Essere un artista

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  • Bauxite
    Cosmo-Agonica

    • 25/12/09
    • 36341

    #16
    Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

    Interessante considerazione.
    In che senso "usati male"?
    Artista e creativo/creativa sono usati impropriamente perché il primo è un termine generico troppo legato alle arti liberali e il secondo viene usato principalmente da chi riconosce in un'altra persona qualcosa che non gli appartiene, o che crede non gli appartenga.

    Faccio esempio su di me: per i 50 anni di una amica , invece del solito biglietto, ho pensato e condiviso, con gli altri del gruppo, che potevamo comprare una maglietta bianca sulla quale scrivere ognuno qualcosa con appositi pennarelli per tessuto.
    "Ah, come sei creativa", " Geniale, non ci avevo pensato".

    Beh, se sono creativa perché altri non ci avevano pensato allora le cose possono essere due: o non sono creativa oppure gli altri non vanno oltre il biglietto d'auguri e non perché non siano creativi ma, forse, perché non ci si mettono a pensare qualcosa fuori dal loro solito.

    Infine, definire creativo o artista qualcuno che fa qualcosa che a te non viene in mente, non definisce l'altro ma semmai te, che riconosci all' altro una dote che pensi di non avere.

    Per questo penso che siano usati impropriamente.

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    • Bauxite
      Cosmo-Agonica

      • 25/12/09
      • 36341

      #17
      Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

      Sicuramente, questo lo penso anch'io.
      Ma l'arte è fatta per suscitare emozioni. Non in senso controllato, ma perché essa scaturisce dalle emozioni, e di conseguenza ne provoca.
      Io ne so ben poco perché le arti per eccellenza, tipo pittura o scultura, mi sono assolutamente ignote, non so neppure tenere in mano un pennello e sono una frana con tutto quello che è il lavoro manuale. Però ho visto creare, ed è come se l'artista fosse pervaso da un vero e proprio "fuoco". Capita anche con la scrittura, in effetti.
      Poi è chiaro che un artista ci applica anche la tecnica. Ma quella è solo uno strumento per esprimere l'arte.
      Dark, guarda che la tecnica è parte stessa del processo creativo di qualcosa.
      Non è uno strumento e basta.

      Fare sembrare "fattibile"/"vicino alla percezione" di chi guarda un prodotto è parte del processo che porta al risultato definito "opera d'arte".

      Se non sai impastare i colori, o usare il carboncino o restaurare un tavolo NEL MODO GIUSTO come fai a rendere reale ciò che hai in mente.

      E soprattutto techné non ha a che fare col rubinetto da rimontare. Non significa quello che normalmente viene inteso.
      È l'abilità, il saper fare.
      Dimmi tu se è solo uno strumento.

      Comment

      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #18
        Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio

        Dark, guarda che la tecnica è parte stessa del processo creativo di qualcosa.
        Non è uno strumento e basta.

        Fare sembrare "fattibile"/"vicino alla percezione" di chi guarda un prodotto è parte del processo che porta al risultato definito "opera d'arte".

        Se non sai impastare i colori, o usare il carboncino o restaurare un tavolo NEL MODO GIUSTO come fai a rendere reale ciò che hai in mente.

        E soprattutto techné non ha a che fare col rubinetto da rimontare. Non significa quello che normalmente viene inteso.
        È l'abilità, il saper fare.
        Dimmi tu se è solo uno strumento.
        beh, a intuito sarei pure d'accordo; ma, in effetti, se quella di Pollock è a tutti gli effetti una techné, lo stesso non si può dire per Duchamps, visto che nessuno ricorda davvero i dettagli della forma dell'orinatoio; lo sostituissero nottetempo, credo se ne accorgerebbero in pochi;

        se non si può escludere il concettuale dall'arte - come in effetti è - anche quella techné diventa un elemento non imprescindibile;
        ho più di un sospetto che la questione sia irresolubile in via filosofica; però si può fare a fette e approssimare molto;
        una cosa che mi viene in mente rispetto alle cose che scrive Dark è che lei mi sembra dare peso a un'idea finalistica del processo creativo; una cosa che c'è in molte discipline strutturate in "mestiere" dove si improvvisa poco e la comunicazione è essenziale - il cinema, per esempio - ma in altre no, e prevale un impulso all'auto-appagamento - un solo di Miles Davis.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • dark lady
          la viaggiatrice
          • 09/03/05
          • 70493

          #19
          Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio

          Artista e creativo/creativa sono usati impropriamente perché il primo è un termine generico troppo legato alle arti liberali e il secondo viene usato principalmente da chi riconosce in un'altra persona qualcosa che non gli appartiene, o che crede non gli appartenga.

