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Risultati da 76 a 90 di 92

Discussione: Formazione della coppia oggi: crisi, cambiamento o adattamento?

  1. #76
    Citazione Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    E' ovvio che non è il patriarcato del patriarca che manteneva la famiglia.
    Ma è il ragazzino che dice alla fidanzatina "Tu in discoteca con le amiche non ci vai", "Tu vestita così non ci esci". E che innescano dinamiche di violenza se vengono lasciati.
    Poi quelli un poco più grandi (25-30 anni) che si chiedono che fine abbiano fatto le donne con i valori (qui intesi come occuparsi della casa, della famiglia e di sfornare figli).
    Che poi queste cose le osservo soprattutto sui social, perché fortunatamente nei miei giri di amicizie e conoscenze ci sono soprattutto persone normali.
    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    devo dire una cosa sgradevole: benché io non ami il patriarcato - sarei unfit - quel sistema non è solo il cumulo di condizioni oporessive;
    di quel pacchetto ideologico farebbero parte tante norme educative e sociali che collocano gli individui nel mondo delle relazioni, famiglia, lavoro, ecc...

    posto che quel tipo di disciplina è poco pensabile in Occidente, anche uno lo volesse, nemmeno puoi educare le persone senza una disciplina, funzionale e ben strutturata; che non vuol dire i ruoli vecchi, ma un senso lo deve avere; insegnare bontà, gentilezza e rispetto è un'ottima cosa; ma le persone che non apprendono a conseguire risultati e a metabolizzare i fallimenti difficilmente riescono ad esprimere anche i sentimenti migliori;

    poi, se mi chiedi cosa e come, mi arrendo, perché fosse mia la responsabilità, credo finirei ad attingere ad un repertorio più o meno patriarcale; infatti, non ho figli;
    ma con lo spontaneismo dei sentimenti si va poco lontano; senza che l'opposto garantisca nulla, se non una molto modica efficienza nelle relazioni personali e sociali.
    Concordo sul fatto che anche le criticate forme di patriarcato contengano aspetti e forme strutturali di disciplina sociale che, al di là dei ruoli tradizionali, contribuiscano a organizzare la vita delle persone nelle relazioni, nella gestione della famiglia e nelle responsabilità quotidiane.
    Molte dinamiche osservabili, soprattutto nei contesti amplificati dai social, possono dare l’impressione che i comportamenti siano estremi o anomali. In realtà, gran parte delle relazioni quotidiane segue schemi più stabili e funzionali, anche se meno visibili. Questo porta a interrogarsi sul significato stesso di “normale”: rispetto a chi, a quali contesti, a quali aspettative storiche o culturali? La percezione di normalità dipende spesso da filtri immediati e dai contesti di osservazione più che da criteri oggettivi, generando impressioni talvolta distorte.
    Il nodo non sembra risiedere nel modello di autorità in sé, ma nella capacità di gestire fallimenti, frustrazioni e attese. Senza questa competenza sociale, la spontaneità dei sentimenti faticherebbe a trasformarsi in relazioni stabili o soddisfacenti.
    La "disciplina" potrebbe assumere forme nuove, meno codificate e più flessibili, eppure altrettanto funzionali. Ed é nel processo di apertura e strutturazione di questi nuovi "spazi" che si possono confrontare e verificare la capacità di adattamento, l’attenzione reciproca e la costruzione di equilibrio tra libertà individuale e interazione con gli altri. Che sono, in definitiva e forse ultima analisi, gli elementi essenziali per la stabilità e la qualità delle relazioni.


