In effetti non l'ho capito nemmeno io, ma io non ho capito nemmeno come sarebbero queste donne aggressive, in tutti i paesi sviluppati i crimini violeni sono in progressivo calo da decenni, ergo sia uomini che donne sono sempre meno aggressivi, suppongo si parli di forme di aggressività verbale, difficile produrre statistiche affidabili in merito, ma ok, possiamo anchè prendere il dato per buono, ma non è che semplicemente se una settantina di anni fa una moglie che ti prendeva a parole la corcavi di botte senza gravi conseguenze, mentre oggi c'è un po' di tutela in più? Nel qual caso non credo siano diventate più aggressive, semplicemente hanno la possibilità di esternare la propria aggressività, mentre in altri tempi era quantomento più salutare reprimerla o nasconderla.
Comunque a parte tutto, in questo topic trovo veramente avvilente come non si riesca a non cadere costantemente in generalizzazioni che ritengo abbiano un difetto fondamentale nel campione preso in esame... mi spiego meglio: ogni volta che sento utilizzare espressioni del tipo "gli/le uomini/donne sono tutti/e uguali, tutti/e [inserire serie di caratteristiche che annoverano il soggeto tra le fila dei cosiddetti casi umani]", ebbene ho la netta sensazione che sia molto diffusa in tutti gli umani la tendenza a scegliere più o meno inconsapevolmente di rapportarsi spesso con persone tra loro piuttosto simili, perciò non è che le persone siano effettivamente tutte uguali, ma ciascuno preseleziona quelle che poi diventeranno un campione statistico inadeguato a formulare dati universalmente validi. Io non mi frequenterei con donne che non abbiano determinate caratteristiche, come ad esempio una certa tendenza ad essere indipendenti, ma se poi dovessi uscirmene con afferlamzioni tipo "le donne oggi sono troppo individualiste, non hanno bilogno di te..." sarei io il pirla, in realtà c'è pieno il mondo di donne che hanno bisogno di appoggiarsi a qualcuno, ma nemmeno le guardo quelle.
La considerazione che però mi preme di più quando si aprono questi discorsi che accusano trasformazioni socio culturali in corso, secondo le quali gli uomini e le donne stiano diventando così o cosà, non posso fare a meno di notatare che il problema (se lo vogliamo considerare un problema, personalmente no lo considero tale) stia nell'emancipazione dal ruolo di genere in corso ormai da più di cinquant'anni, percoso su cui le donne sono nettamente più avanti (giustamente direi, visto che il loro ruolo partiva da una condizione di subordinazione evidente, inaccettabile in contesti sociali che, almeno sulla carta ritnegono che gli esseri umani debbano ambire alla sostanziale parità), ma anche percorso che vede gli uomini alle prese con qualcosa che per il momento mi pare almeno in parte insormontabile. Se una donna oggi si sente stretto io ruolo che in passato le era stato assegnato troverà delle resistenze in una parte della società, ma troverà anche tutta un altra parte che vedrà in questa emancipazione un valore aggiunto; per l'uomo questo vale molto meno, molte caratteristiche culturalmente legate al ruolo maschile sono a tutt'oggi ampiamente incoraggiate, un uomo che se le sentisse strette non troverà facilmente contesti in cui questo rifiuto non sarà considerato un comportamento quantomeno eccentrico, quando non proprio disadattato.






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