Il medico taceva, mentre mescolava lentamente il suo caffè, e la tazzina bollente gli bruciava le dita. C'era qualcosa di strano, qualcosa che non lo convinceva. Si guardò attorno, e tutto gli sembrò normale: il silenzio regnava in quell'area dell'ospedale, e solo qualche infermiera solerte ne rompeva l'incanto con uno scalpiccio di zoccoli. Solo quell'uomo stonava, in tutto quello. Il dottore lo osservò, ma si rese conto con un certo sconcerto che non riusciva a definirne i lineamenti, come se la sua mente si rifiutasse di registrarne la forma del viso, o il colore degli occhi. Provò a concentrarsi su quest'ultimi, e si rese conto che il loro colore non era definito, cambiava da un'istante all'altro: verde, grigio, nero... il medico scosse la testa, quasi a scacciare un fastidio. «Sono affaticato» pensò. «Le allucinazioni non sono un buon segno». In quel momento un forte mal di testa lo colse, e si rese conto che l'uomo lo stava fissando, un sorriso beffardo dipinto sulle labbra.
«Mi segua, ora» gli disse.
«Mi segua, ora» gli disse.
Se poi tra qualche giorno nessuno ha continuato, va pure avanti tu.


Comment