    “Però tu non pensavi pur io si' serio fossi!”
    (Inferno, Canto XXVII, vv. 121‑123)

    Ultima modifica di restodelcarlino; 06-03-2026 alle 16:00

  2. #77
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    devo dire una cosa sgradevole: benché io non ami il patriarcato - sarei unfit - quel sistema non è solo il cumulo di condizioni oporessive;
    di quel pacchetto ideologico farebbero parte tante norme educative e sociali che collocano gli individui nel mondo delle relazioni, famiglia, lavoro, ecc...

    posto che quel tipo di disciplina è poco pensabile in Occidente, anche uno lo volesse, nemmeno puoi educare le persone senza una disciplina, funzionale e ben strutturata; che non vuol dire i ruoli vecchi, ma un senso lo deve avere; insegnare bontà, gentilezza e rispetto è un'ottima cosa; ma le persone che non apprendono a conseguire risultati e a metabolizzare i fallimenti difficilmente riescono ad esprimere anche i sentimenti migliori;

    poi, se mi chiedi cosa e come, mi arrendo, perché fosse mia la responsabilità, credo finirei ad attingere ad un repertorio più o meno patriarcale; infatti, non ho figli;
    ma con lo spontaneismo dei sentimenti si va poco lontano; senza che l'opposto garantisca nulla, se non una molto modica efficienza nelle relazioni personali e sociali.


    Disciplina? Cosa c'entra la disciplina nei rapporti di coppia?
    Qui si parla di gente convinta che il ruolo della donna sia con la ramazza o ai fornelli.
    Sicuramente c'è molto da insegnare ai giovani uomini. Tipo a pulirsi casa, rifarsi il letto, prepararsi da mangiare e crescere senza la convinzione che quel tipo di incombenze nella vita non spetteranno a lui. Non parliamo poi della cura dei figli. Che è la cosa più sensata che si possa insegnare. Ad occuparsi di sè stesso. A pensare all'altro non come a un complemento di sè, ma come un essere a sè stante, con la propria autonomia e indipendenza. A capire che la fidanzata non è una proprietà, che è libera di fare quello che vuole, di uscire con gli amici, di mettersi la minigonna, e persino di mollarlo per un'altro, senza essere uccisa. Che già sarebbe un grande passo avanti nell'evoluzione.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  3. #78
    Citazione Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    Disciplina? Cosa c'entra la disciplina nei rapporti di coppia?
    Qui si parla di gente convinta che il ruolo della donna sia con la ramazza o ai fornelli.
    Sicuramente c'è molto da insegnare ai giovani uomini. Tipo a pulirsi casa, rifarsi il letto, prepararsi da mangiare e crescere senza la convinzione che quel tipo di incombenze nella vita non spetteranno a lui. Non parliamo poi della cura dei figli. Che è la cosa più sensata che si possa insegnare. Ad occuparsi di sè stesso. A pensare all'altro non come a un complemento di sè, ma come un essere a sè stante, con la propria autonomia e indipendenza. A capire che la fidanzata non è una proprietà, che è libera di fare quello che vuole, di uscire con gli amici, di mettersi la minigonna, e persino di mollarlo per un'altro, senza essere uccisa. Che già sarebbe un grande passo avanti nell'evoluzione.
    Il termine “disciplina” spesso fa scattare reazioni negative (qualche rarissima volta, attacchi di orticaria ) perché richiama modelli rigidi e superati. Se però lo intendiamo come insieme di pratiche e responsabilità che consentono di vivere in equilibrio con sé stessi e con gli altri, diventa un concetto neutro e funzionale.
    Saper gestire gli spazi comuni, prendersi cura di sé, contribuire alle incombenze quotidiane e alla crescita dei figli non ha nulla a che fare con ruoli di genere prefissati, ma tutto con competenze di vita e capacità di relazione. La “disciplina” qui è meno imposizione e più esercizio di autonomia, rispetto reciproco e attenzione ai bisogni altrui.
    In altre parole, non si tratta di tornare ai modelli tradizionali, ma di riconoscere che una certa struttura, intesa come capacità e consapevolezza, facilita convivenza, collaborazione e libertà individuale. Così la “disciplina” diventa strumento di evoluzione, non vincolo, e misura la qualità reale delle relazioni.
    Senza bagni di sangue ritualmente obbligatori.

