Vendi tutto e dona i soldi ai poveri

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Vendi tutto e dona i soldi ai poveri

    Ma questa frase che antiche reminiscenze attribuiscono a gesu' risulta effettivamente detta, o e' una leggenda metropolitana e quindi bella da raccontare, ma folle dargli seguito?

    Perche' se e' stata detta diventa un comando applicabile ed ineludibile insieme a quell'altra diceria del camello e dell'ago.
    Se non ti attieni puntigliosamente a queste due condizioni, dove l'evidenza dell'aderirvi o meno e' immediata, del resto che te ne preoccupi a fare, tanto la fine e' gia' decisa al comma 1 e 2 del paragrafo 1 del libro primo del codice penale

    Tuttavia ora per trovare qualche unica piu' che rara applicazione di tali commi tocca cercare fra una ristretta cerchia di santi che manco questi si sono sprecati su tali postille.

    Se quindi questi comandi sono optional e questo ci sta a dire il comportamento dei cosiddetti credenti, perche' il resto dovrebbe essere piu' vincolante?
    Last edited by Il gatto; 16-07-2014, 15:49.
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #2
    Ohibo', accipicchiolina, degli eufemismi per intendere altro, come i comandi del piano di sopra a cui segue il vuoto, come realta' quotidiana conferma.

    Per altro ci si sono spesi fior fiore di pensatori per spiegare che un comando cosi' perentorio e univoco significava altro per cui ogni ramo religioso che faceva riferimento al gesu' di allora era ampiamente esentato dal dare seguito a certe stronzate che un folle andava blaterando in un momento di sconforto dove aveva perso ogni capacita' di intendere e di volere, roba da tso.
    Bastava stare attenti al numero delle sgrullate al cesso e a tenere la moglie in cucina, per salvarsi, questo era l'importante

    GESÙ E IL GIOVANE RICCO (MT 19,16-22)
    Carlo Broccardo

    Fin dai primi secoli, l’episodio del giovane ricco ha avuto interpretazioni molto diverse[1]. Secondo alcuni, per esempio, Gesù suggerisce due modi differenti di vivere la fede: la via normale di chi si sforza di osservare i comandamenti e la via «perfetta»di chi invece sente risuonare un invito speciale a lasciare tutto e seguire più da vicino il maestro («Se vuoi essere perfetto…», dice Gesù al giovane).

    C’è anche però chi non è assolutamente d’accordo con questa interpretazione e ritiene che l’invito di Gesù sia rivolto a tutti, dal momento che tutti i credenti sono chiamati a seguire il Signore. Non c’è purtroppo intesa, tra chi sostiene quest’altra ipotesi, sul come interpretare le parole di Gesù: bisogna prenderle alla lettera o ammorbidirle in qualche modo? Perché non è proprio la cosa più semplice del mondo vendere tutte le proprie sostanze, a motivo della fede…

    Etc, etc


    Vabbe' se non aspiri al grado di capitano, dopo esserti iscritto all'accademia militare, sei destinato ai lavori sedentari di un caporale di fureria
    Quanto sono svelti questi credenti ad imboscarsi nel momento che lo stipendio te lo devi guadagnare
    Last edited by Il gatto; 16-07-2014, 18:00.

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    • Serpentis
      Opinionista
      • 27/06/14
      • 65

      #3
      Perché non inizi a prendere in considerazione questa tesi:
      Bibbia e Vangeli non hanno nulla di sacro.
      I Vangeli furono scritti da un cripto ellenogiudeo della famiglia "Romana" dei Pisoni.
      Il Cristianesimo è un programma di controllo facente parte di una Agenda ebraica più ampia. Lo scopo dei Vangeli è preparare il terreno per una teocrazia comunista governata da Gerusalemme.

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        Veramente e' una tesi che ho preso in considerazione tanto tempo addietro e il seguito e' piuttosto lineare e non mi porta al cripto ellenogiudeo romano che invece mi configura una internettiana cospirazione globale.
        Dovresti essere quindi tu ad illustrare la tua tesi che direi e' semplice, i giudei sono responsabili di tutti i mali del mondo, quindi....... ci vuole il seguito che al momento manca.

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        • andreric
          Opinionista
          • 26/04/14
          • 883

          #5
          Originariamente Scritto da Serpentis Visualizza Messaggio
          Perché non inizi a prendere in considerazione questa tesi:
          Bibbia e Vangeli non hanno nulla di sacro.
          I Vangeli furono scritti da un cripto ellenogiudeo della famiglia "Romana" dei Pisoni.
          Il Cristianesimo è un programma di controllo facente parte di una Agenda ebraica più ampia. Lo scopo dei Vangeli è preparare il terreno per una teocrazia comunista governata da Gerusalemme.