          Faccio esempio su di me: per i 50 anni di una amica , invece del solito biglietto, ho pensato e condiviso, con gli altri del gruppo, che potevamo comprare una maglietta bianca sulla quale scrivere ognuno qualcosa con appositi pennarelli per tessuto.
          "Ah, come sei creativa", " Geniale, non ci avevo pensato".

          Beh, se sono creativa perché altri non ci avevano pensato allora le cose possono essere due: o non sono creativa oppure gli altri non vanno oltre il biglietto d'auguri e non perché non siano creativi ma, forse, perché non ci si mettono a pensare qualcosa fuori dal loro solito.

          Infine, definire creativo o artista qualcuno che fa qualcosa che a te non viene in mente, non definisce l'altro ma semmai te, che riconosci all' altro una dote che pensi di non avere.

          Per questo penso che siano usati impropriamente.
          Beh, ma di fatto pensare fuori dagli schemi E' essere creativi. Tu in quel caso hai pensato fuori dagli schemi.
          Poi va beh essere artisti è una cosa ed essere creativi è un'altra, immagino...
          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70493

            #20
            Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio

            Dark, guarda che la tecnica è parte stessa del processo creativo di qualcosa.
            Non è uno strumento e basta.

            Fare sembrare "fattibile"/"vicino alla percezione" di chi guarda un prodotto è parte del processo che porta al risultato definito "opera d'arte".

            Se non sai impastare i colori, o usare il carboncino o restaurare un tavolo NEL MODO GIUSTO come fai a rendere reale ciò che hai in mente.

            E soprattutto techné non ha a che fare col rubinetto da rimontare. Non significa quello che normalmente viene inteso.
            È l'abilità, il saper fare.
            Dimmi tu se è solo uno strumento.
            Ma infatti sono d'accordo.
            La tecnica è parte integrante del processo creativo, è esattamente ciò che ho detto io...
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70493

              #21
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio

              beh, a intuito sarei pure d'accordo; ma, in effetti, se quella di Pollock è a tutti gli effetti una techné, lo stesso non si può dire per Duchamps, visto che nessuno ricorda davvero i dettagli della forma dell'orinatoio; lo sostituissero nottetempo, credo se ne accorgerebbero in pochi;

              se non si può escludere il concettuale dall'arte - come in effetti è - anche quella techné diventa un elemento non imprescindibile;
              ho più di un sospetto che la questione sia irresolubile in via filosofica; però si può fare a fette e approssimare molto;
              una cosa che mi viene in mente rispetto alle cose che scrive Dark è che lei mi sembra dare peso a un'idea finalistica del processo creativo; una cosa che c'è in molte discipline strutturate in "mestiere" dove si improvvisa poco e la comunicazione è essenziale - il cinema, per esempio - ma in altre no, e prevale un impulso all'auto-appagamento - un solo di Miles Davis.
              La Fontana di Duchamp pare che in realtà non fosse di Duchamp, ma della Baronesse Dada, Elsa von Freytag-Loringhoven, uno dei personaggi più controversi del panorama artistico del '900.
              In quel caso in realtà più che un processo creativo fu un atto di ribellione. E questo mi fa pensare: l'arte allora è anche impulso? E' creatività portata all'estremo?
              Non è così facile, credo, capire cosa sia davvero arte e cosa no, da questo punto di vista. Ad esempio, anch'io potrei prendere un water, rovesciarlo e dire che è qualcosa di diverso.
              Forse conta anche chi è che la propone, tale arte? O conta l'emozione che suscita? L'innovazione che porta avanti?
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24593

                #22
                Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                Non è così facile, credo, capire cosa sia davvero arte e cosa no, da questo punto di vista. Ad esempio, anch'io potrei prendere un water, rovesciarlo e dire che è qualcosa di diverso.
                Forse conta anche chi è che la propone, tale arte? O conta l'emozione che suscita? L'innovazione che porta avanti?
                nel primo post che ho scritto ho citato il problema e anche un autore, Nigel Warburton, che si è occupato della "questione dell'arte";
                sotto il profilo metodologico non è possibile dare una definizione di "arte" inclusiva ed esclusiva che non contempli come determinante l'opinione (di una porzione) del pubblico;

                detto questo, anche il concettuale fa parte di un sistema linguistico, per cui se tu spalmi di nutella un brasato al barolo di rdc puoi sostenere che è rappresentare l'idea dell'inutilità della cura in un sistema di gusto corrotto; ma se il giorno dopo io ti imito con la marmellata di albicocche su uno stufato di Cracco, l'oggetto concettuale può semmai essere il tuo gesto, ma non l'idea di prima mano che ti aveva ispirata, nel qual caso sarei stato "mainstream".

