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  • follemente
    Opinionista

    • 22/12/09
    • 11727

    #31
    Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
    Bella melodia, è un canto popolare mi sembra.
    Sì, è un canto popolare a cui sono affezionata.
    Nei momenti di ritrovo con la chitarra, lo cantiamo spesso.

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    • Pazza_di_Acerra
      люблю беспокоиться
      • 09/12/09
      • 28840

      #32
      Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
      Ma voglio condividere con te (con voi) anche una poesia di un grande poeta, Virgilio Giotti, che scriveva in triestino, sebbene si fosse trasferito a Firenze.

      La strada

      Vardo ‘na strada de la mia zità,
      che ghe sarò passado mile volte,
      e no’ me par de averla vista mai.
      Le fazzade zalete, le boteghe,
      un bar, dei auti, e el fiatin de viavai.
      Come la nostra vita, sì: vissuda,
      finida ormai, a mai ben conossuda.


      Guardo una strada della mia città,
      che ci sarò passato mille volte,
      e non mi par di averla vista mai.
      Le facciate gialline, le botteghe,
      un bar, delle automobili, e quel po’ de viavai.
      Come la nostra vita, sì: vissuta,
      finita ormai, e mai ben conosciuta.
      Virgilio Gotti è una mia passione, un grandissimo poeta.
      semel in anno licet insanire, cotidie melius

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      • Bauxite
        Cosmo-Agonica

        • 25/12/09
        • 36341

        #33
        A casa mia non si parla in dialetto.
        Di solito sono in dialetto le esternazioni, i proverbi,
        certi discorsi che vengono riportati e ricordati,
        le parole della quotidianità,
        i soprannomi e le tristezze, le amarezze,
        i figli o i nipoti hanno sempre ricevuto un complimento o un rimprovero in dialetto.
        E' stato un modo per crescerci, che mi è sembrato sempre il più efficace.
        Sapere usare la propria lingua è per locutori esperti.
        Mi è capitato di dover spiegare, nel corso degli anni, che nascere italiani non vuol dire saper usare la lingua,
        non avviene tutto automaticamente,
        così vale per il dialetto.
        L'opportunità della lingua, la sua puntualità, stanno anche nel legame che abbiamo stretto con le parole.
        Dal momento che queste ultime sono come le persone difficilmente ci piaceranno sempre tutte,
        probabilmente , a differenza delle persone, vorremmo comunque , mossi dalla curiosità, conoscerne il significato...

        C'è una parola, che ha origini lombarde, e che è di uso ampiamente riconosciuto nell'italiano,
        ed è una parola che non mi piace (non mi piace il suono, nè il movimento che fanno bocca e lingua quando la pronuncio),
        ma andai a cercarne il significato: malmostoso.
        Però è una parola perfetta, se ci penso, perché è coerente col suo siginificato.

        Ad ogni modo, per non perdermi del tutto tra le parole e nei molti discorsi in proposito,
        posso aggiungere ancora che esistono parole che mi mettono di buon umore: 'o fattapposta, 'o tram a muro, la coccottina (la terrina degli gnocchi alla sorrentina, così la chiama mia madre), 'o tirabuscion (francesi e napoletani si sono capiti solo in cucina e nelle parole), abbuscare(dallo spagnolo, buscar) e altre che non elencherò.

        Il "problema" dell'esprimersi non esiste, se c'è affinità.
        Quali che siano le radici di una persona o di due, tre, persone, si capiranno non perché hanno lingue uniformi, ma perché sanno valorizzarne le differenze.
        Se c'è affinità.

        E se non si accentano le parole ad capocchiam (ciao Cono ).