          Ti ricordi quella canzone di qualche anno fa " Parole" Parole" parole"? ciao Riccardo

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #6
            Cosa che pero' si potrebbe dire di ogni dire che non ha una evidenza e le religioni non brillano per evidenza oggettiva di cio' che affermano.
            Non a caso, loro, si trovano troppo spesso a dover sedare le osservazioni con mistero, fede, mistero di fede, cosa che le circoscrive agli attivisti.

            Quattro concetti affilati non sono diversi da una religione nascente, le altre sono millenni che realizzano la sovrastruttura.
            Il ragioniere che ha pensato la vostra non credere che all'inizio abbia fatto grosse elaborazioni, similmente al bossi della situazione, poi fra 3000 anni dopo una sedimentazione di leggende e eventi si costruira' un corpo sacro come per gli altri.
            Last edited by Il gatto; 17-07-2014, 17:57.

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            • Serpentis
              Opinionista
              • 27/06/14
              • 65

              #7
              C'è molta stregoneria ebraica vibrazionale nella Bibbia.
              Si basa su numerologia corrotta e incantesimi cabalistici.
              Il sortilegio è reso più potente dalla numerose allegorie copiate dall'unica religione originale del genere umano.
              Queste allegorie richiamano nel fedele delle memorie ancestrali che completano il sortilegio ipnotico.

              In sostanza, i numeri dei capitoli e versetti biblici se sommati danno determinati risultati, numeri di potere a cui i rabbini hanno associato forme di pensiero astrali ricorrenti. Spesso anche il numero delle lettere di determinati precetti è significativo.
              Il numero 6 per esempio è sempre associato alla schiavitù e al lavoro fisico. Il 12 al completamento. Il 22 al Jew World Order...

              Questo fa sì che il fedele , pur leggendo degli insegnamenti contro natura e contro la vita, smarrisca razionalità e giudizio critico cosciente e ne rimanga intrappolato.
              Esistono centinaia di esempi.

              Altra cosa piuttosto illogica, ma comprensibile visto lo stato di schiavitù in cui latitano i cristiani, è citare la Bibbia per dimostrare la veridicità della Bibbia stessa.
              Ovviamente ciò è spiegabile solo ammettendo l'esistenza di questo incantesimo.

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              • pivi
                Opinionista
                • 21/06/14
                • 107

                #8
                Apparte che secondo i vangeli a Gesù i ricchi stavano parecchio sul culo, caro gatto la tua frase non e' così paradossale come forse pensavi.
                Ci sono migliaia di fedeli che designano erede universale la loro chiesa.

                Dici che potevano pensarci un po' prima prima?
                Ma meglio tardi che mai..

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #9
                  Altra cosa piuttosto illogica, ma comprensibile visto lo stato di schiavitù in cui latitano i cristiani, è citare la Bibbia per dimostrare la veridicità della Bibbia stessa.
                  Beh, e ' un metodo di vendita aggressivo usato nei sistemi piramidali per la vendita porta a porta.
                  Ti fanno pure i meeting di gruppo e il novizio e' assistito e coccolato, fino a che non pone questioni inbarazzanti.
                  Li subentra il vuoto punitivo.

                  Pero' sono tecniche sviluppate a tavolino e ben difficilmente sosterrebbero un complotto globale di una qualche efficacia.
                  I ricettivi sono pochi e il parco buoi si satura subito, va bene per i detersivi, meno bene per cosette piu' sostanziose.

                  Dici che potevano pensarci un po' prima prima?
                  Ma meglio tardi che mai..
                  No, gli stanno sul culo i parenti, lascia tutto alla chiesa piuttosto che al gatto visto che un lascito del genere in italia puo' essere impugnato e comunque piu' che fare la fortuna del gatto lo condanna a morte.
                  Vedei eredita', di qualche miliarduccio, facc, quelli dei cancelli automatici.

                  Tante volte non e' semplice bruciare tutto per lasciare terra bruciata al nemico che subetra e i parenti sono serpenti.
                  Last edited by Il gatto; 17-07-2014, 21:37.

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                  • Serpentis
                    Opinionista
                    • 27/06/14
                    • 65

                    #10
                    Originariamente Scritto da andreric Visualizza Messaggio
                    Ti ricordi quella canzone di qualche anno fa " Parole" Parole" parole"? ciao Riccardo
                    anche questa risposta denota una totale chiusura mentale e assenza di raziocinio.
                    Si presume che la comunicazione umana si basi sull'uso di parole. Tant'è che questo forum si chiama "Discutere".
                    Codesta risposta, che presumo tu abbia letto da qualche altra parte o visto in qualche siparietto televisivo e non vedevi l'ora di riproporre, è applicabile a qualsiasi ambito e contesto.
                    Se non fosse che il testo parla di una donna annoiata perché il compagno non la tromba più.
                    Mi attrezzerò per risponderti con un disegnino.
                    Last edited by Serpentis; 18-07-2014, 15:58.

