Quel mostro di comunita'

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  • Lamhia

    #1

    Quel mostro di comunita'

    La comunità di solito è considerata in assoluto l'ultima spiaggia, la scelta definitiva per poter risolvere il problema della tossicodipendenza.
    È piuttosto normale che un tossicodipendente non la prenda in considerazione fino a che non ha piena consapevolezza del proprio problema, però spesso è vista come un "mostro" anche da chi gli sta intorno.
    Un percorso in comunità ha una certa durata e c'è chi si chiede come si faccia poi davvero ad integrarsi usciti da lì. C'è anche chi pensa che la comunità serva a poco o niente, che tanto se uno ne vuole uscire è in grado di farlo anche senza andarci. Per alcuni la comunità è un marchio da portare addosso, per altri una prigione, per altri ancora un rifugio da cui, ad un certo punto, non vorrebbero uscire.

    Cosa pensate delle comunità di recupero? Avete esperienze dirette o per sentito dire? Le ritenete davvero l'unico mezzo buono per uscire dalla tossicodipendenza o, secondo voi, sono sopravvalutate?
  • LaSte
    Opinionista
    • 03/08/05
    • 13663

    #2
    Originariamente Scritto da Lamhia Visualizza Messaggio
    La comunità di solito è considerata in assoluto l'ultima spiaggia, la scelta definitiva per poter risolvere il problema della tossicodipendenza.
    È piuttosto normale che un tossicodipendente non la prenda in considerazione fino a che non ha piena consapevolezza del proprio problema, però spesso è vista come un "mostro" anche da chi gli sta intorno.
    Un tossicodipendente non ammetterà mai che ha un problema, nemmeno quando è dentro la comunità, loro sono onnipotenti e spesso anche eterni adolescenti. Un tossicodipendente non può entrare in comunità con un "autocandidatura" (tranne san patrignano) ma deve essere inviato dall'assistente sociale o dal ser.t o dal carcere (ma mi è capitato di ricevere chiamate tipo "scolta posso entrare? mi ha detto un mio amico che è stato li che si mangia bene" )
    Il percorso previsto nelle comunità terapeutiche è di massimo 3 anni, perché il ser.t e le asl pagano le rette solo per 3 anni, fatto sta che uno può andarsene quando vuole (tranne casi in cui sei agli arresti domiciliari) perché non è un carcere puoi autodimetterti quando vuoi (e succede spesso, sempre per la questione che i tossici sono onnipotenti e non hanno problemi).

    Fatta questa noiosa premessa io credo che il lavoro educativo/psicoterapeutico ha senso ed ha efficacia solo all'interno di una struttura residenziale, senza la quotidianità non si arriverebbe da nessuna parte. Dubito fortemente che uno è in grado di uscirne senza andare in una struttura, sono le solite palle che raccontano i tossici per mettere a tacere la loro coscienza.
    Le comunità di recupero hanno efficacia si, ma dipende da come sono gestite, alcune comunità in italia hanno ancora un'idea di educazione nata alla fine degli anni 60 e considerano ancora la tossicodipendenza "un periodo ribelle", questo vuol dire: mancanza di regole, uscite mai controllate, fanno "girare" le camere in modo che le coppie possano stare "sole" (non sono contro l'amore eh, ma una coppia di tossici non ne uscirà mai), ecc. Insomma come tutte le cose dipende da come è gestita la comunità, se il responsabile è capace anche l'equipè lo sarà, se invece il responsabile sarà un falegname figlio dei fiori che è sempre strafatto magari no.
    Finito il periodo in comunità comunque deve esserci un passaggio di "decompressione" tra la comunità e la realtà, per questo esistono i progetti appartamenti protetti, sono altri 2 anni in cui il comune o la comunità dov'eri ti da un appartamento e un educatore che ti affianca al passaggio con la vita vera. Senza questo passaggio è molto molto probabile che un tossico ritorni a fare la vita di prima purtroppo.