                è la circostanza che il pubblico intenda un senso più o meno condiviso a sancire la qualifica di "arte" - in questi contesti radicalmente concettuali, beninteso.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • restodelcarlino
                  giullare

                  • 13/05/19
                  • 12617

                  #23
                  E questa qui, é "arte" ?

                  arte.jpg

                  ...vassapé...

                  Comment

                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #24
                    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                    E questa qui, é "arte" ?

                    arte.jpg
                    questa è una rappresentazione; il senso sarebbe nel proporre proprio il piatto; certo, probabilmente, se l'alternativa fosse il contenuto della scatola di latta nella teca, saremmo entusiasti del brasato alla nutella

                    comunque, se l'artista concettuale funziona per forza in un modo estremamente mediato, quello tradizionale, sebbene sia consapevole del suo livello di techné - e della fatica per conseguirla, nonché dei suoi limiti e raramente può mentire a sé stesso - è in uno stato mentale paragonabile a quello del bambino che gioca; si "diverte", è totalmente assorto;

                    non pensa all'"arte", nel senso mistico che intende il pubblico, e quando è contento del risultato in genere si sente come un semplice catalizzatore, un'antenna di qualcosa che chiedeva di manifestarsi, e non come un vero e proprio creatore; forse è proprio il risultato di quel 99% di fallimenti della pratica; una sorta di umiltà che scaturisce dalla curiosità;
                    certamente capita anche a te se rielabori un piatto e ti viene bene;
                    per quanto Michelangelo o Bernini potessero apparire superbi, nel processo creativo erano avulsi dall'ego e dai giudizi; chi non lo è, in proporzione si colloca su livelli di secondo piano, che la critica prima o poi rileva, a seconda dei tempi culturali.


                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • restodelcarlino
                      giullare

                      • 13/05/19
                      • 12617

                      #25
                      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                      certamente capita anche a te se rielabori un piatto e ti viene bene;
                      Questo é un paragone interessante. nel quadro di una discussione (di lana caprina, di capra affetta da calvizie) su "cosa é l'arte".
                      La preparazione delle cibarie (per me) non ha niente di diverso dalla corretta esecuzione di una procedura di produzione con standard elevato di qualità, per cliente "difficile" (il sottoscritto)
                      E' "arte"?


                      ...vassapé...

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24593

                        #26
                        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                        Questo é un paragone interessante. nel quadro di una discussione (di lana caprina, di capra affetta da calvizie) su "cosa é l'arte".
                        La preparazione delle cibarie (per me) non ha niente di diverso dalla corretta esecuzione di una procedura di produzione con standard elevato di qualità, per cliente "difficile" (il sottoscritto)
                        E' "arte"?

                        aspe': io ho premesso che l'arte è indefinibile come categoria senza il complemento del fruitore;

                        il paragone con la cucina lo facevo in un tentativo di debunking dell'idea di "artista", e per un motivo:

                        nella società borghese e di massa, l'arte e la sua frequentazione sono divenute le patenti di un'aristocrazia della. spiritualità, a sostituire gli schemi del sangue;
                        pertanto, nell'immaginario collettivo l'artista è diventato un consapevole provider di questi test di accesso identitario: io ascolto gli Abba, e sono un proletario; tu Brahms, e appartieni ad un'umanità più evoluta e raffinata; ma quello che ascolta Bartók è ancora più aristocratico, e ti snobba;

                        ma l'artista non vive il processo in quel modo; nei limitati momenti di rottura delle regole, prova un piacere esclusivo e ludico legato alla curiosità di una sperimentazione, sulla base di quella tecnica "artigianale"; in ogni caso, l'eventuale intenzione di collocare l'opera in una posizione di "immortalità" o elevazione spirituale di chissà chi, è un fatto che si verifica al di fuori del processo creativo propriamente detto, e non influenza la qualità artistica del testo;

