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Io penso che credere in se stessi equivale a credere in Dio ed anche viceversa.
Ovviamente la lettura di libri aiuta ad aprire la mente, ma l'esperienza diretta dei fatti che ci succedono nella vita aiuta più di quanto si possa immaginare.
Io sono fissato con la figura di Gesù Cristo perché la lettura del Vangelo, ed a volta la sua verifica come personale esperienza, mi ha aiutato nella migliore conoscenza di me stesso.
A questo punto il problema non è più nel leggere ed assimilare ciecamente ciò che viene detto nei libri, ma è assimilare in sé per essere appunto migliore, cioè sapere di noi ciò che è bene e ciò che è male.
Se poi alla fine c'è qualcosa oltre la vita che non sia la morte assoluta ben venga; ma lo scopo della lettura dei testi, a mio avviso, è, come ho già detto, il miglioramento di se stessi; se poi vogliamo discutere su che cosa s'intenda migliorare se stessi si può fare.
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