Poesie

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66024

    #1456
    TIMIDEZZA

    Appena seppi, solamente, che esistevo
    e che avrei potuto essere, continuare,
    ebbi paura di ciò, della vita,
    desiderai che non mi vedessero,
    che non si conoscesse la mia esistenza.
    Divenni magro, pallido, assente,
    non volli parlare perché non potessero
    riconoscere la mia voce, non volli vedere
    perché non mi vedessero,
    camminando, mi strinsi contro il muro
    come un'ombra che scivoli via.
    Mi sarei vestito
    di tegole rosse, di fumo,
    per restare lì, ma invisibile,
    essere presente in tutto, ma lungi,
    conservare la mia identità oscura,
    legata al ritmo della primavera.

    Pablo Neruda
    amate i vostri nemici

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66024

      #1457
      Per il mio cuore...

      Per il mio cuore basta il tuo petto,
      per la tua libertà bastano le mie ali.
      Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
      ciò che stava sopito sulla tua anima.

      E' in te l'illusione di ogni giorno.
      Giungi come la rugiada sulle corolle.
      Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
      Eternamente in fuga come l'onda.

      Ho detto che cantavi nel vento
      come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
      Come quelli sei alta e taciturna.
      E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

      Accogliente come una vecchia strada.
      Ti popolano echi e voci nostalgiche.
      Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
      gli uccelli che dormivano nella tua anima.

      PABLO NERUDA
      amate i vostri nemici

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66024

        #1458
        NULLA DI CIO' CHE ACCADE


        Nulla di ciò che accade e non ha volto
        e nulla che precipiti puro, immune da traccia,
        percettibile solo alla pietà
        come te mi significa la morte.
        Il vento ricco oscilla corrugato
        sui vetri, finge estatiche presenze
        e un oriente bianco s'esala
        nei quadrivi di febbre lastricati.
        Dalla pioggia alle candide schiarite
        si levano allo sguardo variopinto
        blocchi d'aria in festevoli distanze.
        Apparire e sparire è una chimera.
        E' questa l'ora tua, è l'ora di quei re
        sismici il cui trono è il movimento,
        insensibili se non al freddo di morte
        che lasciano nel sangue all'improvviso.
        Loro sede fulminea è qualche specchio
        assorto nella sera, ivi s'incontrano,
        ivi si riconoscono in un battito.
        Sei certa ed ingannevole, è vano ch'io ti cerchi,
        ti persegua di là dai fortilizi,
        dalle guglie riflesse negli asfalti,
        nei luoghi ove l'amore non può giungere
        né la dimenticanza di se stessi.

        MARIO LUZI
        amate i vostri nemici

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #1459
          IO SONO DUE

          Io sono due
          è chiaro ora
          sono due più uno
          meno uno e fanno due
          che due volte sono
          nata e due volte morta
          due volte mi sono persa
          forse una volta di più
          perché due e una sono tre
          le volte che ho sbattuto
          e una volta ho anche vomitato
          ma erano forse due
          dato che sono in quattro
          a tirarmi per i piedi
          mentre dormo con voce di drago
          e una volta sola ho amato
          ma saranno duecento le volte
          che ho toccato l’allegria
          però non duecento volte sono nata
          perché al centonovantanove
          mi sono stufata ed ecco
          al due mi sono scordata
          non fosse due sarebbe zero
          sono io e l’altra due
          prendimi come sono
          di una due e di due una.

          DACIA MARAINI
          amate i vostri nemici

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66024

            #1460
            “Non andartene,
            non lasciare
            l’eclisse di te
            nella mia stanza.
            Chi ti cerca è il sole,
            non ha pietà della tua assenza
            il sole, ti trova anche nei luoghi
            casuali
            dove sei passata,
            nei posti che hai lasciato
            e in quelli dove sei
            inavvertitamente andata
            brucia
            ed equipara
            al nulla tutta quanta
            la tua fervida giornata.
            Eppure è stata,
            è stata,
            nessuna ora
            sua è vanificata”.

