Il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 tratta del suicidio all'interno del capitolo dedicato al comandamento "Non uccidere", nei numeri 2280-2283: Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel'ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone.
Com’è allora che può sorgere una domanda così quando la morte è da sempre ritenuta il male radicale e contrario alla vita che ci fa esistere? Cosa c’è di oscuro nella vita d’oggi al punto da farci vedere la morte come una liberazione? Si pensi come tornerebbe strano pregare il Dio della vita dicendo: Signore liberaci dalla vita, preservaci e scampaci dalla vita e dacci la morte! Invocazioni da brividi… eppure sempre più spuntano qua e là preghiere del genere.
Ma veniamo alla domanda. Intanto la vita eterna con i suoi contenuti di pace e serenità, non sono il fine per cui noi esistiamo, ma la conseguenza della vita che Dio ci ha dato e che solo se l’abbiamo vissuta nel bene e nell’amore può aprirci la via all’eternità. Non è la fuga dalla vita che ci dà la vita eterna, ma il quotidiano impegno in una vita di amore.
Dietro la domanda, però, c’è il preconcetto della mentalità di oggi che ognuno ha diritto di fare di se stesso quello che vuole. Ora se noi fossimo, se l’uomo fosse una cosa come i lombrichi e i cespugli, non avendo valore alcuno, né dignità né onore né pregio né importanza e neppure legami o relazioni con altre cose, potremmo accettare la sua libertà di fare quello che vuole. Penso che non ci sia mai stato un lombrico suicida. Ma un uomo è un’altra cosa: è un soggetto, una persona, un essere che ha una dignità di valore assoluto, un figlio di Dio a sua immagine e somiglianza, e ciò gli scienziati, che smontano un corpo umano come un robot di mattoni lego, non lo dicono. Per questo l’uomo di oggi non sente più il valore e la dignità della propria persona e disprezza in sé ciò che l’uomo ha di più grande e di più bello: la Vita e l’esistenza!








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