    Detto questo io dicevo sempre ai miei ragazzi che mi rendevo conto che la vita in comunità è un po' merda offre mille opportunità però vivere con altri "compagni di viaggio" che non ti sei scelto e che probabilmente ti stanno anche un po' sulle palle non è semplicissimo. Comunque la peggiore rimarrà sempre e solo san patrignano
    Membro del Consiglio degli Admin
    Moderatore Apocalisse

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    • Cerbero
      Dito nel Culo
      • 13/10/10
      • 634

      #3
      Mi capita di lavorare solo con tossicodipendenti che sono andati ben oltre al discorso delle comunità, e che sono ormai quasi finiti; per quanto riguarda il discorso comunità ne so poco, ma sicuramente trovo che siano alternative più valide rispetto ai SERT e al carcere.
      Credo che le persone inserite in comunità dovrebbero essere trattate con rigore, ma anche dando loro la speranza di cambiare per tornare ad una vita normale.
      [/QUOTE=LaSte;1413611] Comunque la peggiore rimarrà sempre e solo san patrignano [/QUOTE]

      Come mai, se posso chiedere?
      "Beati i giusti, perché saranno giustiziati". (Angelo Cecchelin)

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      • Full di Jack
        Opinionista
        • 29/04/12
        • 904

        #4
        Originariamente Scritto da Lamhia Visualizza Messaggio
        Cosa pensate delle comunità di recupero? Avete esperienze dirette o per sentito dire? Le ritenete davvero l'unico mezzo buono per uscire dalla tossicodipendenza o, secondo voi, sono sopravvalutate?
        Al tossico incallito non credo serva a molto ma a chi si fà da poco possono essere molto utili.
        La comunità è una doverosa forma di aiuto che la società civile ci mette a disposizione, così come i sert, ma se chi ci entra pensa solo ad uscirne al più presto diventa un servizio sprecato.
        Non sono le comunità ad essere sopravvalutate, è come con la sigaretta elettronica: l' 80% ce lo devi mettere tu con la buona volontà, il 20% lo fà lei.
        Io conosco gente che ha smesso quando ha avuto il primo figlio senza bisogno di andare in comunità ma ritengo che sia bene che continuino ad esistere, anche ne salvassero uno su cento.
        A presto!

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        • LaSte
          Opinionista
          • 03/08/05
          • 13663

          #5
          Originariamente Scritto da Cerbero Visualizza Messaggio
          Come mai, se posso chiedere?
          Perché non c'è nulla di educativo. Il successo e la fortuna di San Patrignano sono dovuti al fatto che è nata negli anni del boom dell'eroina e ai tempi non esistenza ancora le comunità terapeutiche, e dalla famiglia Moratti. Il fondatore (Muccioli) ha basato tutto sulle sedute spiritiche condotte da lui in qualità di caposupremodellabaracca-medium, da quel che ho capito dai racconti degli ex ospiti erano basate su strani concetti di medicina naturale, in sostanza la tossicodipendenza è una malattia e noi ti curiamo con strani intrugli accompagnati da riti balordi.
          Hanno un sistema di gerarchia strano, ti comporti bene, ti diamo dei privilegi, ti diamo un lavoro (carpentiere, falegname, fare il sapone, cuoco), una casa, fai famiglia e infine diventi operatore. Non voglio tirare acqua al mio mulino, ma se partiamo dal concetto che la tossicodipendenza è una malattia allora deve essere "curata" da professionisti, non so voi ma se io mi spacco un ginocchio vado da un medico non da un medium che mi cura con la barbabietola.
          Inoltre ci sono state delle morti poco chiare, e tutti gli ex ospiti che ho conosciuto fino ad oggi (tutti scappati dalla comunità di notte e tutti chiaramente hanno iniziato a farsi anche dopo 10 anni da "puliti") mi hanno raccontato scene di violenze e stupri da parte degli operatori da far venire la pelle d'oca.
          Membro del Consiglio degli Admin
          Moderatore Apocalisse

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          • bumble-bee
            ...

