Poesie

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  • Bauxite
    Cosmo-Agonica

    • 25/12/09
    • 36341

    #1096
    12 minuti alla partenza


    ci guardiamo intorno, riflettiamo,
    mentre siamo
    di fronte alle montagne porporine
    nei nostri abiti dimessi:
    niente cambia, tutto si congela,
    lentamente si trascina la nostra vita,
    nostra moglie ci disprezza.
    poi
    per un attimo ci risvegliamo,
    le bestie stanno entrando in pista!
    Quicks Sistet; Perfect Raj, Vive Le Torch,
    Miss Leuschnet; Keepin' Peace, True To Be,
    Lous Good Morning.
    questo si che ci fa bene: il raggio fulminante
    di speranza, la risata degli dei occulti.
    nessuno ci ha fatti per viver come siamo o dove
    siamo, noi rincorriamo una via di fuga, una musica
    celeste, la ragazza giusta che mai incontrammo.
    e di nuovo scommettiamo che avverrà il miracolo
    qui di fronte ai monti color porpora
    mentre sfilano i cavalli
    cosi migliori delle
    nostre vite.

    Charles Bukowski

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    • Bauxite
      Cosmo-Agonica

      • 25/12/09
      • 36341

      #1097
      In quell'istante, sul metrò affollato

      Gli anni poi passeranno
      masse di monti e pietra
      si frapporranno
      tutto sarà dimenticato
      come si dimentica
      il cibo quotidiano
      che ci tiene in piedi.

      Tutto, tranne quell'istante
      in cui sul metrò affollato
      ti aggrappasti al mio braccio


      Titos Patrikios

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      • Bauxite
        Cosmo-Agonica

        • 25/12/09
        • 36341

        #1098
        Ballata delle donne

        Quando ci penso, che il tempo è passato,
        le vecchie madri che ci hanno portato,
        poi le ragazze, che furono amore,
        e poi le mogli e le figlie e le nuore,
        femmina penso, se penso una gioia:
        pensarci il maschio, ci penso la noia.

        Quando ci penso, che il tempo è venuto,
        la partigiana che qui ha combattuto,
        quella colpita, ferita una volta,
        e quella morta, che abbiamo sepolta,
        femmina penso, se penso la pace:
        pensarci il maschio, pensare non piace.

        Quando ci penso, che il tempo ritorna,
        che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
        penso che è culla una pancia di donna,
        e casa è pancia che tiene una gonna,
        e pancia è cassa, che viene al finire,
        che arriva il giorno che si va a dormire.

        Perché la donna non è cielo, è terra
        carne di terra che non vuole guerra:
        è questa terra, che io fui seminato,
        vita ho vissuto che dentro ho piantato,
        qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
        la lunga notte che divento niente.

        Femmina penso, se penso l'umano
        la mia compagna, ti prendo per mano.


        Edoardo Sanguineti

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        • BiO-dEiStA
          Eufonista
          • 22/02/10
          • 5403

          #1099
          Riaprite i manicomi!


          Non vogliamo parere troppo seri
          nel dipanar dell’eufonìa i misteri,
          ma trattasi pur di disporre i versi,
          né vi meravigliate, voi perversi,

          se vi par d’udire un’aria amica
          come fosse presa da un manuale:
          converrete in men che non si dica
          ch’ogni riferimento è ben casuale.

          Chiamo l’assistenza di Calliope
          cantrice d’ogni gloria epica
          e sicuro approdo della metrica
          affinché guidi il mio occhio miope.

          Rima baciata, chiusa, alternata
          poco importa, endecasillabici
          i versi, è la pillola indorata
          con cui m’accingo a comporre l’a b c.


          Voglio andare con Obi-Wan Kenobi
          a meditare nel deserto del Gobi,
          un centro di gravità permanente
          che riduca il momento torcente

          dei miei coglioni, oltremodo lesti
          ad acquistar velocità e dolore,
          sicché per estinguerne l’ardore
          sono costretto a scriver questi testi.

          Voglio vedere i bastioni di Orione
          prima che m’invada l’emozione,
          voglio vedere in viso l’uom che sfoggia
          le fottute lacrime nella pioggia.

          Il pleure dans mon coeur comme il pleut sur la ville
          ci sta come sul legno il Vinavil
          se è vero che Verlaine all’amico sparò
          con una pistola presa dal bureau.

