Essere un artista

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70493

    #1

    Essere un artista

    Una discussione che mi è venuta in mente parlando con alcune persone.
    Cosa fa di una persona "un'artista"? Cosa la rende tale?
    Io amo l'arte e faccio arte, ma non mi sono mai considerata un'artista.
    Poi, qualche giorno fa, le fondatrici di un collettivo artistico mi hanno chiesto di entrarne a far parte. Le ho guardate un po' stupita: "Ma io non sono un'artista", ho risposto.
    Loro mi hanno guardato ancora più stupite: "Ma come no? Certo che lo sei".
    E di qui, mi sono chiesta: quando una persona può essere considerata "artista"? E' sufficiente fare arte, per essere artisti?
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12617

    #2
    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    Poi, qualche giorno fa, le fondatrici di un collettivo artistico mi hanno chiesto di entrarne a far parte.
    ...hai già dato la risposta...
    Daverio (mica l'ultimo arrivato...) ha fatto nascere l'Impressionismo (e la fortuna degli "impressionisti"), con la decisione di un gruppo di mercanti (d'arte, ovviamente) americani di "sponsorizzarli". Quindi.
    "Fare "arte"...e cosa vuol dire? Arte= prodotto dell'artista...
    ...e non diventiamo volgarscurrili, con citazioni "manzoniane" (...."quello", si, l'artista....)
    ...vassapé...

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24593

      #3
      Daverio (mica l'ultimo arrivato...) ha fatto nascere l'Impressionismo (e la fortuna degli "impressionisti"), con la decisione di un gruppo di mercanti (d'arte, ovviamente) americani di "sponsorizzarli". Quindi.
      "Fare "arte"...e cosa vuol dire? Arte= prodotto dell'artista...
      oddio, ai tempi dell'assessorato Daverio era quasi un secolo che gli impressionisti vendevano bene;

      purtroppo, l'arte - spoiler - non si può più definire oggettivamente; è una relazione tra produttore e pubblico, per cui se un cluster rilevante del pubblico che frequenta, il "mondo dell'arte" (Warburton: la questione dell'arte, Feltrinelli) decide di attribuire lo status, non ci sono modi per escludere;

      Daverio, però, tra gli altri, declina il carattere dell'ispirazione, la personalità dell'artista in un modo che cerca di essere quanto più onesto possibile - cioè, non si sottrae a critiche, si espone;

      senza pretendere definizioni esaustive, lui sostiene che l'opera, per essere arte, deve contenere sistemicamente - nel senso del sistema oggettivo di segni/linguaggio - un'ambiguità di lettura; che so, le provocazioni dei modelli di Caravaggio, la mano sfocata di Rembrandt, e tutte le evidenti rappresentazioni non mimetiche della realtà - cioè che non vogliono emularla in modo credibile, fotografico, ma suggerire altro; fino all'orinatoio, ecc...

      l'ambiguità si contrappone al funzionalismo didascalico, dove il segno esaurisce la sua funzione in ciò che è la lettura esplicita; le 4 pagine per montare un mobile idea non sono arte; ma se io ne faccio un'emulazione, mostrando come si apparecchia la tavola e si porta il cucchiaio alla bocca o si posizionano le posate, potrei essere un artista che sollecita in modo evidente un messaggio che il recipiente è chiamato a integrare con la sua sensibilità: sta dicendo: stare a tavola è un piacere che si gusta meglio senza lo smartphone nella mano libera, ecc..., ma non lo dice con le mie parole; sarebbe un saggio morale; lo dice in un modo che chiede al recipiente di intuire e pronunciarsi prima di ogni analisi;

      ora che mi viene in mente, è un processo parente stretto dell'umorismo, come il ridere alla battuta.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • restodelcarlino
        giullare

        • 13/05/19
        • 12617

        #4
        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
        oddio, ai tempi dell'assessorato Daverio era quasi un secolo che gli impressionisti vendevano bene;

        ed é a quei tempi (un secolo fa) che faceva riferimento. Ho un dubbio se la memoria mi tradisca a proposito della nazionalità, ma il concetto era quello: sono diventati "gli impressionisti", quando hanno deciso di "farne un mercato".
        Appena possibile (ora non ho il tempo), sfogliero' i volumi di Daverio della biblioteca e trovero' il brano esatto.
        ...vassapé...