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                    • Il gatto
                      Opinionista
                      • 21/11/09
                      • 12721

                      #11
                      Comunque nessun convinto credente si presenta a spiegare perche' non dona tutte le sue sostanze per il sostentamento dei poveri visto che almeno in questo dire non ci sono ambiguita' ed e' chiaro cosa si vuole, oltre il confermarlo con altre storie pure loro chiare e mandatorie.
                      Comunque il tutto incluso nel perentorio comando non eludibile, come tutti i predicatori illuminati sostengono, di amare gli altri come se stessi, in particolare i nemici e a maggior ragione gli estranei.
                      Ora ad uno che ami gli rifiuti qualcosa di cio' che hai?

                      Vabbe', solo il numero delle sgrullate al cesso conta e viene contabilizzato per assegnare il passi nel residence turistico villaggio paradiso il cui accesso e' consentito solo ai possessori di certificato di morte debitamente obliterato dal contasgrullate.
                      Po questi si aspettano che gli si cada in ginocchio affascinati dal loro dire e credere fortissimamente forte, come sempre affermano e che si corra ad eseguire letteralmente le indicazioni che loro trasformano a propria convenienza.

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                      • andreric
                        Opinionista
                        • 26/04/14
                        • 883

                        #12
                        Originariamente Scritto da Serpentis Visualizza Messaggio
                        anche questa risposta denota una totale chiusura mentale e assenza di raziocinio.
                        Si presume che la comunicazione umana si basi sull'uso di parole. Tant'è che questo forum si chiama "Discutere".
                        Codesta risposta, che presumo tu abbia letto da qualche altra parte o visto in qualche siparietto televisivo e non vedevi l'ora di riproporre, è applicabile a qualsiasi ambito e contesto.
                        Se non fosse che il testo parla di una donna annoiata perché il compagno non la tromba più.
                        Mi attrezzerò per risponderti con un disegnino.
                        Mi pare che anche tu caro ser , presenti teorie contro la Bibbia che non hanno nessuna prova , che rispetto, dovresti fare altrettanto anche tu rispettare di piu gli altri ciao Riccardo

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                        • crepuscolo
                          Opinionista
                          • 08/10/07
                          • 24570

                          #13
                          Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                          Ma questa frase che antiche reminiscenze attribuiscono a gesu' risulta effettivamente detta, o e' una leggenda metropolitana e quindi bella da raccontare, ma folle dargli seguito?

                          Perche' se e' stata detta diventa un comando applicabile ed ineludibile insieme a quell'altra diceria del camello e dell'ago.
                          Se non ti attieni puntigliosamente a queste due condizioni, dove l'evidenza dell'aderirvi o meno e' immediata, del resto che te ne preoccupi a fare, tanto la fine e' gia' decisa al comma 1 e 2 del paragrafo 1 del libro primo del codice penale

                          Tuttavia ora per trovare qualche unica piu' che rara applicazione di tali commi tocca cercare fra una ristretta cerchia di santi che manco questi si sono sprecati su tali postille.

                          Se quindi questi comandi sono optional e questo ci sta a dire il comportamento dei cosiddetti credenti, perche' il resto dovrebbe essere piu' vincolante?
                          Esaminiamo più in dettaglio la storia poi eventualmente se ne può discutere.