          A quel punto il poeta maledetto
          fece i bagagli e lasciò la scrittura
          per prendere la via dell’avventura
          salpando verso l’Africa diretto.

          Fa ancora effetto cantar tutti insieme
          “Imagine all the people livin’ life in peace”:
          male non fa, paura non si teme
          finché non viene al completo la police.

          S’i’ fossi Giangi, come sono e fui,
          torrei le donne giovani e leggiadre
          ma se per sventura fossi suo padre
          gli direi di non spaccare cazzi altrui.

          Perché a parlare siamo tutti bravi,
          ma nell’azione molto spesso ignavi,
          sovente chi va solo allo sbaraglio
          si trova immantinente nel serraglio.

          "Schau mal, also sprach unsere Gesellschaft"
          dicono, prima di spaccarti il collo.
          OK capo, tutto sotto controllo,
          questo è solo un innocente draft.


          Quinci voglio ringraziare tutti voi:
          considerate la vostra semenza
          che vi fece leggere con pazienza
          senza darmi in pasto agli avvoltoi.

          Né può mancare una dedica al poeta
          che tira bombe dentro l’acqua cheta:
          non pensavo ch’io logorroico fossi
          tanto da comporre questa sinossi.

          Per finir mi piacerebbe, hic et nunc,
          comporre un verso nella lingua dura
          di cui mi servo nelle pause morte
          in terra mia, selvaggia e aspra e forte,
          che nel pensier rinnova la paura:
          “Sturgnèl, tu sês mât, cjàle di lâ di lunc!”


          Trilussa
          Originariamente Scritto da Careful with that
          i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
          Originariamente Scritto da Ned Flanders
          Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #1100
            «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

            umile e alta più che creatura,

            termine fisso d'etterno consiglio,

            tu se' colei che l'umana natura

            nobilitasti sì, che 'l suo fattore

            non disdegnò di farsi sua fattura.

            Nel ventre tuo si raccese l'amore,

            per lo cui caldo ne l'etterna pace

            così è germinato questo fiore.

            Qui se' a noi meridiana face

            di caritate, e giuso, intra ' mortali,

            se' di speranza fontana vivace.

            Donna, se' tanto grande e tanto vali,

            che qual vuol grazia e a te non ricorre

            sua disianza vuol volar sanz'ali.

            La tua benignità non pur soccorre

            a chi domanda, ma molte fiate

            liberamente al dimandar precorre.

            In te misericordia, in te pietate,

            in te magnificenza, in te s'aduna

            quantunque in creatura è di bontate.

            DANTE ALIGHIERI
            amate i vostri nemici

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            • Bauxite
              Cosmo-Agonica

              • 25/12/09
              • 36341

              #1101
              Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone
              i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),

              il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
              i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

              un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
              gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco,

              Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,
              le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,

              le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
              i dagherottipi: figure sognanti in perplessita',

              il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
              e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

              il cucu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco
              chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

              Da L'amica di nonna Speranza, Guido Gozzano
              Last edited by Bauxite; 11-03-2013, 20:01.

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66028

                #1102
                Silvia, rimembri ancora
                Quel tempo della tua vita mortale,
                Quando beltà splendea
                Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
                E tu, lieta e pensosa, il limitare
                Di gioventù salivi?

                Sonavan le quiete
                Stanze, e le vie dintorno,
                Al tuo perpetuo canto,
                Allor che all'opre femminili intenta
                Sedevi, assai contenta
                Di quel vago avvenir che in mente avevi.
                Era il maggio odoroso: e tu solevi
                Così menare il giorno.

                Io gli studi leggiadri
                Talor lasciando e le sudate carte,
                Ove il tempo mio primo
                E di me si spendea la miglior parte,
                D'in su i veroni del paterno ostello
                Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
                Ed alla man veloce
                Che percorrea la faticosa tela.
                Mirava il ciel sereno,
                Le vie dorate e gli orti,
                E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
                Lingua mortal non dice
                Quel ch'io sentiva in seno.

                Che pensieri soavi,
                Che speranze, che cori, o Silvia mia!
                Quale allor ci apparia
                La vita umana e il fato!
                Quando sovviemmi di cotanta speme,
                Un affetto mi preme
                Acerbo e sconsolato,
                E tornami a doler di mia sventura.
                O natura, o natura,
                Perchè non rendi poi
                Quel che prometti allor? perchè di tanto
                Inganni i figli tuoi?

                Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
                Da chiuso morbo combattuta e vinta,
                Perivi, o tenerella. E non vedevi
                Il fior degli anni tuoi;
                Non ti molceva il core
                La dolce lode or delle negre chiome,
                Or degli sguardi innamorati e schivi;
                Nè teco le compagne ai dì festivi
                Ragionavan d'amore

                Anche peria fra poco
                La speranza mia dolce: agli anni miei
                Anche negaro i fati
                La giovanezza. Ahi come,
                Come passata sei,
                Cara compagna dell'età mia nova,
                Mia lacrimata speme!
                Questo è quel mondo? questi
                I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
                Onde cotanto ragionammo insieme?
                Questa la sorte dell'umane genti?
                All'apparir del vero
                Tu, misera, cadesti: e con la mano
                La fredda morte ed una tomba ignuda
                Mostravi di lontano.

                G.Leopardi
                amate i vostri nemici

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                • Bauxite
                  Cosmo-Agonica

                  • 25/12/09
                  • 36341

                  #1103


                  Il culo, che meraviglia.
                  E' tutto un sorriso, non è mai tragico.

                  Non gli importa cosa c'è
                  sul davanti del corpo. Il culo si basta.
                  Esiste dell'altro? Chissà, forse i seni.
                  Mah! - sussurra il culo - quei marmocchi
                  ne hanno ancora di cose da imparare.

                  Il culo sono due lune gemelle
                  in tondo dondolio. Va da solo
                  con cadenza elegante, nel miracolo
                  d'essere due in uno, pienamente.

                  Il culo si diverte
                  per conto suo. E ama.
                  A letto si agita. Montagne
                  s'innalzano, scendono. Onde che battono
                  su una spiaggia infinita.

                  Eccolo che sorride il culo. E' felice
                  nella carezza di essere e ondeggiare.
                  Sfere armoniose sul caos.

                  Il culo è il culo,
                  fuori misura.


                  Carlos Drummond De Andrade


                  (Ogni tanto un punto di vista ottimistico aiuta)

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                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66028

                    #1104
                    Vola, canzone, rapida

                    Vola, canzone, rapida
                    davanti a Lei e dille
                    che, nel mio cuor fedele,
                    gioioso ha fatto luce
                    un raggio, dissipando,
                    santo lume, le tenebre
                    dell'amore: paura,
                    diffidenza e incertezza.
                    Ed ecco il grande giorno!
                    Rimasta a lungo muta
                    e pavida - la senti?
                    - l'allegria ha cantato
                    come una viva allodola
                    nel cielo rischiarato.
                    Vola, canzone ingenua,
                    e sia la benvenuta
                    senza rimpianti
                    vani colei che infine torna.

                    -- Paul Verlaine
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #1105
                      L'assiuolo

                      Dov’era la luna? ché il cielo
                      notava in un’alba di perla,
                      ed ergersi il mandorlo e il melo
                      parevano a meglio vederla.
                      Venivano soffi di lampi
                      da un nero di nubi laggiù;
                      veniva una voce dai campi:
                      chiù...

                      Le stelle lucevano rare
                      tra mezzo alla nebbia di latte:
                      sentivo il cullare del mare,
                      sentivo un fru fru tra le fratte;
                      sentivo nel cuore un sussulto,
                      com’eco d’un grido che fu.
                      Sonava lontano il singulto:
                      chiù...

                      Su tutte le lucide vette
                      tremava un sospiro di vento:
                      squassavano le cavallette
                      finissimi sistri d’argento
                      (tintinni a invisibili porte
                      che forse non s’aprono più?...);
                      e c’era quel pianto di morte...
                      chiù...

                      G.Pascoli
                      amate i vostri nemici

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                      • Bauxite
                        Cosmo-Agonica

                        • 25/12/09
                        • 36341

                        #1106

                        Penziere mieje

                        Penziere mieje, levàteve sti panne,
                        stracciàtev' 'a cammisa, e ascite annuro.
                        Si nun tenite n'abito sicuro,
                        tanta vestite che n'avit' 'a fa?

                        Menàteve spugliate mmiez' 'a via,
                        e si facite folla, cammenate.
                        Si sentite strillà, nun ve fermate:
                        nu penziero spugliato 'a folla fa.

