La "vita"....un invito a pranzo?

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  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12682

    #1

    La "vita"....un invito a pranzo?

    La "vita" é come "un invito a pranzo"? Forse. Ma il pranzo non é offerto (non esistono "pasti gratis", é notorio), il "Menù" non é alla carta (salvo qualche dettaglio minore). Ed é, spesso, esageratamente caro. Quindi, perché non dovrebbe essere possibile "alzarsi da tavola " e decidere di andarsene, pagando per quanto si é consumato?
    Ovviamente la metafora vale quello che vale....poco o niente . Un invito a pranzo, lo si può rifiutare. La "vita" no: ci si ritrova a tavola, con un menù preparato da altri fattori: genetica, ambiente, casualità. Qualche scelta è concessa, molte altre no.
    E la "compagnia", che poi, spesso, é il fattore più importante? Non ne parliamo proprio....a cominciare da "chi ha invitato"

    Ed è proprio qui che nasce la domanda: la "vita" di chi è? Chi ne é il "Proprietario/gestore"?
    Non "la Vita" con la maiuscola, concetto astratto sul quale sono state costruite infinite filosofie...ed il "cantiere" é ancora aperto e non se ne vede la fine .
    Parlo della vita quotidiana e "banale" di una persona "fisica", concreta: il proprio corpo, la propria sofferenza, la propria percezione di ciò che si vive e se resta ancora degno di essere vissuto.
    L'obiezione è nota: la vita non appartiene solo all'individuo, perché siamo esseri sociali, perché ci sono affetti, responsabilità, conseguenze sugli altri. E, per molti, é "dono divino".
    Vero.
    Ricevere un "dono" e/o far parte (obbligata) di una rete di relazioni significa forse perdere ogni diritto su se stessi?
    Naturalmente una società (per la sua "perennità"...."Legge universale" ) deve proteggere i più fragili, impedire pressioni, abusi, soluzioni dettate dalla convenienza altrui. Interesse/convenienza, privata o "statale" che siano. Per le Religioni, ovviamente, gli aspetti sono differenti.
    La "protezione" della persona significa sostituirsi al suo intendere e volere? Quindi, sia pur nel cosiddetto "suo interesse", prevaricare?
    La domanda (ovvia, "classica") se la vita abbia valore é pleonastica e senza importanza, data la sua ovvietà.
    Lo ha, manco a dirlo, tanto é inutile affermarlo come "frase magica risolutrice e toccasana".
    ...ma...
    Il valore...quale valore, puo' essere calcolato, valutato e imposto dall'esterno (dettami religiosi compresi) quando, chi quella vita la sta vivendo, ritenga che il "conto" sia diventato troppo "salato" rispetto a ciò che resta nel piatto?
    "La vita deve essere difesa sempre e comunque" oppure "Chi ha l'ultima parola sulla propria vita, quando quella vita è, appunto, propria?"
    Cioé, il diritto di alzarsi da tavola.
    Perché, no?

    con le dovute, legittime, precauzioni
    Last edited by restodelcarlino; 09-07-2026, 13:38.
    ...vassapé...
  • Ale
    Opinionista

    • 18/08/20
    • 21548

    #2
    Se ne parlava già tempo fa in altri termini, cmq sono sempre stato favorevole al alzarsi da tavola quand'è il momento, ed anche a cacciarsi un dito in gola se necessario...
    Mens sana in corpore sano

    Počasi se daleč pride 🐌

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    • follemente
      Opinionista

      • 22/12/09
      • 11802

      #3
      Una domanda simile è stata posta, in termini diversi, in Spazio libero sfogo da Doxa una settimana fa o poco più:

      https://discutere.it/spazio-libero-s...fr%C3%A9-rudel
      Last edited by follemente; Ieri, 12:57.

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      • restodelcarlino
        giullare

        • 13/05/19
        • 12682

        #4
        Ale ; follemente

        "simile" ed "in altri termini": appunto.
        ...vassapé...

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        • King Kong
          رباني
          • 05/07/17
          • 2393

          #5
          Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
          La "vita" é come "un invito a pranzo"? Forse. Ma il pranzo non é offerto (non esistono "pasti gratis", é notorio), il "Menù" non é alla carta (salvo qualche dettaglio minore). Ed é, spesso, esageratamente caro. Quindi, perché non dovrebbe essere possibile "alzarsi da tavola " e decidere di andarsene, pagando per quanto si é consumato?
          Omissis

          con le dovute, legittime, precauzioni
          Mammamia, troppe domande in una volta sola e ognuna porta in direzioni diverse.
          Quindi riporto qualche mia riflessione, così, alla rinfusa.
          Alzarsi da tavola é possibile, ma lo ritengo poco opportuno, anche nelle situazioni che ci possono apparire tragiche.
          Il motivo é semplice: finchè dura (la vita) non sappiamo cosa ci aspetta dietro l'angolo. Gettare la spugna prima che sia finita é economicamente svantaggioso.
          Ovvio che ho anche una motivazione legata allo Spirito, ma mi risparmio argomenti già trattati in lungo e in largo e che non cambiano le idee a nessuno. 😁

          E allora a chi appartiene la (mia) vita?
          Non a me che non ne sono stato la causa.
          Non alla società (per fortuna) che é una istituzione fittizia.
          Abbiamo deciso di avere il compito di proteggere i più fragili, impedire pressioni, abusi, ...?
          Ben venga e aggiungo anche l'obbligo al rispetto della vita degli altri tout court.

