Tranquilli.
Non sono impazzito e tantomeno sono diventato cannibale...
Ma leggete un po' qui:
"Sylvia Stolz è ormai in prigione da quasi un anno nel carcere di Heidelberg, Germania, sotto l’accusa di “negazionismo” dei crimini nazisti.
Ma differentemente da David Irving – il noto storico inglese che nel 2005 di passaggio per l’Austria venne condannato per lo stesso reato a tre anni e fu liberato “appena” un anno dopo grazie all’abiura delle sue tesi – e di altri personaggi che si sono voluti cimentare con il rischioso discorso dell’ “Olocausto”, la Stolz non vanta alcun titolo di studiosa, e non è nemmeno una dilettante più o meno ideologizzata di storia della II guerra mondiale.
Sylvia Stolz infatti è un avvocato, e in questa veste aveva incontrato due altri condannati in Germania per reati di opinione, il tedesco Germar Rudolf e il fiammingo Siegfried Verbeke, prima di decidere di difendere di fronte a un Tribunale tedesco un terzo “negazionista”, Ernest Zundel: una storia incredibile, quella di Zuendel, che inizia in Canada dove l’oggi 67enne scrittore viveva ed aveva vinto una causa in cui era stato accusato di falsificazione storica; prosegue poco dopo con un misterioso incendio della propria casa, da cui la sua fuga di fatto negli Stati Uniti e infine – ecco l’ultimo capitolo – l’estradizione coatta in Germania, dove viene condannato a cinque anni di galera per quelle stesse tesi già “assolte” dalla corte di Toronto.
La Stolz ha difeso Zuendel e ha pensato quel che pensa qualsiasi bravo avvocato: che bisogna in qualche modo anche entrare nel merito del reato contestato, dimostrando non la “verità” storica (non dovrebbe essere questo il compito di quale che sia Tribunale) ma la piena legittimità di un dibattito su quale che sia questione storiografica. Così dice anche la Costituzione tedesca. Ma è a questo punto che l’articolo 130 del Codice Penale tedesco – che in combinato con il 226 punisce con la prigione da 1 a 5 anni chiunque “neghi” crimini quali quelli definiti dall’ormai abusatissimo Tribunale di Norimberga – ha travolto anche lei: tre anni e mezzo di prigione, e la sospensione per ben 5 anni dalla professione di avvocato. Una morte civile, motivata con espressioni di sapore inquisitorio: la condannata, ha sentenziato il giudice Rolf Glenz, avrebbe usato il processo Zuendel per sostenere lei stessa le tesi negazioniste, tanto è vero che “ha un riflesso istintivo per rilasciare dichiarazioni di estrema destra”.
Ne abbiamo già parlato ma forse può giovare parlarne ancora.
Fin dove può arrivare la limitazione del diritto di esprimere opinioni anche se non condivisibili?
Che senso ha porre a fondamento della democrazia la libertà di espressione se il contenuto di tale libertà può essere soggetto a limitazioni che possono costare la libertà personale?
Non sono impazzito e tantomeno sono diventato cannibale...
Ma leggete un po' qui:
"Sylvia Stolz è ormai in prigione da quasi un anno nel carcere di Heidelberg, Germania, sotto l’accusa di “negazionismo” dei crimini nazisti.
Ma differentemente da David Irving – il noto storico inglese che nel 2005 di passaggio per l’Austria venne condannato per lo stesso reato a tre anni e fu liberato “appena” un anno dopo grazie all’abiura delle sue tesi – e di altri personaggi che si sono voluti cimentare con il rischioso discorso dell’ “Olocausto”, la Stolz non vanta alcun titolo di studiosa, e non è nemmeno una dilettante più o meno ideologizzata di storia della II guerra mondiale.
Sylvia Stolz infatti è un avvocato, e in questa veste aveva incontrato due altri condannati in Germania per reati di opinione, il tedesco Germar Rudolf e il fiammingo Siegfried Verbeke, prima di decidere di difendere di fronte a un Tribunale tedesco un terzo “negazionista”, Ernest Zundel: una storia incredibile, quella di Zuendel, che inizia in Canada dove l’oggi 67enne scrittore viveva ed aveva vinto una causa in cui era stato accusato di falsificazione storica; prosegue poco dopo con un misterioso incendio della propria casa, da cui la sua fuga di fatto negli Stati Uniti e infine – ecco l’ultimo capitolo – l’estradizione coatta in Germania, dove viene condannato a cinque anni di galera per quelle stesse tesi già “assolte” dalla corte di Toronto.
La Stolz ha difeso Zuendel e ha pensato quel che pensa qualsiasi bravo avvocato: che bisogna in qualche modo anche entrare nel merito del reato contestato, dimostrando non la “verità” storica (non dovrebbe essere questo il compito di quale che sia Tribunale) ma la piena legittimità di un dibattito su quale che sia questione storiografica. Così dice anche la Costituzione tedesca. Ma è a questo punto che l’articolo 130 del Codice Penale tedesco – che in combinato con il 226 punisce con la prigione da 1 a 5 anni chiunque “neghi” crimini quali quelli definiti dall’ormai abusatissimo Tribunale di Norimberga – ha travolto anche lei: tre anni e mezzo di prigione, e la sospensione per ben 5 anni dalla professione di avvocato. Una morte civile, motivata con espressioni di sapore inquisitorio: la condannata, ha sentenziato il giudice Rolf Glenz, avrebbe usato il processo Zuendel per sostenere lei stessa le tesi negazioniste, tanto è vero che “ha un riflesso istintivo per rilasciare dichiarazioni di estrema destra”.
Ne abbiamo già parlato ma forse può giovare parlarne ancora.
Fin dove può arrivare la limitazione del diritto di esprimere opinioni anche se non condivisibili?
Che senso ha porre a fondamento della democrazia la libertà di espressione se il contenuto di tale libertà può essere soggetto a limitazioni che possono costare la libertà personale?

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