Poesie

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  • Tiberio
    Opinionista
    • 16/08/16
    • 3530

    #1471
    Il corvo
    I.

    Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco, sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata; mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando - d'un tratto, sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse - pichiasse alla porta della mia camera.
    «È qualche visitatore - mormorai - che batte alla porta della mia camera.»
    Questo soltanto, e nulla più.

    II.

    Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre, e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
    Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre dai miei libri un sollievo al dolore - al dolore per la mia perduta Eleonora, e che nessuno chiamerà in terra - mai più.

    III.

    E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea, facendomi trasalire - mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima, sicchè, in quell'istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo: «È qualche visitatore, che chiede supplicando d'entrare, alla porta della mia stanza. Qualche tardivo visitatore, che supplica d'entrare alla porta della mia stanza; è questo soltanto, e nulla più».

    IV.

    Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo:
    «Signore - dissi - o Signora, veramente io imploro il vostro perdono; ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente, e voi sì lievemente bussaste - bussaste alla porta della mia camera, che io ero poco sicuro d'avervi udito». E a questo punto, aprii intieramente la porta.
    Vi era solo la tenebra, e nulla più.

    V.

    Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare; ma il silenzio rimase intatto, e l'oscurità non diede nessun segno di vita;
    e l'unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Eleonora!»
    Soltanto questo, e nulla più.

    VI.

    Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme; ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
    «Certamente - dissi - certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra.»
    Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
    È certo il vento, e nulla più.

    VII.

    Quindi io spalancai l'imposta; e con molta civetteria, agitando le ali, si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d'altri tempi; egli non fece la menoma riverenza; non esitò, nè ristette un istante ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera, s'appollaiò, e s'installò - e nulla più.

    VIII.

    Allora, quest'uccello d'ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere, con la grave e severa dignità del suo aspetto:
    «Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso - io dissi - tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico corvo errante lontanto dalle spiagge della Notte dimmi qual è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte!»
    Disse il corvo: «Mai più». (1)

    (1) In inglese è «no more» che ha molto del gracchiare del corvo.

    IX.

    Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello, sebbene la sua risposta fosse poco sensata - fosse poco a proposito; poichè non possiamo fare a meno d'ammettere, che nessuna vivente creatura umana, mai, finora, fu beata dalla visione d'un uccello sulla porta della sua camera, con un nome siffatto: «Mai più».

    X.

    Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente quest'unica parola, come se la sua anima in quest'unica parola avesse effusa.
    Niente di nuovo egli pronunziò - nessuna penna egli agitò - finchè in tono appena più forte di un murmure, io dissi: «Altri amici mi hanno già abbandonato, domani anch'esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato».
    Allora, l'uccello disse: «Mai più».

    XI.

    Trasalendo, perchè il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta:
    «Senza dubbio - io dissi - ciò ch'egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza, presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura perseguì sempre più rapida, finchè le sue canzoni ebbero un solo ritornello, finchè i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
    «Mai, - mai più».

    XII.

    Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso, subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all'uccello, al busto e alla porta; quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d'altri tempi, che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d'altri tempi
    intendea significare gracchiando: «Mai più».

    XIII.

    Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba all'uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell'intimo del mio petto; io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente; ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente Ella non premerà, ah! - mai più!

    XIV.

    Allora mi parve che l'aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile, agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
    «Disgraziato! - esclamai - il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti ha inviato il sollievo - il sollievo e il nepente per le tue memorie di Eleonora! Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Eleonora!»
    Disse il corvo: «Mai più».

    XV.

    - «Profeta - io dissi - creatura del male! - certamente profeta, sii tu uccello o demonio! -
    - «Sia che il tentatore l'abbia mandato, sia che la tempesta t'abbia gettato qui a riva, desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata in questa visitata dall'orrore - dimmi, in verità, ti scongiuro
    - «Vi è - vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi - ti scongiuro. -
    Disse il corvo: «Mai più».

    XVI.

    - «Profeta! - io dissi - creatura del male! - Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
    - «Per questo Cielo che s'incurva su di noi - per questo Dio che tutti e due adoriamo - di' a quest'anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden, essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Eleonora, abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Eleonora».
    Disse il corvo: «Mai più».