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        • nahui
          Astensionista

          • 05/03/09
          • 21040

          #34
          Come Bumble, sono stata cresciuta nel disprezzo del dialetto. In casa non si parlava, in nessuna delle nostre famiglie, anche per evitare di prendere un accento troppo pesante. Ho questa immagine di mio padre bambino, chiuso nel recinto di casa, che non aveva il permesso di giocare con i suoi coetanei del paese per non imbastardire il linguaggio. C'è questa linea di confine gattopardesca da noi, quella élite culturale che non si mischia col volgo, è un tratto della nostra borghesia, fatta anche dai funzionari statali, insegnanti di liceo, professionisti. Se ne stanno zitti nel loro recinto, e fuori tutto va a pezzi.
          Ho cominciato a imparare il dialetto a Torino, perché mi mancava la mia terra. Lo capivo, ma non lo parlavo. Adesso mi arrischio, ma sbaglio spesso e faccio ridere chi lo parla da sempre. Adoro i proverbi, il cinismo, il sarcasmo, certe vette di volgarità, l'insulto fantasioso, l'italicum acetum, le tracce di tutte le dominazioni straniere in ogni singola frase.
          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
          (George Bernard Shaw)

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          • efua
            Posh&Rebel
            • 07/12/11
            • 34901

            #35
            Per me il dialetto esprime una parte irrinunciabile di me stessa
            Ho sempre testardamente tenute legate a me le mie origini
            Nel dialetto ci ho sempre visto sudore e sangue, terra, sole, mare
            E non ho mai voluto rinunciare a nessuna sfumatura
            Lo parlo meno di quanto vorrei, per ovvie ragioni
            Per questo sul forum spesso faccio terra bruciata
            Mi diverte, mi predispone alla gioia ed al riso
            Devo provare ad andare allo Speakers corner
            -Healthy body, clear mind, peaceful spirit-

            -Where there’s will there’s a way-

            -Work hard have fun & be nice-


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            • bumble-bee
              ...

              • 10/12/09
              • 15569

              #36
              Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
              Vuoi dire che non ti esprimi spontaneamente e schiettamente nel galvanizzante ed esotico dialetto siciliano?
              No, purtroppo non mi esprimo spontaneamente, a parte qualche breve frase di comune uso.



              Questa canzone comunque è poesia... e mi commuove sempre, quando l'ascolto.
              Bambol utente of the decade

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              • Kanyu
                *

                • 10/05/19
                • 23112

                #37
                Sono nato a Bolzano da madre trentina e padre veneto. Mia nonna materna era di Arnoldstein, un paesotto austriaco non molto lontano dal confine con l’Italia.
                Quando avevo 3 anni, mio padre che lavorava per le ferrovie, è riuscito ad avere il trasferimento dalla stazione di Bolzano ed è tornato con me ed il resto della famiglia a Verona sua città di nascita.
                I genitori di mio padre erano entrambi veronesi da molte generazioni.
                Parlo tranquillamente il dialetto veneto, specialmente con mio fratello, con i parenti e con gli amici, con i miei colleghi, con i commercianti, in città. Capisco perfettamente il tedesco ma non lo parlo e tantomeno lo scrivo, anche se mia madre mi parlava spesso nella sua lingua madre acquisita, un tedesco corrotto (e leggermente addolcito) da infiltrazioni slovene e bavaresi.
                La lingua che si parla in casa è l’italiano, mio figlio capisce bene il veneto (meglio sarebbe dire il veronese perché il dialetto cambia da zona a zona, io ad esempio fatico a capire molte parole tipiche del veneziano) ma non lo parla mai.
                Parlare in dialetto mi piace, mi viene spontaneo e credo di pensare in veronese.
                E’ la lingua ufficiale che si parla al pub, al poligono ed in genere in tutti i miei luoghi di svago.
                Diciamo comunque che in città il dialetto viene usato spessissimo dai locali, specialmente la generazione più matura, non è raro ad esempio, assistere ad una riunione del consiglio comunale dove amministratori, assessori o consiglieri si interpellano tra di loro parlando in dialetto, magari inframmezzandoci termini italiani.
                "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

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                • follemente
                  Opinionista

                  • 22/12/09
                  • 11727

                  #38
                  Rispondo un po’ a tutti.
                  Mi par di capire che siamo in pochi forumisti ad essere anche dialettofoni e da molti il dialetto viene considerato una grande risorsa espressiva.
                  Però è anche vero che quando si educano i figli qualche riflessione e scelta bisogna farla, come scrivono Bumble e Nahui.
                  Io capisco l’aspirazione dei loro genitori che non hanno voluto insegnare ai bambini il dialetto, forse per un desiderio di promozione sociale. E’ un po’ quello che ho fatto io con le mie figliole, ma in una situazione linguistica più complessa e stratificata.

