Crisi o benessere?

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #91
    Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
    Giampaolo, stiamo sempre parlando di milioni e milioni di euro a favore degli ultimi del mondo!!! E' chiaro poi che 2.000.000.000 di cristiani nel mondo non si organizzano dalla jungla....La Chiesa è formata dalle parrocchie, dalle diocesi, dalle congregazioni, dai movimenti più disparati, per dire.
    Il che sta a dire che quando il problema tocca i tuoi punti di interesse ti rendi conto che le parrocchie, le diocesi, le congregazioni, i movimenti più disparati, per dire non funzionano alimentandosi d'ammore e pensando all'uomo, ma assorbendo e consumando decine di milioni solo per esistere.
    Poi loro se li fanno dare e risolvono, noi che tali poteri non li abbiamo il necessario ce lo dobbiamo produrre con gli annessi e connessi che ne derivano.

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #92
      Lo abbiamo il potere!!! Non possiamo passare la vita a delegare. Non ce lo possiamo più permettere.
      amate i vostri nemici

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      • crepuscolo
        Opinionista
        • 08/10/07
        • 24570

        #93
        I bambini, che una volta erano semplici perché sereni, giocavano a girotondo quanto è bello il mondo, eppure era il dopo guerra e c'era molto da fare perchè si ripartiva da 0, zero, tutto quello che veniva era manna, ma a dir la verità era la voglia di ricominciare dopo anni di distruzione e ramengaggine.
        Sistemate le vendette dei più facinorosi, l'Italia si dimenticò presto di aver perso la guerra ed anche l'onore
        .................................................. .................................................. ........ed ora?........pure.

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #94
          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
          Axe ciao, buona domenica. Ti ripeto che qua non si tratta di andare a vivere sotto i ponti, ma di considerare una vita più sobria....più semplice....
          Se ad esempio vedessi i miei figli tristi perchè hanno solo il cellulare e non l'i-phon o il tablet, mi sentirei un fallito come genitore. Capisci?
          E' necessario, secondo me, tornare ad essere felici di quello che abbiamo. Anche se poco.
          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
          Vabbè, ci rinuncio. Non è un problema di fede o non fede, Giampaolo. Spero che almeno Axeugene l'abbia capito.
          A' demaine.
          Cono, io ho capito quello che intendi;
          tu sottolinei un aspetto umanistico e morale, come è caratteristico della tua concezione dell'esitenza;
          e io, almeno in parte, potrei pure essere d'accordo su alcuni contenuti, per come li posso intuire, dato che non specifichi in concreto a cosa si dovrebbe rinunciare;

          il punto è che l'ordine di grandezza dei problemi di cui si parla è molto più grande di quello che il tuo commento sembra considerare; un po' come se tu suggerissi, stando su un'auto in corsa e volendo farla rallentare perché rischia di causare un incidente, di dirigerla contro un muro;

          tieni conto che la quasi totalità dei beni e servizi che produciamo può essere considerata superflua o dispensabile da moltissimi, ma produce il reddito che serve a rendere possibili anche i beni e servizi essenziali, mediante l'indotto fiscale; la tua immahinazione è colpita dall'"ultimo modello di cellulare", ma questo è altrettanto superfluo del vasellame Richard Ginori, dei tessuti di Prato e persino dell'acciaio, che si produce altrove e a meno; che andiamo a fare tutti quanti nel tuo mondo ? a che serve mandare i figli a scuola, se li attende un futuro di inutilità ?

