Piccoli paragrafi di libri amati...

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #346
    Giunto a trent'anni Zarathustra lasciò il suo paese ed il lago natio, e si ritirò sui monti. Là, per dieci anni, senza stancarsi, godette del suo spirito e della sua solitudine. Ma alla fine il suo cuore mutò, e un giorno si alzò con l'aurora, avanzò verso il sole e così gli parlò:
    " O astro grande! cosa sarebbe mai la tua gloria se non vi fossero coloro che tu illumini!
    Per dieci anni sei venuto quaggiù nella mia caverna: e certamente ti sarebbero divenuti noiosi la tua luce ed il tuo percorso, senza di me, la mia aquila ed il mio serpente.
    Ma noi ti aspettavamo tutte le mattine, tu ci davi la tua ricchezza e ne ricevevi in cambio le nostre benedizioni!
    Vedi! Sono nauseato della mia saggezza, come l'ape che ha fatto troppa provvista di miele; ho bisogno di mani che si tendano verso di me.
    Io vorrei denaro da elargire, finché i saggi tra gli uomini si rallegrassero di nuovo della loro follia ed i poveri della loro ricchezza.
    Per giungere a questo debbo discendere: come fai tu quando a sera tramonti dietro il mare e porti la tua luce nel regno dei morti, tu, astro pieno di ricchezza e di vita!
    Io debbo, come te, tramontare, come dicono gli uomini, verso i quali io voglio discendere.
    Perciò benedicimi, occhio tranquillo, che puoi contemplare senza invidia anche una gioia troppo grande!
    Benedici il calice che vuol traboccare, finché ne scaturisca l'acqua dorata che porti ovunque il riflesso della tua gioia!
    Guarda: il calice vuole di muovo svuotarsi, e Zarathustra vuole di nuovo essere uomo ".
    Così cominciò la discesa di Zarathustra.



    Federico Nietzsche............................" Così parlò Zarathustra "

    Comment

    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66033

      #347
      Romeo: "io giuro il mio amore sulla luna." Giulietta: "Non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese, nel suo rotondo andare!"

      William Shakespeare
      dal libro "Romeo e Giulietta"
      amate i vostri nemici

      Comment

      • Fleur
        Opinionista
        • 23/12/14
        • 52

        #348
        "Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze."

        Da Il Signore degli Anelli, J.R.R.Tolkien
        ... basta parlare di me, parliamo un po' di te: tu... cosa pensi di me?
        (Stanford & Waldorf)

        Comment

        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66033

          #349
          Che bello: Finalmente qualcuno che posta in arte, musica, cinema, televisione.....
          Benvenuta Fleur! e grazie.
          amate i vostri nemici

          Comment

          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66033

            #350
            Quando il vecchio si fu alquanto ristorato, chiamai Venerdì e gli dimandai se fosse rimasta un po’ di acqua; a che avendomi risposto di sì, gli comandai di portarla al povero Spagnuolo, che dovea averne gran bisogno, al pari di suo padre, e recargli anche una delle focacce che mi avea egli stesso portate. Difatti quel malavventurato era in tale stato di debolezza, che erasi gettato sull’erba, all’ombra
            D’un albero, avendo ancora le membra infiammate e dolenti per la ruvida pastoia da cui erano state legate. Quando vidi che all’avvicinarsi di Venerdì ei si era seduto e che avendo bevuto dell’acqua cominciava a mangiar la focaccia, andai a lui per offrirgli un pugno di uva passa. Egli mi guardò, ed il suo sguardo espresse la più viva riconoscenza che può dipingersi in aspetto umano. Intanto egli era così spossato, che non ostante i coraggiosi suoi sforzi, non reggevasi in piedi, quantunque vi si provasse per due o tre volte; ma ciò gli riusciva veramente impossibile per l’enfiagione delle sue gambe. Io l’esortai a starsene riposato, ed ingiunsi a Venerdì di stropicciarlo col rum, nella stessa guisa che avea fatto a suo padre.

            Defoe "Le avventure di Robinson Crusoe"
            amate i vostri nemici

            Comment

            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66033

              #351
              IL 24 MAGGIO 1863, una domenica, mio zio, il professor Lidenbrock, rientrò in gran fretta nella sua casetta al N. 19 di Knigstrasse, una delle più antiche strade del vecchio quartiere di Amburgo. La brava Marthe dovette credersi molto in ritardo, perchè il pranzo cominciava allora a borbottare sul fornello della cucina. Bene, mi dissi, se lo zio ha fame, si metterà a cacciare urla di disperazione, lui che è sempre così impaziente.....

