Morwen
Mi sembra un tantino semplicistico il tuo discorso perchè spesso queste ragazze non hanno documenti, non hanno il permesso di soggiorno, non conoscono una parola di italiano e sono spaventate a morte. Ricevono botte, vengono stuprate tanto per essere tenute in allenamento e viene loro inculcato che in caso di fuga o denuncia sarà la famiglia d'origine a subirne le conseguenze (mamma, papà, eventuali fratelli e sorelle). Dubito seriamente che l'idea di ribellarsi sia così semplice da attuare tant'è vero che la percentuale di donne che riesce a fuggire al racket della prostituzione lo fa anche grazie all'aiuto di associazioni di volontariato che si occupano del recupero di queste ragazze. Dove vuoi che vada una ragazza di 18 anni deportata, costretta a prostituirsi a suon di abusi, senza nessun documento e con la certezza che se fugge rischia di essere trovata e ammazzata oppure nella migliore delle ipotesi rispedita a casa, proprio dove non c'è lavoro e si fa la fame?
Tu hai citato un episodio che ti è successo ma non mi sembra calzante, hai incontrato una donna spaventata e decisa a ribellarsi ma come tu stesso hai detto era la prima volta che veniva instradata alla prostituzione, e di certo non era nelle condizioni psicologiche e materiali in cui versano migliaia di ragazze dell'Est Europa.
Ha avuto il coraggio di ribellarsi immediatamente mentre ad altre ragazze, per paura, questo coraggio viene a meno. Dobbiamo considerarle libere e magari anche contente di vendersi?
Mi sembra un tantino semplicistico il tuo discorso perchè spesso queste ragazze non hanno documenti, non hanno il permesso di soggiorno, non conoscono una parola di italiano e sono spaventate a morte. Ricevono botte, vengono stuprate tanto per essere tenute in allenamento e viene loro inculcato che in caso di fuga o denuncia sarà la famiglia d'origine a subirne le conseguenze (mamma, papà, eventuali fratelli e sorelle). Dubito seriamente che l'idea di ribellarsi sia così semplice da attuare tant'è vero che la percentuale di donne che riesce a fuggire al racket della prostituzione lo fa anche grazie all'aiuto di associazioni di volontariato che si occupano del recupero di queste ragazze. Dove vuoi che vada una ragazza di 18 anni deportata, costretta a prostituirsi a suon di abusi, senza nessun documento e con la certezza che se fugge rischia di essere trovata e ammazzata oppure nella migliore delle ipotesi rispedita a casa, proprio dove non c'è lavoro e si fa la fame?
Tu hai citato un episodio che ti è successo ma non mi sembra calzante, hai incontrato una donna spaventata e decisa a ribellarsi ma come tu stesso hai detto era la prima volta che veniva instradata alla prostituzione, e di certo non era nelle condizioni psicologiche e materiali in cui versano migliaia di ragazze dell'Est Europa.
Ha avuto il coraggio di ribellarsi immediatamente mentre ad altre ragazze, per paura, questo coraggio viene a meno. Dobbiamo considerarle libere e magari anche contente di vendersi?



Comment