Perche' si sceglie una religione?

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Perche' si sceglie una religione?

    Piuttosto che una diversa?
    La risposta immediata è perché quella la ritengo vera e l'altra falsa, solo che tale valutazione è fatta su criteri propri privi di qualunque supporto oggettivo su tale verità asserita degli uni rispetto agli altri.

    Quello che resta è il senso estetico o il dettato sociale, al che, secondo me uno, se deve scegliersi un'adesione religiosa, si piglia quella che più rispecchia il suo carattere e stile di vita.
    Al che per dire, l'estroverso si piglia quella cattolica allegrotta e permissiva, l'introverso propende per una religione biblica, un ecologista magari si orienta verso un buddismo che ho visto piace molto ai cultori dell'io, almeno il buddismo sokakkai, un fantasioso sarà attratto dalla wicca.
  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #2
    Non credo sia così facile scegliersela, innanzi tutto per motivi storici e sociali, in sostanza io con la mia religione ci sono nato e cresciuto, poi dopo le medie sono iniziati i ragionamenti profondi con gli amici, specialmente con chi non credeva in Dio, e, secondo me, questo è il periodo in cui la mia religione è stata messa un po' alla prova dei fatti e se dopo tanto tempo di convivenza sono riuscito a mantenerla è perché ho trasformato la religione in cui credevo nel mio credo, con tutti gli aggiustamenti personali del caso; poiché se è vero che ho saputo difendere la religione appresa dagli attacchi esterni è anche vero che l'ho aggiustata dagli attacchi interni. Probabilmente il mio credo, più che la mia religione è il frutto della mia vita e dei miei pensieri. Quello che mi piace è che al''inizio ho appreso da chicchessia ma poi ho dato retta solo a quello che mi diceva la mia testa.

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24578

      #3
      beh, la quasi totalità delle persone non la sceglie, ma semplicemente viene educata a quella in famiglia; nella maggior parte dei casi, l'ambiente sociale non offre scelta, vuoi perché impedisce coattivamente l'apostasia, come in alcun paesi islamici, vuoi perché impedisce semplicemente di conoscere e frequentare altro mediante il monopolio educativo;

      si sceglie, cambiando il valore educativo di default, nelle società molto secolarizzate in cui la motivazione e la possibilità di incontrare altro da ciò in cui si è nati sono piuttosto pronunciate;

      il più delle volte, si abbandona la religione, anche se il radicamento culturale è talmente forte che si continua a pensare a quella nei termini della propria confessione di origine o del proprio ambiente, e a ragionare di conseguenza, anche perché in questo percorso il rifiuto coinvolge anche la comprensione stessa della dialettica religiosa: magari non si crede e non si professa più, ma la mentalità e l'approccio culturale restano piuttosto fedeli all'impronta originaria;

      quando si sceglie, credo lo si faccia per aderire ad un'identità prima di tutto culturale, affascinati dal mondo e dai valori che una determinata confessione rappresenta; non credo che la maggior parte degli afroamericani convertiti all'Islam volesse davvero rinunciare agli hot dog e ai superalcolici, ma piuttosto intendesse puntellare una battaglia identitaria con un impianto adeguato e di alto potere identitario;
      lo stesso avviene per i convertiti dalla professione tiepida o di forma ad una molto intensa;

      penso che il contenuto sia irrilevante; chi conosce ed è incuriosito dalle religioni, o è già orientato e cerca conferme, o ha probabilmente elaborato un certo distacco critico che impedisce l'adesione febbrile,
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        chi conosce ed è incuriosito dalle religioni, o è già orientato e cerca conferme, o ha probabilmente elaborato un certo distacco critico che impedisce l'adesione febbrile
        Pero' i convertiti hanno fama di essere i piu' convinti.

        Ovviamente l'educazione e l'ambiente di origine non danno scelta, ma, nella questione che pone la condizione di aver scelto, questa situazione bloccata direi evolva in una indifferenza verso la religione piu' o meno riflessa nella forma.

        Nel mio piccolo ho visto diversi farsi buddisti provenendo da una situazione di indifferenza religiosa e crogiolarsi "nell'io posso", si sente di qualcuno che si aggrega ai tdg, mai sentito di nessuno che s'e' fatto valdese, protestante o ebreo.