            MARIO LUZI
            amate i vostri nemici

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            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1461
              L'addio (o "Il commiato")

              Volemmo separarci? Ci parve bene, saggio?
              Ma perché ci atterrì come un delitto
              nel farlo? Noi ci conosciamo poco.
              Perché davvero regna in noi un Dio.

              E tradiremo chi ha creato in noi
              tutto, pensiero e vita, che ci anima,
              il Dio che ha protetto il nostro amore -
              questo, soltanto questo io non posso.

              Ma il mondo sa un'altra privazione,
              altro onore di ferro, altro diritto,
              ed assopisce l'anima
              l'abitudine, giorno dopo giorno.

              Lo so - da che il terrore informe, radicato
              ha diviso dagli uomini gli dei,
              deve il cuore espiare col suo sangue,
              deve morire il cuore di chi ama.

              Fa che non parli, e che non veda più
              da ora questo che mi fa perire,
              e parta alla mia pace in solitudine
              e che il congedo resti tutto nostro!

              Offrimi tu la coppa dove io possa
              bere un sacro veleno di salvezza,
              bere con te una bevanda di Lete,
              tutto dimenticare, odio e amore!

              Andare voglio. Forse ti vedrò
              Diotima, un giorno, dopo lungo tempo,
              quando sarà sfiorito il desiderio;
              vagheremo, guidati dal discorso,

              tranquilli, molto simili ai felici,
              pensosi, incerti, fin che questo luogo,
              il luogo dell’addio, evocherà
              tanto passato consolando il cuore;

              ti guarderò stupito, udirò voci
              d’un tempo antico, un canto molto dolce,
              un suonare di corde; sul ruscello
              profumerà per noi un giglio d’oro.

              Friedrich Hölderlin
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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              • Tiberio
                Opinionista
                • 16/08/16
                • 3530

                #1462
                Primo inno alla notte

                Quale vivente, dotato di senso, fra tutte le magiche parvenze dello spazio che si dilata intorno a lui, non ama la più gioiosa, la luce – con i suoi colori, i suoi raggi e onde; la sua mite onnipresenza di giorno che risveglia. Come l’anima più intima della vita la respira il mondo immane delle costellazioni senza quiete, e nuota danzando nel suo flutto azzurro – la respira la pietra scintillante, in eterno riposo, la pianta sensitiva che sugge, e il multiforme animale istintivo – ma soprattutto lo splendido intruso con gli occhi colmi di sensi, il passo leggero, le labbra dolcemente socchiuse, ricche di suoni. Come un sovrano della natura terrena, essa chiama ogni forza a metamorfosi innumeri, annoda e scioglie alleanze infinite, avvolge la sua immagine celeste intorno ad ogni creatura terrestre. La sua sola presenza rivela l’incanto dei reami del mondo.
                In plaghe remote mi volgo alla sacra, ineffabile, arcana notte. Lontano giace il mondo – sepolto nel baratro di una tomba – squallida e solitaria la sua dimora. Nelle corde del petto spira profonda malinconia: In gocce di rugiada voglio inabissarmi e mescolarmi alla cenere. Lontananze della memoria, desideri della giovinezza, sogni dell’infanzia, brevi gioie e vane speranze dell’intera e lunga esistenza vengono in grigie vesti, come nebbie vespertine dopo il tramonto del sole. In altri spazi la luce ha piantato le sue tende gioiose. Non tornerà mai dai suoi figli, che l’attendono in ansia con la fede degli innocenti?
                Che cosa d’improvviso sgorga così carico di presagi sotto il cuore, e inghiotte l’aura tenue della malinconia? Anche tu trovi piacere in noi, oscura notte? Che cosa tieni sotto il tuo manto, che con forza invisibile mi tocca l’anima? Delizioso balsamo stilla dalla tua mano, dal fascio di papaveri. Le ali grevi dell’animo tu innalzi. Ci sentiamo pervasi da una forza oscura, ineffabile – un volto severo vedo con lieto spavento, che si piega su di me devoto e soave, e sotto i riccioli che senza fine s’intrecciano, mostra la cara giovinezza della madre. Come misera e puerile mi sembra ora la luce – come grato e benedetto il commiato dal giorno – Solo per questo quindi, perché la notte discosta da te i fedeli, tu seminasti per l’immensità dello spazio le sfere splendenti per annunciare la tua onnipotenza – il tuo ritorno – nei tempi della tua assenza. Più celesti di quelle sfere scintillanti ci sembrano gli occhi infiniti che la notte dischiude in noi. Così lontano non vedono le più pallide di quelle schiere innumerevoli – senza bisogno di luce penetrano con lo sguardo gli abissi di un’anima amante – il che colma uno spazio più alto di voluttà indicibile. Premio della regina del mondo, della eccelsa abitatrice di mondi sacri, custode di amore beato – a me ti manda – amata soave – caro sole della notte, – ora veglio. Perché sono Tuo e Mio – tu mi hai rivelato che la notte è vita – mi hai fatto uomo – consuma con ardore spettrale il mio corpo, così che io mi congiunga etereo più intimamente con te e la notte nuziale duri in eterno.

