Poesie

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66024

    #1411
    Codesto è un aforisma, Mik. Non una poesia. Comunque...gran bella verità!
    amate i vostri nemici

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66024

      #1412
      Perchè tu possa ascoltarmi...

      Perchè tu possa ascoltarmi le mie parole
      si fanno sottili, a volte,
      come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

      Collana, sonaglio ebbro
      per le tue mani dolci come l'uva.

      E le vedo ormai lontane le mie parole.
      Più che mie sono tue.
      Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

      Così si aggrappano alle pareti umide.
      E' tua la colpa di questo gioco cruento.

      Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
      Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

      Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
      e più di te sono abituate alla mia tristezza.

      Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
      perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

      Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
      Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
      Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
      Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
      Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
      Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

      Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
      Tutto ti prendi tu, tutto.

      E io le intreccio tutte in una collana infinita
      per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

      PABLO NERUDA
      amate i vostri nemici

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66024

        #1413
        SERENO

        Dopo tanta
        nebbia
        a una
        a una
        si svelano
        le stelle

        Respiro
        il fresco
        che mi lascia
        il colore del cielo

        Mi riconosco
        immagine
        passeggera

        Presa in un giro
        Immortale

        GIUSEPPE UNGARETTI
        amate i vostri nemici

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #1414
          Se ogni giorno, ogni ora,
          senti che a me sei destinata, con dolcezza implacabile...
          se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi,
          ahi amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete,
          in me nulla si spegne né si dimentica,

          il mio Amore si nutre del tuo Amore amata...
          e finché tu vivrai, starà tra le tue braccia senza uscire dalle mie!

          PABLO NERUDA
          amate i vostri nemici

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66024

            #1415
            ARMONIA DELLA SERA

            Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
            come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
            solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
            malinconico valzer, delirante languore!

            Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
            il violino geme come un afflitto cuore;
            malinconico valzer, delirante languore!
            Come un altare immenso è triste e bello il cielo.

            Il violino geme come un afflitto cuore,
            un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
            Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
            nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.

            Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
            dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
            nel suo sangue rappreso il sole immoto muore...
            Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio.

            C. BAUDELAIRE
            amate i vostri nemici

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            • nahui
              Astensionista

              • 05/03/09
              • 21040

              #1416
              Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
              era la comunione.
              Bevevo con la mia magnifica esultanza
              guardando i suoi occhi neri che
              fuggivano come gazzelle.
              E mai coltre fu più calda e lontana e mai
              fu più feroce il piacere dentro la carne.
              Ci spezzavamo in due come il timone di
              una nave che si era aperta per un lungo
              viaggio. Avevamo con noi i viveri per
              molti anni ancora i baci e le speranze
              e non credevamo più in Dio perché
              eravamo felici.

              A. Merini
              Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
              (George Bernard Shaw)

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #1417
                dopo questa, mi sa che ti tocca farmi compagnia agli inferi

                vedrai che ci tocca la carta da parati di qualche santa immolatasi per non cadere nei peccati della carne; del pesce, dei crostacei, molluschi...
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66024

                  #1418
                  La poesia và sempre rispettata. Non giudicata o usata come un'arma.....

                  Empiti di me.

                  Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
                  Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
                  Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora.
                  Sono colui che passò saltando sopra le cose
                  il fuggitivo, il dolente.
                  Ma sento la tua ora,
                  l’ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
                  l’ora delle tenerezze che mai non versai,
                  l’ora dei silenzi che non hanno parole,
                  la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d’angosce,
                  la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.
                  Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
                  Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
                  Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
                  No, non voglio esser questo.
                  Aiutami a rompere queste porte immense.
                  Con le tue spalle di seta dissepellisci queste ancore.
                  Così una sera crocifissero il mio dolore.
                  Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
                  Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell’astro.
                  Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
                  Deve partecipare di ciò che tocca,
                  dev’essere di metalli, di radici, d’ali.
                  Non posso esser la pietra che s’innalza e non torna,
                  non posso esser l’ombra che si disfa e passa.
                  No, non può essere, non può essere.
                  Allora griderei, piangerei, gemerei.
                  Non può essere, non può essere.
                  Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
                  Chi m’avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
                  Non può essere, non può essere, non può essere.
                  Liberami di me, voglio uscire dalla mia anima.
                  Perché tu sei la mia rotta. T’ho forgiata in lotta viva.
                  Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
                  Hai da me quell’impronta di avidità non sazia.
                  Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
                  Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
                  Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
                  Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
                  Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.
                  E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
                  inondando le terre come un fiume terribile,
                  sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
                  spezzando,
                  bruciando,
                  distruggendo
                  come una lava pazza ciò che esiste,
                  correre fuor di me stesso, perdutamente,
                  libero di me, furiosamente libero.
                  Andarmene,
                  Dio mio,
                  andarmene!