  4. #79
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    Disciplina? Cosa c'entra la disciplina nei rapporti di coppia?
    Qui si parla di gente convinta che il ruolo della donna sia con la ramazza o ai fornelli.
    Sicuramente c'è molto da insegnare ai giovani uomini. Tipo a pulirsi casa, rifarsi il letto, prepararsi da mangiare e crescere senza la convinzione che quel tipo di incombenze nella vita non spetteranno a lui. Non parliamo poi della cura dei figli. Che è la cosa più sensata che si possa insegnare. Ad occuparsi di sè stesso. A pensare all'altro non come a un complemento di sè, ma come un essere a sè stante, con la propria autonomia e indipendenza. A capire che la fidanzata non è una proprietà, che è libera di fare quello che vuole, di uscire con gli amici, di mettersi la minigonna, e persino di mollarlo per un'altro, senza essere uccisa. Che già sarebbe un grande passo avanti nell'evoluzione.
    scusa, non era intuitivo;

    non intendevo disciplina nella coppia, non solo, ma a monte nel darsi obiettivi e gestirli, tra i quali anche - eventualmente - la gestione della famiglia "efficiente" - vale anche per le donne, ovviamente;
    uno può fare [i]l'artista[i], ma dovrebbe essere addestrat* a riconoscere persone con cui è ragionevole avere una famiglia e figli, oppure no, perché vengono fuori guai; e per questo non basta correggere l'ideologia proprietaria;

    quegli aspetti del patriarcato che citi sono ovviamente tra i più vistosi e orrendi; ma il tipo di struttura, ruoli, convenzioni ed educazione corrispondono a finalità sociali;
    cioè, finché si tratta della vita tua o mia, facciamo il cazzo che ci pare e pace; ma se mi dici "voglio cambiare gli istituti sociali e abbattere il patriarcato", devi avere un'idea complessiva di società alternativa che funzioni, dove i ruoli sono diversi, ma che produca persone in grado di funzionare socialmente ed esistere;

    che, se parliamo di abitudini e attitudine al lavoro e alla sopravvivenza siamo tutti concordi; se hai un figlio non vuoi che frequenti tossici, si faccia le pere e non vada a scuola, non impari a lavorare; l'educazione è violenza, perché quello vorrebbe fare una vita piacevole, non studiare gli integrali, ché tanto poi finisce a farsi la maionese in casa, quando c'è tanto buona quella del super

    nel pacchetto ci deve essere anche il rispetto del partner e della sua libertà, ovviamente; ma, se vuoi che questa equazione torni, devi rivedere tutto il modello di produzione e distribuzione della ricchezza, come intuiva Engels;
    per ora, il non-patriarcato, o un patriarcato attenuato, funziona per gli agiatissimi, cui la manodopera patriarcale fornisce servizi proletari a basso costo;
    ma la vedo dura una società tutta di Tom Cruise e Nicole Kidman, coi figli adottivi, a far funzionare i treni, manutenere gli aerei, caricare le petroliere o anche solo portarti il pacco di Amazon; ai livelli bassi, il sistema funziona sulla divisione - miserabile - del lavoro;
    hai presente il livello di pensiero rivoluzionario che ti serve per stabilire certi principi come ordinamento generalizzato ? anche perché - se parliamo a livello sociale e non di individualità nostra - 60 anni di crisi del patriarcato hanno dimezzato la natalità, e quasi azzerato proprio quella di coloro che vorrebbero essere il modello alternativo.
    c'� del lardo in Garfagnana

