Passato, presente e futuro

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  • Astrid
    Opinionista
    • 13/03/18
    • 839

    #1

    Passato, presente e futuro

    Quanto siamo influenzati dal nostro passato, quanto viviamo liberamente il nostro presente e quanto ci influenzano le aspettative per il nostro futuro?
    Intendo in senso sia personale che "globale".
    Il rapporto con il "nostro" tempo è destinato a mutare man mano che facciamo esperienze, raggiungiamo consapevolezza della nostra identità e raffrontiamo le nostre convinzioni con la realtà del vissuto e degli accadimenti dentro e attorno a noi.
    Experientia docet.
    Viviamo davvero il nostro presente o siamo perennemente e pesantemente influenzati dal nostro passato e fortemente condizionati dalle aspettative sul futuro?
    Ciascuno vive e percepisce il tempo (o frazioni particolari di tempo) a modo suo.
    Molti danno troppo peso al passato, altri disperdono troppe energie nelle aspettative per il futuro.
    Il presente è l'unico tempo in cui possiamo agire, godere delle piccole cose e creare relazioni significative. Spesso sprechiamo il presente...
    Senza scomodare i filosofi (primo tra tutti Carlo Michelstaedter, che sosteneva che la paura della morte porta a vivere nel passato o nel futuro, negando il valore del momento attuale e dimenticando che la vita è già un atto di "persuasione", ossia una continua creazione di sé nel presente), qual è il vostro rapporto con il tempo e la sua "gestione" nel vostro vissuto?

    Tema libero
  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12525

    #2
    Originariamente Scritto da Astrid Visualizza Messaggio
    ...omissis...

    Tema libero
    Maro'....accussi' difficile che manco alla Licenza liceale del tempo che fu

    Si puo' copiare con AI?
    ...vassapé...

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    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17951

      #3
      Giornate di 48 ore si può?
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #4
        boh..!?

        gli stati dell'io si modificano; mi è capitato di rimpiangere, ma poi mi sono ricordato dello stato che ha prodotto determinate scelte;
        la stessa identificazione del momento in cui si è diventati consapevoli della propria consapevolezza varia a seconda del tipo di circostanza; per dire, ho un ricordo frammentario di una partita di calcio importante della mia squadra nel maggio 1969, con una scarsa capacità di elaborazione dei sentimenti tipici, ansia per il risultato, calcolo del tempo residuo, valore del trofeo;
        un anno dopo, la famosa semifinale messicana contro la Germania ovest fu vissuta con una capacità molto più strutturata; il giocatore tedesco che pareggiò a tempo scaduto e per il quale ordinariamente tifavo nel Milan, strutturava già il sentimento come lo vive l'adulto;

        ma credo che una piena capacità di pensarmi nel tempo come articolazione progettuale coincida più o meno coi 14 anni e l'ingresso al liceo; da quel momento in poi sono diventati coscienti gli approcci alla realtà in termini di presenza a me stesso;
        con la capacità di recuperare in qualche modo, magari approssimativo, il presente dei successivi momenti come consapevoli, le eventuali aspettative, ecc...
        questo serve a spiegare stati d'animo e condizionamenti; ma l'influenza del passato direi che è imponderabile, perché è impossibile distinguere un passato metabolizzato e mitizzato, mediato, da quello pre-conscio, che... vassapé...
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • Ale
          Opinionista

          • 18/08/20
          • 21325

          #5
          Fino a non molti anni fa, diciamo dai 12 indietro puntavo molto sul futuro, dopodiché ho lentamente capito che è meglio l'uovo oggi che la gallina domani...
          ...specialmente in questi ultimi tempi in cui sto assistindo impotente al declino dei mii vecchi, tracollati dalla supersportività alla non autosufficienza
          ..quindi cerco di prendere più che posso, e per quanto riguarda il passato sono un inguaribile nostalgico dei bei tempi che furono, in particolare per quanto riguarda gli eighties
          Mens sana in corpore sano

          Počasi se daleč pride 🐌

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          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70446

            #6
            Per quanto mi riguarda, sono sempre stata una fans del "qui e ora" e del "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza".
            Vivere il presente è, per me, l'unica cosa che abbia senso.

