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mi limito a questo, perché ogni volta che rispondi si dovrebbe redigere un'enciclopedia, oltre che mandare in vacca il 3d con sotto-argomenti troppo eccentrici;
ok. proverò ad essere più conciso. ma se tu scrivi "tanto" io, per dire la mia punto per punto devo in qualche modo "allungare".

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la questione è che la definizione di "popolo" è cambiata moltissimo nei millenni; forse gli ebrei erano un popolo 3mila anni fa, quelli che abitavano nella odierna Palestina; a quel tempo, per popolo si poteva al più intendere un insieme di tribù accomunate da ortoprassi che potevano essere politiche, religiose, o entrambe;
parlo di scienze come la antropologia culturale e l'etnografia. sulla cui base un popolo è individuato da tre fattori, almeno, e cioè "territorio", "stato", "discendenza". concetti che non mi paiono estranei agli ebrei che sempre ebrei sono anche se il territorio in cui vivono non è omogeneo e se varia da nazione a nazione. se ad esempio consideri una come la schlein e la metti a paragone con le caricature mettiamo di un leonardo da vinci, ti rendi conto che gli ebrei si rassomigliano un po' tutti, come pure cinesi e giapponesi pur essendo grandi viaggiatori e colonizzatori, sono anche dotati di una forte identità collettiva.

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gli ebrei della diaspora però hanno vissuto per due millenni in contesti nei quali poteva sopravvivere l'ortoprassi identitaria - nel caso la religione - ma in cui l'idea di "popolo" era totalmente diversa: in epoca romana, era la cittadinanza, per cui S. Paolo era "popolo" - cives - romano, come tanti ebrei che restavano tali;
nel medioevo il "popolo" erano i cittadini-sudditi liberi, in genere artigiani, commercianti, ecc... delle città o dei borghi, contrapposti concettualmente ai nobili latifondisti e ai loro servi del "contado" feudale, i "contadini";
si. su questo sono d'accordo. però ti posso anche far notare che lo stesso discorso è applicabile anche all'evo moderno e non solo a quello antico romano o medievale. poi: nel diritto romano gli ebrei erano considerati cittadini se nati da un cittadino o come liberti se avevano ricevuto il dono della libertà dal proprio dominus, né più né meno degli altri popoli entro i confini della pax romana. nell'epoca dei comuni non mi pare ci fossero disparità di trattamento tra cattolici, ebrei marrani o ebrei tout court.

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l'idea di un "popolo" come lo intendiamo noi - comunità culturale che si identifica in alcuni tratti, variabili - nasce con la Rivoluzione francese e con la circostanza di una coalizione internazionale che comprime i "francesi", e si risolve nella battaglia di Valmy;
no. se mi permetti il concetto di popolo e di "nazione" nascono nel 1500, grosso modo e seguono le teorizzazioni di un hobbes o di un locke. il concetto di popolo appartiene all'umanità da tempi immemorabili, e la sua riscoperta è, essa si, moderna.

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fino a quel momento, nel mondo legittimista, non si poneva un problema di congruenza politico-culturale tra stato e identità dei governati; il cittadino o contadino savoiardo e francofono non aveva un problema nel far capo ad un re che stava a Torino - francofono pure lui, come tutti i regnanti, inclusi zar e zarine tedesche che governavano in Russia - ma capace di parlare in dialetto piemontese; Enrico IV, il re apostata, era re di Navarra, che oggi consideriamo "Spagna";
tutto ciò è vero. tuttavia le differenze tra cittadini potevano riguardare anche la sfera "interiore"di ciascuno, ad esempio abbracciare una fede che, come quella ebraica, era considerata contraria ai fini della conservazione dell'ordine e capace di ridurre a mal partito i cattolici che erano sudditi dell'impero, che fosse quello russo, asburgico o altro. ecco perché in un primo torno di tempo, gli ebrei erano tanto mal visti: perché considerati per il meno "eretici". il discorso etnico nasce dopo e si conclude nell'asserzione che il popolo di Dio non è un popolo ma una "schiatta" di empi che tende a dominare il mondo con la menzogna.


