Poesie

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  • Bauxite
    Cosmo-Agonica

    • 25/12/09
    • 36341

    #1561
    Ritratto di donna

    Deve essere a scelta.
    Cambiare, purché niente cambi.
    E’ facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
    Ha gli occhi se occorre, ora azzurri, ora grigi,
    neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
    Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
    Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
    Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
    Debole, ma ce la farà.
    Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
    Legge Jaspers e le riviste femminili.
    Non sa a cosa serve questa vite, e costruirà un ponte.
    Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
    Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
    soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
    una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
    Dove è che corre, non sarà stanca?
    Ma no, solo un poco, molto, non importa.
    O lo ama, o si è intestardita.
    Nel bene, nel male, e per l’amore del cielo.


    W. Szymborska

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    • Bauxite
      Cosmo-Agonica

      • 25/12/09
      • 36341

      #1562
      Bene, vediamo un po’ come fiorisci,
      come ti apri, di che colore hai i petali,
      quanti pistilli hai, che trucchi usi
      per spargere il tuo polline e ripeterti,
      se hai fioritura languida o violenta,
      che portamento prendi, dove inclini,
      se nel morire infradici o insecchisci,
      avanti su, io guardo, tu fiorisci.

      Patrizia Cavalli

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66039

        #1563
        Succede che mi stanco di essere uomo
        Succede che entro nelle sartorie e nei cinema smorto,
        impenetrabile, come un cigno di feltro
        che naviga in un’acqua di origine e di cenere.
        L’odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere
        Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana
        Non voglio più vedere stabilimenti e giardini
        Mercanzie, occhiali e ascensori.
        Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie
        E dei miei capelli e della mia ombra
        Succede che mi stanco di essere uomo.
        Dopo tutto sarebbe delizioso
        Spaventare un notaio con un giglio mozzo
        O dar morte a una monaca con un colpo d’orecchio.
        Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde
        E gettar grida fino a morir di freddo.
        Non voglio essere più radice nelle tenebre,
        barcollante, con brividi di sonno, proteso all’ingiù,
        nelle fradicie argille della terra
        assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni.
        Non voglio per me tante disgrazie
        Non voglio essere più radice e tomba
        Sotterraneo deserto, stiva di morti,
        intirizzito, morente di pena.
        E per ciò il lunedì brucia come il petrolio
        Quando mi vede giungere con viso da recluso
        E urla nel suo scorrere come ruota ferita
        E fa passi di sangue caldo verso la morte.
        E mi spinge in certi angoli, in certe case umide,
        in ospedali dove le ossa escono dalla finestra,
        in certe calzolerie che puzzano d’aceto
        in strade spaventose come crepe.
        Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini
        Appesi alle porte delle case che odio,
        vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria
        vi sono specchi
        che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento,
        vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi.
        Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe,
        con furia, con oblio
        passo attraverso uffici e negozi ortopedici
        e cortili con panni tesi a un filo metallico:
        mutande, camicie e asciugamani che piangono
        lente lacrime sporche.

        PABLO NERUDA
        amate i vostri nemici

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        • Acquerapide
          Opinionista
          • 14/07/08
          • 8254

          #1564
          « Essere, o non essere, questo è il problema:
          se sia più nobile nella mente soffrire
          colpi di fionda e dardi d'atroce fortuna
          o prender armi contro un mare d'affanni
          e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
          nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
          al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
          di cui è erede la carne: è una conclusione
          da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
          Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,
          perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
          dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
          deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
          che dà alla sventura una vita così lunga.
          Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
          il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo,
          gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,
          l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
          che il merito paziente riceve dagli indegni,
          quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
          con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
          grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
          se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
          il paese inesplorato dalla cui frontiera
          nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
          e ci fa sopportare i mali che abbiamo
          piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
          Così la coscienza ci rende tutti codardi,
          e così il colore naturale della risolutezza
          è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
          e imprese di grande altezza e momento
          per questa ragione deviano dal loro corso
          e perdono il nome di azione. »

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66039

            #1565
            Sei arrivata nella mia vita
            con ciò che ti stavi portando,
            già fatto
            di luce, di ombra e di pane io ti aspettai,
            e come tale ho bisogno di te,
            Così ti amo,
            ed a coloro che vogliono sentire domani
            quello che io non gli dico, lasciate che leggano qui,
            e lasciali perdere per oggi, perché è presto
            per questi argomenti.