            • 10/12/09
            • 15569

            #6
            OT : scusate potete modificare il titolo del thread togliendo i tre accenti? Altrimenti ogni volta che si cerca di leggere un post o intervenire, per qualcuno diventa un calvario. Grazie
            Bambol utente of the decade

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            • Acquerapide
              Opinionista
              • 14/07/08
              • 8254

              #7
              Fatto, vediamo se con l'apostrofo funziona

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              • bumble-bee
                ...

                • 10/12/09
                • 15569

                #8
                adesso è ok, grazie!
                Bambol utente of the decade

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                • Doppio
                  Superstite
                  • 04/08/10
                  • 4917

                  #9
                  Mhm, a me le comunità hanno sempre sollevato un forte dubbio: se è vero che una persona che non ha maurato davvero il desiderio di smettere è quasi impossibile che possa trarre beneficio da questo genere di esperienza, d'altra parte chi avesse invece compiuto già un percorso personale in tal senso forse non avrebbe bisogno della comunità, resta una zona grigia di persone che si stanno allontanado dal mondo della schiavitù della droga, ma che hanno ancora un po' di strada da fare, questi potrebbero davvero riuscire a percorrere l'ultimo tratto di strada essendo messi a stretto contatto con persone delle altre due categorie? Alla fine di che si parla tra drogati che non possono accedere alla sostanza che bramerebbero? Con la prima categoria direi che si andrebbe sempre a parare su che bella storia sarà finalmente uscire e andare dal pusher di cui si conserva gelosamente il numero di telefono, con la seconda categoria potrebbe andare un po' meglio, ma non mi farei tante illusioni, vedere dei compagni, che in fondo ci assomigliano, essere pronti a voltare pagina potrebbe anche farci ritenere che tanto verrà comunque il momento in cui si darà un taglio al passato, perciò tanto vale aspettare, perché fare tanti sforzi per qualcosa che non si è ancora sicuri di volere veramente.
                  Inoltre, secondo me, il percorso della droga è molto personale, dei punti di contatto con le storie degli altri non so se esistano veramente, certo le storie si somigliano un po' tutte esteriormente, ma ciascuno vive l'intensità emotiva della sua, le altre sono solo anedottica senza grandi emozioni (anche perché un drogato che ti racconta la sua storia spesso la racconta con grande freddezza, perché il suo lato emotivo era anestetizzato quando l'ha vissuta, per lui esisteva, ma era qualcosa di troppo labile per trasparire dal racconto).
                  Da quanto ho potuto vedere in linea di massima nelle comunità spasso si finisce solo per fare nuove amicizie che sarebbe stato meglio non fare (e qui entra anche in ballo chi finisce in comunità senza averne bisogno, penso ad esempio ad un mio amico che verso i 15 anni ci finì per punizione, alla fine si faceva le canne, come tanti alla sua età, quando ne uscì aveva tutta una serie di curiosità nuove, frutto di storie che tossici navigati gli avevano raccontato, non le mise in pratica allora, ma chi può dire se una decina di anni dopo sarebbe scivolato la dove è scivolato senza questa esperienza formativa).
                  Non avete ancora visto niente

                  Moderatore droghe

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                  • LaSte
                    Opinionista
                    • 03/08/05
                    • 13663

                    #10
                    Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                    Inoltre, secondo me, il percorso della droga è molto personale, dei punti di contatto con le storie degli altri non so se esistano veramente, certo le storie si somigliano un po' tutte esteriormente, ma ciascuno vive l'intensità emotiva della sua, le altre sono solo anedottica senza grandi emozioni (anche perché un drogato che ti racconta la sua storia spesso la racconta con grande freddezza, perché il suo lato emotivo era anestetizzato quando l'ha vissuta, per lui esisteva, ma era qualcosa di troppo labile per trasparire dal racconto).
                    Scusa Doppio ma questo cosa c'entra con la comunità?
                    Membro del Consiglio degli Admin
                    Moderatore Apocalisse

