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E' difficile distinguere tra il “credere” e il “credere di credere”. E’ un’esperienza personale, la cui autenticità gli altri non possono sindacare.
Dal punto di vista psicologico credere in Dio significa considerare vera la sua presenza, anche se i suoi “onnipoteri” lasciano increduli gli “infedeli”.
Se è onnipotente significa che potrebbe perdonarmi ma non vuole, perciò il suo "amore è condizionato”.
Se è onnisciente sa se mi salverò dall'Inferno o meno; sa pure che non mi perdonerà perché non mi convertirò, dunque non è realmente disponibile ad accogliere il mio pentimento perché già sa che questo non avverrà.
Se è onnisciente soltanto per il presente ma non per il futuro, allora c'è spazio per "il finale a sorpresa" nel post-mortem.
Se invece la sua onniscenza comprende anche il futuro, ne conseguono altre questioni, del tipo: Dio non ha libero arbitrio perché se è onnisciente già sa cosa farà, e non può cambiare il suo futuro perché altrimenti verrebbe meno la sua onniscienza nel prevederlo.
Crep, Cono, Arco, quali sono i passi biblici che attribuiscono a Dio gli “onnipoteri” ? Sono suoi o gli sono stati poi “assegnati d’ufficio” dalla Chiesa e dalla teologia ?
Credere o non credere è un’esigenza personale; la fede è intima ed esperenziale. Comincia con una intuizione e si sviluppa nel tempo. Il percorso è faticoso e non semplice.
Ultima modifica di doxa; 29-01-2023 alle 04:43
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