e non è giusto axe. il divorzio lo considero una "stortura" del nostro sistema giuridico che non ha a riguardo confronti...


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posto che:
a) la Cost. stabilisce che l'Italia è uno stato laico e a-confessionale;

no. il principio di laicità è stato "ricavato" dal testo costituzionale mediante successivi pronunciamenti della corte costituzionale. non c'è scritto da nessuna parte che l'italia è uno stato laico, a parte come ti dicevo, nelle pronunce del giudice delle leggi.


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b) l'indissolubilità matrimoniale è dottrina dei soli cattolici, che a quella aderiscono per loro scelta, e che è vietata qualsiasi discriminazione per motivi religiosi;
su quale base un magistrato potrebbe mai obiettare alla libertà di scindere il vincolo matrimoniale ?

sulla base del fatto che la pace dei coniugi va preservata all'interno del matrimonio e non all'esterno. in secondo luogo che va preservata l'eventuale prole al seguito dei nubiti, che mi pare debba essere considerata come elemento determinante nel tentare di conciliare i coniugi che intendono separarsi o peggio divorziare.

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altre valutazioni, di ordine sociale, andrebbero argomentate e dimostrate; poniamo, per assurdo, l'idea che divorziare implichi un danno sociale, abolire il divorzio avrebbe l'effetto che nessuno più si sposerebbe; ed è per questo che i preti per primi sarebbero contrarissimi; sono mica scemi: sai i soldi in meno che mancherebbero dalle "offerte" dei coniugandi di rito concordatario ?
daglie. stiamo parlando di matrimonio civile e non cattolico. i preti non c'entrano una mazza. se il divorzio fosse abolito vi si potrebbe porre rimedio consentendo a chi non vuole conservare vincoli indissolubili, come sarebbe il matrimonio civile senza divorzio, di contrarre unioni più tenui come quelle che il legislatore ha fatto cadere nel dimenticatoio. cioè dico, pacs, dido ecc.