  5. #80
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
    Il termine “disciplina” spesso fa scattare reazioni negative (qualche rarissima volta, attacchi di orticaria ) perché richiama modelli rigidi e superati. Se però lo intendiamo come insieme di pratiche e responsabilità che consentono di vivere in equilibrio con sé stessi e con gli altri, diventa un concetto neutro e funzionale.
    Saper gestire gli spazi comuni, prendersi cura di sé, contribuire alle incombenze quotidiane e alla crescita dei figli non ha nulla a che fare con ruoli di genere prefissati, ma tutto con competenze di vita e capacità di relazione. La “disciplina” qui è meno imposizione e più esercizio di autonomia, rispetto reciproco e attenzione ai bisogni altrui.
    In altre parole, non si tratta di tornare ai modelli tradizionali, ma di riconoscere che una certa struttura, intesa come capacità e consapevolezza, facilita convivenza, collaborazione e libertà individuale. Così la “disciplina” diventa strumento di evoluzione, non vincolo, e misura la qualità reale delle relazioni.
    Senza bagni di sangue ritualmente obbligatori.
    Non comprendo, sinceramente, la tua obiezione.
    E' chiaro che se stai con qualcuno vivi secondo determinate pratiche e responsabilità. Che devono essere condivise, con una parità nella gestione di tutto laddove si scelga di mettere su famiglia. Sono esattamente le cose che ho detto pure io....
    Che entrambi allo stesso modo devono contribuire a tutto, dal tenere pulita la casa, al pagare le bollette, al crescere i figli. Non è che ci voglia chissà quale trattato sociologico. Tante famiglie di gente mentalmente evoluta ci sono arrivate in autonomia e senza troppi problemi, a come gestire le cose in modo condiviso e paritario.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

  6. #81
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    Non comprendo, sinceramente, la tua obiezione.....omissis....
    Si, se mi togli dal mio "mondo quantisticamente relativistico", sono ancora più criptico e casinaro, e nessuno potrebbe ( sinceramente ) darti torto. Il principio della condivisione delle responsabilità quotidiane non è nuovo. Non si tratta di innovarlo, ma di (ri)considerarne l'applicazione nella pratica del quotidiano. Il nodo sta nella consapevolezza e nella capacità di adattamento, soprattutto dove persistono ben radicate forme o tracce di ruoli tradizionali.
    Molte famiglie dimostrano che la parità funziona, ma serve allenamento nelle competenze relazionali: gestire conflitti, adattarsi ai tempi dell’altro, osservare e rispettare i bisogni reciproci. Indiscutibile che il legame di queste (tutto sommato) ovvie banalità col termine "disciplina" sia un triplo-carpiato-all'indietro in una tazzina di caffé. Vuota.
    La “disciplina” di cui parlavo non è imposizione: è pratica quotidiana, attenzione e consapevolezza, strumenti che rendono effettivo e non di facciata/formale il rispetto e quindi la parità e l’equilibrio nelle relazioni.


    ...si, meglio tornare alle "Svanvere giullariche classiche"...

  7. #82
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    Non comprendo, sinceramente, la tua obiezione.
    E' chiaro che se stai con qualcuno vivi secondo determinate pratiche e responsabilità. Che devono essere condivise, con una parità nella gestione di tutto laddove si scelga di mettere su famiglia. Sono esattamente le cose che ho detto pure io....
    Che entrambi allo stesso modo devono contribuire a tutto, dal tenere pulita la casa, al pagare le bollette, al crescere i figli. Non è che ci voglia chissà quale trattato sociologico. Tante famiglie di gente mentalmente evoluta ci sono arrivate in autonomia e senza troppi problemi, a come gestire le cose in modo condiviso e paritario.
    il punto forse è che per trovare un motivo per tenere in una situazione di famiglia serve un'addestramento e una mistica di quella roba, oltre all'incentivo di qualche trombata e, soprattutto, dividere le spese o il mutuo;

    ma, se a 15 anni non hai già un'idea e una taratura educativa a quel tipo di stress nervoso, perché c'è un modello sociale che ti prepara, ti dà la misura del desiderabile e dell'appagamento, non ce la puoi fare; e, se non sei un* deficiente - fatto salvo il Grande Incontro - te ne stai per conto tuo;

    spesso la gente fa figli proprio quando si accorge che senza quel diversivo la fatica della disciplina di coppia è troppa rispetto alle gratificazioni; ovviamente, in passato funzionava perché si era addestrati e privi di alternative;
    ma questo non ha a che fare con la gentilezza, il rispetto e la condivisione degli oneri; non so se si capisce il punto;
    se io faccio l'esperienza dei possibili e quasi inevitabili mismatch di questo tipo, non la faccio la famiglia, né patriarcale, né alternativa; anche col massimo della parità, posso preventivamente realizzare che non mi va di pretendere una disciplina da una donna, né che quella la pretenda da me, anche se ci sono premesse accettabili.
    c'� del lardo in Garfagnana