    XVII.

    - «Sia questa parola il nostro segno d'addio, uccello o demonio!» - io urlai, balzando in piedi. «Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte! Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita! Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
    Disse il corvo: «Mai più».

    XVIII.

    E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d'un demonio che sogna; e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia, fuori di quest'ombra, che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!

    Edgar Allan Poe
    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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    • Tiberio
      Opinionista
      • 16/08/16
      • 3530

      #1472
      Poesie di Charles Baudelaire

      ......Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi,

      uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo.

      È la Noia! L'occhio gravato da una lagrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello! (Introduzione a I fiori del male)

      Corrispondenze

      E' un tempio la Natura ove viventi
      pilastri a volte confuse parole
      mandano fuori; la attraversa l'uomo
      tra foreste di simboli dagli occhi
      familiari. I profumi e i colori
      e i suoni si rispondono come echi
      lunghi che di lontano si confondono
      in unità profonda e tenebrosa,
      vasta come la notte ed il chiarore.

      Esistono profumi freschi come
      carni di bimbo, dolci come gli òboi,
      e verdi come praterie; e degli altri
      corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno
      l'espansione propria alle infinite
      cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,
      il benzoino, e cantano dei sensi
      e dell'anima i lunghi rapimenti.
      Last edited by Tiberio; 23-09-2016, 11:17.
      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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      • Tiberio
        Opinionista
        • 16/08/16
        • 3530

        #1473
        L’ALBATRO



        Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
        Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
        Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
        Il vascello che va sopra gli abissi amari.

        E li hanno appena posti sul ponte della nave
        Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro
        Pietosamente calano le grandi ali bianche,
        Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

        Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
        Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!
        Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
        L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!

        Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
        Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
        Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
        Per le ali di gigante non riesce a camminare.
        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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        • Tiberio
          Opinionista
          • 16/08/16
          • 3530

          #1474
          L'invito al viaggio

          Sorella mia, mio bene,
          che dolce noi due insieme,
          pensa, vivere là!
          Amare a sazietà,
          amare e morire
          nel paese che tanto ti somiglia!
          I soli infradiciati
          di quei cieli imbronciati
          hanno per il mio cuore
          il misterioso incanto
          dei tuoi occhi insidiosi
          che brillano nel pianto.

          Là non c'è nulla che non sia beltà,
          ordine e lusso, calma e voluttà.

          Mobili luccicanti
          che gli anni han levigato
          orneranno la stanza;
          i più rari tra i fiori
          che ai sentori dell'ambra
          mischiano i loro odori,
          i soffitti sontuosi,
          le profonde specchiere, l’orientale
          splendore, tutto là
          con segreta dolcezza
          al cuore parlerà
          la sua lingua natale.

          Là non c'è nulla che non sia beltà,
          ordine e lusso, calma e voluttà.

          Vedi su quei canali
          dormire bastimenti
          d'animo vagabondo,
          qui a soddisfare i minimi
          tuoi desideri accorsi
          dai confini del mondo.
          - Nel giacinto e nell'oro
          avvolgono i calanti
          soli canali e campi
          e l'intera città
          il mondo trova pace
          in una calda luce.

          Là non c'è nulla che non sia beltà
          ordine e lusso, calma e voluttà.
          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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          • Tiberio
            Opinionista
            • 16/08/16
            • 3530

            #1475
            Il rinnegamento di san Pietro

            Che se ne fa Dio di quel fiotto d’anatemi
            che sale ogni giorno verso i suoi diletti Serafini?
            Come un tiranno satollo di carne e di vini,
            s’addormenta al dolce brusio delle nostre orrende bestemmie.

            I singhiozzi dei martiri e dei supplizziati
            sono certamente una sinfonia inebriante,
            se, malgrado il sangue che costa la loro voluttà,
            i cieli non ne sono ancora sazi.

            - Ah! Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi!
            Nella tua ingenuità pregavi in ginocchio
            colui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi
            che ignobili carnefici piantavano nella tue carni vive.