                  Mi spiego: se mi sentiste parlare con le mie amiche del cuore di vecchia data (della minoranza) vi chiedereste, come hanno fatto in realtà l’altra sera al pub dei perfetti sconosciuti del tavolo vicino interpellandoci in merito (e poi ci siamo messi a chiacchierare fino a notte fonda), che cavolo di lingua sto parlando: dialetto sloveno, intervallato da espressioni in lingua slovena, in triestino, in italiano, a seconda dell’argomento (ad esempio, per parlare di politica usiamo qualche parola italiana)…
                  Tanto per farvi capire che la lingua di una minoranza linguistica è sottoposta a tutta una serie di influenze e condizionamenti dall’ambiente, in questo caso italofono, e deve continuare a salvaguardare il proprio modo di esprimersi, altrimenti viene assorbita anche in una situazione di sostanziale tutela come la nostra (abbiamo scuole, teatri, tv, associazioni varie in Italia).

                  Ebbene, io non volevo che una cosa del genere accadesse alle mie figlie.
                  Per questo ho parlato loro sempre nella sola lingua slovena (mentre mio marito continuava imperterrito ad usare il dialetto), “difendendole” dall’italiano (trasmissioni televisive, radiofoniche ecc.) fino alla scuola, perché tanto prima o poi l’avrebbero imparato.
                  Alla fine si è rivelata una scelta giusta per il loro futuro e noi tre, fra di noi, parliamo in lingua.
                  Last edited by follemente; 19-03-2022, 12:36.

                  Comment

                  • follemente
                    Opinionista

                    • 22/12/09
                    • 11727

                    #39
                    Originariamente Scritto da bumble-bee Visualizza Messaggio
                    No, purtroppo non mi esprimo spontaneamente, a parte qualche breve frase di comune uso.



                    Questa canzone comunque è poesia... e mi commuove sempre, quando l'ascolto.
                    Stupenda, Bumble!

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                    • follemente
                      Opinionista

                      • 22/12/09
                      • 11727

                      #40
                      Originariamente Scritto da Kanyu Visualizza Messaggio
                      Sono nato a Bolzano da madre trentina e padre veneto. Mia nonna materna era di Arnoldstein, un paesotto austriaco non molto lontano dal confine con l’Italia.
                      Quando avevo 3 anni, mio padre che lavorava per le ferrovie, è riuscito ad avere il trasferimento dalla stazione di Bolzano ed è tornato con me ed il resto della famiglia a Verona sua città di nascita.
                      I genitori di mio padre erano entrambi veronesi da molte generazioni.
                      Parlo tranquillamente il dialetto veneto, specialmente con mio fratello, con i parenti e con gli amici, con i miei colleghi, con i commercianti, in città. Capisco perfettamente il tedesco ma non lo parlo e tantomeno lo scrivo, anche se mia madre mi parlava spesso nella sua lingua madre acquisita, un tedesco corrotto (e leggermente addolcito) da infiltrazioni slovene e bavaresi.
                      La lingua che si parla in casa è l’italiano, mio figlio capisce bene il veneto (meglio sarebbe dire il veronese perché il dialetto cambia da zona a zona, io ad esempio fatico a capire molte parole tipiche del veneziano) ma non lo parla mai.
                      Parlare in dialetto mi piace, mi viene spontaneo e credo di pensare in veronese.
                      E’ la lingua ufficiale che si parla al pub, al poligono ed in genere in tutti i miei luoghi di svago.
                      Diciamo comunque che in città il dialetto viene usato spessissimo dai locali, specialmente la generazione più matura, non è raro ad esempio, assistere ad una riunione del consiglio comunale dove amministratori, assessori o consiglieri si interpellano tra di loro parlando in dialetto, magari inframmezzandoci termini italiani.
                      Anche il triestino è diffusissimo in molti ambiti: pensa che all’università i professori che provengono da Trieste, all’in fuori delle lezioni, parlano in dialetto.

