Originariamente Scritto da axeUgene
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L’uomo poteva mangiare “a sazietà” di tutti gli alberi da frutto dell’Eden. (Ge 2:16) Ma un albero, quello “della conoscenza del bene e del male”, era precluso alla coppia umana. Eva menzionò che Geova aveva proibito al marito persino di “toccare” l’albero, e che il mancato rispetto o la violazione della legge di Dio sarebbe stata punita con la morte. (Ge 2:17; 3:3) Insegnamenti tradizionali hanno cercato di spiegare in vari modi la natura del frutto proibito: come simbolo dei rapporti sessuali, rappresentati da una “mela”; come metafora della semplice conoscenza del bene e del male; e come la conoscenza ottenuta col raggiungimento della maturità e con l’esperienza, conoscenza che si può usare bene o male. Comunque, visto il comando del Creatore di ‘essere fecondi e moltiplicarsi e riempire la terra’ (Ge 1:28), l’ipotesi che il frutto dell’albero rappresentasse i rapporti sessuali è inaccettabile, perché in quale altro modo avrebbero potuto procreare e moltiplicarsi? Il frutto non poteva nemmeno rappresentare la semplice capacità di distinguere il bene dal male, perché per ubbidire al comando di Dio l’uomo perfetto doveva possedere tale discernimento morale. Né poteva rappresentare la conoscenza ottenuta col raggiungimento della maturità, perché non c’era nulla di peccaminoso nel fatto che l’uomo raggiungesse tale stato, né il suo Creatore l’avrebbe logicamente obbligato a rimanere in uno stato di immaturità.
La Bibbia non dice di che genere di albero si trattasse. Si comprende però che l’albero della conoscenza del bene e del male simboleggiava il diritto o la prerogativa di Dio, quale Creatore dell’uomo, di stabilire ciò che è “bene” e ciò che è “male” per le sue creature, richiedendo poi giustamente che esse facciano ciò che è stato dichiarato buono e si astengano da ciò che è stato definito cattivo, se vogliono conservare l’approvazione di Dio quale Sovrano supremo. Sia il divieto che la successiva sentenza di condanna della coppia disubbidiente sottolineano il fatto che il peccato originale consisté nell’atto di disubbidienza commesso mangiando il frutto proibito. —*Ge 3:3.
Anche se alcuni critici moderni inorridiscono davanti alla semplicità del racconto edenico, dovrebbe essere ovvio che le circostanze rendevano del tutto appropriata una prova semplice. La vita dell’uomo e della donna appena creati era semplice, non complicata o travagliata da tutti i complessi problemi, difficoltà e perplessità che la disubbidienza a Dio ha poi recato alla razza umana. Nondimeno, con tutta la sua semplicità, la prova esprimeva in modo ammirevole e conciso la verità universale della sovranità di Dio, nonché della dipendenza dell’uomo da Lui e del suo dovere nei confronti di Dio. E bisogna dire che, per quanto semplice, la descrizione di ciò che accadde in Eden pone la cosa su un livello infinitamente più elevato delle teorie che porrebbero l’inizio dell’uomo non in un giardino, ma in una caverna, e che lo rappresentano come un essere bruto, ignorante e privo di senso morale. La semplicità della prova edenica illustra il principio affermato secoli dopo dal Figlio di Dio: “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto, e chi è ingiusto nel minimo è anche ingiusto nel molto”. —*Lu 16:10.
È evidente, comunque, che l’esistenza in Eden dell’albero proibito non aveva lo scopo di costituire una spina nel fianco per la coppia umana, né di creare problemi o di suscitare una controversia. Se Adamo ed Eva avessero tenuto conto della volontà di Dio al riguardo e ne avessero rispettato le istruzioni, la loro dimora paradisiaca sarebbe rimasta inalterata, un luogo piacevole e delizioso. La Bibbia rivela che fu l’Avversario di Dio a creare il problema e a suscitare la controversia relativa all’albero, ponendo l’umanità di fronte alla tentazione di violare il decreto di Dio. (Ge 3:1-6; cfr. Ri 12:9). Essendo Adamo ed Eva dotati di libero arbitrio, il fatto che usarono la loro libertà per ribellarsi alla legittima sovranità di Dio provocò la perdita della dimora paradisiaca e della felicità di cui godevano entro i suoi confini. E, conseguenza ancora più grave, fece perdere loro l’opportunità di mangiare di un altro degli alberi dell’Eden, quello che rappresentava il diritto alla vita eterna. Infatti la Bibbia dice che Geova “cacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiammeggiante lama di una spada che roteava continuamente per custodire la via dell’albero della vita”. —*Ge 3:22-24.
La Bibbia da una risposta a tutte le nostre domande, certo gli argomenti sono profondi, ci vuole del tempo per esaminarli ciao Riccardo



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