                NOVALIS
                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                • Tiberio
                  Opinionista
                  • 16/08/16
                  • 3530

                  #1463
                  Un altro che adoro... grande personaggio, grande poeta.

                  Ozymandias

                  I met a traveller from an antique land
                  Who said: Two vast and trunkless legs of stone
                  Stand in the desert. Near them on the sand,
                  Half sunk, a shatter'd visage lies, whose frown
                  And wrinkled lip and sneer of cold command
                  Tell that its sculptor well those passions read
                  Which yet survive, stamp'd on these lifeless things,
                  The hand that mock'd them and the heart that fed.
                  And on the pedestal these words appear:
                  "My name is Ozymandias, king of kings:
                  Look on my works, ye Mighty, and despair!"
                  Nothing beside remains. Round the decay
                  Of that colossal wreck, boundless and bare,
                  The lone and level sands stretch far away.



                  Incontrai un viandante di una terra dell'antichità,
                  Che andava dicendo: “Due enormi gambe di pietra stroncate
                  Stanno imponenti nel deserto… Nella sabbia, non lungi di là,
                  Mezzo viso sprofondato e sfranto, e la sua fronte,
                  E le rugose labbra, e il sogghigno di fredda autorità,
                  Tramandano che lo scultore di ben conoscere quelle passioni rivelava,
                  Che ancor sopravvivono, stampate senza vita su queste pietre,
                  Alla mano che le plasmava, e al sentimento che le alimentava:
                  E sul piedistallo, queste parole cesellate:
                  «Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re,
                  Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»
                  Null'altro rimane. Intorno alle rovine
                  Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate,
                  Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine.

                  Percy B. Shelley
                  "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                  Comment

                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1464
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                    Ode al Vento Occidentale

                    I

                    Oh tu Vento selvaggio occidentale, àlito
                    della vita d'Autunno, oh presenza invisibile da cui
                    le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga

                    da un mago incantatore, gialle e nere,
                    pallide e del rossore della febbre, moltitudini
                    che il contagio ha colpito: oh tu che guidi

                    i semi alati ai loro letti oscuri
                    dell'inverno in cui giacciono freddi e profondi
                    come una spoglia sepolta nella tomba,

                    finché la tua azzurra sorella della Primavera
                    non farà udire la squilla sulla terra in sogno
                    e colmerà di profumi e di colori vividi

                    il colle e la pianura, nell'aria i lievi bocci conducendo
                    simili a greggi al pascolo; oh Spirito selvaggio,
                    tu che dovunque t'agiti, e distruggi e proteggi: ascolta, ascolta!

                    II

                    Tu nella cui corrente, nel tumulto
                    del cielo a precipizio, le nuvole disperse
                    sono spinte qua e là come foglie appassite

                    scosse dai rami intricati del Cielo e dell'Oceano,
                    angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
                    là sull'azzurra superficie delle tue onde d'aria

                    come la fulgida chioma che s'innalza
                    sopra la testa d'una fiera Menade, dal limite
                    fioco dell'orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,

                    capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
                    tu dell'anno che muore, al quale questa notte che si chiude
                    sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta

                    da tutta la potenza riunita dei vapori
                    dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
                    nera con fuoco e grandine: oh, ascolta!