                        Currite ncopp' 'a cimma 'e na muntagna,
                        e quanno 'e piede se sò cunzumate:
                        un'ànema e curaggio, e ve menate...
                        nzerrano ll'uocchie, primm' 'e ve menà!

                        Ca ve trovano annuro? Nun fa niente.
                        Ce sta sempe nu tizio canusciuto,
                        ca nun 'o ddice... ca rimmane muto...
                        e ca ve veste, primm' 'e v'atterrà.


                        Eduardo De Filippo

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #1107
                          Gesù

                          E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
                          campagne sotto il mietitor rimorte,
                          il suo giorno non molto era lontano.

                          E stettero le donne in sulle porte
                          delle case, dicendo: Ave, Profeta!

                          Egli pensava al giorno di sua morte.

                          Egli si assise, all'ombra d'una mèta
                          di grano, e disse: Se non è chi celi
                          sotterra il seme, non sarà chi mieta.

                          Egli parlava di granai ne' Cieli:
                          e voi, fanciulli, intorno lui correste
                          con nelle teste brune aridi steli.

                          Egli stringeva al seno quelle teste
                          brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
                          temo per l'inconsutile tua veste;

                          Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:

                          -Il figlio Giuda bisbigliò veloce-
                          d'un ladro, o Rabbi, t'è costì tra 'piedi:

                          Barabba ha nome il padre suo, che in croce
                          morirà.- Ma il Profeta, alzando gli occhi

                          -No-, mormorò con l'ombra nella voce,
                          e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.

                          Giovanni Pascoli
                          amate i vostri nemici

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                          • Bauxite
                            Cosmo-Agonica

                            • 25/12/09
                            • 36341

                            #1108
                            Prima del viaggio

                            Prima del viaggio si scrutano gli orari,
                            le coincidenze, le soste, le pernottazioni
                            e le prenotazioni (di camere con bagno
                            o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
                            si consultano
                            le guide Hacchette e quelle dei musei,
                            si cambiano valute, si dividono
                            franchi da escudos, rubli da copechi;
                            prima del viaggio si informa qualche amico o parente;
                            si controllano valige e passaporti, si completa
                            il corredo, si acquista un supplemento
                            di lamette da barba, eventualmente
                            si dá un'occhiata al testamento, pura
                            scaramanzia perché i dasastri aerei
                            in percentuale sono nulla;
                            prima
                            del viaggio si é tranquilli ma si sospetta che il saggio
                            non si muova e che il piacere
                            di ritornare costi uno sproposito.
                            E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
                            è per il meglio e inutile.
                            E ora che ne sará
                            del mio viaggio?
                            Troppo accuratamente l'ho studiato,
                            senza saperne nulla. Un imprevisto
                            è la sola speranza . Ma mi dicono
                            che è una stoltezza dirselo.


                            Eugenio Montale

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                            • Pazza_di_Acerra
                              люблю беспокоиться
                              • 09/12/09
                              • 28840

                              #1109
                              Rimpatriata
                              Il gatto m'ha spruzzato
                              il computer
                              e lo ha messo
                              ko.
                              così rieccomi
                              alla mia vecchia
                              macchina da scrivere.
                              è più
                              resistente.
                              sopporta
                              piscio di gatto,
                              birra vino
                              rovesciati,
                              cenere di sigaro
                              e sigaretta,
                              praticamente ogni cazzo
                              di cosa.
                              mi ricorda
                              me stesso.
                              bentornata
                              vecchia mia,
                              dal vecchio
                              tuo.
                              C.Bukowski
                              .
                              semel in anno licet insanire, cotidie melius

                              Comment

                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66028

                                #1110
                                Forse sono ferito senza sanguinare

                                Forse sono ferito senza sanguinare
                                da un raggio della tua vita
                                e a mezza selva mi trattiene l'acqua:
                                la pioggia che cade col suo cielo.

                                Allora tocco il cuore madido:
                                lì so che i tuoi occhi penetrarono
                                la regione estesa del dolore
                                e un sussurro d'ombra sorge solo:

                                Chi è? Chi è? Ma non ebbe nome
                                la foglia o l'acqua oscura che palpita
                                a mezza selva, sorda, sul cammino,

                                e così, amor mio, seppi che fui ferito
                                e lì nessuno parlava, solo l'ombra,
                                la notte errante, il bacio della pioggia.

                                -- Pablo Neruda
                                amate i vostri nemici

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