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Propongo alla vostra lettura la sintesi del libro (pubblicato oltre dieci anni fa) titolato "Famiglia e parentela nell'età moderna", scritto da Cesarina Casanova, docente di Storia, società e famiglia nell’università di Bologna.
L’evoluzione della famiglia nel tempo è un rilevatore determinante nei cambiamenti della società.
La Casanova evidenzia come sono cambiati la famiglia e i rapporti con la parentela nell'età moderna.
Si sofferma sulle differenze tra famiglie multiple e famiglie complesse, tra famiglie nucleari e famiglie "di solitari".
Inoltre, il testo affronta temi di grande importanza e attualità, come la disgregazione della coppia, il calo drastico delle nascite, la permanenza in casa con i genitori di uomini e donne già adulti (i single), il fenomeno delle famiglie ricostituite, sottolineando come tutto ciò non rappresenti l'effetto di una crisi della famiglia, ma sia in realtà solo uno dei tanti adattamenti che essa ha conosciuto nel tempo.
Nel suo libro c’è anche un riferimento al film “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi. Uscì nelle sale cinematografiche nel 1961.
Il film si sofferma sul tradizionalismo, la famiglia patriarcale e le contraddizioni nei comportamenti individuali in una famiglia della piccola nobiltà siciliana circa un decennio prima dei successivi mutamenti sociali.
In quel tempo l'articolo 544 del codice penale prevedeva che per i delitti di violenza carnale il matrimonio estinguesse il reato anche per gli eventuali complici del sequestratore.
La vendetta di sangue, per la vittima del tradimento e per i suoi parenti maschi, era considerata un impellente obbligo sociale per riscattare “l'onta delle corna”.
Nella società italiana, quando il film uscì, era diffusa la percezione della crisi di un modello secolare di famiglia, cioè della subordinazione della moglie al marito, della indiscussa autorità del padre sui figli, della minor considerazione delle figlie femmine nei confronti dei figli maschi.
Nella percezione comune, nell'Italia degli anni '60 a mostrare le sue debolezze erano la famiglia nucleare, costituita dalla coppia di coniugi e dei figli, e il sistema di relazioni tra membri della famiglia nel quale l'autorità del padre iniziava vacillare. Era anche diffusa l'opinione che dietro la famiglia in crisi ci fosse l'abbandono della famiglia allargata e le rigide gerarchie nell’ambito familiare per sollecitazione delle trasformazioni provocate dal processo di industrializzazione e urbanizzazione.
Negli anni ‘60 dello scorso secolo i giovani contadini emigravano in cerca di lavoro e trovavano impiego nelle fabbriche stabilendosi in grandi città del Nord si sradicavano dalla comunità di appartenenza e inevitabilmente sfuggivano alla subordinazione ai padri e in genere agli anziani.
Gli anni ’60 e ’70 segnarono nella società e nella famiglia una rottura col passato.
Oggi assistiamo al fenomeno delle famiglie ricostituite, cioè quelle formate con i secondi matrimoni o convivenze, dove i figli di coppie divorziate convivono con fratelli acquisiti nati dai precedenti matrimoni dei loro padri o delle loro madri.
Tutto questo sembra l’effetto di una crisi della famiglia, ma in realtà è solo uno dei tanti adattamenti che la famiglia ha conosciuto nel tempo.
Nei secoli passati era la brevità della vita , la frequente mortalità delle donne per parto, il secondo matrimonio dei vedovi a rendere instabile la famiglia e problematico l’adattamento dei figli alla convivenza con matrigne, patrigni e fratellastri.
Quanto alla solidità delle unioni, un tempo per durare i matrimoni non dovevano essere legami forti, perché l’alto livello di mortalità dei coniugi spezzava precocemente la maggior parte dei matrimoni. Non erano molte le possibilità di alimentare le speranze o le tensioni che sperimentano le coppie d’oggi.
Nell’Italia contemporanea, anche nelle coppie stabili, la decisione di avere un solo figlio corrisponde ad una esasperata preoccupazione per il suo futuro e per le sue possibilità di inserimento nell’ambito lavorativo. Corrisponde anche a progetti di ascesa sociale, che nelle antiche società divise per ceti, era difficile. La scelta e i costi di far studiare i figli per migliorare il loro livello di vita sono oggi affrontati nella società occidentale anche negli strati sociali più bassi della popolazione.
Quanto alla prolungata permanenza dei figli nella casa dei genitori, nel passato le strategie di trasmissione del patrimonio tendevano a mantenere i figli anche sposati sotto l’autorità del padre e sotto lo stesso tetto fino alla morte dei capifamiglia.
Nel nostro tempo la rete dei legami orizzontali di parentela si è molto ristretta e manca ai ragazzi l’esperienza del rapporto con numerosi fratelli e cugini.
Dal confronto col passato si riconosce la cesura determinata dalla possibilità della separazione e del divorzio, che modificano le tipologie familiari. Oltre alle convivenze di etero e omosessuali il fenomeno più rilevante dei nostri giorni, di maggiore incidenza sociale, è quello della famiglia ricostituita, nella quale si realizza una nuova gerarchia di rapporti interpersonali, che nella definizione dei vincoli di parentela non si basa più come nel passato esclusivamente sull’ideologia patrilineare del sangue e del cognome.
Oggi viene valorizzata la tenacia dei legami affettivi e solidali che s’instaurano indipendentemente da una tipologia dell’aggregato domestico e dalla durata di specifiche forme di co-residenza.
Se si integrano i dati sulla composizione degli aggregati domestici con la rilevazione dell’intensità dei contatti e dei sostegni reciproci tra famiglia coniugale e parenti non conviventi, risulta evidente che anche oggi le relazioni sono molto strette (per esempio i rapporti nonni – nipoti) e sono spesso determinanti per favorire i processi di mobilità sociale sia ascendente sia orizzontale.
Comunque, il modello della famiglia coniugale continua a rappresentare il più condiviso riferimento alla famiglia.
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