            E quando vedesti sputare sulla tua divinità
            la feccia del corpo di guardia e delle cucine,
            e sentisti penetrare le spine
            nel tuo cranio in cui viveva l’immensa Umanità;

            quando il tremendo peso del tuo corpo stremato
            stirava le tue braccia distese, e il tuo sangue
            e il tuo sudore colavano dalla tua fronte impallidita,
            e fosti posto davanti a tutti come un bersaglio,

            ripensavi a quei giorni così radiosi e belli
            in cui venisti per compiere l’eterna promessa,
            in cui percorrevi, in groppa ad un asinello paziente,
            strade cosparse di fiori e di ramoscelli,

            in cui, col cuore gonfio di speranza e di coraggio,
            fustigavi con forza quei vili mercanti,
            quando, infine, fosti maestro? Il rimorso
            non penetrò nel tuo fianco più in fondo della lancia?

            - Quanto a me, uscirò certo volentieri
            da un mondo in cui l’azione non è sorella del sogno;
            possa io usare la spada e di spada perire!
            San Pietro ha rinnegato Gesù… Ha fatto bene!
            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1476
              Il ribelle

              Un Angelo furibondo piomba dal cielo come un’aquila,
              afferra a pugno pieno i capelli del miscredente
              e gli dice, scuotendolo: «Tu devi conoscere la regola!
              (io sono il tuo buon Angelo, capisci?) lo esigo!

              Sappi che si deve amare, senza tante smorfie,
              il povero, il cattivo, lo storpio, l’ebete:
              così tu potrai fare a Gesù, quand’egli passa,
              un tappeto trionfale con la tua carità.

              Così è l’Amore. Prima che il tuo cuore diventi indifferente,
              riaccendi la tua estasi alla gloria di Dio:
              è questa la vera, duratura Voluttà!».

              E l’Angelo, castigando nella misura che ama,
              tortura con le sue mani di gigante il maledetto.
              Ma il dannato risponde sempre: «No, non voglio!»
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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              • Tiberio
                Opinionista
                • 16/08/16
                • 3530

                #1477
                Spleen

                Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
                Sull'anima gemente in preda a lunghi affanni,
                E in un unico cerchio stringendo l'orizzonte
                Riversa un giorno nero più triste dell notti;

                Quando la terra cambia in un'umida cella,
                Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
                Sbattendo la sua timida ala contro i muri
                E picchiando la testa sul fradicio soffitto;

                Quando la pioggia stende le sue immense strisce
                Imitando le sbarre di una vasta prigione,
                E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
                Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;

                Delle campane a un tratto esplodono con furia
                Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
                Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
                Che si mettano a gemere in maniera ostinata.

                - E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
                Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
                Vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica ed atroce,
                Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera..
                "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                • Tiberio
                  Opinionista
                  • 16/08/16
                  • 3530

                  #1478
                  Desiderio del nulla

                  Anima uggiosa, un tempo amante della lotta,
                  la Speranza, che dava di sprone ad accenderti,
                  non vuol più cavalcarti! Senza pudore coricati,
                  vecchio cavallo che in ogni ostacolo intoppa.

                  Rassegnati, cuore mio, dormi dei bruti il sonno.

                  Fiaccato spirito, vinto! Per te, vecchio predone,
                  l'amor non ha più gusto, non più ne ha la disputa;
                  piaceri, basta testare un cuore tetro nel broncio!
                  Addio dunque, sospiro di flauti e canto di ottoni!

                  L'adorabile Primavera ha perso il profumo!

                  E intanto il Tempo m'inghiotte minuto per minuto,
                  come immensa la neve corpo rigido per il gelo;
                  e dall'alto contemplo questo rotondo globo
                  e non vi cerco più la protezione d'un rifugio.

                  Valanga, vuoi trascinarmi con te nella caduta?
                  "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1479
                    Vocali

                    A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
                    io dirò un giorno i vostri ascosi nascimenti:
                    A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
                    che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,

                    golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
                    lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle;
                    I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
                    Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;

                    U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi,
                    quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe
                    che l'alchimia imprime alle fronti studiose.

                    O, la suprema Tromba piena di stridi strani,
                    silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
                    - O, l'Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!

                    Arthur Rimbaud
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                    • Tiberio
                      Opinionista
                      • 16/08/16
                      • 3530

                      #1480
                      Soldati

                      Si sta come
                      d'autunno
                      sugli alberi
                      le foglie.