          il "dirigismo della modestia" è stato sperimentato, per 60 anni, nei paesi del socialismo reale, e non ha prodotto una società migliore, né tantomeno più giusta, solidale o morale, qualunque cosa si voglia intendere con quel termine, ma autocrazia e dittatura, corruzione, spreco di risorse umane e materiali, miseria; in parte, in URSS se lo sono potuti permettere perché avevano comunque tante materie prime;
          ma gli effetti di un processo di impoverimento tanto marcato sono paragonabili a quelli di una guerra, e infatti in genere di una guerra sono la premessa e/o la causa più frequente.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #95
            Lo abbiamo il potere!!!
            Certe frasi, potenti e irrevocabili, andrebbero sostanziate, altrimenti richiamano frasi altrettanto potenti e irrevocabili di mussoliniana memoria, non per una tua vocazione dittatoriale, ma le gran botte che si sono presi quelli che per amore o per forza a tali proclami assoluti hanno dato seguito.
            Detto ciò stai a parlare del potere del popolo sovrano che però esiste e si esprime solo quando tale popolo sovrano parla in forma plebiscitaria, ovvero ogni cinque anni alle elezioni con leaders che sono i tafani che attualmente si contendono la realizzazione del bene comune secondo il proprio concetto per l'attuazione secondo i propri misteriosi scopi, con i risultati che sono previsti dai sondaggi in essere.
            Quindi questo potere sovrano si frantuma in 40 milioni di micropoteri in competizione su concezioni diverse ed è pure una fortuna perchè quando il popolo parlò con una sola voce e si comportò come un sol uomo si è visto cosa è successo.

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #96
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              Cono, io ho capito quello che intendi;
              tu sottolinei un aspetto umanistico e morale, come è caratteristico della tua concezione dell'esitenza;
              e io, almeno in parte, potrei pure essere d'accordo su alcuni contenuti, per come li posso intuire, dato che non specifichi in concreto a cosa si dovrebbe rinunciare;

              il punto è che l'ordine di grandezza dei problemi di cui si parla è molto più grande di quello che il tuo commento sembra considerare; un po' come se tu suggerissi, stando su un'auto in corsa e volendo farla rallentare perché rischia di causare un incidente, di dirigerla contro un muro;

              tieni conto che la quasi totalità dei beni e servizi che produciamo può essere considerata superflua o dispensabile da moltissimi, ma produce il reddito che serve a rendere possibili anche i beni e servizi essenziali, mediante l'indotto fiscale; la tua immahinazione è colpita dall'"ultimo modello di cellulare", ma questo è altrettanto superfluo del vasellame Richard Ginori, dei tessuti di Prato e persino dell'acciaio, che si produce altrove e a meno; che andiamo a fare tutti quanti nel tuo mondo ? a che serve mandare i figli a scuola, se li attende un futuro di inutilità ?

              il "dirigismo della modestia" è stato sperimentato, per 60 anni, nei paesi del socialismo reale, e non ha prodotto una società migliore, né tantomeno più giusta, solidale o morale, qualunque cosa si voglia intendere con quel termine, ma autocrazia e dittatura, corruzione, spreco di risorse umane e materiali, miseria; in parte, in URSS se lo sono potuti permettere perché avevano comunque tante materie prime;
              ma gli effetti di un processo di impoverimento tanto marcato sono paragonabili a quelli di una guerra, e infatti in genere di una guerra sono la premessa e/o la causa più frequente.
              Lungi da me aver pensato solo lontanamente al socialismo reale: che orrore!
              Comunque, visto che considerate le mie soltanto utopìe religiose, non mi rimane che sottoporre alla vostra attenzione questo link, amici:

              La decrescita (degrowth in inglese, décroissance in francese, decrecimiento in spagnolo) è una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi.[1][2][3][4][5][6][7]

              Come ha affermato più volte Serge Latouche[8], uno dei principali fautori della decrescita, essa è innanzitutto uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di un "cambio di paradigma", di un'inversione di tendenza rispetto al modello dominante della crescita e dell'accumulazione illimitata.

              Se la spina dorsale della civiltà occidentale risiede nell'aumento dei consumi e nella massimizzazione del profitto, parlare di decrescita significa immaginare non solo un nuovo tipo di economia, ma anche un nuovo tipo di società. Essa invita, dunque, ad una messa in discussione delle principali istituzioni socio-economiche, al fine di renderle compatibili con la sostenibilità ecologica, la giustizia sociale e l'autogoverno dei territori, restituendo una possibilità di futuro a una civiltà che sembra tendere all'autodistruzione.
              Le idee sostenute dai teorici della decrescita contemporanei affondano le loro radici nel pensiero di alcuni autori come John Ruskin, Henry David Thoreau (1817-1862) e Lev Tolstoj (1828-1911). Anche gli scritti del Mahatma Gandhi contengono simili principi, in particolare riguardo al concetto di semplicità volontaria.
              Sul tema della decrescita si è sviluppato un complesso di idee sostenuto da movimenti culturali alternativi, anti-consumisti, anticapitalisti ed ecologisti. Queste idee intendono proporre modelli culturali alternativi al consumismo e superare il principio della crescita economica. Il termine decrescita si accompagna talvolta ad alcuni aggettivi, in espressioni come «decrescita sostenibile» o « decrescita felice» (in francese, anche «objection de croissance» un gioco di parole con obiezione di coscienza, objection de conscience).