  8. #83
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    Il cardinale Gianfranco Ravasi in un suo breve articolo sull’inserto “Domenica” dell’odierno quotidiano “Il Sole 24 Ore”, ha trascritto una frase presa dal romanzo “La vita agra”, di Luciano Bianciardi, pubblicato nel 1961:

    “Mentre l’uomo ha sulle spalle millenni di storia faticosa e ingrata, la donna esce appena oggi dalla soggezione, fresca e riposata, carica di energia e di voglia di rifarsi contro l’oppressore maschio”.

    Da un lato, ci sono i millenni in cui il maschio è stato protagonista anche attraverso difficoltà e crisi. Il suo ergersi patriarcale ha certamente generato oppressione nei confronti del mondo femminile.

    D’altro lato, è ugualmente indiscutibile che la donna, in questi ultimi tempi, ha intrapreso una faticosa emancipazione, purtroppo talora uniformandosi allo stile pesante e aggressivo della sua controparte.

    Suggestivo è forse l’implicito appello che Bianciardi rivolge alle donne perché conservino la carica di freschezza ed energia che esse, a lungo tarpate nelle loro attese, stanno rivelando. Sono, infatti, necessarie a questa società proprio la loro acutezza, creatività, finezza, fantasia e, perché no ?, la tenerezza, la delicatezza e appunto la freschezza, doti cariche di energia (si noti che tutti i sostantivi da noi citati sono femminili…).

    Proponiamo due battute finali in contrasto.

    Dallo scrittore polacco-inglese Joseph Conrad: “E’ difficile essere donna perché bisogna avere a che fare sempre con uomini”.

    Da una scrittrice vittoriana che però scelse uno pseudonimo mascolino, George Eliot: “Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini”.

  9. #84
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  10. #85
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    il punto forse è che per trovare un motivo per tenere in una situazione di famiglia serve un'addestramento e una mistica di quella roba, oltre all'incentivo di qualche trombata e, soprattutto, dividere le spese o il mutuo;

    ma, se a 15 anni non hai già un'idea e una taratura educativa a quel tipo di stress nervoso, perché c'è un modello sociale che ti prepara, ti dà la misura del desiderabile e dell'appagamento, non ce la puoi fare; e, se non sei un* deficiente - fatto salvo il Grande Incontro - te ne stai per conto tuo;