            Domani daremo loro solo
            una foglia dell’albero del nostro amore, una foglia
            che cadrà sulla terra
            come se fosse stata prodotta dalle nostra labbra
            come un bacio che cade
            dalle nostre altezze invincibili
            per mostrare il fuoco e la tenerezza
            di un amore vero.

            PABLO NERUDA
            amate i vostri nemici

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            • Acquerapide
              Opinionista
              • 14/07/08
              • 8254

              #1566
              "...la lor cieca vita è tanto bassa, che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte. Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa."

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              • Bauxite
                Cosmo-Agonica

                • 25/12/09
                • 36341

                #1567

                Fotografia di mio padre a ventidue anni


                Ottobre. In questa cucina umida ed estranea
                studio il giovane viso imbarazzato di mio padre.
                Con un sorriso mansueto, tiene in mano un filo
                di persici gialli e spinosi, nell’altra
                una bottiglia di birra Carlsbad.

                In jeans e maglietta, si appoggia
                al paraurti di una Ford del 1934.
                Vorrebbe apparire cordiale e sincero ai posteri,
                porta il suo vecchio cappello alzato sull’orecchio.
                Per tutta la vita mio padre ha cercato di essere spavaldo.

                Ma gli occhi lo tradiscono, e le mani
                il filo mollemente offerto dei pesci morti
                la bottiglia di birra. Padre, ti voglio bene,
                ma come faccio a dirti grazie, io che, come te, non reggo l’alcool,
                e non conosco neppure i posti dove pescare?

                Raymond Carver

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                • Acquerapide
                  Opinionista
                  • 14/07/08
                  • 8254

                  #1568
                  « S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
                  s'i' fosse vento, lo tempesterei;
                  s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
                  s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;

                  s'i' fosse papa, sare' allor giocondo,
                  ché tutti cristïani imbrigherei;
                  s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
                  A tutti mozzarei lo capo a tondo.

                  S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
                  s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
                  similemente farìa da mi' madre,

                  S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
                  torrei le donne giovani e leggiadre:
                  e vecchie e laide lasserei altrui. »

                  Cecco Angiolieri, ribelle ante litteram

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                  • follemente
                    Opinionista

                    • 22/12/09
                    • 11731

                    #1569
                    Nella moltitudine
                    Sono quella che sono.
                    Un caso inconcepibile
                    come ogni caso.
                    In fondo avrei potuto avere
                    altri antenati,
                    e così avrei preso il volo
                    da un altro nido,
                    così da sotto un altro tronco
                    sarei strisciata fuori in squame.
                    Nel guardaroba della natura
                    c'è un mucchio di costumi: di
                    ragno, gabbiano, topo campagnolo.
                    Ognuno calza subito a pennello
                    e docilmente è indossato
                    finché non si consuma.
                    Anch'io non ho scelto,
                    ma non mi lamento.
                    Potevo essere qualcuno
                    molto meno a parte.
                    Qualcuno d'un formicaio, banco, sciame ronzante,
                    una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
                    Qualcuno molto meno fortunato,
                    allevato per farne una pelliccia,
                    per il pranzo della festa,
                    qualcosa che nuota sotto un vetrino.
                    Un albero conficcato nella terra,
                    a cui si avvicina un incendio.
                    Un filo d'erba calpestato
                    dal corso di incomprensibili eventi.
                    Uno nato sotto una cattiva stella,
                    buona per altri.
                    E se nella gente destassi spavento,
                    o solo avversione,
                    o solo pietà?
                    Se al mondo fossi venuta
                    nella tribù sbagliata
                    e se avessi tutte le strade precluse?
                    La sorte, finora,
                    mi è stata benigna.
                    Poteva non essermi dato
                    il ricordo dei momenti lieti.
                    Poteva essermi tolta
                    l'inclinazione a confrontare.
                    Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
                    e ciò vorrebbe dire
                    qualcuno di totalmente diverso.