                    III

                    Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
                    le acque azzurre del Mediterraneo, dove
                    si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini

                    accanto a un'isola tutta di pomice del golfo
                    di Baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
                    tremolanti nel giorno più intenso dell'onda, sommersi

                    da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
                    che nel descriverli il senso viene meno!
                    Tu per il cui sentiero la possente

                    superficie d'Atlantico si squarcia
                    e svela abissi profondi dove i fiori
                    del mare e i boschi fradici di fango, che indossano

                    le foglie senza linfa dell'oceano, conoscono
                    la tua voce e si fanno all'improvviso grigi
                    per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!

                    IV

                    Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
                    fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
                    un'onda palpitante alla tua forza, e potessi

                    condividere tutto l'impulso della tua potenza,
                    soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
                    Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno

                    dei tuoi vagabondaggi alti nei cieli, come quando
                    superare il tuo rapido passo celeste
                    sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei

                    a te con questa preghiera nella mia dolente
                    necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
                    una foglia o una nuvola. Cado

                    sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
                    peso di ore ha incatenato, incurvato
                    uno a te troppo simile: indomito, veloce ed orgoglioso.

                    V

                    Fa' di me la tua cetra, com'è della foresta;
                    che cosa importa se le mie foglie cadono
                    come le sue! Il tumulto

                    delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
                    profondo e autunnale, e dolcemente triste.
                    Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!

                    Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
                    Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
                    come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

                    E con l'incanto di questi miei versi disperdi
                    come da un focolare non ancora spento,
                    le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

                    E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
                    tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
                    se viene l'Inverno, potrà la Primavera esser lontana?
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                    • Tiberio
                      Opinionista
                      • 16/08/16
                      • 3530

                      #1465
                      Serenata indiana

                      Nel primo dolce sonno della notte
                      mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
                      quando sospira lievemente il vento
                      e splendono le stelle luminose:
                      mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
                      e uno spirito allora mi ha condotto,
                      chissà come, vicino alla finestra
                      della tua camera, o dolcezza mia!
                      Le arie vagabonde illanguidiscono
                      lungo il ruscello oscuro e silenzioso,
                      i profumi del Champak svaniscono
                      come dolci pensieri in un sogno;
                      muore il lamento dell'usignolo sul cuore
                      della diletta, proprio come me
                      destinato a morire sul tuo,
                      o tu che sei la mia amata!
                      Oh, ti prego, sollevami dall'erba!
                      Muoio e mi sento debole e languido!
                      Oh, che il tuo amore piova in mille baci
                      sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.
                      Ahimè, le guance sono fredde e pallide,
                      ed il mio cuore batte impetuoso e forte!
                      Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,
                      dove alla fine si dovrà spezzare!
                      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1466
                        La nascita del piacere

                        Alla creazione della terra
                        il Piacere, la nascita più divina,
                        si levò dal suolo del Paradiso,
                        avvolta in dolci e selvagge melodie,
                        come un'esalazione che sale in spire
                        al suono dell'aria che soffia lieve
                        attraverso i pini eolii, che sono
                        ombra e riparo per il lago
                        donde si alza tenera e lenta;
                        le sue membra con il respiro della vita
                        fluivano nell'armonia divina
                        di una linea sempre continua
                        che avvolgeva la sua forma perfetta
                        di una bellezza calda e luminosa.

                        Ti amerei

                        Ti amerei nel vento
                        Sotto il cielo terso in primavera
                        Tra la dolcezza delle rose...

                        Ti amerei nel canto degli uccelli
                        All'ombra della vegetazione
                        Sulle pietra calda e nuda
                        Sotto il solo bruciante,

                        Nella frescura dell'erba
                        E con il canto degli insetti..
                        Ti amerei il giorno e la notte,
                        Nella calma e nella tempesta

                        Sotto le stelle che brillano
                        Sotto la rugiada della notte
                        E la mattina all'alba
                        Con il sorriso e con le lacrima,

                        Ti amerei con tutte le mie forze...