    spesso la gente fa figli proprio quando si accorge che senza quel diversivo la fatica della disciplina di coppia è troppa rispetto alle gratificazioni; ovviamente, in passato funzionava perché si era addestrati e privi di alternative;
    ma questo non ha a che fare con la gentilezza, il rispetto e la condivisione degli oneri; non so se si capisce il punto;
    se io faccio l'esperienza dei possibili e quasi inevitabili mismatch di questo tipo, non la faccio la famiglia, né patriarcale, né alternativa; anche col massimo della parità, posso preventivamente realizzare che non mi va di pretendere una disciplina da una donna, né che quella la pretenda da me, anche se ci sono premesse accettabili.
    Ma perché pensare di pretendere qualcosa da qualcuno è un errore.
    E il problema sta proprio li. Questo sistema va sradicato. Non è né sano nè sostenibile, specie per i giovani oggi, che si rendono finalmente conto di quali costi (e non parlo di costi economici, sia chiaro) hanno dovuto sostenere i loro genitori.
    Se uno deve partire con l'idea che mettere su famiglia sia un esercizio di disciplina fa pure bene a lasciar perdere. Deve essere una scelta consapevole di entrambi nel voler fare qualcosa. Nello scegliere un progetto di vita comune e portarlo avanti insieme in modo paritario.
    Io non demonizzo la vita di coppia. Ci ho fatto 17 anni. E non posso proprio lamentarmi perché sono stata con un uomo che aveva ben chiari questi concetti. E per fortuna come lui anche tanti altri nella mia generazione. E difatti le amiche della mia cerchia sono tutte donne indipendenti, in carriera, che gestiscono gli eventuali figli e la casa a parità col marito. La mia migliore amica è una donna in carriera spesso in viaggio di lavoro, il marito lavora in smart working, e della casa si occupa più lui di lei, per dire. E lei non è manco femminista, come invece sono io. Un'altra delle mie care amiche, pure lei donna in carriera, così come lo è il marito, gestisce il figlio a pari con lui. Si dividono quando andarlo a prendere o portarlo ai suoi vari impegni, e tutto quello che lo riguarda. E si occupano a parimerito della casa. Peraltro il figlio, 8 anni, aiuta la madre a fare le pulizie di casa e si diverte un sacco facendolo.
    E' che certe dinamiche dovrebbero essere naturali, e nelle famiglie sane lo sono.
    La frattura è laddove invece ci sono uomini con una mentalità del Medioevo, ancorati a modelli desueti e superati.
    Le giovani oggi devono semplicemente puntare agli uomini giusti. A quelli, e ci sono, cresciuti in famiglie come queste, dove la parità è un dato di fatto e la normalità quotidiana. Per quanto riguarda gli altri, se non si riproducono è decisamente meglio.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

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  11. #86
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Il cardinale Gianfranco Ravasi in un suo breve articolo sull’inserto “Domenica” dell’odierno quotidiano “Il Sole 24 Ore”, ha trascritto una frase presa dal romanzo “La vita agra”, di Luciano Bianciardi, pubblicato nel 1961:

    “Mentre l’uomo ha sulle spalle millenni di storia faticosa e ingrata, la donna esce appena oggi dalla soggezione, fresca e riposata, carica di energia e di voglia di rifarsi contro l’oppressore maschio”.

    Da un lato, ci sono i millenni in cui il maschio è stato protagonista anche attraverso difficoltà e crisi. Il suo ergersi patriarcale ha certamente generato oppressione nei confronti del mondo femminile.

    D’altro lato, è ugualmente indiscutibile che la donna, in questi ultimi tempi, ha intrapreso una faticosa emancipazione, purtroppo talora uniformandosi allo stile pesante e aggressivo della sua controparte.

    Suggestivo è forse l’implicito appello che Bianciardi rivolge alle donne perché conservino la carica di freschezza ed energia che esse, a lungo tarpate nelle loro attese, stanno rivelando. Sono, infatti, necessarie a questa società proprio la loro acutezza, creatività, finezza, fantasia e, perché no ?, la tenerezza, la delicatezza e appunto la freschezza, doti cariche di energia (si noti che tutti i sostantivi da noi citati sono femminili…).

    Proponiamo due battute finali in contrasto.

    Dallo scrittore polacco-inglese Joseph Conrad: “E’ difficile essere donna perché bisogna avere a che fare sempre con uomini”.

    Da una scrittrice vittoriana che però scelse uno pseudonimo mascolino, George Eliot: “Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini”.
    E' questo il fastidioso. La narrazione della Chiesa che vuole le donne "delicate e tenere". Che è l'ennesimo modo per metterle in posizione subalterna.
    Beh, non siamo nè tenere, nè delicate. E in contrapposizione, gli uomini rudi.
    Le donne hanno una capacità di combattere che molti uomini se la sognano. E ci sono molti uomini sensibili e delicati anche più delle donne.
    E' ora che si smetta di affibbiare ruoli precostituiti e preconfezionati e si guardi alle persone per quello che sono, per le loro caratteristiche uniche, che non dipendono dal sesso ma dalla personalità.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

