[QUOTE=circolo.pickwick.ter;1180808]mi raccomando, che la mamma non stia un minuto pi
Bugiardo? Si, ma intelligente
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[QUOTE=bvzpao;1180680]tu alludi..
sempre e solo fatti.
(comunque, seriamente, la mia preoccupazione pi
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Intanto, congratulazioni anche da parte mia.Originariamente Scritto da bvzpao Visualizza Messaggioè una ricerca come quelle del trio medusa...
hai educato un figlio stronzo, ma consolati perchè sarà uno col cervello pronto!
beh, l'idea di avere un furbetto del quartierino in casa non mi riempirebbe di gioia.
(o magari dico così perchè le bugie proprio non le sopporto)
Se sia una ricerca farlocca o con qualche base scientifica non sta a me dirlo, l'ho trovata però curiosa e si, con qualche lato estremamente vero.
Come anche dice Silenzio una persona che sa raccontare una frottola, nel senso di saperla non solo dire ma anche sostenere, può essere avvantaggiato nelle capacità cognitive e mnemoniche ad esempio, oltre che ad esser stimolato maggiormente dalla sua fantasia (o dal bisogno di inventare scuse) a far lavorare il proprio intelletto.
Gugolando si trova la risposta al tipo di esperimento fatto.Originariamente Scritto da Orihime Visualizza Messaggiorisposta seria: è stato spiegato così, ma come è stato rilevato il dato?
che tipo di test è stato effettuato?
come è stato selezionato il campione?
qual'è il parametro teorico di riferimento?
Sono tutte cose importanti da sapere perchè nella rilevazione statistica l'interpretazione è tutto: influenza a monte la scelta della campionatura e del metodo e a valle la lettura del dato. Il dato statistico è muto senza teoria.
L'utilizzo del termine processi cognitivi, la tendenza a misurare l'intelligenza in termini quantitavi, la sua interpretazione in termini di complessità processuale e l'indistinzione fra i connotati qualitativi della bugia mi fa pensare ad un approccio neo-cognitivista.
Se così è, bisogna tenere presente che, pur avendo integrato i limiti della teoria madre (il comportamentismo) facendo impotesi di funzionamento che permettevano di andare oltre il vincolo dell'osservabilità, si tratta pur sempre di una corrente ancorata al quantificabile. Ad esempio dire che più bugie si dicono più si è intelligenti perchè si stimola lo sviluppo di certi processi implica due cose fondamentali:
1. sostenere che dietro un comportamento si cieli un processo logico di tipo cognitivo
2. che la reiterazione del processo (rinforzo) da se determini un suo potenziamento
3. dimenticare la valenza qualitativa della bugia
4. ignorare l'incidenza di processi profondi e l'influenza del vissuto.
La bugia non è una semplice non verita, sopratutto nell'infanzia. Esistono bugie che esprimono un'indistinzione tra mondo reale e fantastico ad esempio, esistono bugie legate all'egocentrismo infantile, esistono bugie riparatrici, esistono bugie rese necessarie da un ambiente sfavorevole ecc.
La ricerca se ne dimentica. La ricerca si dimentica poi del fatto che, se è vero che c'è un processo cognitivo dietro ogni bugia, è anche vero che non solo il processo determina la risultante. Esistono condizioni interne (grado di sviluppo della personalità
, bisogni inconsci e condizioni esterne ( ambiente affettivo) che in sinergia collaborano alla sua genesi e al suo differenziarsi qualitativo. Anche rispetto al processo cognitivo sottostante alla bugia tali elementi sono incisivi: un processo cognitivo non è un muscolo che si rinforza se esercitatro a prescindere dai bisogni interiori del soggetto e dai vincoli ambientali.
Non esiste la bugia bruta, non esiste l'intelligenza bruta, non esiste il processo meccanico e soprattutto il dato non parla da se.
Che tipo di intelligenza poi è stata misurata? davvero si tratta di una variabile isolabile e misurabile oggettivamente? a nessuno di voi è capitato di alterare la vostra capacità di ragionamento in ragione del compito affrontato, della vostra condizione emotiva o di altro?
L'indagine ha coinvolto 1200 bimbi e ragazzini dai 2 ai 17 anni. I bambini avevano un giocattolo alle loro spalle e veniva detto loro di non voltarsi a guardarlo prima di uscire dalla propria stanza. Una videocamera nascosta riprendeva i bambini per vedere se si voltavano o meno.
Poi a ciascuno dei piccoli è stato chiesto di dire se si fossero voltati a guardare il gioco o meno, e la risposta è stata confrontata con le riprese video per vedere chi ha detto la verità, chi no. E' emerso che, impavidi pinocchi, del tutto incuranti dei nasi che si allungano, i più furbetti iniziano a dire bugie già a due anni, circa uno su cinque a questa età tira fuori qualche frottola all'occorrenza. Ma a quattro anni dicono bugie anche i più 'lenti' a prendere questo 'vizio': a questa età è il 90% dei bambini, infatti, a dirle.
Il picco massimo dei nasi lunghi si registra invece a 12 anni. Ma niente paura, sostiene Lee, dire bugie da piccoli è normale e non significa che questi bambini cresceranno come bugiardi patologici. Anzi la bugia è segno di sviluppo cognitivo perché per ideare una frottola e tenerla in piedi serve il ragionamento. Anzi, chiosa Lee in conclusione, i piccoli bugiardi potrebbero anche finire per fare i banchieri da grandi.
Membro del Consiglio degli Admin
[RIGHT][I]L'ironia
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adesso che ho letto l'esperimento, pur senza aver studiato pissicologia, temo di avere la prova provata che non trattasi di esperimento volto a scoprire quanto a confermare l'ipotesi dello sperimentatore.
Se poi tra 23 anni andremo a prendere gli stessi 1200 bambini per verificare lo stato dell'arte delle loro balle, magari salter
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Beh, non si dice che diverranno futuri Einstein, ma che hanno maggiori possibilità di sviluppo cognitivo e intellettivo, per via di un maggior uso della fantasia.
Il che è una cosa logica e comunemente assodata.Membro del Consiglio degli Admin
[RIGHT][I]L'ironia
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