                        di solito - parlo a braccio - il marcatore artistico di un testo è la sua ambiguità di lettura, frutto del distacco variabile dai moduli linguistici standard, dove il pubblico riconosce in modo più o meno cosciente - e senza testo o glossa altra - che un modulo è stato rotto, per sollecitare altro, ma senza una didascalità ideologica, che può intervenire a posteriori, come spiegazione;
                        il realismo esiste, e ha un suo motivo e processo autentico; il realismo socialista è la rappresentazione didascalica di un'idea nella quale la creatività è esclusa, a meno di un dettaglio a tradimento che trovi interlocutori.
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • restodelcarlino
                          giullare

                          • 13/05/19
                          • 12617

                          #27
                          Vediamo se ho capito: l’arte, nella società borghese, è diventata un sistema di caste simboliche (“io Abba, tu Brahms, lui Bartók”), ma l’artista, mentre crea, non pensa a fondare aristocrazie spirituali: sperimenta, rompe moduli, gioca tecnicamente col linguaggio. Il prestigio arriva dopo, costruito dal pubblico. Perciò l’arte vive di ambiguità fertile, non di didascalia ideologica: il realismo può essere arte; il realismo socialista, spesso, è solo catechismo illustrato.
                          Conclusione giullar-bocusiana: l’opera nasce in officina, non all’anagrafe nobiliare. Poi arrivano i melomani col calibro sociale: “tu ascolti Bartók? Ah, marchese.”
                          Ed i mercanti fanno soldi vendendo, ben infiocchettato.
                          ...vassapé...

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24593

                            #28
                            Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                            Vediamo se ho capito: l’arte, nella società borghese, è diventata un sistema di caste simboliche (“io Abba, tu Brahms, lui Bartók”), ma l’artista, mentre crea, non pensa a fondare aristocrazie spirituali: sperimenta, rompe moduli, gioca tecnicamente col linguaggio. Il prestigio arriva dopo, costruito dal pubblico. Perciò l’arte vive di ambiguità fertile, non di didascalia ideologica: il realismo può essere arte; il realismo socialista, spesso, è solo catechismo illustrato.
                            Conclusione giullar-bocusiana: l’opera nasce in officina, non all’anagrafe nobiliare. Poi arrivano i melomani col calibro sociale: “tu ascolti Bartók? Ah, marchese.”
                            Ed i mercanti fanno soldi vendendo, ben infiocchettato.
                            perfettamente; con necessaria postilla;

                            da quando esiste l'istruzione e la fruizione di massa - concettuale escluso - è diventato difficilissimo spacciare per rilevante un contenuto mediocre e venderlo come "alto", e anche trascurare a lungo ciò che ha un valore;

                            ammetto che non saprei rappresentare compiutamente questo processo nel suo insieme, ma è un percorso piuttosto consolidato;
                            non è che la burla dei ragazzi livornesi abbia cancellato il senso di Modigliani, e l'arte che i nazi ritenevano degenerata piace a quasi tutti, e non perché un circolo di critici gliene venda la suggestione; Kirchner, Nolde, Mäcke, i Blau Reiter, il cubismo e l'espressionismo piacciono;

                            i Beatles piacciono tanto a Berio e Bernstein, oltre che a tutti; Nick Drake è rimasto sconosciuto per una decina d'anni, ma poi tutti hanno capito;
                            ​​ho oomesso la storia della filologia di Bach, scoperto sostanzialmente da Mendelssohn, o della tecnica esecutoria di Mozart, perché siamo ancora in un'epoca di riscontri difficili, elitari nei numeri;

                            ma il senso è che si falsifica poco e male; uno spunto per parlare dell'intuito dell'osservatore, o di altro.
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • restodelcarlino
                              giullare

                              • 13/05/19
                              • 12617

                              #29
                              Certamente l’arte non funziona come una truffa perfetta né come una democrazia perfetta: il filtro sociale esiste, ma esiste anche una sorta di “attrito del reale”, una "inerzia percettiva". Alla lunga, molta fuffa evapora e molte cose vive riemergono. Il che è quasi inquietante : pare che l’occhio umano, pur tra mode e snobismi, abbia ancora qualche neurone funzionante.


                              ...vassapé...

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24593

                                #30
                                Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                                Certamente l’arte non funziona come una truffa perfetta né come una democrazia perfetta: il filtro sociale esiste, ma esiste anche una sorta di “attrito del reale”, una "inerzia percettiva". Alla lunga, molta fuffa evapora e molte cose vive riemergono. Il che è quasi inquietante : pare che l’occhio umano, pur tra mode e snobismi, abbia ancora qualche neurone funzionante.

                                secondo te, come funziona ?
                                a partire da un testo, i non addetti cosa riconoscono in effetti ? o è solo l'effetto dell'istruzione ?
                                c'è del lardo in Garfagnana

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