          Ma se siamo alla ricerca di una ragione universale che valga sempre e per tutti, dobbiamo prima metterci d'accordo su un punto di riferimento universale che valga sempre e per tutti.
          E qui torniamo a capo 😏

          con le dovute, legittime, precauzioni
          Aut hic aut nullubi

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          • LadyHawke
            Osservatrice

            • 29/04/19
            • 9414

            #6
            Ed è proprio qui che nasce la domanda: la "vita" di chi è? Chi ne é il "Proprietario/gestore"?
            Non "la Vita" con la maiuscola, concetto astratto sul quale sono state costruite infinite filosofie...ed il "cantiere" é ancora aperto e non se ne vede la fine .
            Pensiero laico...se un famoso slogan: " l'utero è mio, il corpo è mio e ci faccio quel che voglio" non vedo per quale motivo non debba valere anche per la propria vita, la vita è mia e ne faccio quel che voglio, se voglio, la termino o mi suicido se mi va o quando per una persona è divenuta inutile, non ha più senso vivere.
            Vero che ci sono persone che decidono di suicidarsi e se nessuno interviene per tempo o sanno del progetto, oppure accettano la volontà di finire, ci riescono.
            Vedi le Gemelle Kessler col suicidio assistito, oppure la mia vicina di casa tanti anni fa che non ha accettato la separazione dal marito che la stava lasciando per un' altra relazione e pur avendo due figli ancora piccoli ha ritenuto che la sua vita non valesse più la pena d'essere vissuta ed è andata lungo il lago e ci si è buttata dentro( forse addirittura con 'auto). Sparita improvvisamente di casa dopo aver lasciato i figli a casa,per fortuna o perché consapevole di ciò che stava per fare e non voleva togliere la vita ai suoi figli, l'hanno cercata per giorni. Un'altra, se ne sarebbe in un certo senso fregata, val mica la pena di morire per uno che non ti vuole più, valeva ancora la pena di vivere per i figli, vederli crescere.
            All'epoca queste notizie non facevano ancora notizia e non finivano alla TV e tg, restava una tragedia confinata alle poche persone, famigliari e vicini che sapevano e vedevano da fuori.
            Non dimenticherò mai l'urlo e il pianto straziante della bambina di 9-10 anni, dopo giorni che non si trovava la mamma, che la mamma non c'era più.
            Il dolore è di chi resta, lei non so avrà trovato la pace che cercava si spera, comunque sono convinta che prendere la decisione di suicidarsi non sia mai facile, si sa ciò che si lascia e non si sa cosa si trova, se si trova, in fondo prima di nascere dove eravamo? Eravamo qualcosa? Cosa? Il nulla? Non abbiamo ricordi prima. Ci vuole comunque coraggio anche per arrivare consapevolmente e lucidamente a decidere di porre termine alla propria esistenza e non credo che tutti ce l'hanno, a parole adesso in vista di un lontano futuro forse ma di fatto? Forse nel momento di maggior sofferenza, si chiede ad altri però, ma da soli potendolo fare?
            E poi è del tutto naturale ed istintivo che la società, dato che siamo esseri sociali , la nostra vita ha ripercussioni e legami sull'esistenza di altri, cerchi d'impedire il suicidio, se si vede qualcuno in procinto di buttarsi da un palazzo o da un ponte che si fa si sta a guardare o si cerca di salvare, trattenere, dissuadere? Insomma aiutare l'altro come possibile?
            Quindi la vita è nostra e possiamo farci quello che vogliamo fino ad un certo punto, se non ce lo impediscono e perché impatta sull'esistenza degli altri.
            La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
            Confucio

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            • restodelcarlino
              giullare

              • 13/05/19
              • 12682

              #7
              Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
              ...omissis...
              E allora a chi appartiene la (mia) vita?
              Non a me che non ne sono stato la causa.
              ...omissis...