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                      • ReginaD'Autunno
                        Sovrana di Bellezza

                        • 01/05/19
                        • 12109

                        #41
                        Poesie di Demetrio Rigante...



                        A PELE D’ACQUE…

                        A péle d’acque
                        u tremuízze du vrespaune
                        a léte… pe remanéie o munne!

                        Nzuppòte saup’o lapeduzze
                        ià prettòte a resperò…,
                        paràie mbriòche,
                        mbriòche de véte
                        …e póie u vóule
                        a cavadde de ne ragge de saule
                        astemènne la sècche
                        ind’a cure maleditte bíuche d’arie…

                        Quande frastéire desperòte
                        ind’o máre nóuste
                        se petèssene salvòie
                        che tanda varche e varchéitte
                        chestrètte a nan fa’ néinde
                        cóme lapèddere
                        dó córe de pète,
                        sémb’o mbóuste,
                        fra tèrre e máre…

                        L’albe de na déia nóve
                        a Lampedusa
                        …e chióve líuce a la répe saue
                        saup’o tremuízze
                        de na “nírga” preggessiaune
                        chè aspétte…,
                        cóme u vrespaune
                        a péle d’acque…

                        A PELO D’ACQUA…

                        A pelo d’acqua
                        il tremolío del calabrone (vespa crabro)
                        in lotta… per rimanere al mondo!

                        Fradicio su di un ciottolino
                        è portato a respirare…,
                        pareva ubriaco,
                        ubriaco di vita
                        …e poi il volo
                        a cavallo di un raggio di sole
                        bestemmiando la sete
                        in quel maledetto buco d’aria…

                        Quanti stranieri disperati
                        nel nostro mare
                        si potrebbero salvare
                        con tante barche e barchette
                        costrette ad oziare
                        come ciottoli
                        dal cuore di pietra,
                        sempre vigili,
                        fra terra e mare…

                        L’alba di un nuovo dí
                        a Lampedusa
                        …e piove luce alla sua ripa
                        sul tremolío
                        di una “nera” processione
                        nell’attesa…,
                        come il calabrone
                        a pelo d’acqua…

                        ASPETTENNE LA SAIRE…

                        Vasòte da la capeddère
                        du Falze Paipe
                        e atternesciòte da le ráme
                        de prennéidde e vremmecócche,
                        l’últeme fiòte de la déie
                        rèt’o chezzétte,
                        u véinde de penénde
                        ca strascéne le penzéire
                        cóm’a fiíure de carte…

                        E adócchie u céile
                        saup’a mèie
                        cangiasse le chelíure
                        e, da l’alta vènne…,
                        u máre píure.

                        Aspétte la saire
                        ca, punduòle e selenziause,
                        vène a dò
                        la chenzègne a la nótte…

                        Ind’all’aria all’aschíure
                        le passe de na frònze
                        ca me caméne n-góudde,
                        leggère…,
                        se fèrme
                        e póie s’allendáne…

                        E m’acchemmógghie u córe
                        chèss’alta déie ca móre…

                        ASPETTANDO LA SERA…

                        Lambito dalla chioma pendente
                        del Falso Pepe
                        e attorniato dai rami
                        del susino e dell’albicocco,
                        l’ultimo fiato del giorno

                        dietro la nuca,
                        il vento di ponente
                        che si trascina i pensieri
                        come fiori di carta…

                        E adocchio il cielo
                        sopra di me
                        cangiarsi i colori
                        e, dall’altra parte…,
                        il mare pure.

                        Attendo la sera
                        che, puntuale e silenziosa,
                        giunge per dare
                        la consegna alla notte…

                        Nell’aria oscura
                        i passi di una foglia
                        che mi cammina addosso,
                        leggera…,
                        si ferma
                        e poi s’allontana…

                        E m’angoscia il cuore
                        quest’altro dí che muore…

                        RENGHIUSE TRA LE MIURE…

                        Renghíuse tra le míure…,
                        munne mbetréte
                        pe véicchie serrése
                        e memóurie du téimbe
                        ca se ne vònne
                        dé pe déie
                        pe re stràdere fèrme
                        … e sènza nu addéie.