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                    • Full di Jack
                      Opinionista
                      • 29/04/12
                      • 904

                      #11
                      Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                      (e qui entra anche in ballo chi finisce in comunità senza averne bisogno, penso ad esempio ad un mio amico che verso i 15 anni ci finì per punizione, alla fine si faceva le canne, come tanti alla sua età,...
                      Questa cosa mi ha sempre incuriosito e mi piacerebbe sentire il parere di Ste in proposito.
                      Ma come cacchio si fa a mandare in comunità uno che fuma erba?! Da quale dipendenza dovrebbe curarsi? Quella da thc è paragonabile a quella da nicotina se non inferiore, se non sono male informato.
                      A presto!

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                      • Doppio
                        Superstite
                        • 04/08/10
                        • 4917

                        #12
                        Direi anch'io che è inferiore, smettere di fumare sigarette non è così facile, non ho mai visto qualcuno fare altrettanta fatica a togliersi il vizio delle X canne al giorno. Nel caso specifico a cui mi riferisco comunque non credo che l'intenzione fosse quella di curare una dipendenza, fu un discorso meramente punitivo: la promessa era stata: "alla prossima che combini finisci in comunità..." e furono di parola. Sistemi educativi discutibili, peraltro ancora applicati con modalità non molto diverse, ma io sono solo l'amico malvisto... non ho autorità per andare da questi genitori e dirgli: "ma di chi credete che sia la colpa se vostro figlio non è ancora maturato abbastanza da sapersi dare una regolata per conto suo?".
                        Non avete ancora visto niente

                        Moderatore droghe

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                        • Doppio
                          Superstite
                          • 04/08/10
                          • 4917

                          #13
                          Originariamente Scritto da LaSte Visualizza Messaggio
                          Scusa Doppio ma questo cosa c'entra con la comunità?
                          Leggendo i tuoi interventi avevo avuto il dubbio che il concetto di "comunità" in senso stretto non mi fosse del tutto chiaro. Diciamo che sto considerando "comunità" i molti istituti che accolgono chi ha problemi di dipendenze (o anche chi ha distubi di diverso tipo, come quelli alimentari). Pare che stia estendendo la definizione a cose che non c'entrano. Mi rimetto alla tua esperienza, cosa rientra esattamente nella definizione di "comunità"? E gli altri istituti che si occupano di dipendenze dove la gente si ricovera come si definiscono?
                          Non avete ancora visto niente

                          Moderatore droghe

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                          • Full di Jack
                            Opinionista
                            • 29/04/12
                            • 904

                            #14
                            Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                            Direi anch'io che è inferiore, smettere di fumare sigarette non è così facile, non ho mai visto qualcuno fare altrettanta fatica a togliersi il vizio delle X canne al giorno. Nel caso specifico a cui mi riferisco comunque non credo che l'intenzione fosse quella di curare una dipendenza, fu un discorso meramente punitivo: la promessa era stata: "alla prossima che combini finisci in comunità..." e furono di parola. Sistemi educativi discutibili, peraltro ancora applicati con modalità non molto diverse, ma io sono solo l'amico malvisto... non ho autorità per andare da questi genitori e dirgli: "ma di chi credete che sia la colpa se vostro figlio non è ancora maturato abbastanza da sapersi dare una regolata per conto suo?".
                            Poco tempo fa un conoscente mi raccontava della cosa successa al figlio ventitreenne. Viene fermato ad un posto di blocco, gli viene ispezionata l' auto, viene perquisito e gli trovano addosso un pezzo di fumo di poco più di dieci grammi. Lo accompagnano in ambulanza al pronto soccorso e gli fanno esami di sangue e urine trovandolo positivo, auto sequestrata e patente ritirata.
                            Convocato per direttissima dal giudice questi gli propone come alternativa al processo un percorso di disintossicazione al sert che il ragazzo, ovviamente, accetta visto che diversamente avrebbe avuto una condanna che, seppur lieve, gli avrebbe macchiato la fedina penale.
                            Il padre mi diceva che ogni mattina alle dieci gli davano una pastiglia che lo faceva stare male, tanto che lui prendeva permesso dal lavoro per andarlo a prendere e portarlo a casa, dopodichè il figlio stava a letto rintronato fino al tardo pomeriggio. Un racconto surreale ma vero!
                            Sembra quasi che i giudici stessi non abbiano molte altre possibilità di scelta per "non rovinare" un giovane sano ed inserito che fà un stronzata, ...c'è forse un vuoto legislativo, boh?
                            A presto!