                      Giuseppe Ungaretti
                      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #1481
                        Uomo del mio tempo

                        Sei ancora quello della pietra e della fionda,
                        uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
                        con le ali maligne, le meridiane di morte,
                        t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
                        alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
                        con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
                        senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
                        come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
                        gli animali che ti videro per la prima volta.
                        E questo sangue odora come nel giorno
                        Quando il fratello disse all’altro fratello:
                        «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
                        è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
                        Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
                        Salite dalla terra, dimenticate i padri:
                        le loro tombe affondano nella cenere,
                        gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

                        Salvatore Quasimodo
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • Tiberio
                          Opinionista
                          • 16/08/16
                          • 3530

                          #1482
                          Mattina

                          M'illumino
                          d'immenso.

                          G. Ungaretti
                          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                          • Tiberio
                            Opinionista
                            • 16/08/16
                            • 3530

                            #1483
                            Ed è subito sera

                            Ognuno sta solo sul cuor della terra
                            trafitto da un raggio di Sole:
                            ed è subito sera.

                            Salvatore Quasimodo
                            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                            • Tiberio
                              Opinionista
                              • 16/08/16
                              • 3530

                              #1484
                              Il tramonto della Luna

                              Quale in notte solinga,
                              Sovra campagne inargentate ed acque,
                              Là 've zefiro aleggia,
                              E mille vaghi aspetti
                              E ingannevoli obbietti
                              Fingon l'ombre lontane
                              Infra l'onde tranquille
                              E rami e siepi e collinette e ville;
                              Giunta al confin del cielo,
                              Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
                              Nell'infinito seno
                              Scende la luna; e si scolora il mondo;
                              Spariscon l'ombre, ed una
                              Oscurità la valle e il monte imbruna;
                              Orba la notte resta,
                              E cantando, con mesta melodia,
                              L'estremo albor della fuggente luce,
                              Che dianzi gli fu duce,
                              Saluta il carrettier dalla sua via;

                              Tal si dilegua, e tale
                              Lascia l'età mortale
                              La giovinezza. In fuga
                              Van l'ombre e le sembianze
                              Dei dilettosi inganni; e vengon meno
                              Le lontane speranze,
                              Ove s'appoggia la mortal natura.
                              Abbandonata, oscura
                              Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
                              Cerca il confuso viatore invano
                              Del cammin lungo che avanzar si sente
                              Meta o ragione; e vede
                              Che a se l'umana sede,
                              Esso a lei veramente è fatto estrano.

                              Troppo felice e lieta
                              Nostra misera sorte
                              Parve lassù, se il giovanile stato,
                              Dove ogni ben di mille pene è frutto,
                              Durasse tutto della vita il corso.
                              Troppo mite decreto
                              Quel che sentenzia ogni animale a morte,
                              S'anco mezza la via
                              Lor non si desse in pria
                              Della terribil morte assai più dura.
                              D'intelletti immortali
                              Degno trovato, estremo
                              Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
                              La vecchiezza, ove fosse
                              Incolume il desio, la speme estinta,
                              Secche le fonti del piacer, le pene
                              Maggiori sempre, e non più dato il bene.

                              Voi, collinette e piagge,
                              Caduto lo splendor che all'occidente
                              Inargentava della notte il velo,
                              Orfane ancor gran tempo
                              Non resterete; che dall'altra parte
                              Tosto vedrete il cielo
                              Imbiancar novamente, e sorger l'alba:
                              Alla qual poscia seguitando il sole,
                              E folgorando intorno
                              Con sue fiamme possenti,
                              Di lucidi torrenti
                              Inonderà con voi gli eterei campi.
                              Ma la vita mortal, poi che la bella
                              Giovinezza sparì, non si colora
                              D'altra luce giammai, nè d'altra aurora.
                              Vedova è insino al fine; ed alla notte
                              Che l'altre etadi oscura,
                              Segno poser gli Dei la sepoltura.

                              Giacomo Leopardi
                              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                              • meogatto
                                Opinionista
                                • 06/02/16
                                • 5192

                                #1485
                                Mr mortimer
                                Da un esperto:asd, per un mancato cambio dissi ad uno, ti auguro un brutto natale e un pessimo capodanno.
                                Si schianto' contro il casello

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