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #5
          Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
          Pero' i convertiti hanno fama di essere i piu' convinti.

          Ovviamente l'educazione e l'ambiente di origine non danno scelta, ma, nella questione che pone la condizione di aver scelto, questa situazione bloccata direi evolva in una indifferenza verso la religione piu' o meno riflessa nella forma.
          e io questo ho scritto; la maggior parte semplicemente si allontana; poi, ci sono quelli che restano nella stessa confessione ma si "convertono" al fervore estremo;

          Nel mio piccolo ho visto diversi farsi buddisti provenendo da una situazione di indifferenza religiosa e crogiolarsi "nell'io posso", si sente di qualcuno che si aggrega ai tdg, mai sentito di nessuno che s'e' fatto valdese, protestante o ebreo.
          io sì, ma non cosa comune, certamente;
          gli ebrei intanto non fanno proselitismo, anzi tendenzialmente ostacolano, anche se è comunque possibile convertirsi; accade soprattutto per via matrimoniale;

          i valdesi sono protestanti, calvinisti; per diventare protestante da cattolico devi avere una potente molla e cultura teologica, e compiere tutto lo stesso percorso di riflessioni e sentimenti che ha originato lo scisma; la cosa poi è difficilissima, perché sotto la forma teologica riposa sempre l'atteggiamento psicologico alla radice, e cioè l'idea remunerativa per cui al buon agire corrisponderà il premio, che è l'atteggiamento più difficile da cambiare;

          ho un amico che da cattolico di necessità per battesimo è passato attraverso l'agnosticismo e poi tornato al cristianesimo, ma nella visione valdese-calvinista; questo è un percorso verosimile, ma parecchio elitario e sostenuto da una solida cultura filosofica;

          il buddismo all'occidentale è un succedaneo funzionale di spiritualità che trova spazio nel vuoto lasciato dalla discrasia cattolica tra dottrina-prassi e principi etici dove la cultura religiosa generale è prossima allo zero;

          il risultato tipico del soffocamento politico della cultura religiosa operato con la chiusura clericalista è che ovviamente la massa dei potenziali fedeli, diseducata alla padronanza dei concetti essenziali, può vedere la religione come mera forma e folclore, oppure come elemento di identità culturale "forte", appartenenza al club degli ultras, ecc...
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #6
            gli ebrei intanto non fanno proselitismo
            Ma cosa genera in una religione l'esigenza di dedicarsi al proselitismo, cosa a cui, direi, si dedicano ampiamente le religioni viste le ricadute positive in termini di influenza sociale, cosa che nessuno disprezza?
            Mo questi no, forse il problema degli eletti, se si e' in troppi la nobilta' si deprezza e si diventa un anonimo fra tanti anonimi.

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            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24578

              #7
              Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
              Ma cosa genera in una religione l'esigenza di dedicarsi al proselitismo, cosa a cui, direi, si dedicano ampiamente le religioni viste le ricadute positive in termini di influenza sociale, cosa che nessuno disprezza?
              esigenze politiche, ovviamente; la necessità di conformare la società a valori sacralizzati, perciò più cogenti;

              l'affermazione di una religione coincide sempre con quella di un potere politico che ne incarna i valori, e non potrebbe essere altrimenti;

              Mo questi no, forse il problema degli eletti, se si e' in troppi la nobilta' si deprezza e si diventa un anonimo fra tanti anonimi.
              in realtà anche quelli convertivano a forza quando dovevano costruire lo stato;
              e poi nel medioevo anche in grandi quantità dove c'erano praterie caucasiche libere; al contrario, dove erano minoranza, si sono chiusi per paura di scomparire ed essere assorbiti nel risultato netto di eventuali conversioni di ritorno.
              c'è del lardo in Garfagnana

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              • anaffettivo
                Opinionista
                • 02/09/08
                • 1336

                #8
                Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                magari non si crede e non si professa più, ma la mentalità e l'approccio culturale restano piuttosto fedeli all'impronta originaria;
                Difficile però stabilire chi influenza cosa, visto che anche la religione praticata in una comunittà risente da subito nell'applicazione, e poi anche nella dottrina, di quelli che sono gli altri fattori culturali di quella comunità.
                Quindi quella mentalità e approccio culturale resta proprio magari anche perché sarebbe in gran parte lo stesso anche con un'altra religione.