              Inizio di VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA - J.VERNE
              amate i vostri nemici

              Comment

              • Fleur
                Opinionista
                • 23/12/14
                • 52

                #352
                Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                Che bello: Finalmente qualcuno che posta in arte, musica, cinema, televisione.....
                Benvenuta Fleur! e grazie.
                Grazie Conogelato, bentrovato a te
                ... basta parlare di me, parliamo un po' di te: tu... cosa pensi di me?
                (Stanford & Waldorf)

                Comment

                • crepuscolo
                  Opinionista
                  • 08/10/07
                  • 24570

                  #353
                  Altro che bentrovato, cara Fleur, da cono bisogna nascondersi

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66033

                    #354
                    Originariamente Scritto da Fleur Visualizza Messaggio
                    Grazie Conogelato, bentrovato a te
                    Ti piace l'Odissea, cara?

                    Mentre questo dicevano tra loro, un cane
                    che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie.
                    Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo
                    egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce,
                    perchè assai presto partì l'eroe per la sacra Ilio.
                    Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche
                    lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone,
                    giaceva abbandonato sul letame di buoi e muli
                    che presso le porte della reggia era raccolto,
                    fin quando i servi lo portavano sui campi
                    a fecondare il vasto podere di Odisseo.
                    E là Argo giaceva tutto pieno di zecche.
                    E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda
                    e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva
                    accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo
                    volse altrove lo sguardo e s'asciugò una lacrima
                    senza farsi vedere da Euméo; e poi così diceva:
                    " Certo è strano , Euméo, che un cane come questo
                    si lasci abbandonato sul letame. Bello è di forme;
                    ma non so se un giorno, oltre che bello, era anche veloce
                    nella corsa, o non era che un cane da convito,
                    di quelli che i padroni allevano solo per il fasto ".
                    E a lui, così rispondevi, Euméo, guardiano di porci:
                    " Questo è il cane d'un uomo che morì lontano.
                    Se ora fosse di forme e di bravura
                    come, partendo per Troia, lo lasciò Odisseo,
                    lo vedresti con meraviglia così veloce e forte.
                    Mai una fiera sfuggiva nel folto della selva
                    quando la cacciava, seguendone abile le orme.
                    Ma ora infelice patisce. Lontano dalla patria
                    è morto il suo Odisseo; e le ancelle, indolenti,
                    non si curano di lui. Di malavoglia lavorano i servi
                    senza il comando dei padroni, poi che Zeus
                    che vede ogni cosa, leva a un uomo metà del suo valore,
                    se il giorno della schiavitù lo coglie ".
                    Così disse, ed entrò nella reggia incontro ai proci.
                    E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent'anni,
                    ecco, fu preso dal Fato della nera morte.

                    INCONTRO DI ULISSE COL CANE ARGO
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • Neliel*
                      Libra
                      • 06/10/10
                      • 1377

                      #355
                      “Sei diventata una sorta di categoria filosofica, ti rendi conto? Appena ti penso mi si solleva una tale quantità d’interrogativi che mi ci vorrebbero un paio di lauree ad hoc solo per cominciare ad approcciarne qualcuno. Per cui faccio quel che posso. Tocco con mano la mia ignoranza. A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano i libri che fino a poco tempo fa m’innervosivo solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l’etica, l’estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l’informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda.
                      Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove.”

                      Diego De Silva - "Sono contrario alle emozioni"
                      ..Spes ultima Dea..

                      Comment

                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66033

                        #356
                        “Una sera di settembre l'Agnese tornando a casa dal lavatoio col mucchio dei panni
                        bagnati sulla carriola, incontrò un soldato nella cavedagna. Era un soldato giovane,
                        piccolo e stracciato. Aveva le scarpe rotte, e si vedevano le dita dei piedi, sporche,
                        color di fango. Guardandolo, l'Agnese si sentì stanca. Si fermò, abbassò le stanghe.
                        La carriola era pesante.”

                        Renata Viganò - L'AGNESE VA A MORIRE
                        amate i vostri nemici

                        Comment

                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66033

                          #357
                          Ci portammo oltre, e de’ Ciclopi altieri,
                          Che vivon senza leggi, a vista fummo.135
                          Questi, lasciando ai Numi ogni pensiero,
                          Nè ramo, o seme por, nè soglion gleba
                          Col vomere spezzar: ma il tutto viene
                          Non seminato, non piantato, o arato,
                          L’orzo, il frumento, e la gioconda vite,140
                          Che si carca di grosse uve, e cui Giove
                          Con pioggia tempestiva educa, e cresce.
                          Leggi non han, non radunanze, in cui
                          [p. 237]

                          Si consulti tra lor: de’ monti eccelsi
                          Dimoran per le cime, o in antri cavi,145
                          Su la moglie ciascun regna, e su i figli,
                          Nè l’uno all’altro tanto o quanto guarda.
                          Ai Ciclopi di contra, e nè vicino
                          Troppo, nè lunge, un’isoletta siede
                          Di foreste ombreggiata, ed abitata150
                          Da un’infinita nazïon di capre
                          Silvestri, onde la pace alcun non turba:
                          Chè il cacciator, che per burroni e boschi
                          Si consuma la vita, ivi non entra,
                          Non aratore, o mandrïan, v’alberga.