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  12. #87
    la viaggiatrice L'avatar di dark lady
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    Si, se mi togli dal mio "mondo quantisticamente relativistico", sono ancora più criptico e casinaro, e nessuno potrebbe ( sinceramente ) darti torto. Il principio della condivisione delle responsabilità quotidiane non è nuovo. Non si tratta di innovarlo, ma di (ri)considerarne l'applicazione nella pratica del quotidiano. Il nodo sta nella consapevolezza e nella capacità di adattamento, soprattutto dove persistono ben radicate forme o tracce di ruoli tradizionali.
    Molte famiglie dimostrano che la parità funziona, ma serve allenamento nelle competenze relazionali: gestire conflitti, adattarsi ai tempi dell’altro, osservare e rispettare i bisogni reciproci. Indiscutibile che il legame di queste (tutto sommato) ovvie banalità col termine "disciplina" sia un triplo-carpiato-all'indietro in una tazzina di caffé. Vuota.
    La “disciplina” di cui parlavo non è imposizione: è pratica quotidiana, attenzione e consapevolezza, strumenti che rendono effettivo e non di facciata/formale il rispetto e quindi la parità e l’equilibrio nelle relazioni.


    ...si, meglio tornare alle "Svanvere giullariche classiche"...
    Beh, non stai dicendo nulla di diverso da quello che sostengo io...
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

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  13. #88
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    Il cardinale Gianfranco Ravasi in un suo breve articolo sull’inserto “Domenica” dell’odierno quotidiano “Il Sole 24 Ore”, ha trascritto una frase presa dal romanzo “La vita agra”, di Luciano Bianciardi, pubblicato nel 1961:

    “Mentre l’uomo ha sulle spalle millenni di storia faticosa e ingrata, la donna esce appena oggi dalla soggezione, fresca e riposata, carica di energia e di voglia di rifarsi contro l’oppressore maschio”.

    Da un lato, ci sono i millenni in cui il maschio è stato protagonista anche attraverso difficoltà e crisi. Il suo ergersi patriarcale ha certamente generato oppressione nei confronti del mondo femminile.

    D’altro lato, è ugualmente indiscutibile che la donna, in questi ultimi tempi, ha intrapreso una faticosa emancipazione, purtroppo talora uniformandosi allo stile pesante e aggressivo della sua controparte.
    un fatto oggettivo è che in Occidente, per una fortunata coincidenza di circostanze, negli ultimi 80 anni si è determinato un enorme surplus economico, che ha consentito di distribuire ricchezza e opportunità, e allentare il modello fordista di produzione, con la creazione di occupazione in mercati di "qualità della vita" in cui c'è notevole spazio per una gratificazione per molti, donne incluse;

    questo anche perché quella ricchezza va in welfare - l'UE, da sola, per il 6% della popolazione, spende il 50% del welfare; in grande misura funzioni un tempo femminili e non retribuite;
    dove il capitalismo è più avanzato, c'è un vantaggio marginale atteso nella competizione femminile: la produttività dei 10 ricercatori migliori, è più elevata se pesco in partenza da un bacino di 500 uomini + 500 donne, che solo dal primo gruppo;

    il problema è che questa ricchezza e struttura non è uniforme, né stabilissima; perciò non esiste un sistema educativo che prepara a un mondo così, fondamentalmente d'élite
    questi preti hanno un uditorio popolare, di gente che campa di un'economia più basica, stretta nei vecchi ruoli; non è che basta una raccomandazione di gentilezza e rispetto, o generiche aperture, perché il gradino difficile sta nella pianificazione educativa; se non si può anticipare il genere di sfide e opportunità, il compito di chi dovrebbe educare diventa impossibile;
    è per questo che tra l'ignoto e il passato molti diventano reazionari e patriarcali.
    c'� del lardo in Garfagnana

  14. #89
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    Beh,non stai dicendo nulla di diverso da quello che sostengo io...

    (logica femminile,...Soprattutto oggi)
    ...quindi, sbaglio...




  15. #90
    .
    Ultima modifica di restodelcarlino; Ieri alle 18:56 Motivo: bis

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