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                • anaffettivo
                  Opinionista
                  • 02/09/08
                  • 1336

                  #9
                  Dall'esempio che fai prima. È la visione di base del cattolicesimo a forgiare la mentalità italiana e quella luterana a forgiare la mentalità scandinava o vice versa la cultura italiana ha influenzato lo sviluppo della dottrina cattolica e quella nord europea ha influenzato la differente interpretazione di Lutero?

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                  • Il gatto
                    Opinionista
                    • 21/11/09
                    • 12721

                    #10
                    Ma piu' che a livello di popoli ci si chiede cosa a livello nostro ti puo' indurre alla tentazione di farti legionario di cristo, tdg acchittatino modello libro cuore che va di porta in porta, o buddista per lavorare a gratisse al centro adunanze nazionale e al minimo cantilenare lo nghiore nghio'.
                    Poi ci stano quelli che si fanno saracini e vanno a farsi ammazzare in una qualche jihad, ma non mi pare che cio' abbia attecchito qua.

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24578

                      #11
                      Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                      Difficile però stabilire chi influenza cosa, visto che anche la religione praticata in una comunittà risente da subito nell'applicazione, e poi anche nella dottrina, di quelli che sono gli altri fattori culturali di quella comunità.
                      Quindi quella mentalità e approccio culturale resta proprio magari anche perché sarebbe in gran parte lo stesso anche con un'altra religione.
                      certo, è giustissimo;

                      determinate dottrine attecchiscono e resistono più o meno facilmente a seconda della società pre-esistente e dei relativi valori fondativi;
                      le religioni monoteiste si sono sovrapposte ed evolute in simbiosi con i modelli culturali e mitologici di ciascuna società, e i motivi sono ovviamente complessi e diversi.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • crepuscolo
                        Opinionista
                        • 08/10/07
                        • 24570

                        #12
                        Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                        Pero' i convertiti hanno fama di essere i piu' convinti.
                        perchè dovrebbero convincere, ma quando non convincono si rifanno all'autorità è questo il guaio

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #13
                          Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                          Dall'esempio che fai prima. È la visione di base del cattolicesimo a forgiare la mentalità italiana e quella luterana a forgiare la mentalità scandinava o vice versa la cultura italiana ha influenzato lo sviluppo della dottrina cattolica e quella nord europea ha influenzato la differente interpretazione di Lutero?
                          ovviamente, non solo;
                          però, le impostazioni dottrinarie e le prassi sociali associate hanno grandemente influenzato e rafforzato i valori delle rispettive culture.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24578

                            #14
                            Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                            Ma piu' che a livello di popoli ci si chiede cosa a livello nostro ti puo' indurre alla tentazione di farti legionario di cristo, tdg acchittatino modello libro cuore che va di porta in porta, o buddista per lavorare a gratisse al centro adunanze nazionale e al minimo cantilenare lo nghiore nghio'.
                            Poi ci stano quelli che si fanno saracini e vanno a farsi ammazzare in una qualche jihad, ma non mi pare che cio' abbia attecchito qua.
                            per l'identità; lo stesso motivo che spinge un ultrà del calcio a prendersi a coltellate con quello della curva opposta;
                            hai bisogno di appartenere a qualcosa, ad un gruppo, una comunità; e quella ti offre e riflette come specchio 'identità che ti fa più piacere incarnare, quella che ti fa sentire un "eroe", o un "martire" o altro...
                            raccontarsi come impiegatino fantozziano uguale agli altri senza premio di diventare primo da ultimo, è esercizio di umiltà parecchio difficile.
                            c'è del lardo in Garfagnana

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                            • crepuscolo
                              Opinionista
                              • 08/10/07
                              • 24570

                              #15
                              E' interessante teorizzare il discorso ma credo che prima ci vogliano degli esempi di esperienza personale, altrimenti credo si rimanda genericamente per aria.

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