
Mississippi Burning
Regia: Alan Parker
Anno: 1988
Genere: Drammatico
Durata: 128 minuti
Cast: Gene Hackman, Willem Dafoe, Frances McDormand, Micheal Rooker, Brad Dourif, Stephen Tobolowsky, R. Lee Ermey, Pruitt Taylor Vince
Trama: Stati Uniti, Stato del Mississippi, 1964. Basato su una storia vera. I due agenti dell’FBI Rupert Anderson e Alan Ward vengono mandati ad indagare sulla sparizione di tre ragazzi, due bianchi e un nero, dalle parti della cittadina di Jessup. Verranno a scontrarsi con una realtà a sé stante, che ha le proprie regole e non pretende che nessuno interferisca con esse, con la sempre maggiore diffidenza dei neri verso i bianchi, con le segregazioni razziali del Ku Klux Klan, con la polizia del posto che mal tollera gli stranieri, per trovare i colpevoli di quella sparizione. Ma dietro un semplice caso come questo si nasconde una verità mai svelata.
Commento: Un altro film di denuncia firmato Alan Parker, dieci anni dopo il meraviglioso e violento "Fuga di mezzanotte". E’ interessante mettere a confronto le due pellicole perché presentano molti punti comuni.
In entrambi i film è presente allo stesso modo il concetto di microrealtà chiusa in sé stessa, avulsa dal mondo esterno, ma mentre nella vicenda di Billy Hayes il carcere viene concepito come una realtà completamente estranea, in quanto si ambienta in Turchia, lontano dalle preoccupazioni dell’America di Nixon, in questo caso il marcio viene proprio dall'interno di quegli Stati Uniti che si fregiavano (e si fregiano) di essere il paese della libertà e del rispetto dei diritti umani, dell’uguaglianza, dell’assenza di discriminazione: nel Mississippi, un burbero, polveroso stato che mal sopporta intrusioni da parte di stranieri (vedi le facce dei vecchi quando Hackman e Dafoe arrivano), intrappolato nella propria ignoranza e dove "devi mandare indietro l'orologio di 50 anni", un luogo dove il tempo si è fermato sia nei modi di vivere e di fare, sia nei principi, un posto dove l’odio ha affondato le proprie radici da tempo, e quindi difficile da scrostare e combattere, un odio che ha vessato i neri per secoli: i fatti esposti non sono altro che piccole parentesi dell’insieme di soprusi ed ingiustizie che i neri hanno subito nel corso del tempo.
Infatti le due vicende (quella di Hayes come questa) sono diventate famose per aver avuto ripercussioni sul mondo esterno, ma sono in realtà inserite in un'infinità di altre storie simili a quelle dei protagonisti, specialmente quelle a sfondo razziale, come nel caso di Mississippi Burning. Ed in entrambi i casi, Parker calca la mano non sui fatti accaduti in sé, ma su tutto ciò che gira loro intorno e li circonda, vuol far capire che queste storie non sono altro che il prodotto di un ambiente corrotto, ma che corrotto lo è da generazioni, il risultato di un certo ideale perverso che si è impadronito delle menti di tutti, anche e soprattutto delle istituzioni locali che dovrebbero garantire l’ordine,il rispetto reciproco e la giustizia e che comunque soffocherebbero anche quelle poche persone che cercano di opporsi a tali situazioni (esempio lampante, il personaggio interpretato dalla McDormand).
La coppia Hackman-Dafoe è perfettamente delineata e mirabolante, insieme fanno scintille sia perchè sono agli opposti, fisicamente, psicologicamente, nei modi di fare ed intellettualmente sia perchè è il loro desiderio di incastrare i colpevoli che li fa sopportare l'un l'altro. I fatti si concatenano senza momenti di stasi, le situazioni ed i dialoghi non sono mai ridondanti e sono frutto di una bella sceneggiatura ad opera di Chris Gerolmo, ed è anche molto bella a livello visivo la scena iniziale dove si vedono bruciare degli alberi e quella dove viene bruciata una croce - il fuoco dell’odio che annienta e distrugge tutto.
Bravi anche gli altri, Pruitt Taylor Vince, R. Lee Ermey, Stephen Tobolowski, Michael Rooker (terribile nella parte del poliziotto duro) e Brad Dourif.
Voto: 8½





, il destino della sua vita fin lì grigia e cupa, è veicolato da una scrittrice piena di ansie, ticchi e nicotinomane( bravissima Emma Thompson a interpretarla), l'assistenza alle sue speranze affidata a uno scrittore cinico e impassibile che segue la vicenda per il suo fascino letterario più che per i risvolti umani. Tutti personaggi fortemente caratterizzati, interpretati con maestria, ma che i piatti colpi di scena e le risibili evoluzioni della storia non riescono ad innalzare dal livello “vedo sullo schermo” mi entrano le emozioni. Si assiste placidamente sapendo che il finale sarà così, si prosegue con artifizi narrativi lenti e patetici, incentrando il tutto sulla prova di attori.






















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