                        Nótta de “guèrre”
                        lónghe
                        renghíuse tra le míure
                        cóme n-dringè…,
                        s’aspétte u neméche,
                        u virus nvesibbele:
                        stè ind’o stè fóre?

                        Punduòle,
                        nzéime a le sciacalle…,
                        vène la premavère
                        cu préme ragge de saule
                        ca ind’o caméne,
                        da levènde a penénde,
                        m’adócchie
                        rèt’a la fenéstra sprangòte;
                        nescíuna strètte de máne…,
                        pe famme u salíute
                        me mbònne de líuce…

                        De gòcce d’arie
                        m’abbeveraisce
                        da na sgarrasse…,
                        sénde la vauce du véinde
                        …e de libbere respére
                        me pigghie l’angalirie.

                        Preggiunéire de la déie
                        passe redd’aure
                        a fò gnóumbre
                        che féle de paciénze …e sperènze,
                        renghíuse tra le míure
                        stènghe
                        ma angóre me retróve,
                        cóme Ddé vóle,
                        avvrazzòt’a la véte…

                        RINCHIUSO TRA I MURI…

                        Rinchiuso tra muri…,
                        mondo impietrito
                        per vecchi sorrisi
                        e memorie del tempo
                        che se ne vanno
                        giorno dopo giorno
                        per le strade ferme
                        … e senza un addio.

                        Notte di “guerra”
                        lunga
                        rinchiuso tra muri,
                        come in trincea…,
                        l’attesa del nemico
                        il virus invisibile:
                        è dentro o fuori?
                        Puntuale,
                        con gli sciacalli…,
                        giunge la primavera
                        col primo raggio di sole
                        che nel cammino,
                        da levante a ponente,
                        mi adocchia
                        dietro la finestra sprangata,
                        nessuna stretta di mano…,
                        per farmi un saluto
                        mi inonda di luce …

                        Di gocce d’aria
                        m’abbevero da una fessura…,
                        odo la voce del vento
                        …e di libero respiro
                        mi piglia la brama.

                        Prigioniero del dí
                        trascorro le ore
                        a raggomitolare
                        fili di pazienza …e speranza,
                        rinchiuso tra muri
                        stanco
                        ma ancor mi ritrovo,
                        come vuole Dio,
                        avvinghiato alla vita …
                        Corteggiata da l'aure e dagli amori, siede sul trono de la siepe ombrosa, bella regina dè fioriti odori, in colorita maestà la rosa CLAUDIO ACHILLINI
                        La regina del sud sorgerà nel giudizio. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.(MT12:42)

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                        • follemente
                          Opinionista

                          • 22/12/09
                          • 11727

                          #42
                          Brava Regina, così si fa in questo thread!

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                          • follemente
                            Opinionista

                            • 22/12/09
                            • 11727

                            #43
                            Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio

                            Il "problema" dell'esprimersi non esiste, se c'è affinità.
                            Quali che siano le radici di una persona o di due, tre, persone, si capiranno non perché hanno lingue uniformi, ma perché sanno valorizzarne le differenze.
                            Se c'è affinità.

                            .
                            E' da qualche giorno che penso a questa tua affermazione.
                            Me la puoi chiarire?

                            Affinità nel senso di attrazione, simpatia?

                            A parte l'ovvia attrazione fisica, non verbale, che spesso precede gli scambi linguistici, quale viene prima, la comunicazione o l'attrazione, o non si presentano per caso contemporaneamente?

                            Della serie... viene prima l'uovo o la gallina?

                            Comment

                            • Kanyu
                              *

                              • 10/05/19
                              • 23112

                              #44
                              Dialetto e saggezza veneta

                              332240bb1d1f4288fbd9ad2edeb0d1ee.jpg
                              "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

                              Comment

                              • follemente
                                Opinionista

                                • 22/12/09
                                • 11727

                                #45
                                Originariamente Scritto da Kanyu Visualizza Messaggio
                                Dialetto e saggezza veneta

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                                Sì, fatemi conoscere le espressioni e le frasi in dialetto che amate...

                                Continuo io.

                                Chi xe in tera giudiga, chi xe in mar nàvega (Chi sta a terra giudica, chi è in mare naviga).

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