Silvia, l'artista espulsa dal Belgio.
E’ tornata a Bologna, Silvia Guerra, l’artista italiana espulsa dal Belgio perché considerata senza occupazione, un “peso per il welfare belga”.
“Quando è nato mio figlio, nel 2005, ho deciso di fermarmi, prima a Carcassone, in Francia, poi a Bruxelles perché girava l’idea che il Belgio tutelasse ancora di più gli artisti e il loro lavoro”, con sussidi di disoccupazione a “intermittenza”, per coprire i vuoti tra uno spettacolo e un altro. E invece.
“Quando arrivi accedi a un numero nazionale e ottieni, lavorando almeno dieci ore a settimana per tre mesi consecutivi, una carta di residente, la carta E, come étranger. Così ho fatto e invece ora mi viene contestato di non aver presentato il numero di contratti necessari”. Non solo. Se hai più di 35 anni devi guadagnare almeno 36mila euro lordi all’anno. Silvia viene assunta da una compagnia di giocolieri. Ma l’Ufficio immigrazione belga ora contesta il tipo di contratto perché
lo considera un aiuto sociale. “Ma è un contratto che prevede l’aiuto dello Stato, non capisco. In più dicono che mio figlio non è davvero integrato, che può tornare in Italia, dove in realtà non ha mai vissuto”. Silvia confida ora nel ricorso. “Ho vent’anni di esperienza di lavoro, non sono un caso sociale, non voglio essere trattata come una parassita. C’è solo una grande ingiustizia in tutto questo”.
Della serie che gli stranieri o bastano a se stessi o tornano a casina bella e ce li fanno tornare.
E’ tornata a Bologna, Silvia Guerra, l’artista italiana espulsa dal Belgio perché considerata senza occupazione, un “peso per il welfare belga”.
“Quando è nato mio figlio, nel 2005, ho deciso di fermarmi, prima a Carcassone, in Francia, poi a Bruxelles perché girava l’idea che il Belgio tutelasse ancora di più gli artisti e il loro lavoro”, con sussidi di disoccupazione a “intermittenza”, per coprire i vuoti tra uno spettacolo e un altro. E invece.
“Quando arrivi accedi a un numero nazionale e ottieni, lavorando almeno dieci ore a settimana per tre mesi consecutivi, una carta di residente, la carta E, come étranger. Così ho fatto e invece ora mi viene contestato di non aver presentato il numero di contratti necessari”. Non solo. Se hai più di 35 anni devi guadagnare almeno 36mila euro lordi all’anno. Silvia viene assunta da una compagnia di giocolieri. Ma l’Ufficio immigrazione belga ora contesta il tipo di contratto perché
lo considera un aiuto sociale. “Ma è un contratto che prevede l’aiuto dello Stato, non capisco. In più dicono che mio figlio non è davvero integrato, che può tornare in Italia, dove in realtà non ha mai vissuto”. Silvia confida ora nel ricorso. “Ho vent’anni di esperienza di lavoro, non sono un caso sociale, non voglio essere trattata come una parassita. C’è solo una grande ingiustizia in tutto questo”.
Della serie che gli stranieri o bastano a se stessi o tornano a casina bella e ce li fanno tornare.

sono loro che si camuffano abilmente..
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