Diario Di Uno Scandalo (Notes on a Scandal)
CastCate Blanchett, Judi Dench, Bill Nighy, Andrew Simpson, Joanna Scanlan, Tameka Empson
RegiaRichard Eyre
SceneggiaturaPatrick Marber
Durata01:32:00
Data di uscitaVenerdì 23 Febbraio 2007
GenereDrammatico
Distribuito da20TH CENTURY FOX ITALIA (2007)



Trama: l'arrivo di una nuova attraente maestra dall'aria ingenua , Sheba, smuove le acque di un istituto scolastico Inglese. Barbara, la solitaria maestra rigida e moralista, sembra prendere con una sorta di curiosità mista ad antipatia la nuova arrivata. Quando a seguito di una rissa tra alunni, sedata da Barbara, le due donne si conosceranno meglio nascerà una sorta di amicizia, che diventerà complicità quando ci sarà un orribile segreto da nascondere ...
Commento : veramente bello questo lavoro di Richard Eyre( che ricordiamo per il claustofobico <i>Iris</i>), dove con una intensa atmosfera thriller si racconta una storia di morbosa passione. Il lavoro migliore viene infatti effettuato sulla intensità della recitazione delle due bravissime protagoniste, una grande Judi Dench e una Cate Blanchett abile nel togliersi i panni dell'ingenua per arrivare a uno step più elelvato, calandole nella cornice di ambienti scolastici freddi e superficiali che non permettono la coniugazione di vitalità con la professione facendo cercare in qualcosa d'altro la sveglia emozionale.
La Dench è veramente immensa, il suo ritratto di una professoressa sola e acida, è meraviglioso, intenso, deciso e di grande impatto. Tratteggiando il ritratto amaro di questa professoressa delusa e solitaria suo malgrado, abbiamo una recitazione multistrato, che coniuga freddezza e decisione con una insicurezza di base decisamente allarmante, pericolosa, che ha bisogno degli altri succhiando l'amicizia come un vampiro per nutrirsi dei sentimenti perduti.
Sentimenti affidati ad un amico inerte come il diario del titolo, che registra ciò che gli viene sferzatamente vergato senza poter comunicare all'autrice nessun avvertimento, nessun ripudio, nessun blocco.
La Blanchett non si fa trascinare in una comoda recitazione da ingenua, si libera delle pastoie della sceneggaitura e con coraggio approfondisce questa parte non facile nelle sue connotazioni più reattive. Smorfie, impotenza, incapacità a capire le ragioni dell'operato sono mostrate benissimo in questa maestra graziosa ma debole, che si fa trascinare in un abisso senza reagire, quasi che il fiume debba accompagnarla portandola alla deriva senza lotta.
Due caratteri opposti che hanno bisogno l'uno dell'altro per sopravvivere, nutrendosi a vicenda come si diceva delle proprie energie, peccato che alla fine a furia di cannibalizzarsi non rimane altro che piatto risultato.
le due donne nel loro incontro si affrontano alternando necessità a piacere, in un gioco soffuso di inganno e sincerità imposta o reale.
Il punto debole di questo film, contrapposto a questa buonissima prova recitativa rimane la storia che risulta alla lunga abbastanza prevedibile nel suo motore di svolgimento, nelle sue pieghe e con un finale non del tutto soddisfacente ma risaputo. Ma il grande lavoro ambientale fatto sulle atmosfere del film, che ricorda alcuni lavori del grande Alfred Hitchcock,( una sorta di "<i>Io confesso</i>") ci dona un film teso, affascinante, che fa di tutto per relegare gli altri presenti a una sorta di comprimari necessari solo per realtà mentre il mondo dovrebbe essere solo un microcosmo di proprietà di Barbara, e ogni tentativo di sganciarsi un piccolo innocuo maldestro atto di lesa proprietà. La voce fuori campo dei pensieri di Barbara rende questa atmosfera di predominio ancora più marcata. Un film non si può definire grande solo per l'intensità delle sue protagoniste peccando in evoluzione del racconto fuori da canoni prevedibili, ma le emozioni che ne escono non perdono di vigore e ci fanno capire come mai senza capire il perchè ogni tanto il nostro istinto ci butta dentro a storie che non andrebbero neppure affrontate e percorse, giocandosi i valori umani e familiari, e neppure la guardia che sorge all'angolo a cercare di fermarci è una sicurezza di punto fermo a cui aggrapparsi.
l'amicizia non va imposta, ma vissuta...
CastCate Blanchett, Judi Dench, Bill Nighy, Andrew Simpson, Joanna Scanlan, Tameka Empson
RegiaRichard Eyre
SceneggiaturaPatrick Marber
Durata01:32:00
Data di uscitaVenerdì 23 Febbraio 2007
GenereDrammatico
Distribuito da20TH CENTURY FOX ITALIA (2007)