              È un passaggio che mi lascia perplesso.
              Che io non sia stato la causa (cosciente) della mia esistenza è un fatto. Ma da quel fatto non vedo come discenda logicamente che non ne possa essere titolare.
              Pur non avendo né progettato, né fabblicato la bicicletta, non vedo perché una volta acquistata/avuta in dono/...rubata non possa disporne liberamente, come "mia".
              Io non sono la causa prima/origine del mio corpo, del mio patrimonio genetico, della mia data di nascita, della mia lingua madre. Eppure nessuno penso possa dire che, proprio per questo, non mi appartengano o che altri possano decidere al mio posto.
              Abbiamo due piani distinti: l'origine e la disponibilità.
              Dal fatto che qualcosa mi sia stato dato (dalla Natura, da Dio, dal caso... ciascuno scelga la risposta che preferisce) non segue ipso facto e de jure che qualcun altro ne conservi i diritti e possa deciderne per me.
              La domanda non é tanto chi ci abbia fatto sedere a tavola, ma chi abbia il diritto di decidere quando sia il momento di alzarsi.
              Altrimenti il "non ne sono stato la causa" diventa un principio generale.
              E dovrebbe valere per tutto ciò che non ci siamo dati da soli: la bicicletta, per esempio.

              ...vassapé...

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              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12682

                #8
                Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
                ...omissis....
                Quindi la vita è nostra e possiamo farci quello che vogliamo fino ad un certo punto, ... omissis... impatta sull'esistenza degli altri.
                Bel colpo, ladypojana!



                Il tema si amplia: sono invitato a pranzo, e decido di andarmene...ma...ho invitato qualcuno. E' lecito che me ne vada, lasciando al mio "ospite" il compito di pagare non solo il suo, ma anche, magari, parte del mio conto?
                In chiaro, parlo se i figli abbiano doveri, e quali.
                O se abbiano, in realtà, solo diritti.
                Come "genitori", cioé persone che "invitano a tavola" ospiti che non l'hanno richiesto, siamo "soggetti obbligati" di responsabilità.
                Quando terminano queste "responsabilità"? Anzi, hanno un termine?
                Certo, le leggi dello stato in merito, esistono. Con pregi e difetti. Che siano "giuste"....vassapé. Si dovrebbe partire dalla definizione di "giustizia". Buona fortuna...
                Prescindendo, ed astraendosi, i "fatti oggettivi", quali sono?
                Tizio e Caia "invitano a tavola" un commensale (senza aver chiesto il suo parere). Logica vorrebbe che l'ospite non debba "pagare" nulla.
                E meno che mai, il conto di chi lo ha invitato.
                IMHO.


                ...vassapé...

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                • LadyHawke
                  Osservatrice

                  • 29/04/19
                  • 9414

                  #9
                  Io non paragonerei proprio la vita come ad un invito a pranzo, ovvero nessuno mi ha chiesto se volevo nascere o rifiutare di nascere, mi ci sono trovata senza possibilità di scelta.
                  Un invito a pranzo invece lo puoi rifiutare.
                  La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                  Confucio

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                  • LadyHawke
                    Osservatrice

                    • 29/04/19
                    • 9414

                    #10
                    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                    Bel colpo, ladypojana!



                    Il tema si amplia: sono invitato a pranzo, e decido di andarmene...ma...ho invitato qualcuno. E' lecito che me ne vada, lasciando al mio "ospite" il compito di pagare non solo il suo, ma anche, magari, parte del mio conto?
                    In chiaro, parlo se i figli abbiano doveri, e quali.
                    O se abbiano, in realtà, solo diritti.
                    Come "genitori", cioé persone che "invitano a tavola" ospiti che non l'hanno richiesto, siamo "soggetti obbligati" di responsabilità.
                    Quando terminano queste "responsabilità"? Anzi, hanno un termine?
                    Certo, le leggi dello stato in merito, esistono. Con pregi e difetti. Che siano "giuste"....vassapé. Si dovrebbe partire dalla definizione di "giustizia". Buona fortuna...
                    Prescindendo, ed astraendosi, i "fatti oggettivi", quali sono?
                    Tizio e Caia "invitano a tavola" un commensale (senza aver chiesto il suo parere). Logica vorrebbe che l'ospite non debba "pagare" nulla.
                    E meno che mai, il conto di chi lo ha invitato.
                    IMHO.

                    In un invito a pranzo se me ne vado l'ospite con me, che mi accompagna di solito se ne va insieme a meno che scelga diversamente, per questo la vita non può essere paragonata ad un invito a pranzo
                    Di fatto nessuno sceglie se nascere ma sarebbe giusto poter scegliere se e quando "andarsene" senza creare complicazioni agli altri, o meno possibili....lascia testamento e il gruzzolo per il funerale

                    Tizio e Caia "invitano a tavola" un commensale (senza aver chiesto il suo parere). Logica vorrebbe che l'ospite non debba "pagare" nulla.
                    E meno che mai, il conto di chi lo ha invitato.
                    IMHO.

                    La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                    Confucio

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