Last but not least, eccoci a Homo naledi, l'ultimo scoperto. Nel 2015 furono scoperti molti resti ossei in un sistema di grotte in Sudafrica, la Rising Star Cave.
Uno fra i ritrovamenti più importanti è stato quello dei denti e di frammenti ossei di un bambino, che si stima vissuto più di 200 mila anni fa e di non più di 6 anni.
Quello che lascia dubbi e problemi è la conformazione delle grotte, la profondità dentro cui sono stati ritrovati i tanti resti umani, data anche le fenditure strette e l'accesso impervio. Non si capisce se potessero essere abitate abitualmente, dati i problemi di accesso alle camere e l'ambiente poco ospitale e dei tanti stretti passaggi, ma si sospetta che possano essere più probabilmente servite forse come luogo di sepoltura.
H. naledi, date le caratteristiche di peidi e mani, era bipede e la mano dotata di presa fine. Aveva però una minor capacità cranica e una statura più bassa.
Si stima che possa essere comparso almeno 1,5 milioni di anni fa. Ci sono stati problemi di datazione poiché, trovandosi in una grotta sono venuti a mancari strati di terreno o rocce in cui erano inglobati. Nel 2017 però grazie allo studio con isotopi radioattivi dei denti di un cranio, si è stimato che questo individuo sia vissuto 300 mila anni fa. I fossili suggeriscono che sia vissuto fino a tempi recenti, coesistendo con i sapiens.

E qui finisce almeno la parte del percorso delle tipologie dell'ominazione.