Trama: l'arrivo di una nuova attraente maestra dall'aria ingenua , Sheba, smuove le acque di un istituto scolastico Inglese. Barbara, la solitaria maestra rigida e moralista, sembra prendere con una sorta di curiosità mista ad antipatia la nuova arrivata. Quando a seguito di una rissa tra alunni, sedata da Barbara, le due donne si conosceranno meglio nascerà una sorta di amicizia, che diventerà complicità quando ci sarà un orribile segreto da nascondere ...
Commento : veramente bello questo lavoro di Richard Eyre( che ricordiamo per il claustofobico <i>Iris</i>), dove con una intensa atmosfera thriller si racconta una storia di morbosa passione. Il lavoro migliore viene infatti effettuato sulla intensità della recitazione delle due bravissime protagoniste, una grande Judi Dench e una Cate Blanchett abile nel togliersi i panni dell'ingenua per arrivare a uno step più elelvato, calandole nella cornice di ambienti scolastici freddi e superficiali che non permettono la coniugazione di vitalità con la professione facendo cercare in qualcosa d'altro la sveglia emozionale.
La Dench è veramente immensa, il suo ritratto di una professoressa sola e acida, è meraviglioso, intenso, deciso e di grande impatto. Tratteggiando il ritratto amaro di questa professoressa delusa e solitaria suo malgrado, abbiamo una recitazione multistrato, che coniuga freddezza e decisione con una insicurezza di base decisamente allarmante, pericolosa, che ha bisogno degli altri succhiando l'amicizia come un vampiro per nutrirsi dei sentimenti perduti.
Sentimenti affidati ad un amico inerte come il diario del titolo, che registra ciò che gli viene sferzatamente vergato senza poter comunicare all'autrice nessun avvertimento, nessun ripudio, nessun blocco.
La Blanchett non si fa trascinare in una comoda recitazione da ingenua, si libera delle pastoie della sceneggaitura e con coraggio approfondisce questa parte non facile nelle sue connotazioni più reattive. Smorfie, impotenza, incapacità a capire le ragioni dell'operato sono mostrate benissimo in questa maestra graziosa ma debole, che si fa trascinare in un abisso senza reagire, quasi che il fiume debba accompagnarla portandola alla deriva senza lotta.
Due caratteri opposti che hanno bisogno l'uno dell'altro per sopravvivere, nutrendosi a vicenda come si diceva delle proprie energie, peccato che alla fine a furia di cannibalizzarsi non rimane altro che piatto risultato.
le due donne nel loro incontro si affrontano alternando necessità a piacere, in un gioco soffuso di inganno e sincerità imposta o reale.
Il punto debole di questo film, contrapposto a questa buonissima prova recitativa rimane la storia che risulta alla lunga abbastanza prevedibile nel suo motore di svolgimento, nelle sue pieghe e con un finale non del tutto soddisfacente ma risaputo. Ma il grande lavoro ambientale fatto sulle atmosfere del film, che ricorda alcuni lavori del grande Alfred Hitchcock,( una sorta di "<i>Io confesso</i>") ci dona un film teso, affascinante, che fa di tutto per relegare gli altri presenti a una sorta di comprimari necessari solo per realtà mentre il mondo dovrebbe essere solo un microcosmo di proprietà di Barbara, e ogni tentativo di sganciarsi un piccolo innocuo maldestro atto di lesa proprietà. La voce fuori campo dei pensieri di Barbara rende questa atmosfera di predominio ancora più marcata. Un film non si può definire grande solo per l'intensità delle sue protagoniste peccando in evoluzione del racconto fuori da canoni prevedibili, ma le emozioni che ne escono non perdono di vigore e ci fanno capire come mai senza capire il perchè ogni tanto il nostro istinto ci butta dentro a storie che non andrebbero neppure affrontate e percorse, giocandosi i valori umani e familiari, e neppure la guardia che sorge all'angolo a cercare di fermarci è una sicurezza di punto fermo a cui aggrapparsi.
l'amicizia non va imposta, ma vissuta...













, dopo il primo iniziale impatto con le sue frasi in un dialetto divertentissimo(complimenti al doppiatore Pino Insegno, una scelta egregia di tono e inflessione di voce)rischia di essere ripetitivo anche se la lunghezza del girato non è eccessiva.















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