              Le proposte dei sostenitori della decrescita si sviluppano su due piani: a livello individuale, la scelta di stili di vita detti di semplicità volontaria; a livello globale, una ricollocazione delle attività economiche al fine di ridurre l'impronta ecologica, gli sprechi energetici, l'impatto ambientale, le disuguaglianze sociali. I sostenitori della decrescita affermano che la crescita economica - intesa come accrescimento costante del Prodotto Interno Lordo (PIL) - non porta a un maggior benessere.

              Questa idea è in contrasto con il "senso comune" della società cosiddetta "moderna", che identifica la crescita del PIL con l'aumento del livello di vita. Il miglioramento delle condizioni di vita deve quindi essere ottenuto non con l'aumento dei consumo di merci ma con il miglioramento dei rapporti sociali, dei servizi collettivi, della qualità ambientale. La costruzione di questo nuovo modello vede l'impegno di numerosi intellettuali, al seguito dei quali si sono formati movimenti spesso non coordinati fra loro, ma con il fine comune di cambiare il paradigma dominante dell'aumento dei consumi quale fonte di benessere. Un esempio di questi gruppi sono i gruppi d'acquisto solidale (GAS) o gli ecovillaggi.
              Presupposti della decrescita

              Il sistema produttivo ed economico, che dipende da risorse non rinnovabili, è basato sulla crescita illimitata del PIL, ma i principi della termodinamica e la limitatezza delle risorse materiali ed energetiche presenti nella Terra contraddicono tale modello. Vladimir Vernadskij, mutuando dalla seconda legge della termodinamica il concetto di entropia, rileva che la crescita del PIL comporta la diminuzione dell'energia disponibile e l'aumento di rifiuti danneggiando gli ecosistemi terrestri.

              Non v'è alcuna prova della possibilità di separare la crescita economica dalla crescita del suo impatto ecologico.

              La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni materiali e servizi privati: esistono altre forme di ricchezza pubblica e sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, il welfare, e così via. La sola crescita materiale, misurata secondo indicatori monetari, solitamente non considera queste altre forme di ricchezza.

              Le società attuali, condizionate dai consumi materiali (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali come la qualità della vita, e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico di tipo occidentale.

              Equità e redistribuzione delle risorse

              L'assunto della decrescita è che le risorse naturali sono limitate e che vengono gestite in modo iniquo; la decrescita è uno strumento per avviare una equa redistribuzione delle risorse del pianeta tra tutti i suoi abitanti, perseguendo il principio dell'eguaglianza tra i popoli. I Paesi più ricchi dovrebbero ridurre i loro standard attuando un processo di decrescita, limitando i consumi, sviluppando modelli energicamente autosufficienti. Ma la decrescita non è solo una questione quantitativa, di fare meno dello stesso, ma anche e soprattutto, un riordino paradigmatico dei valori, in particolare la (ri)affermazione dei valori sociali ed ecologici e la (ri)politicizzazione dell'economia [19].

              Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere l'ineguaglianza sociale, concentrando ricchezze nelle mani di pochi anziché generare maggior benessere e aumentare gli standard di vita[20][21]. Le critiche alla decrescita affermano che un rallentamento della crescita economica provocherebbe un aumento della disoccupazione e della povertà, e che comunque almeno nel Sud del mondo occorre consentire la crescita economica. I fautori della decrescita sostengono invece che rilocalizzare e abbandonare l'economia globale nel Sud globale permetterebbe a queste popolazioni di aumentare il loro grado di autosufficienza e indipendenza impedendo il sovra-consumo e lo sfruttamento delle loro risorse da parte del Nord[22].
              Sostenibilità

              Per la decrescita l'aggettivo "sostenibile" allude alla proposta di organizzarsi collettivamente in modo che la diminuzione della produzione di merci non riduca i livelli di benessere. La teoria della decrescita non implica evidentemente il perseguimento della crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore. Se la crescita del PIL non coincide con una crescita di benessere (un incidente d'auto, ad esempio, è comunque un fattore di crescita del PIL) allora occorre smettere di utilizzare tale indicatore come unica bussola. Questa tesi è ormai accettata anche da economisti e scienziati estranei alla Decrescita (H. Daly, R. Costanza e altri). Il principio della decrescita non va confuso con quello dello sviluppo sostenibile il quale non mette in discussione il perseguimento della crescita economica. Per la decrescita lo sviluppo sostenibile è quindi ritenuto un ossimoro.[23]
              Impronta ecologica

              L'impronta ecologica è un indicatore espresso in "ettari di superficie terrestre" che misura l'impatto della popolazione in un territorio. Tale indicatore mette in relazione la capacità delle superfici terrestri e marine di produrre materie prime e di assorbire i rifiuti, e i consumi della popolazione. Secondo il rapporto del 2005 della Rete Globale di Impronta Ecologica [24], mentre gli abitanti dei Paesi sviluppati utilizzano 6.4 ettari globali (gHa), quelli dei Paesi meno sviluppati necessitano di un solo gHa. Ad esempio, mentre ogni abitante del Bangladesh utilizza quanto si produce su 0.56 gHa, un nordamericano necessita di 12.5 gHa (22,3 volte tanto). il numero medio di ettari globali a persona ha raggiunto i 2.7 ettari pro capite. Per far sì che la popolazione mondiale possa raggiungere gli standard dei Paesi europei, sarebbero necessarie le risorse di un numero compreso fra tre e otto pianeti Terra.
              amate i vostri nemici

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #97
                Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                Le società attuali, condizionate dai consumi materiali (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali come la qualità della vita, e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico di tipo occidentale.
                tutto giustissimo, e sono d'accordo;
                però lo stesso principio dell'impossibilità di crescere indefinitamente vale anche a livello demografico; già ora si prospettano conflitti per le risorse, non più il petolio, ma l'acqua;
                e se continuiamo a crescere in numero questi conflitti saranno ancora più accesi...

                purtroppo la teoria della decrescita felice, seppure animata da grande buon senso, è unpo' segnata dal pregiudizio eurocentrico per cui noi occidentali saremmo ancora gli arbitri dell'economia e della politica internazionale e non mette nell'equazione l'energi competitiva delle società emergenti e le relative aspirazioni egemoniche.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #98
                  Il fattore demografico fa sempre comodo ignorarlo, ma anche quello deve essere commisurato alla sostenibilità.
                  E comunque non viene spiegato come la decrescita realizzi gli elementi di uguglianza sociale teorizzati, fermo che la teoria illustrata sembra mirata alla compatibilità ambientale e non a risolvere i problemi che ci stanno.

                  E poi decrescere alla fine significa far cessare i servizi sociali di qualunque tipo al che il privato che può ciò che gli serve se lo compra e quello che non può si arrangia, certo salvo una imposizione dittatoriale dall'altro che ci riporta in un altro campo.
                  I grossi investitori semplicemente si orienterebbero altrove e così tutta la gente capace impossibilitata a dare seguito alle proprie aspirazioni.
                  Cosa resterebbe qua?

                  significa immaginare non solo un nuovo tipo di economia
                  Della serie il giocattolo deve essere ancora inventato perchè al momento è enunciato solo lo scopo finale, ma non gli infiniti ed essenziali meccanismi concreti per raggiungerlo.
                  Purtroppo le cose si realizzano con la concretizzazione dei dettagli per cui aspettiamo che i pensatori partoriscano questo aspetto essenziale della cosa per valutarlo.
                  Last edited by Il gatto; 28-01-2013, 11:46.

