
Originariamente Scritto da
axeUgene
secondo me, ci sarebbero due aspetti delle religioni che varrebbe la pena di discutere, volendo essere disponibili a ragionare di fatti e senza necessariamente fare polemiche;
le religioni esistono anche per due motivi oggettivi, che in effetti riguardano un po' tutti:
il primo è rispondere a paure ed angosce e fornire rappresentazioni di conforto; uno sa di dover morire, il nulla, e ti viene raccontato che tornerai a vivere in qualche modo; questo è molto evidente a tutti;
poi, c'è un motivo meno evidente, a fronte dell'antipatia dei preti di tutte le risme:
un essere umano è mosso dal desiderio, di qualsiasi tipo; inventa la ruota per il desiderio di fare meno fatica; procrea perché trombare è piacevole e desiderabile, ecc...
ma il desiderio è agibile solo se viene limitato già in origine; se il desiderabile non è relativizzato, limitato da una qualche forma di legge morale, la psiche non riesce soffermarsi su nulla, ad agire un desiderio qualsiasi; se mi dicono: puoi avere qualsiasi donna, qualsiasi casa, ricchezza, ecc... senza alcun limite, io mi perdo e non posso scegliere niente di appagante;
uno vede certi possidenti improvvisi cresciuti senza educazione al desiderio, perché troppo poveri, e comprende il perché l'angoscia li porti a perdere tutto, tipo il pugile o il cantante famosi;
poi c'è l'aspetto dell'affidamento nell'irrazionale; noi prendiamo per il culo l'irrazionalismo del credente, senza renderci conto che, non solo il 90 % delle nostre azioni quotidiane è gestito in modo almeno parzialmente irrazionale - non "conveniente" - ma tutto il nostro sistema di relazioni mane e sociali è fondato esattamente sull'aspettativa che anche gli altri, almeno in una certa misura, siano guidati da analogo irrazionalismo, e questo genera affidamento; avevo fatto un esempio a crep;
io potrei dover affidare un gatto o un cane a qualcuno per le vacanze, pagando; ma, a parità di retribuzione, posso sentirmi più tranquillo se affido il gatto a qualcuno che di suo manifesta un propensione animalista, perché so che quello ha proprio una vocazione amorevole per gli animali, che curerebbe pure gratis, anche se in effetti non c'è nessuna convenienza razionale di tipo utilitaristico nel prodursi in uno "straordinario";
a prescindere dal merito dei valori, la patria, l'ideologia, ecc... se io faccio parte di un gruppo armato e rischio la vita, lo posso fare se ho motivi per ritenere che i miei compagni attribuiscano all'idea un valore "sacro" che certamente incontra grandi limiti in termini di razionalità;
se io credo che un appartenente al mio gruppo non mi denuncerà nemmeno sotto tortura, lo posso fare solo perché ho "investito" sulla potenza del suo irrazionalismo fideistico, dato che in effetti in quel frangente, con la prospettiva di sofferenza e morte atroce, l'unico comportamento oggettivamente razionale sarebbe quello di tradirmi;
se rimuoviamo queste, che sono componenti originarie essenziali di qualsiasi sacralizzazione della morale, con tutti i relativi apparati di raccontini che possono sembrare favolette e superstizioni, finiamo in rappresentazioni davvero troppo superficiali di tutta la questione;
naturalmente, poi la questione dell'efficienza dei diversi apparati narrativi - cioè, la capacità intrinseca di attribuire sacralità a determinati valori - è tutta da discutere; per certi ultrà è concepibile rischiare la vita per accoltellare uno della curva opposta, e magari se io rifiuto quella posizione mi dice che sono uno privo di valori, se il suo mondo finisce furi dal tifo.