Donne e religioni (un esempio di discriminazione del passato)

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  • bumble-bee
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    • 10/12/09
    • 15569

    #1

    Donne e religioni (un esempio di discriminazione del passato)

    "Giacchè sarebbe assai pernicioso che il parere degli uomini, per quanto buoni e santi, si sotituisse al comandamento divino, desidero che tale questione [la decisione del concistoro protestante della sua città, organismo disciplinare composto ada ecclesiastici, di scomunicare lei e tutta la sua famiglia poichè ella si arriciava i capelli] venga chiarita per il bene e la concordia delle chiese." Charlotte Arbaleste - 1584

    Questo è parte del discorso che Chartotte Arbaleste, aristocratica francese di fede calvinista, tenne al concistoro della sua città. Il modo di acconciare i capelli, continuava, non poteva essere motivo di esclusione dalle funzioni religiose ed una nobildonna come lei, non avrebbe di certo assecondato il volere di certi pastori di classe media, su una faccenda che non aveva nulla a che fare con la sua salvezza, ne con quella di nessun altro.

    A quel tempo la pettinatura di una donna aveva un enorme valore sociale e simbolico, anche se adesso potrebbe semprare un problema di poco conto. Subito dopo il matrimonio la donna copriva il capo in quanto la capigliatura lunga e fluente indicava che era sessualmente "accessibile", che si trattasse di una vergine o di una prostituta.

    Sia il nuovo testamento, sia i primi pensatori cristiani, come ad esempio Ternulliano, imponevano alle donne di coprirsi la testa, non solo in segno di rispetto, ma anche perchè in questo modo erano meno attraenti.

    I pastori protestanti del concistoro dunque invocavano le sacre scritture per avvalorare la propria posizione. Al centro della controversia c'era il controllo della sessualità femminile e quindi il mantenimento dell'ordine morale in cui le donne erano sottomesse.

    Tutto parte da qui. Cioè mantenere il controllo sulla sessualità femminile.

    Arbaleste aveva messo in discussione ed in conflitto tra loro, le due autorità esistenti : il punto di vista maschile ed il pensiero Divino.

    Era arrivato il momento per le donne di scegliere tra le prescrizioni degli uomini che detenevano il potere politco e religioso, e talvolta anche dei padri e dei mariti, e quello che esse (le donne) ritenevano fosse il destino che il Signore aveva preordinato per la loro esistenza.

    Inoltre, non di poco conto, le donne cominciarono ad affermare che la loro devozione in Dio era un fatto personale e privato che poteva essere giudicato solo da Dio.

    Infine, la sicurezza con cui Charlotte sfidò i pastori e in parte il motivo della sua irritazione, è ascrivibile al suo nobile casato. Nell'Europa premoderna, furono quasi sempre aristocratiche e regine che affrontarono il potere maschile esercitato attraverso la religione. In ogni caso la sfera religiosa fu quella che fornì le maggiori possibilità di indipendenza delle donne, di ogni condizione sociale, perchè sempre più spesso esse si ispiravano alle parole dei testi sacri per mettere in discussione e opporsi decisamente alle regole che venivano loro imposte.

    Prima ancora che con la Chiesa (sia cattolica che protestante o altre religioni), la donna ha dovuto fare i conti con l'uomo e la sua tendenza a possederla e limitarne l'autonomia attraverso ogni forma di potere, sia politico che religioso. Ogni possibile discussione parte da questo concetto.

    Buona notte
    Last edited by bumble-bee; 22-03-2010, 09:55.
    Bambol utente of the decade
  • erin
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    • 22/05/06
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    #2
    Originariamente Scritto da bumble-bee Visualizza Messaggio
    Prima ancora che con la Chiesa (sia cattolica che protestante o altre religioni), la donna ha dovuto fare i conti con l'uomo e la sua tendenza a possederla e limitarne l'autonomia attraverso ogni forma di potere, sia politico che religioso.
    Cosa che per altro deve fare tutt'oggi.

    Ni sumisa ni devota, libre linda y loca!

    Nel tuo piccolo mondo, tra piccole iene, anche il sole sorge solo se conviene.

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    • bvzpao
      Opinionista
      • 08/12/09
      • 1272

      #3
      mi viene quasi voglia di andare a prendere le biografie di sante come caterina, brigida (una grandissima donna), matilde di canossa, per riuscire a trovare il punto in cui dicono di credere in Dio, ma si lamentano di come vengono trattate dalla Chiesa.
      anche se temo di dover cercare parecchio e con il rischio di non trovare niente.

      In compenso nessuno ha accettato la proposta di leggere la Mulieris dignitatem insieme. Magari salta fuori che nei testi ufficiali (quelli che richiedono anni per essere capiti e applicati fino in fondo) la chiesa non è poi così ostile al mondo femminile; oppure salta fuori che per la chiesa le donne devono servire e basta.