                  PABLO NERUDA
                  amate i vostri nemici

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                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66024

                    #1419
                    RIFUGIO

                    In alto c'è un pino distorto;
                    sta intento ed ascolta l'abisso
                    col fusto piegato a balestra.

                    Rifugio d'uccelli notturni,
                    nell'ora più alta risuona
                    d'un battere d'ali veloce.

                    Ha pure un suo nido il mio cuore
                    Sospeso nel buio, una voce;
                    sta pure in ascolto, la notte.

                    S. QUASIMODO
                    amate i vostri nemici

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66024

                      #1420
                      STANOTTE L'AMORE E' MUTO

                      Tacciono i boschi e i fiumi,
                      e 'l mar senza onda giace,
                      ne le spelonche i venti han tregua e pace
                      e nella notte bruna
                      alto silenzio fa la bianca luna:
                      e noi tegnamo ascose
                      le dolcezze amorose:
                      Amor non parli o spiri,
                      sien muti i baci e muti i miei sospiri.

                      TORQUATO TASSO
                      amate i vostri nemici

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #1421
                        QUANDO MORRO'

                        Quando morrò voglio le tue mani sui miei occhi:
                        voglio che la luce e il frumento delle tue mani amate
                        passino una volta ancora su di me la loro freschezza:
                        sentire la soavità che cambiò il mio destino.

                        Voglio che tu viva mentr' io, addormentato, t'attendo,
                        voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
                        che fiuti l'aroma del mare che amammo uniti
                        e che continui a calpestare l'arena che calpestammo.

                        Voglio che ciò che amo continui a esser vivo
                        e te amai e cantai sopra tutte le cose,
                        per questo continua a fiorire, fiorita,

                        perchè raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
                        perchè la mia ombra passeggi per la tua chioma,
                        perchè così conoscano la ragione del mio canto.

                        PABLO NERUDA
                        amate i vostri nemici

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66024

                          #1422
                          SONO UNA CREATURA

                          Come questa pietra
                          del S. Michele
                          così fredda
                          così dura
                          così prosciugata
                          così refrattaria
                          così totalmente
                          disanimata

                          Come questa pietra
                          è il mio pianto
                          che non si vede

                          La morte
                          si sconta
                          vivendo.

                          GIUSEPPE UNGARETTI
                          amate i vostri nemici

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66024

                            #1423
                            A MIA MOGLIE

                            A mia moglie

                            Tu sei come una giovane
                            una bianca pollastra.
                            Le si arruffano al vento
                            le piume, il collo china
                            per bere, e in terra raspa;
                            ma, nell'andare, ha il lento
                            tuo passo di regina,
                            ed incede sull'erba
                            pettoruta e superba.
                            È migliore del maschio.
                            È come sono tutte
                            le femmine di tutti
                            i sereni animali
                            che avvicinano a Dio,
                            Così, se l'occhio, se il giudizio mio
                            non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
                            e in nessun'altra donna.
                            Quando la sera assonna
                            le gallinelle,
                            mettono voci che ricordan quelle,
                            dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
                            ti quereli, e non sai
                            che la tua voce ha la soave e triste
                            musica dei pollai.

                            Tu sei come una gravida
                            giovenca;
                            libera ancora e senza
                            gravezza, anzi festosa;
                            che, se la lisci, il collo
                            volge, ove tinge un rosa
                            tenero la tua carne.
                            se l'incontri e muggire
                            l'odi, tanto è quel suono
                            lamentoso, che l'erba
                            strappi, per farle un dono.
                            È così che il mio dono
                            t'offro quando sei triste.