                    (Wislawa Szymborska)

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                    • Acquerapide
                      Opinionista
                      • 14/07/08
                      • 8254

                      #1570
                      Had I the heavens' embroidered cloths,
                      Enwrought with golden and silver light,
                      The blue and the dim and the dark cloths
                      Of night and light and the half-light,
                      I would spread the cloths under your feet:
                      But I, being poor, have only my dreams;
                      I have spread my dreams under your feet;
                      Tread softly because you tread on my dreams.


                      W.B.Yeats

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                      • Magiostrina
                        Chiamatemi Margherita
                        • 18/10/17
                        • 3564

                        #1571
                        Passerò per piazza di Spagna

                        Sarà un cielo chiaro.
                        S’apriranno le strade
                        sul colle di pini e di pietra.
                        Il tumulto delle strade
                        non muterà quell’aria ferma.
                        I fiori spruzzati
                        di colori alle fontane
                        occhieggeranno come donne
                        divertite. Le scale
                        le terrazze le rondini
                        canteranno nel sole.
                        S’aprirà quella strada,
                        le pietre canteranno,
                        il cuore batterà sussultando
                        come l’acqua nelle fontane
                        sarà questa la voce
                        che salirà le tue scale.
                        Le finestre sapranno
                        l’odore della pietra e dell’aria
                        mattutina. S’aprirà una porta.
                        Il tumulto delle strade
                        sarà il tumulto del cuore
                        nella luce smarrita.

                        Sarai tu – ferma e chiara.

                        (Cesare Pavese)
                        Non si ha fiducia negli altri perché essi se la meritano, ma perché merita di averla colui che la prova.

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                        • Magiostrina
                          Chiamatemi Margherita
                          • 18/10/17
                          • 3564

                          #1572
                          Schierandosi

                          Il peso da 56 libbre. Solida unità di ferro
                          della negazione; marchiata e fusa con un tramezzo,
                          una corta traversa forgiata per maniglia,
                          spessa come un piolo,

                          peso squadrato dall’aspetto innocuo,
                          finché non provi a sollevarlo, quindi uno scricchiolio d’ossa,
                          forza disintegra-vita.

                          Nera scatola di gravità, l’inamovibile
                          stampo, tarchiata radice del peso morto.
                          Eppure prova a controbilanciarlo

                          con un altro peso posto su una basculla
                          – una basculla ben calibrata, oleata di fresco –
                          e ogni cosa trema, si effonde di dare e avere.

                          *

                          E a questo ammontano le buone notizie:
                          questo principio del sopportare, del far buon viso
                          a cattivo gioco e dare il proprio appoggio dovendo solo

                          controbilanciare con il proprio ciò che è intollerabile
                          negli altri, dovendo sopportare
                          qualsiasi cosa sia stata concordata e accettata

                          contro il nostro migliore giudizio. La sofferenza
                          passiva fa andare in tondo il mondo.
                          Pace sulla terra, uomini di buona volontà, tutto ciò

                          porta bene finché l’equilibrio tiene,
                          il piatto sorge fermo e lo sforzo dell’angelo
                          si prolunga fino a un grado sovrumano.

                          *

                          Rifiutare l’altra guancia, lanciare la pietra,
                          non agire così, alle volte, non contrastare
                          l’adempiente che ti offende d’essere

                          è fallire il colpo, te stesso, la regola intrinseca.
                          Maledici chi ti ha colpito! Quando i soldati beffeggiarono
                          Gesù bendato ed Egli, a sua volta, non li irrise

                          non si offesero né impararono nulla, tuttavia
                          qualcosa fu reso manifesto – il potere
                          del potere non esercitato, della speranza intuita

                          dagli impotenti, per sempre! Tuttavia, per Cristo,
                          fammi un favore, almeno per questa volta:
                          maledici, dai scandalo, lancia la pietra.