                        TEMO I TUOI BACI FANCIULLA GENTILE

                        Temo i tuoi baci fanciulla gentile, ma tu
                        non hai motivo di temere i miei;
                        troppo profondamente il mio spirito è oppresso
                        perchè io possa opprimere anche il tuo.
                        Temo il tuo viso e la tua voce e i gesti, ma tu
                        non hai motivo di temere i miei;
                        la devozione del cuore con la quale adoro
                        il tuo cuore, sii certa, è innocente.
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Tiberio
                          Opinionista
                          • 16/08/16
                          • 3530

                          #1467
                          I PELLEGRINI DEL MONDO

                          Tu Stella dimmi, che ali di luce
                          ti sospingono rapida a un volo di fiamma,
                          dentro quale caverna della notte
                          si chiuderanno ora le tue piume?
                          E tu Luna che vai, pallida e grigia
                          pellegrina del Cielo, per vie senza riparo,
                          in quali abissi del giorno e della notte
                          stai ora ricercando il tuo riposo?
                          *
                          Vento ormai stanco, che passi vagabondo
                          come l'ospite esule del mondo,
                          possiedi ancora un tuo nido segreto
                          in vetta a un albero, in mezzo alle onde?

                          * Mia nota: Leopardi l'avrà letta? Ricorda "che fa tu Luna in ciel?" del Canto notturno
                          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                          • Tiberio
                            Opinionista
                            • 16/08/16
                            • 3530

                            #1468
                            Vi è un piacere nei boschi inesplorati
                            e un'estasi nelle spiagge deserte,
                            vi è una compagnia che nessuno può turbare
                            presso il mare profondo,
                            e una musica nel suo ruggito;
                            non amo meno l'uomo ma di più la natura
                            dopo questi colloqui dove fuggo
                            da quel che sono o prima sono stato
                            per confondermi con l'universo e lì sentire
                            ciò che mai posso esprimere
                            né del tutto celare.

                            George Gordon Byron
                            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                            • Tiberio
                              Opinionista
                              • 16/08/16
                              • 3530

                              #1469
                              Ode su un'urna greca

                              Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
                              Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
                              Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
                              Racconti, più dolce dei miei versi,
                              Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
                              La tua forma, sono dei o mortali,
                              O entrambi, insieme, a Tempe o in Arcadia?
                              E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
                              Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
                              E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?

                              Sì, le melodie ascoltate son dolci; ma più dolci
                              Ancora son quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
                              Continuate, ma non per l'udito; preziosamente
                              Suonate per lo spirito arie senza suono.
                              E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
                              Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
                              E tu, amante audace, non potrai mai baciare
                              Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
                              Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
                              E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

                              Ah, rami, rami felici! Non saranno mai sparse
                              Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
                              E felice anche te, musico mai stanco,
                              Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
                              Ma più felice te, amore più felice,
                              Per sempre caldo e ancora da godere,
                              Per sempre ansimante, giovane in eterno.
                              Superiori siete a ogni vivente passione umana
                              Che il cuore addolorato lascia e sazio,
                              La fronte in fiamme, secca la lingua.

                              E chi siete voi, che andate al sacrificio?
                              Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
                              Conduci la giovenca muggente, i fianchi
                              Morbidi coperti da ghirlande?
                              E quale paese sul mare, o sul fiume,
                              O inerpicato tra la pace dei monti
                              Ha mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
                              Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
                              E mai nessuno tornerà a dire
                              Perché sei stato abbandonato.

                              Oh, forma attica! Posa leggiadra! con un ricamo
                              D'uomini e fanciulle nel marmo,
                              Coi rami della foresta e le erbe calpestate -
                              Tu, forma silenziosa, come l'eternità
                              Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
                              Quando l'età avrà devastato questa generazione,
                              Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
                              Non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
                              "Bellezza è verità, verità è bellezza," - questo solo
                              Sulla terra sapete, ed è quanto basta.

                              John Keats
                              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66024

                                #1470
                                Paesetto di Riviera

                                La sera amorosa
                                ha raccolto le logge
                                per farle salpare
                                le case tranquille
                                sognanti la rosa
                                vaghezza dei poggi
                                discendono al mare
                                in isole, in ville
                                accanto alle chiese.

                                ALFONSO GATTO
                                amate i vostri nemici

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