            Ciò detto, ovviamente, credo sia impossibile essere totalmente liberi da influenze del passato: per quanto uno non si guardi alle spalle, quello che abbiamo vissuto ci ha cambiato, in qualche modo. Insomma, il nostro passato ci ha resi ciò che siamo oggi. Le sofferenze e le difficoltà ci hanno fatto crescere e maturare. E ci hanno regalato consapevolezza.
            Ciò detto, per me l'influenza del passato si ferma qui. Rimuginare su ciò che è stato o pensare al passato con nostalgia è la cosa peggiore che si possa fare per il proprio benessere.
            In questo senso ho apprezzato molto "Sull'utilità e il danno della storia per la vita" di Niesche, letto nel lontano 2004 su consiglio di un'amica musicologa e filosofa. Il passaggio: "Chi non riesce a sedersi sulla soglia dell’attimo, dimenticando tutto il passato, chi non può star fermo in un punto come una dea della vittoria senza giramenti di testa e paura, costui non saprà mai che cosa sia la felicità, e ancora peggio: non farà mai niente che renda felici gli altri” mi ha aperto un mondo, ed è diventato il caposaldo del mio modo di essere.
            Relativamente al futuro, è ovvio che sogni e obiettivi in qualche modo influenzano ciò che viviamo oggi: in fondo, molte scelte che operiamo, sono fatte in funzione di quello che vogliamo ottenere.
            Però anche in questo, almeno per me, ci vuole un limite: imposto la mia vita allo scopo di perseguire i miei obiettivi, ma senza che questo mi imponga di rinunciare a ciò che mi piace e che amo fare oggi. Un passo alla volta, insomma, ma sempre vivendo al massimo.
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #7
              Originariamente Scritto da Astrid Visualizza Messaggio
              Quanto siamo influenzati dal nostro passato, quanto viviamo liberamente il nostro presente e quanto ci influenzano le aspettative per il nostro futuro?
              Intendo in senso sia personale che "globale".
              Il rapporto con il "nostro" tempo è destinato a mutare man mano che facciamo esperienze, raggiungiamo consapevolezza della nostra identità e raffrontiamo le nostre convinzioni con la realtà del vissuto e degli accadimenti dentro e attorno a noi.
              Experientia docet.
              Viviamo davvero il nostro presente o siamo perennemente e pesantemente influenzati dal nostro passato e fortemente condizionati dalle aspettative sul futuro?
              Ciascuno vive e percepisce il tempo (o frazioni particolari di tempo) a modo suo.
              Molti danno troppo peso al passato, altri disperdono troppe energie nelle aspettative per il futuro.
              Il presente è l'unico tempo in cui possiamo agire, godere delle piccole cose e creare relazioni significative. Spesso sprechiamo il presente...
              Senza scomodare i filosofi (primo tra tutti Carlo Michelstaedter, che sosteneva che la paura della morte porta a vivere nel passato o nel futuro, negando il valore del momento attuale e dimenticando che la vita è già un atto di "persuasione", ossia una continua creazione di sé nel presente), qual è il vostro rapporto con il tempo e la sua "gestione" nel vostro vissuto?

              Tema libero
              Carlo Michelstaedter va scomodato eccome! Aveva capito tutto: la paura della morte ci fa vivere perennemente alienati, fuori da noi stessi, portando maschere, recitando una parte....
              amate i vostri nemici

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #8
                Originariamente Scritto da Astrid Visualizza Messaggio
                Quanto siamo influenzati dal nostro passato, quanto viviamo liberamente il nostro presente e quanto ci influenzano le aspettative per il nostro futuro?
                Intendo in senso sia personale che "globale".
                Il rapporto con il "nostro" tempo è destinato a mutare man mano che facciamo esperienze, raggiungiamo consapevolezza della nostra identità e raffrontiamo le nostre convinzioni con la realtà del vissuto e degli accadimenti dentro e attorno a noi.
                Experientia docet.
                Viviamo davvero il nostro presente o siamo perennemente e pesantemente influenzati dal nostro passato e fortemente condizionati dalle aspettative sul futuro?
                Ciascuno vive e percepisce il tempo (o frazioni particolari di tempo) a modo suo.
                Molti danno troppo peso al passato, altri disperdono troppe energie nelle aspettative per il futuro.
                Il presente è l'unico tempo in cui possiamo agire, godere delle piccole cose e creare relazioni significative. Spesso sprechiamo il presente...
                Senza scomodare i filosofi (primo tra tutti Carlo Michelstaedter, che sosteneva che la paura della morte porta a vivere nel passato o nel futuro, negando il valore del momento attuale e dimenticando che la vita è già un atto di "persuasione", ossia una continua creazione di sé nel presente), qual è il vostro rapporto con il tempo e la sua "gestione" nel vostro vissuto?