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la quasi totalità degli europei era analfabeta e in tutta la vita si spostava al massimo di qualche decina di km; pochissimi avevano mai visto una carta geografica ed erano consapevoli di collocazioni, distanze; magari avevano sentito dire di Vienna o Madrid, ma tutti erano legati ad una loro piccola comunità locale o regionale, ebrei inclusi; i quali, erano in qualche modo tenuti coesi dalle interdizioni e dalla comune ortoprassi religiosa; ma questo non ne faceva certo un "popolo";
ripeto che a differenza del contadino dell'età dei comuni, legato alla terra da un "patto" con il signore cittadino, contadino ignorante e capace solo di zappare la terra, gli ebrei invece avevano da parte loro una cultura millenaria che li poneva in una situazione di vantaggio ad esempio nell'ambito degli affari, dei prestiti ad interesse, dei finanziamenti alle spedizioni commerciali per mare e per terra. da ciò la pesante eredità di essere confusi con usurai ladri e truffatori, che successivamente ne avrebbe incrinato la reputazione.

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peraltro, proprio con la Rivoluzione francese è iniziata ovunque una nazionalizzazione delle masse, divenuta prassi comune con le guerre napoleoniche, in cui si è ribaltato quello schema di Valmy; Fichte esortava i "tedeschi" ad essere nazione, laddove prima erano comunità distinte, bavaresi, renani, assiani, sassoni, brandemburghesi, ecc... peraltro nemmeno accomunati da "una fede", visto che si erano massacrati per 30 anni proprio su quello, sancendo l'irrilevanza della religione;
ma guarda che anche oggi in germania c'è una repubblica federale, ciò ovviamente senza che vi sia una sostanziale indipendenza tra i vari lander, poiché esiste anche una autorità centrale cui sono rimesse le più importanti funzioni di governo. poi ripeto che negli anni della rivoluzione e nell'età napoleonica non furono i mutamenti politici ad emancipare i popoli d'europa ma fu la emancipazione dei popoli a produrre cose come la rivoluzione o le conquiste di napoleone, che diffusero sempre in europa, le idee illuministiche, laddove però il terreno era già fertile.

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quella non era la "nazione del sangue", come la rielaborarono i nazisti, in base ad un pedestre razzismo biologico; "tedesco" era chi avesse espresso la Kultur, la civiltà tedesca; una cosa parecchio complessa, e anche poco agevole da definire; in questo, in tutta Europa, gli ebrei non erano percepiti da nessuno come un "popolo";
Voltaire ce li aveva sui coglioni perché restavano aggrappati a quella religione che appariva tanto arcaica;
non era "nazione del sangue" ma era sicuramente un aggregato di individui che presentavano tratti fortemente comuni dopo millenni di endogamie. da ciò una tipizzazione di tali caratteri e un far rientrare gli stessi caratteri in classificazioni cui si perveniva mediante la misurazione delle dimensioni del cranio o della proprusione più o meno evidente della mandibola ecc.

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ma la nazionalizzazione delle identità, viene ovunque con l'istituzione della cittadinanza di modello francese che, tra l'altro, emancipava le minoranze, unificate nella "nazione" - i protestanti italiani festeggiano l'atto di Carlo Alberto, perché prima, da "eretici", non erano cittadini, proprio come gli ebrei;
anche i francesi e i tedeschi si assomigliano, pur essendo popoli distinti, e hanno anche essi il loro sangue, che però è dovuto alla mescolanza tra più popoli e non alla mescolanza del sangue di fratelli e sorelle come è evidente anche a partire dal dettato e racconto biblico.

