Nel primo post ho scritto

L'effetto San Matteo, teorizzato dal sociologo Robert Merton, descrive come le persone che già godono di un vantaggio iniziale tendano ad accumulare sempre più vantaggi, mentre chi parte svantaggiato incontra difficoltà crescenti nel recuperare terreno. Questo fenomeno, chiamato anche "vantaggio cumulativo", si basa sull'idea che il successo genera altro successo, il ricco diventa più ricco, il povero più povero, creando un divario sempre maggiore tra chi ha e chi non ha.
La parabola dei talenti è un messaggio che sembra sostenere un sistema capitalista, dove conta solo chi riesce a produrre di più o a ottenere più risultati. I servi che raddoppiano i loro talenti vengono premiati, mentre quello che non li usa viene punito. Questo fa pensare che il valore di una persona dipenda solo da quanto riesce a fare o a guadagnare, e chi non ce la fa viene emarginato.

I due che hanno investito i talenti lasciati loro dal proprietario hanno raddoppiato le somme, perciò nessuno dei due è stato in proporzione più "bravo" dell'altro.

Inizialmente avevano un divario fra loro di 3 talenti (un ne aveva 2, l'altro 5), dopo averli investiti con eguale resa proporzionale (che ha per esito il raddoppio) anche il divario è aumentato in modo proporzionale: uno ne aveva 4, mentre l'altro 10, con divario di 6. Se avessero continuato così, il servo più ricco avrebbe man mano aumentato sempre più il divario con l'altro, ossia il più ricco sarebbe diventato sempre più ricco.

E il povero? Il povero ha meno margine di errore rispetto alla soglia di soddisfazione dei bisogni primari, al punto che per non rischiare di perdere quel poco che ha, spesso lo nasconde "nel materasso" anziché depositarlo in banca.

Una lettura più riflessiva della parabola può suggerire che il suo messaggio non sia da interpretare in termini di competizione o ricerca del massimo guadagno, ma come un invito a mettere a frutto ciò che si possiede, anche se poco, per il bene collettivo.

Nel contesto attuale, il messaggio della parabola dei talenti può essere visto come un’analogia con dinamiche sociali ed economiche, dove la valorizzazione del merito e del risultato potrebbe rischiare di creare disuguaglianze.