Originariamente Scritto da Namas
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La grande fabbrica e la socialdemocrazia: oggi le fabbriche sono di proprietà dell' azionista di maggioranza o della multinazionale che ha la quota di maggioranza. Diventano padrone del territorio in cui risiedono, lo sfuttano (con la compiacenza degli enti locali), ne sfruttano la popolazione (con la compiacenza dei sindacati) in nome del lavoro e del benessere salvo poi chiudere i battenti quando queste condizioni vengono a mancare oppure delocalizzano in paesi più attraenti dal punto di vista fiscale ed economico; diventano, queste grosse fabbriche, le padrone della nostra vita.
Nella visione grillina i lavoratori stessi dovrebbero diventare azionisti detenendo la maggioranza delle azioni, questa è la via per avere una fabbrica diversa, rispettosa dell' uomo e del territorio attraverso una divisione più equa dei guadagni, e al reivestimento continuo dei capitali nella fabbrica stessa che si manterrebbe all' avanguardia e quindi competitiva sul mercato mondiale puntando sulla qualità (il made in italy ormai scomparso).
Nel suo quadro Grillo collega la produzione alla microimpresa, ovvero all' autoimprenditorialità, cioè una fabbrica che sia il più "snella" possibile in termini di occupazione e di invasività del territorio dislocando tutto il possibile all' artigianato locale. La cosa, ad esempio, avviene già nel Veneto e nell' Emilia, territori zeppi di officine e laboratori oggi in crisi a causa della perdita di commesse ma floridi quando la macchina girava bene.
Come vedi la centralità della fabbrica è, nel disegno di Grillo, centrale. Il problema sta nella gestione oculata e lungimirante, questa è la vera scommessa che facciamo votando m5s.
Spero di aver chiarito almeno parzialmente, Namas, non ho ora il tempo di dilungarmi oltre ma lo farò volentieri in tarda serata se vuoi, intanto linko una parte del suo discorso di domenica pomeriggio per gli interessati:



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