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pertanto, l'intendimento ideologico della nazionalizzazione dei "popoli", automaticamente assimilava gli ebrei, non solo tra nazioni relativamente omogenee, come Francia e Germania, ma anche negli imperi multinazionali - Russo e asburgico - dove viveva la maggior parte degli ebrei europei; quando il Kaiser si rivolgeva "ai miei popoli", nell'elenco non figuravano gli ebrei, significativamente non considerati un "popolo"; l'ebreo austriaco era un austriaco, quello ungherese un ungherese, ecc...
guarda che in russia gli ebrei erano tollerati e anche protetti, e ciò anche durante il comunismo. a volte si verificavano i cc.dd. "pogrom" che però alcuni sostengono siano da ricondurre a specifiche strategie di conquista del potere ad opera sempre di ebrei, i quali affermavano di aver subito soprusi per ingannare l'ospite russo e garantirsene i privilegi e le regalie.


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a nessuno, prima dei nazisti, veniva in mente che Heine o Mendelssohn non fossero tedeschi, e nessuno lo pensa oggi, perché quei due e molti altri sono in effetti l'ombelico dell'anima romantica tedesca, né tantomeno quelli e tutti i parenti loro pensavano davvero che il loro posto fosse la Palestina; come certamente non lo pensava Marx, che era protestante e aveva sposato una grande aristocratica;
si. però il fatto che a un certo punto i nazisti abbiano conquistato il potere politico attraverso la dialettica parlamentare e non con un colpo di stato, come invece accadde ai bolscevichi in russia; tutto ciò è manifesto di un consenso popolare più che diffuso e che quindi denota che il problema ebraico, come anticipato nel mein kampf, era ben presente anche al tedesco "della strada".

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noi italiani siamo in effetti diventati davvero tali solo con la militarizzazione della Grande guerra; il compito principale degli ufficiali di complemento, dapprima diplomati, e alla fine con la licenza media, era quello di fare da interpreti a gente che non parlava la stessa lingua; non so se sei mai stato a Bari... immagina un ciabattino di Belluno alle prese con quello in trincea, che parlava solo il dialetto...
ah si. guarda che il problema della lingua italiana è stato risolto dopo il 1950, almeno e con la televisione che portava nelle case degli italiani, e di tutti gli italiani ad esempio le lezioni di grammatica. la guerra è stato altro strumento per riconfigurare le carte in tavola. e il fascismo ci ha messo del suo attraverso i lavori pubblici come la bonifica della maremma affidata ai friulani o veneti, che andavano in treno da nord a sud e che chiamavano "marochin" i laziali ivi residenti da generazioni.

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quindi, gli ebrei come "popolo", sono una conseguenza di una deriva estrema del nazionalismo che il nazismo ha fatto sua con un culto del "sangue" che è stato da subito poco efficiente in termini ideologici; e il sionismo è stata la reazione necessaria di quell'epoca, ma viziato dallo stesso equivoco di fondo;
il sionismo era già ben vivo e vitale negli anni '80 del XIX secolo, epoca di marx e di herzl e di altri con lui. il nazismo viene dopo e le idee su cui si basava furono pienamente condivise dal resto dei tedeschi.

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anche perché, oltre a tutti gli equivoci europei sulle identità nazionali, nel frattempo l'idea di nazione nel mondo ha determinato identità totalmente disgiunte dall'ethnos, come in tutto il mondo anglosassone e in Sud-America, nei paesi d'immigrazione in cui la nazione è un concetto che rimanda all'elettività; ti chiami Pittaluga o Pautasso - cognomi genovese o piemontese - e tuo nonno è andato a Buenos Aires ? sei argentino; Palumbo o Scirè a New York ? sei americano;
si, ma questa è una necessità dell'immigrato di prima generazione ossia "integrazione". non puoi andare da italia a mettiamo argentina e continuare a parlare italiano, perché saresti subito discriminato. ecco se consideri gli ebrei ti rendi conto che il loro atteggiamento in terre d'altri è proprio quello di voler imporre le proprie tradizioni e giudizi al popolo ospite, il quale non reagisce sempre ma quando lo fa si verificano fenomeni di ostilità massiva come fu il nazismo.