                Tema libero
                Carlo Michelstaedter va scomodato eccome! Aveva capito tutto: la paura della morte ci fa vivere perennemente alienati, fuori da noi stessi, portando maschere, recitando una parte....
                amate i vostri nemici

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                • Astrid
                  Opinionista
                  • 13/03/18
                  • 839

                  #9
                  Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                  Carlo Michelstaedter va scomodato eccome! Aveva capito tutto: la paura della morte ci fa vivere perennemente alienati, fuori da noi stessi, portando maschere, recitando una parte....
                  Io, invece, trovo più affine alla mia percezione, quella di Spinoza: il tempo, per me, è una percezione soggettiva, una "frammentazione del reale" dettata dalla nostra immaginazione e dai nostri sensi.
                  Infatti la percezione che il tempo sia volato veloce o non passi mai è dettata dai nostri sensi e dal nostro vissuto, materiale e intellettivo, oltre che sentimentale (spesso).
                  Senza filosofeggiare in senso universale, la mia era più una riflessione su come il tempo di ciascuno sia influenzato dal tempo trascorso e da quello che verrà rispetto al vivere del momento, quello corrente e attuale.

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                  • Astrid
                    Opinionista
                    • 13/03/18
                    • 839

                    #10
                    Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                    Carlo Michelstaedter va scomodato eccome! Aveva capito tutto: la paura della morte ci fa vivere perennemente alienati, fuori da noi stessi, portando maschere, recitando una parte....
                    Che brutta cosa. Se fossimo così saremmo davvero messi male.
                    Essere se stessi, senza troppi condizionamenti, richiede equilibrio e armonia interiore.
                    La paura della morte è una pessima compagnia, psichiatricamente rilevante.
                    Io l'ho guardata in faccia tre volte in vita mia: una quando non avevo ancora un anno (l'unica cosa che mi ha lasciato è un certo timore subconscio dell'acqua), una quando avevo trent'anni e una figlia di tre e l'ultima dieci anni più tardi.
                    Forse bisogna affrontarla la morte per non averne più paura. Tanto, prima o poi tocca a tutti.
                    La cura? Vivere senza pensarci: quando arriverà arriverà... non dipende certo dalla nostra volontà.
                    Comunque sono stati regali, secondo me. Sono stati doni per raggiungere consapevolezza ed equilibrio.
                    Le maschere, di norma, le indossa chi ha qualche disagio - chi si vergogna, chi ha condizionamenti, chi deve nascondere paure, fobie, insicurezze - e di contro deve proteggere facciate socio-culturalmente imposte o, peggio, autoimposte.

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #11
                      Tutto vero ma...l'hai letta la figlia dei fiori? Si vuol vivere al massimo! Poiché dopo si muore e non c'è nulla.
                      amate i vostri nemici

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                      • dark lady
                        la viaggiatrice
                        • 09/03/05
                        • 70446

                        #12
                        La "figlia dei fiori" non ha detto nulla che sia contrario a quanto affermato da Astrid.
                        Certo che bisogna vivere al massimo. Proprio per quello che dice Astrid. La morte arriva, prima o poi, lo sappiamo.
                        Ed è proprio per questo che vale la pena vivere a pieno.
                        Proprio per questo è assurdo portare maschere e restare incatenati in ruoli che la società ti vorrebbe cuciti addosso, perdendo l'opportunità di essere davvero se stessi.
                        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                        • Astrid
                          Opinionista
                          • 13/03/18
                          • 839

                          #13
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                          Tutto vero ma...l'hai letta la figlia dei fiori? Si vuol vivere al massimo! Poiché dopo si muore e non c'è nulla.
                          Ma come Cono, io ti parlo di consapevolezza equilibrio e armonia e tu mi fai un esempio estremo?
                          Cos'è fai apposta a voler andare a parare all'esatto opposto di quel che ho appena espresso?
                          Sarai mica pretestuoso? Giusto per capire...

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                          • follemente
                            Opinionista

                            • 22/12/09
                            • 11727

                            #14
                            Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                            Carlo Michelstaedter va scomodato eccome! Aveva capito tutto.
                            Infatti morì suicida.

                            Comment

                            • follemente
                              Opinionista

                              • 22/12/09
                              • 11727

                              #15
                              ...

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