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"Non amo la saggezza, preferisco la follia, non quella che si subisce, ma quella con cui si danza”.
King, non so chi sia l’autore di questa specie di aforisma, forse ti può essere utile come didascalia nelle tue foto di balli sufi 
La frase evidenzia la tensione tra ordine e caos, tra contemplazione e vita vissuta.
La saggezza tende a fermare, a contenere, a misurare. La follia invece apre, espande, rischia. Forse è proprio lì che nasce la danza: nell’eccesso.
Sembra quasi un manifesto esistenziale: la saggezza come immobilità, come quiete che ricorda la morte; la follia invece come movimento, come danza, come energia vitale che rompe gli schemi. È un ribaltamento interessante: non la follia passiva, quella che si subisce, ma la follia attiva, scelta, creativa — quella che diventa arte e libertà.
Questo pensiero evoca Nietzsche e il suo elogio del dionisiaco (vedi “La visione dionisiaca del mondo”), oppure lo scrittore e attore francese Antonin Artaud, con la sua idea di teatro come follia.
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