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                  • crepuscolo
                    Opinionista
                    • 08/10/07
                    • 24570

                    #99
                    Più che decrescita felice, che va sempre bene per la piccola e media borghesia in quanto dovrebbe, se i numeri non sono opinioni, chi è cresciuto troppo, non so, per esempio è cresciuto di 5 unità, allora è cresciuto anche per i figli e per i nipoti, mi sembra che il signore benestante debba vivere nella decenza. Poi purtroppo non essendoci una guida che unisca tutti, meno i deliqueti, ladri e assassini, bisogna imparare l'arte di arrangiarsi e soprattutto quella del comattere ..ovviamenbte contro gli spiriti immondo, quelli che sono capaci solo di succhiare il sangue delle vittima....che rimangono incartapecorite...
                    io vedrei la crescita felice che è anche gnosi dell'anima.

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                    • Il gatto
                      Opinionista
                      • 21/11/09
                      • 12721

                      #100
                      Come trasformare una caporetto nella dichiarazione di una ritirata strategica di riorganizzazione, con gli inconvenienti di una caporetto.
                      Però basterebbe decrescere da 60 milioni a 30 e le compatibilità ambientale ed economica sarebbero a portata di mano.

                      Tra l'altro come la crescita del primo trascina la crescita dei successivi, anche se su scala ridotta, la decrescita produce l'effetto inverso e per uno in testa che decresce, di più dietro si restringono con la base che si affoga, anche perchè se uno a fronte dei propri rischi non cresce non se li accolla e a far crescere è l'accettazione del rischio più di altri aspetti.
                      Anche studiare significa accettare il rischio di non trovare risposta a fronte di un investimento proprio, se non ci sono prospettive si ripiega su qualcosa di tranquillo a reddito mediocre nell'immediato che non trascina però il resto.
                      Last edited by Il gatto; 28-01-2013, 12:20.

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                      • crepuscolo
                        Opinionista
                        • 08/10/07
                        • 24570

                        #101
                        Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                        Come trasformare una caporetto nella dichiarazione di una ritirata strategica di riorganizzazione, con gli inconvenienti di una caporetto.
                        Però basterebbe decrescere da 60 milioni a 30 e le compatibilità ambientale ed economica sarebbero a portata di mano.

                        Tra l'altro come la crescita del primo trascina la crescita dei successivi, anche se su scala ridotta, la decrescita produce l'effetto inverso e per uno in testa che decresce, di più dietro si restringono con la base che si affoga, anche perchè se uno a fronte dei propri rischi non cresce non se li accolla e a far crescere è l'accettazione del rischio più di altri aspetti.
                        Anche studiare significa accettare il rischio di non trovare risposta a fronte di un investimento proprio, se non ci sono prospettive si ripiega su qualcosa di tranquillo a reddito mediocre nell'immediato che non trascina però il resto.
                        Ti consiglierei i derivati, è una scommessa ma anche a S. Remo ( non è un santo od un gondoliere ma è un casinò) si vince .., ma chi non perde mai è S. Banco, non dei Paschi, ma dei paschicci.
                        a proposito di rinuncie, io rinuncerei ai funziuonari ed ai dirigenti, sono convinto che basterebbero dei cloni, vedrai che la produttività marginale dell'azienda crescerebbe di salto in alto, come quello che fece il russo Brummel anni fa in Cina.
                        Last edited by crepuscolo; 28-01-2013, 13:50.

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                        • Il gatto
                          Opinionista
                          • 21/11/09
                          • 12721

                          #102
                          ognuno ha le sue rinunce ottimali che ci scommetto sono opposte a quelle altrui perciò prima che si concordi tutti....debbono venire i soliti tempi maturi.

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                          • crepuscolo
                            Opinionista
                            • 08/10/07
                            • 24570

                            #103
                            Speriamo che qualcuno li raccolga

                            Comment

                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #104
                              Dici, si potrebbe rinunciare agli improduttivi ed eliminarli.
                              Mantieni sempre la speranza che l'appello sia raccolto?

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                              • crepuscolo
                                Opinionista
                                • 08/10/07
                                • 24570

                                #105
                                Più che l'appello io direi il raccolto.
                                L'appello non ha mai sfamato nessuno.

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