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                            • Lamhia

                              #15
                              Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                              Leggendo i tuoi interventi avevo avuto il dubbio che il concetto di "comunità" in senso stretto non mi fosse del tutto chiaro. Diciamo che sto considerando "comunità" i molti istituti che accolgono chi ha problemi di dipendenze (o anche chi ha distubi di diverso tipo, come quelli alimentari). Pare che stia estendendo la definizione a cose che non c'entrano. Mi rimetto alla tua esperienza, cosa rientra esattamente nella definizione di "comunità"? E gli altri istituti che si occupano di dipendenze dove la gente si ricovera come si definiscono?
                              Per quella che è la mia esperienza come comunità di solito si intende quella legata alla tossicodipendenza, per alcolismo e disturbi alimentari, ad esempio, si parla di "centri".
                              Passando ad un altro punto toccate da te: hai parlato di tossicodipendenti che raccontano la loro storia in modo molto freddo, a dire il vero io per ora ho avuto a che fare con persone che, in realtà, trasmettono molto ed a sprazzi la rabbia, il dolore, il senso di colpa e di inadeguatezza escono eccome.
                              Per quella che è la mia di esperienza, un po' con l'auto mutuo aiuto, un po' anche su forum, chi è dentro e si sente incastrato ed è convinto che non ne uscirà mai trae un po' di speranza da chi invece è riuscito a fare un certo percorso. Una cosa che però ho visto forse funzionare più di tutto, a dire il vero, non è tanto l'esperienza di tossicodipendenti fra tossicodipendenti, ma il realizzare quello che la tossicodipendenza può fare intorno a sé. Per farti un esempio, da noi è arrivato di recente un uomo di 43 anni, padre di due bambine, cocainomane da 20. Ha letto qualche storia, in particolare una, da figlia di un alcolista e poi compagna di un eroinomane, l'ha colpito. Non per il vittimismo, ma per le parole utilizzate e perché in qualche modo ha realizzato, e l'ha pure chiesto in entrata, che le sue figlie da grandi un giorno avrebbero potuto cercare una persona come lui, quindi ha pensato a cosa avrebbero potuto passare. Vedere in qualche modo, riflessa in un'altra storia, la prospettiva che stava dando alle sue figlie ha smosso qualcosa. Fra cinque giorni entrerà in comunità. Lo stesso è accaduto due anni fa con una ragazza eroinomane, anche se per lei è stato in seguito un percorso fatto in solitario, con le classiche scusanti del "io non sono come gli altri" e per ora non ne vuol sapere di fare una scelta che reputa troppo definitiva. Penso che spesso si calchi molto sul rapporto tossicodipendente/tossicodipendente, che in realtà non trovo essere così sbagliata come cosa, perché solo chi è come te capisce cosa stai passando veramente, però diventa più costruttivo se chi è stato come te può dirti che le cose possono migliorare, ma anche toccare in qualche modo la percezione di quello che si dilaga intorno al tossicodipendente, che spesso è convinto di fare del male solo a se stesso, può essere un nervo da toccare. C'è da dire che questo è fattibile solo se, in qualche modo, ci sono ancora affetti che possono andare a smuovere emozioni latenti.
                              Per quanto riguarda la riuscita della comunità credo che sia fuori discussione che ci debba essere una reale volontà di cambiamento, altrimenti la comunità non servirà a niente (e non è comunque detto che ci sia sempre riuscita anche in quelle circostanze di volontà).

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