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e, allo stesso modo, oggi sono "nazione israeliana" gli ebrei immigrati in Israele, ma pure gli arabi cittadini che si sentono tali; ma l'ebreo di New York non fa parte di un popolo alternativo a quello americano, per quanto possa simpatizzare per Israele o avere il diritto ad abitarci; in effetti, potrebbe pure il sig. Pittaluga in Italia; ma se ti presenti al confine americano col passaporto italiano - che dovrebbe garantire il visa waiver, l'ingresso senza visto preventivo - e l'addetto dell'immigration vede che sei residente a Buenos Aires, mica ti fa entrare;
questa non l'ho capita. puoi spiegare?

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un po' sì, e un po' no;
quello che sostieni riguarda il diritto alla cittadinanza su una base che si fraintende come "religiosa", laddove però la religione è solo un indicatore sostitutivo di uno ius sanguinis, che con gli ebrei è impossibile da definire, se non assumendo che la religione in via matrilineare implichi un'appartenenza all'ethnos, cosa peraltro smentita dalla genetica degli stessi ebrei;
non è difficile da capire. gli ebrei si somigliano tutti. perché? perché hanno una discendenza comune che in parte è raccontata nell'A.T. e hanno davvero lo stesso sangue e non perché appartenenti ad una nazione ma proprio perché alla nozione di nazionalità hanno sostituito quella di appartenenza etnica o razziale. altri popoli che abbiano lo stesso sangue hanno anche tratti affini. come ti dicevo a proposito di cinesi o giapponesi o koreani. quello che agli ebrei di un tempo mancava era un territorio. ecco spiegata la nascita di israele.

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ma questo non fa di Israele una teocrazia, visto che la religiosità non è un requisito della vita civile sancito dalla legge; in Israele potrebbero per ipotesi essere tutti non credenti e nemmeno osservanti un ortoprassi religiosa, mangiare tutti il prosciutto e lavorare al sabato, e Israele resterebbe lo steso stato, in termini di personalità giuridica;
lo stato israeliano è funzionale alla conservazione dell'identità etnica e religiosa del Popolo. gli ebrei hanno tutto ciò che definisce un insieme di individui come "nazione". sangue, etnia, linguaggio, discendenza, religione. ciò che ai tempi di hertzl e marx gli mancava era appunto lo stato territoriale ossia un posto dove esercitare la propria vita politica e sociale tra consanguinei.

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al contrario, una vera teocrazia, come quella islamica, si estinguerebbe come tale nel momento in cui le leggi stabilissero principi di laicità; se non imponi il velo, e il primato di determinati costumi religiosi, viene meno il fine stesso di quello stato; analogamente, negli USA vigeva la segregazione razziale dei neri; ma la costituzione americana non poneva quella come fine dello stato, e quindi hanno avuto il presidente nero;
come ti dicevo agli ebrei non manca il concetto di nazione o di tradizioni ma uno stato. nel senso che ho indicato sopra. poi le varie anime USA le conosciamo tutti e spesso la realtà, in america del nord, è più forte di qualunque sentenza e di qualunque emendamento costituzionale. i neri rimangono neri e discriminati anche oggi mentre in iran ci sono le spose "bambine" e i mariti un po' così, per quella è la realtà etnica degli iraniani a prescindere da qualunque documento o autorità costituzionale o religiosa.

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mentre è impossibile pensare al nazismo senza razzismo, visto che il fine ultimo dello stato è quello di ordinare il mondo per gerarchie razziali; avresti un paradosso analogo a quello che nel diritto civile è il contratto senza un fine.
si. come gli ebrei non riescono a pensare una nazione, intesa come "comunità di nascita", senza un territorio.

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ps. ti prego di non divagare per la tangente in base a questi miei esempi fuori 3d; magari aprine uno apposito sulla dottrina giuridica o su altro che si discosti troppo dall'argomento, grazie
ho cercato di dire la mia. se sono stato troppo pedante mi scuso e se non vorrai rispondere ti capisco. di meglio non posso fare. ahimé.