Il secondo pilastro di un Cosmo è la Legge della Reincarnazione.
Ma cosa si reincarna, o meglio cosa si esprime attraverso una "successiva" incarnazione? Non certo l'io, ossia ciò che ogni uomo sperimenta e conosce come personalità, carattere, attributi, memorie, conoscenze e quant'altro a voi pare essere sostanziale nella vostra vita: ciò che a voi sembra essere sostanziale, ciò con cui voi vi identificate, a cominciare dal vostro corpo e dal ruolo che incarnate, è l'apparenza e non la sostanza. La sostanza è quel succo, quel concentrato della vostra esistenza che va ad arricchire la coscienza, che prepara la manifestazione di un sentire più ampio attraverso un altro essere umano con un suo io, una sua personalità, con i suoi corpi fisico, astrale e mentale.
Questo essere umano è legato alla vostra esperienza di vita solo per quella trama di cause da voi mosse che si potranno tradurre per lui in effetti utili alla comprensione di ciò che voi non avevate capito e che, per questo, vi hanno portato a muovere quelle cause che lui subirà, karmicamente, come effetti che, favorendone appunto la comprensione, prepareranno la successiva manifestazione di un sentire più ampio, di una più ampia coscienza, in un ininterrotto cammino di ampliamento.
Potrebbe apparire come una ingiustizia che certe creature si trovino a subire pesanti effetti di cause a loro sconosciute e mosse in tempi remoti da altre creature, se non fosse che le due e più creature legate da questa legge e da questi eventi appartengono in realtà ad un unico essere, di una medesima natura, ossia coscienza, che manifesta se stesso secondo una successione logica di sentire sempre più ampi, e che, dalla parte del divenire, sta percorrendo con vari e molteplici abiti un cammino evolutivo che lo conduce alla massima comprensione, ossia all'espressione della massima Coscienza.
La coscienza, quindi, in questo processo di sempre più ampia manifestazione di sè attraverso, ogni volta, un corpo akasico che risulta accresciuto dalle esperienze esistenziali degli individui, funge da legame tra una incarnazione e l'altra, riassumendo in sè il succo delle esperienze di più individui.
Visto nel suo manifestarsi in successione temporale, ogni individuo ha il suo corpo akasico - ovvero manifesta una certa ampiezza di coscienza, che è il perfetto prodotto di esperienze esistenziali precedenti - per esprimere, nel divenire, quella esperienza evolutiva calibrata in sè e al contempo indispensabile alla manifestazione del sentire successivo.
Visto secondo la successiva manifestazione di vari individui, si coglie il legame che li unisce, come un filo lega le tante perle di un'unica collana: le perle sono gli individui, ovvero i singoli sentire via via più ampi che si manifestano in successione; il filo è la trama karmica che li unisce in virtù della legge di causa ed effetto; la collana nel suo insieme è la "individualità".
Una efficace immagine orientale descrive i legami karmici delle esistenze come una fune fatta di molti fili intrecciati tra di loro. E infatti non è detto che certe cause, mosse da un individuo in una vita, ricadano come effetti sull'individuo che manifesta la vita immediatamente successiva; ricadranno in quelle esistenzeìsuccessive nelle quali gli individui che le manifestano sono pronti a farsene carico, ossia esprimono un grado di coscienza tale da sopportare adeguatamente il peso dell'esperienza che si trovano a vivere e da poterla comprendere per trarne il massimo profitto, in senso di crescita spirituale. Questo perchè la funzione primaria del karma doloroso è quella di favorire e donare comprensione, di sbloccare l'individuo da una situazione di stallo, di chiusura in sè.
Pace e Bene
Ma cosa si reincarna, o meglio cosa si esprime attraverso una "successiva" incarnazione? Non certo l'io, ossia ciò che ogni uomo sperimenta e conosce come personalità, carattere, attributi, memorie, conoscenze e quant'altro a voi pare essere sostanziale nella vostra vita: ciò che a voi sembra essere sostanziale, ciò con cui voi vi identificate, a cominciare dal vostro corpo e dal ruolo che incarnate, è l'apparenza e non la sostanza. La sostanza è quel succo, quel concentrato della vostra esistenza che va ad arricchire la coscienza, che prepara la manifestazione di un sentire più ampio attraverso un altro essere umano con un suo io, una sua personalità, con i suoi corpi fisico, astrale e mentale.
Questo essere umano è legato alla vostra esperienza di vita solo per quella trama di cause da voi mosse che si potranno tradurre per lui in effetti utili alla comprensione di ciò che voi non avevate capito e che, per questo, vi hanno portato a muovere quelle cause che lui subirà, karmicamente, come effetti che, favorendone appunto la comprensione, prepareranno la successiva manifestazione di un sentire più ampio, di una più ampia coscienza, in un ininterrotto cammino di ampliamento.
Potrebbe apparire come una ingiustizia che certe creature si trovino a subire pesanti effetti di cause a loro sconosciute e mosse in tempi remoti da altre creature, se non fosse che le due e più creature legate da questa legge e da questi eventi appartengono in realtà ad un unico essere, di una medesima natura, ossia coscienza, che manifesta se stesso secondo una successione logica di sentire sempre più ampi, e che, dalla parte del divenire, sta percorrendo con vari e molteplici abiti un cammino evolutivo che lo conduce alla massima comprensione, ossia all'espressione della massima Coscienza.
La coscienza, quindi, in questo processo di sempre più ampia manifestazione di sè attraverso, ogni volta, un corpo akasico che risulta accresciuto dalle esperienze esistenziali degli individui, funge da legame tra una incarnazione e l'altra, riassumendo in sè il succo delle esperienze di più individui.
Visto nel suo manifestarsi in successione temporale, ogni individuo ha il suo corpo akasico - ovvero manifesta una certa ampiezza di coscienza, che è il perfetto prodotto di esperienze esistenziali precedenti - per esprimere, nel divenire, quella esperienza evolutiva calibrata in sè e al contempo indispensabile alla manifestazione del sentire successivo.
Visto secondo la successiva manifestazione di vari individui, si coglie il legame che li unisce, come un filo lega le tante perle di un'unica collana: le perle sono gli individui, ovvero i singoli sentire via via più ampi che si manifestano in successione; il filo è la trama karmica che li unisce in virtù della legge di causa ed effetto; la collana nel suo insieme è la "individualità".
Una efficace immagine orientale descrive i legami karmici delle esistenze come una fune fatta di molti fili intrecciati tra di loro. E infatti non è detto che certe cause, mosse da un individuo in una vita, ricadano come effetti sull'individuo che manifesta la vita immediatamente successiva; ricadranno in quelle esistenzeìsuccessive nelle quali gli individui che le manifestano sono pronti a farsene carico, ossia esprimono un grado di coscienza tale da sopportare adeguatamente il peso dell'esperienza che si trovano a vivere e da poterla comprendere per trarne il massimo profitto, in senso di crescita spirituale. Questo perchè la funzione primaria del karma doloroso è quella di favorire e donare comprensione, di sbloccare l'individuo da una situazione di stallo, di chiusura in sè.
Pace e Bene





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