                          *

                          Due aspetti in ogni questione, certo, certo…
                          ma ogni tanto, schierarsi è la sola cosa
                          a cui si può ricorrere e senza

                          discolparsi o compatirsi.
                          Ahimè, una sera che ci voleva un colpo a seguire,
                          e un colpo secco t’avrebbe fatto rodere d’invidia,

                          replicasti ch’era la mia limitatezza
                          a mantenermi destro, e avesti una mia prima resa.
                          Mi trattenni quando avrei dovuto invece darci dentro

                          e persi (mea culpa) il mordente.
                          Una cavalleria del tutto fuori luogo, vecchio mio.
                          A questo punto, solo un colpo basso lava l’onta.

                          Seamus Heaney
                          Non si ha fiducia negli altri perché essi se la meritano, ma perché merita di averla colui che la prova.

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                          • Bauxite
                            Cosmo-Agonica

                            • 25/12/09
                            • 36341

                            #1573
                            La notte

                            Ma la notte ventosa, la limpida notte
                            che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
                            è un ricordo. Perdura una calma stupita
                            fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
                            di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
                            ricordare.
                            Talvolta ritorna nel giorno
                            nell'immobile luce del giorno d'estate,
                            quel remoto stupore.
                            Per la vuota finestra
                            il bambino guardava la notte sui colli
                            freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
                            vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
                            che stormivano al buio, apparivano i colli
                            dove tutte le cose del giorno, le coste
                            e le piante e le vigne, eran nitide e morte
                            e la vita era un'altra, di vento, di cielo,
                            e di foglie e di nulla.
                            Talvolta ritorna
                            nell'immobile calma del giorno il ricordo
                            di quel vivere assorto, nella luce stupita.




                            Cesare Pavese

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                            • Acquerapide
                              Opinionista
                              • 14/07/08
                              • 8254

                              #1574
                              Oblìo

                              Il tuo chiamare accanto alla tua voce,
                              ultima libertà senza paese,
                              fu desolato amore che distese
                              in te solo caduto la sembianza

                              Ascolto, all'eco della lontananza
                              mare morto nel mare alla sua foce

                              Tutto si calma di memoria e resta
                              il confine più dolce della terra,
                              una lontana cupola di festa.


                              Alfonso Gatto

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                              • follemente
                                Opinionista

                                • 22/12/09
                                • 11731

                                #1575
                                Signore, a fare data dal mese prossimo
                                voglia accettare le mie dimissioni.
                                E provvedere, se crede, a sostituirmi.
                                Lascio molto lavoro non compiuto,
                                sia per ignavia, sia per difficoltà obiettive.
                                Dovevo dire qualcosa a qualcuno,
                                ma non so più che cosa e a chi: l'ho scordato.
                                Dovevo anche dare qualcosa,
                                una parola saggia, un dono, un bacio;
                                ho rimandato da un giorno all'altro. Mi scusi,
                                Provvederò nel poco tempo che resta.
                                Ho trascurato, temo, clienti di riguardo.
                                Dovevo visitare città lontane, isole, terre deserte;
                                le dovrà depennare dal programma
                                o affidarle alle cure del successore.
                                Dovevo piantare alberi e non l'ho fatto;
                                costruirmi una casa, forse non bella, ma conforme a un disegno.
                                Principalmente, avevo in animo un libro meraviglioso, caro signore,
                                che avrebbe rivelato molti segreti, alleviato dolori e paure,
                                sciolto dubbi, donato a molta gente
                                il beneficio del pianto e del riso.
                                Ne troverà traccia nel mio cassetto,
                                in fondo, tra le pratiche inevase;
                                Non ho avuto tempo per svolgerla.
                                È peccato, sarebbe stata un'opera fondamentale.
                                -
                                Le pratiche inevase, di Primo Levi

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