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24593

          #5
          Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
          ed é a quei tempi (un secolo fa) che faceva riferimento. Ho un dubbio se la memoria mi tradisca a proposito della nazionalità, ma il concetto era quello: sono diventati "gli impressionisti", quando hanno deciso di "farne un mercato".
          Appena possibile (ora non ho il tempo), sfogliero' i volumi di Daverio della biblioteca e trovero' il brano esatto.
          Daverio era un maieuta; certamente una tra le persone pubbliche che mi hanno influenzato di più; diceva cose per far riflettere;
          la commerciabilità non inficia il valore artistico, se c'è; al più, può esercitare una pressione sul pubblico - acquirente o meno - perché almeno finga di apprezzare; però poi ci arriva;
          oggi Corot e De Nittis "valgono" meno di Pollock per il mercato degli investimenti - una stima relativa nella scarsità - ma non è che diciamo che schifo, erano una bufala inventata dai mercanti;

          la cosa interessante è che, malgrado la discutibilità di tutto, anche le cose più mediate mettono poco a trovare la giusta collocazione; la entartete Kunst piaceva a molti piu tedeschi di quella di regime, come anche il realismo socialista non ha mai smosso emozioni;
          si può anche essere insensibili a cose che ad altri piacciono, ma difficilmente si viene autenticamente emozionati da messaggi poveri di ambiguità di lettura.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • King Kong
            رباني
            • 05/07/17
            • 2377

            #6
            L'artista é qualcuno che ha un messaggio intrinseco e che usa una tecnica (pittura, scultura, scrittura, teatro, musica, recitazione...) nel tentativo di esprimere il suo sentire.
            Chi assiste o contempla una delle sue opere non puó che restare stupito dalla bellezza e dalla qualità espresse e riconosce un pregio fuori dal comune.
            Ma l'artista sa di aver solo applicato una tecnica.
            IMHO
            Aut hic aut nullubi

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            • Kanyu
              *

              • 10/05/19
              • 23129

              #7
              Può significare varie cose. In generale quella dell'artista è una condizione di privilegio per il fatto che l'artista ha l'opportunità di esprimersi e di trasmettere qualcosa di sé stesso, un fatto non concesso a tutti.
              Permette di essere sostanzialmente liberi e senza regole imposte, anche se non in tutti i casi, bisogna fare le dovute differenze, (chi lavora individualmente ha la possibilità di operare in completa libertà, chi lavora invece in equipe o in gruppo, deve sottostare comunque a regole).
              Esiste anche un ulteriore privilegio, non da poco. Quello di poter fare l'anticonformista, l'originale, in un mondo in cui si è inquadrati e bisogna sottostare a regole. In un mondo dove per tutti ci sono regole, l'artista è uno che le può rompere.
              L'artista, inoltre, se riesce ad affermarsi, può permettersi di fare qualsiasi cosa, e di essere ascoltato comunque, al di là della qualità o del valore del suo operato.
              E alla fine “ciò che ami rimane, il resto è scoria” perché il vero artista, per come la vedo io, crea soprattutto per sé stesso.