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      • erin
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        • 22/05/06
        • 13145

        #4
        Originariamente Scritto da bvzpao Visualizza Messaggio
        mi viene quasi voglia di andare a prendere le biografie di sante come caterina, brigida (una grandissima donna), matilde di canossa, per riuscire a trovare il punto in cui dicono di credere in Dio, ma si lamentano di come vengono trattate dalla Chiesa.
        anche se temo di dover cercare parecchio e con il rischio di non trovare niente.
        Chiss

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66045

          #5
          LETTERA APOSTOLICA
          MULIERIS DIGNITATEM
          DEL SOMMO PONTEFICE
          GIOVANNI PAOLO II
          SULLA DIGNITÀ E VOCAZIONE
          DELLA DONNA
          IN OCCASIONE DELL'ANNO MARIANO



          Venerati Fratelli, carissimi Figli e Figlie,
          salute e Apostolica Benedizione!

          I

          INTRODUZIONE

          Un segno dei tempi

          1. LA DIGNITÀ DELLA DONNA e la sua vocazione - oggetto costante della riflessione umana e cristiana - hanno assunto un rilievo tutto particolare negli anni più recenti. Ciò è dimostrato, tra l'altro, dagli interventi del Magistero della Chiesa, rispecchiati in vari documenti del Concilio Vaticano II, il quale afferma poi nel Messaggio finale: «Viene l'ora, l'ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l'ora in cui la donna acquista nella società un'influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. E' per questo che, in un momento in cui l'umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l'umanità a non decadere»(1). Le parole di questo Messaggio riassumono ciò che aveva già trovato espressione nel Magistero conciliare, specie nella Costituzione pastorale Gaudium et spes(2) e nel Decreto sull'apostolato dei laici Apostolicam actuositatem(3).

          Simili prese di posizione si erano manifestate nel periodo preconciliare, per esempio in non pochi Discorsi del Papa Pio XII(4) e nell'Enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII(5). Dopo il Concilio Vaticano II, il mio Predecessore Paolo VI ha esplicitato il significato di questo «segno dei tempi», attribuendo il titolo di Dottore della Chiesa a santa Teresa di Gesù e a santa Caterina da Siena(6), ed istituendo, altresì, su richiesta dell'Assemblea del Sinodo dei Vescovi nel 1971, un'apposita Commissione, il cui scopo era lo studio dei problemi contemporanei riguardanti la «promozione effettiva della dignità e della responsabilità delle donne»(7). In uno dei suoi Discorsi Paolo VI disse tra l'altro: «Nel cristianesimo, infatti, più che in ogni altra religione, la donna ha fin dalle origini uno speciale statuto di dignità, di cui il Nuovo Testamento ci attesta non pochi e non piccoli aspetti (...); appare all'evidenza che la donna è posta a far parte della struttura vivente ed operante del cristianesimo in modo così rilevante che non ne sono forse ancora state enucleate tutte le virtualità»(8).

          I Padri della recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi (ottobre 1987), dedicata a «la vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo a vent'anni dal Concilio Vaticano II», si sono di nuovo occupati della dignità e della vocazione della donna. Essi hanno auspicato, tra l'altro, l'approfondimento dei fondamenti antropologici e teologici necessari a risolvere i problemi relativi al significato e alla dignità dell'essere donna e dell'essere uomo. Si tratta di comprendere la ragione e le conseguenze della decisione del Creatore che l'essere umano esista sempre e solo come femmina e come maschio. Solo partendo da questi fondamenti, che consentono di cogliere la profondità della dignità e della vocazione della donna, è possibile parlare della sua presenza attiva nella Chiesa e nella società.

          E' quanto intendo trattare nel presente Documento. L'Esortazione post-sinodale, che verrà resa pubblica dopo di esso, presenterà le proposte di indole pastorale circa il posto della donna nella Chiesa e nella società, sulle quali i Padri sinodali hanno fatto importanti considerazioni, avendo anche vagliato le testimonianze degli Uditori laici - donne e uomini - provenienti dalle Chiese particolari di tutti i continenti.
          amate i vostri nemici

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          • erin
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            • 22/05/06
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            #6
            A parte un generico riferimento alla "dignità", che può significare tutto o niente, non vedo nulla di particolarmente rivoluzionario in ciò che hai scritto.

            Anzi, questa parte

            Si tratta di comprendere la ragione e le conseguenze della decisione del Creatore che l'essere umano esista sempre e solo come femmina e come maschio. Solo partendo da questi fondamenti, che consentono di cogliere la profondità della dignità e della vocazione della donna, è possibile parlare della sua presenza attiva nella Chiesa e nella società.
            sembra rimandare alla rigida separazione di genere che vige nella chiesa.

            Comunque se ci tieni mi leggo tutta la lettera (ma su un altro sito, che il link che hai messo tu ha uno sfondo che rende illeggibile il testo).

            Ni sumisa ni devota, libre linda y loca!

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66045

              #7
              Ok, domani possiamo riparlarne.
              amate i vostri nemici

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              • erin
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                • 22/05/06
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                #8
                E' un modo per dirmi "leggitela" oppure hai semplicemente altro da fare?

                Ni sumisa ni devota, libre linda y loca!

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66045

                  #9
                  Ahahahaha no...credevo fossi tu a volerne riparlare dopo averla letta.
                  amate i vostri nemici

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                  • erin
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                    • 22/05/06
                    • 13145

                    #10
                    Se ci tieni

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