                            Tu sei come una lunga
                            cagna, che sempre tanta
                            dolcezza ha negli occhi,
                            e ferocia nel cuore.
                            Ai tuoi piedi una santa
                            sembra, che d'un fervore
                            indomabile arda,
                            e così ti riguarda
                            come il suo Dio e Signore.
                            Quando in casa o per via
                            segue, a chi solo tenti
                            avvicinarsi, i denti
                            candidissimi scopre.
                            Ed il suo amore soffre
                            di gelosia.

                            Tu sei come la pavida
                            coniglia. Entro l'angusta
                            gabbia ritta al vederti
                            s'alza,
                            e verso te gli orecchi
                            alti protende e fermi;
                            che la crusca e i radicchi
                            tu le porti, di cui
                            priva in sé si rannicchia,
                            cerca gli angoli bui.
                            Chi potrebbe quel cibo
                            ritoglierle? chi il pelo
                            che si strappa di dosso,
                            per aggiungerlo al nido
                            dove poi partorire?
                            Chi mai farti soffrire?

                            Tu sei come la rondine
                            che torna in primavera.
                            Ma in autunno riparte;
                            e tu non hai quest'arte.

                            Tu questo hai della rondine:
                            le movenze leggere:
                            questo che a me, che mi sentiva ed era
                            vecchio, annunciavi un'altra primavera.

                            Tu sei come la provvida
                            formica. Di lei, quando
                            escono alla campagna,
                            parla al bimbo la nonna
                            che l'accompagna.

                            E così nella pecchia
                            ti ritrovo, ed in tutte
                            le femmine di tutti
                            i sereni animali
                            che avvicinano a Dio;
                            e in nessun'altra donna.

                            UMBERTO SABA
                            amate i vostri nemici

                            Comment

                            • Pazza_di_Acerra
                              люблю беспокоиться
                              • 09/12/09
                              • 28840

                              #1424
                              Sole che sorgi libero e giocondo
                              sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
                              tu non vedrai nessuna cosa al mondo
                              maggior di Roma.
                              ORAZIO
                              Mi basta un breve soggiorno a Roma per farmi prendere la mano ogni volta...
                              semel in anno licet insanire, cotidie melius

                              Comment

                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66024

                                #1425
                                Natale de guera

                                ***

                                Ammalapena che s’è fatto giorno,

                                la prima luce è entrata ne la stalla

                                e er Bambinello s’è guardato intorno:

                                “Che freddo, mamma mia. Chi m’aripara?

                                Che freddo, mamma mia. Chi m’ariscalla?”

                                - “Fijo, la legna è diventata rara

                                e costa troppo cara pe compralla” -

                                “E l’asinello mio ‘ndov’è finito?” -

                                “Trasporta la mitraja

                                sur campo de battaja: è requisito” -

                                “Er bove?” – “Puro quello

                                fu mannato ar macello”.

                                “Ma li Re Maggi ariveno?” – “È impossibile

                                perché nun c’è la stella che li guida,

                                la stella nun vò uscì, poco se fida,

                                pe paura de quarche diriggibile”.

                                Er Bambinello ha chiesto: “Indove stanno

                                tutti li campagnoli che l’antr’anno

                                portaveno la robba ne la grotta?

                                Nun c’è neppuro un sacco de polenta,

                                nemmanco una frocella de ricotta”.

                                - “Fijo, li campagnoli stanno in guera,

                                tutti ar campo e combatteno. La mano

                                che seminava er grano

                                e che serviva pe vangà la tera

                                adesso viè addoprata unicamente

                                pe ammazzà la gente.

                                Guarda, laggiù, li lampi

                                de li bombardamenti!

                                Li senti?, Dio ce scampi,

                                li quattrocentoventi

                                che spaccheno li campi?” -

                                Ner dì così la Madre der Signore

                                s’è stretta er Fijo ar còre

                                e s’è asciugata l’occhi co le fasce.

                                Una lagrima amara pe chi nasce,

                                una lagrima dorce pe chi mòre.

                                ***

                                Trilussa
                                amate i vostri nemici

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