              "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

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              • ReginaD'Autunno
                Sovrana di Bellezza

                • 01/05/19
                • 12128

                #8
                Io mi sono sentita veramente un artista sin da quando ero piccola specialmente quando ho dipinto per la festa della mamma un bellissimo specchio che ho ancora nella mia camera, ed è talmente bello che ancora oggi mia madre si chiede come ha fatto una bambina di 8 anni a dipingerlo, e questa mia passione è cresciuta con me...
                Al professionale per stilisti di moda realizzai una collezione di abiti ispirata al pittore Sandro Botticelli e mi venne veramente bene tanto che la volevo portare agli esami di maturità, quando poi mi dissero che non potevo perchè il programma di quell'anno era il '900 e il Rinascimento era '400, non ho fatto tragedie, presi il libro di storia dell'arte e mi scelsi un altro pittore, e fu un colpo di fulmine per me il dipinto "Dinamismo di un cane al guinzaglio" del pittore futurista Giacomo Balla, e realizzai una stupenda collezione su di lui, e agli esami fu un trionfo! Perchè si capì sia la mia passione per l'arte, che per il piacere e l'onore che provai portando quel pittore così bello!
                Corteggiata da l'aure e dagli amori, siede sul trono de la siepe ombrosa, bella regina dè fioriti odori, in colorita maestà la rosa CLAUDIO ACHILLINI
                La regina del sud sorgerà nel giudizio. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.(MT12:42)

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                • dark lady
                  la viaggiatrice
                  • 09/03/05
                  • 70493

                  #9
                  Noto che alcuni di voi, i più pragmatici, riconducono il concetto di arte al mercato che essa produce.
                  Ma è davvero così?
                  L'arte non è più una condizione dell'animo? L'artista non è colui che sa esprimere in modo creativo un messaggio, indipendentemente dal mercato che esso suscita?
                  Come ha giustamente fatto notare Axe, il manuale per montare un mobile dell'Ikea non è arte, neppure se è scritto in modo mirabile. Se sul montaggio del mobile dell'ikea creo un racconto, allora lì si che esce la creatività.
                  Così come se disegno le figure per il montaggio del suddetto mobile, non sto producendo arte. Se inserisco il mobile in un quadro e lo carico di un messaggio, allora sì che diventa arte.
                  Tuttavia, la mia domanda è un attimo oltre: basta questo? Basta produrre dei contenuti artistici per essere un artista? Secondo me, ci vogliono altri elementi. Una continuità, un riconoscimento sociale. Se dipingo un quadro, non è che automaticamente divento un artista. Se inizio a dipingerne numerosi, organizzo mostre, espongo le mie opere, allora forse si, posso fregiarmi di quel titolo.
                  Voi che ne pensate?
                  “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                  Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #10
                    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                    ... Se inserisco il mobile in un quadro e lo carico di un messaggio, allora sì che diventa arte.
                    Tuttavia, la mia domanda è un attimo oltre: basta questo? Basta produrre dei contenuti artistici per essere un artista? Secondo me, ci vogliono altri elementi. Una continuità, un riconoscimento sociale. Se dipingo un quadro, non è che automaticamente divento un artista.
                    beh, in teoria, si; Mozart sarebbe meno artista se avesse composto solo il k622 o il Requiem ?
                    Se inizio a dipingerne numerosi, organizzo mostre, espongo le mie opere, allora forse si, posso fregiarmi di quel titolo.
                    Voi che ne pensate?
                    ovviamente, qui parli della condizione sociale dell'artista, come soggetto di elezione professionale più o meno esclusiva; può andar bene per la nostra società borghese; non per una definizione precisa, che includa ed escluda, come sarebbe necessario;

                    il "pubblico", l'osservatore, è ovviamente necessario; l'arte si manifesta come relazione tra chi la produce e chi ne fruisce;
                    l'evento critico è la sollecitazione di un senso contenuto nel "testo", ma non didascalico; cioè, che eccede quanto esplicitamente rappresentato e crea uno strato accessibile solo con la collaborazione del fruitore, il quale attiva la sua sensibilità per "andare incontro" al messaggio in modo intuitivo; aneddoto per spiegare; la differenza tra una persona educata e di talento e una zappa (io ):