                          ODISSEA (Ulisse approda nella terra dei ciclòpi)
                          amate i vostri nemici

                          Comment

                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66033

                            #358
                            Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all'osteria del Gambero Rosso.

                            - Fermiamoci un po' qui, - disse la Volpe, - tanto per mangiare un boccone e per riposarci qualche ora. A mezzanotte poi ripartiremo per essere domani, all'alba, nel Campo dei miracoli.

                            Entrati nell'osteria, si posero tutti e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito.

                            Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato!

                            La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d'uva paradisa; e poi non volle altro. Aveva tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi nulla alla bocca.

                            Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio. Chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane, e lasciò nel piatto ogni cosa. Il povero figliuolo col pensiero sempre fisso al Campo dei miracoli, aveva preso un'indigestione anticipata di monete d'oro.

                            PINOCCHIO - carlo lorenzini cap. 13
                            amate i vostri nemici

                            Comment

                            • nahui
                              Astensionista

                              • 05/03/09
                              • 21040

                              #359
                              "Ma forse e' proprio questa l'essenza della vera condizione alto- borghese, la capacita' di aver freddo e di essere luridi con totale naturalezza".
                              David Nicholls
                              Le domande di Brian

                              Molto carino, divertente.
                              Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                              (George Bernard Shaw)

                              Comment

                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66033

                                #360
                                Attraversai tutta Roma per andare a prendere la strada dietro la basilica di San Paolo che è la più corta per Anzio. Alla basilica feci il pieno di benzina e poi mi avviai di gran corsa per la strada. Calcolavo che ci fossero una cinquantina di chilometri, erano le nove e mezzo, saremmo arrivati verso le undici, giusto in tempo per un bagno in mare. La ragazza mi era piaciuta e speravo di fare amicizia: non era gente molto in su, i due uomini sembravano, dall'accento, stranieri, forse rifugiati, di quelli che vivono nei campi di concentramento intorno a Roma. La ragazza, lei, era invece italiana, anzi romana, ma, anche lei, roba da poco: mettiamo che fosse cameriera o stiratrice o qualche cosa di simile. Pensando queste cose, tendevo l'orecchio e udivo, dentro la macchina, la ragazza e il bruno chiacchierare e ridere. Soprattutto la ragazza rideva, perché, come avevo giа notato, era alquanto sguaiatella e scivolosa, proprio come una serpicciola ubriaca. Il biondo, a quelle risate, raggrinzava il naso sotto gli occhiali neri da sole, ma non diceva nulla, neppure si voltava. Ma è vero che gli bastava alzare gli occhi verso lo specchietto, sopra il parabrise, per vedere benissimo che cosa succedeva dietro di lui. Passammo i Trappisti, l'E 42, tirammo tutto di un fiato fino al bivio di Anzio. Qui rallentai e domandai al biondo vicino a me dove precisamente volessero essere portati. Lui rispose: "Un luogo tranquillo dove non ci sia nessuno... vogliamo star soli." Io dissi: "Qui ci sono trenta chilometri di spiaggia deserta... siete voi che dovete decidere." La ragazza, da dentro la macchina, gridò: "Lasciamo decidere a lui." Risposi: "Io che c'entro?" Ma la ragazza continuava a gridare: "Lasciamo decidere a lui." e rideva come se la frase fosse stata molto comica. Io allora dissi: "Il Lido di Lavinio è molto frequentato... ma io vi porterò in un posto non lontano dove non c'è anima viva." Queste mie parole fecero ridere di nuovo la ragazza che, da dietro, mi batté la mano sulla spalla dicendo: "Bravo... sei intelligente... hai capito quello che volevamo." Io non sapevo che cosa pensare di queste maniere, un po' mi seccavano, un po' mi facevano sperare. Il biondo taceva, fosco, e alla fine disse: "Pina, mi sembra che non ci sia niente da ridere." Così riprendemmo la corsa.

                                MORAVIA - RACCONTI ROMANI
                                amate i vostri nemici

                                Comment

                                Working...