                    2001, con la mia compagna, pittrice, parecchio più intelligente e sensibile di me su molte cose, andiamo a una mostra antologica di Jannis Kounellis; sorvolo sul tutto, perché con il contemporaneo si va sui "brevi cenni sull'universo"; tra le altre cose, c'è un percorso che evoca i Campi, brande di ferro, filo spinato, quarti di bue appesi, coperte militari, numeri stampati su oggetti... io abbastanza freddo, coi miei limiti sul contemporaneo;

                    alla fine del percorso, una croce francescana a "T", sulla quale era appoggiato un sacco pesante dalle estremità che pendevano dai lati, e un coltello conficcato in cima;
                    io guardo un po' interrogativo, e B. mi fa: ma è il sacrificio di Isacco !
                    e improvvisamente mi si accende la luce, anche se è stato come spiegare la barzelletta a uno poco "pronto"

                    con la sua sensibilità e cultura B. aveva colto l'insieme di citazioni di forma, traducendole in un senso, che più esatto non poteva, con tre soli semplicissimi elementi di testo: un corpo morto - come quello dell'avatar
                    di Cono - e il coltello e la croce/altare a connettere infinite rappresentazioni classiche della scena, che a quel punto ovviamente mi si riproponevano;
                    a quel punto il senso più didascalico, il concetto svelato - i Campi sono l'uccisione del figlio senza Dio che interviene - è quasi superfluo, fuori dall'arte, che invece è tale per il modo in cui è stato espresso e suscita quella emozione, e non altre.


                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70493

                      #11
                      Sicuramente una delle belle cose dell'arte è la sua capacità di suscitare emozioni.
                      Credo che poi sia quello lo scopo ultimo di chi produce arte. Suscitare emozioni.
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24593

                        #12
                        Credo che poi sia quello lo scopo ultimo di chi produce arte. Suscitare emozioni
                        questa dovrebbe essere una conseguenza dell'auto-emozionarsi nella creazione;

                        perché se l'artista è consapevole e costruisce consapevolmente l'emozione altrui con la sua tecnica, questo è un processo "controllato", più da mestiere artigianale; nondimeno, può esserci dell'arte in percorsi del testo che a prima vista definiremmo secondari; esempio: le opere di genere, o manieriste:

                        Spielberg ha creato lo Squalo; il film è piaciuto molto e ha avviato il genere "film di squali";
                        il genere parte per soddisfare la domanda di quell'emozione generata dall'originale; non è un'evento creativo, ma una codificazione di forme; però, non è escluso che l'autore-artigiano immetta nel processo sue personali emozioni, di solito distinguibili e autonome rispetto al cliché del genere; per esempio, la caratterizzazione della vittima dello squalo può alludere a personaggi pubblici o atteggiamenti invisi allo sceneggiatore, che si colloca in una trama secondaria;

                        spesso gli operatori di genere sono grandi tecnici e scelgono il genere proprio per esprimersi con le sotto-trame con una certa libertà; esempi, l'horror grottesco di Sam Raimi, oppure Elio e le storie tese;
                        generalmente, nella creazione si cerca la propria emozione e non quella dello spettatore, che, eventualmente partecipa quando si aggancia all'emozione del creatore, che per questo dovrebbe essere autentica e improvvisata, sebbene con grande padronanza di quel linguaggio;

                        dove però prevale il controllo, la novità creativa è spesso esiliata o assente, e il risultato è un "prodotto" che manca di ambiguità di lettura che distingue l'arte: ti spavento per due ore con gli squali perché è quello che vuoi, io te lo do, senza sorprese, paghi il biglietto e esci contento dalla sala con quell'emozione prevista.

                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • Bauxite
                          Cosmo-Agonica

                          • 25/12/09
                          • 36341

                          #13
                          In Italia questa parola - che non è direttamente di origine latina - si è diffusa e si è legata a chi praticava una qualsiasi professione delle cosiddette "arti liberali", più o meno nel medioevo.
                          Ci siamo un po' limitati perché, a dire il vero, non sono solo pittura, scultura ecc ecc a dover essere considerate fonti per gli "artisti".
                          Questo termine è limitante perché esclude molti altri mestieri, più legati alla techné greca.
                          Oppure, meglio ancora, l'artista è chi applica una techné.

                          Ad ogni modo, riprendendo l'inizio del post di Dark, credo che le signore del collettivo intendessero artista come creativa.

                          Personalmente ritengo che entrambi i termini siano usati male.

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                          • dark lady
                            la viaggiatrice
                            • 09/03/05
                            • 70493

                            #14
                            Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
                            In Italia questa parola - che non è direttamente di origine latina - si è diffusa e si è legata a chi praticava una qualsiasi professione delle cosiddette "arti liberali", più o meno nel medioevo.
                            Ci siamo un po' limitati perché, a dire il vero, non sono solo pittura, scultura ecc ecc a dover essere considerate fonti per gli "artisti".
                            Questo termine è limitante perché esclude molti altri mestieri, più legati alla techné greca.
                            Oppure, meglio ancora, l'artista è chi applica una techné.

                            Ad ogni modo, riprendendo l'inizio del post di Dark, credo che le signore del collettivo intendessero artista come creativa.

                            Personalmente ritengo che entrambi i termini siano usati male.
                            Interessante considerazione.
                            In che senso "usati male"?
                            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                            Comment

                            • dark lady
                              la viaggiatrice
                              • 09/03/05
                              • 70493

                              #15
                              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                              questa dovrebbe essere una conseguenza dell'auto-emozionarsi nella creazione;

                              perché se l'artista è consapevole e costruisce consapevolmente l'emozione altrui con la sua tecnica, questo è un processo "controllato", più da mestiere artigianale; nondimeno, può esserci dell'arte in percorsi del testo che a prima vista definiremmo secondari; esempio: le opere di genere, o manieriste:

                              Spielberg ha creato lo Squalo; il film è piaciuto molto e ha avviato il genere "film di squali";
                              il genere parte per soddisfare la domanda di quell'emozione generata dall'originale; non è un'evento creativo, ma una codificazione di forme; però, non è escluso che l'autore-artigiano immetta nel processo sue personali emozioni, di solito distinguibili e autonome rispetto al cliché del genere; per esempio, la caratterizzazione della vittima dello squalo può alludere a personaggi pubblici o atteggiamenti invisi allo sceneggiatore, che si colloca in una trama secondaria;

                              spesso gli operatori di genere sono grandi tecnici e scelgono il genere proprio per esprimersi con le sotto-trame con una certa libertà; esempi, l'horror grottesco di Sam Raimi, oppure Elio e le storie tese;
                              generalmente, nella creazione si cerca la propria emozione e non quella dello spettatore, che, eventualmente partecipa quando si aggancia all'emozione del creatore, che per questo dovrebbe essere autentica e improvvisata, sebbene con grande padronanza di quel linguaggio;

                              dove però prevale il controllo, la novità creativa è spesso esiliata o assente, e il risultato è un "prodotto" che manca di ambiguità di lettura che distingue l'arte: ti spavento per due ore con gli squali perché è quello che vuoi, io te lo do, senza sorprese, paghi il biglietto e esci contento dalla sala con quell'emozione prevista.
                              Sicuramente, questo lo penso anch'io.
                              Ma l'arte è fatta per suscitare emozioni. Non in senso controllato, ma perché essa scaturisce dalle emozioni, e di conseguenza ne provoca.
                              Io ne so ben poco perché le arti per eccellenza, tipo pittura o scultura, mi sono assolutamente ignote, non so neppure tenere in mano un pennello e sono una frana con tutto quello che è il lavoro manuale. Però ho visto creare, ed è come se l'artista fosse pervaso da un vero e proprio "fuoco". Capita anche con la scrittura, in effetti.
                              Poi è chiaro che un artista ci applica anche la tecnica. Ma quella è solo uno strumento per esprimere l'arte.
                              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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