                          L'uomo si avvicina correndo, il che rivela l'urgenza del problema che vuole sottoporre a Gesù. Inoltre si inginocchia dinnanzi a lui, come aveva fatto il lebbroso rendendo evidente la preoccupazione che prova, riconosce la superiorità di Gesù e vede in lui la sua ultima possibilità.
                          Quest'uomo ricco cerca soluzione per un problema cruciale: come evitare che la morte sia la fine di tutto, che fare per riuscirvi. la "vita definitiva" della quale fa richiesta è quella propria del mondo futuro ( vita eterna è il premio assegnato da Dio ai giusti), che garantisce il superamento della morte.
                          La domanda riflette la preoccupazione dell'uomo che ha la sussistenza assicurata, però a cui la ricchezza non può dare la sicurezza finale e decisiva.
                          L'uomo chiama Gesù "Maestro", non Rabbi, facendo capire che non lo assimila ai rabbini, puri commentatori della Legge; riconosce l'eccellenza di Gesù come maestro ("insigne"- agathos) e crede possa risolvere il suo problema. L'insegnamento ufficiale non è riuscito a placare la sua preoccupazione e ricorre a Gesù, per quanto sia escluso dal sistema ebraico, attendendo da lui una soluzione nuova, diversa da quella che propone la sua tradizione.
                          Appare qui la confusione alla quale era giunta nell'ebraismo la dottrina sulla realizzazione della vita futura , dato il numero di osservanze e di comandamenti che,secondo gli scribi farisei, doveva rispettare. La questione fondamentale restava nella più totale oscurità.
                          La domanda. " Che cosa devo fare?" si riferisce ad un modo di agire, non ad un cambiamento personale , e allude alle prescrizioni della Legge di Mosè e, senza dubbio, a quelle assai numerose della dottrina farisaica.
                          Gesù gli rispose: " Perché mi chiami insigne? Insigne come Dio, nessuno, I comandamenti li conosci. non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dare falsa testimonianza, non frodare, provvedi a tuo padre e a tua madre".
                          Gesù risponde all'uomo che non è necessario consultare lui, dato che su questa questione gli ebrei hanno avuto il miglior maestro, Dio. E' inutile cercare altri quando Dio stesso ha insegnato il modo di realizzare la vita futura; la bontà di Dio si riflette nei comandamenti e la si deve imitare; in tale questione solo da Dio si può aspettare una risposta. Pertanto la dipendenza dagli scribi non è necessaria; le loro interpretazioni provocano solo confusione, e l'infinito elenco di osservanze farisaiche non è utile per arrivare a quella vita. L'insegnamento di Dio è chiaro e non ha necessità di interpreti né di aggiunte umane.
                          nel Decalogo Dio ha proposto il modo per raggiungere la vita definitiva, per superare la morte, tuttavia, secondo il resto del racconto, Gesù non pensava che la Legge potesse offrire una risposta alla domanda del ricco. Però bisogna rilevare i cambiamenti che fa Gesù. dei dieci comandamenti omette i primi tre, quelli che si riferiscono a Dio, caratteristici d'Israele, che fondavano la sua differenza ed il suo privilegio rispetto agli altri popoli; ricorda all'uomo soltanto vari comandamenti etici. nell'enumerazione che fa Gesù , non c'è un solo elemento religioso né si menziona il nome di Dio: espone un codice di condotta comune all'intera umanità, caratterizzato dal rispetto e dall'onestà nei confronti degli altri; fa vedere così che ciò che conduce alla vita ogni essere umano è comportarsi bene con gli altri uomini. L'unica preoccupazione di Dio è il bene dell'umanità, ed egli ha enunciato in questi comandamenti i principi elementari che garantiscono la convivenza basilare tra gli esseri umani.
                          In sostituzione del IX e X comandamento, Gesù ne inserisce uno che non si trova nelle tavole della Legge: " Non frodare", ovvero non privare un altro di quanto gli è dovuto. Questo inserimento è appropriato per la persona che gli pone la domanda, un ricco; sarebbe stato incongruente dare questo comandamento ad un povero.
                          In ultimo luogo, invertendo l'ordine del Decalogo, menziona il comandamento("provvedi a tuo padre e tua madre"). Il cambiamento dell'ordine mostra che il vincolo con l'umanità ha più valore di quello familiare. L'atteggiamento nei confronti dei genitori è un caso particolare dell'atteggiamento nei confronti degli uomini; il secondo comprende il primo. Con ciò Gesù suggerisce che certi obblighi familiari non possono servire di pretesto per esimersi dall'obbligo nei confronti dell'umanità in generale. Il motivo di fondo della giusta condotta non è costituito, pertanto, dai vincoli di sangue, bensì dall'appartenenza comune al genere umano.
                          Le condizioni minime per raggiungere la vita definitiva si riassumono dunque in un comportamento che non arrechi danno al prossimo, nell'evitare l'ingiustizia personale perfino all'interno di una società ingiusta; le convinzioni religiose non sono decisive. perciò, il codice etico che propone Gesù non è specificatamente ebraico, bensì universale, valido per ogni essere umano, in ogni cultura.
                          Egli rispose: " Maestro, tutto ciò l'ho osservato fin da giovane". Rivolgendosi nuovamente a Gesù, l'uomo ripete l'appellativo "Maestro"; accetta dunque la sua dottrina. Subito dopo dichiara di aver osservato fin da giovane tutti i comandamenti enunciati da Gesù che si riferiscono al prossimo; ossia di non aver mai fatto del male a nessuno. Appare in tal modo come un modello di osservanza dell'essenza della Legge ; qui si descrive una figura ideale, il ricco onesto e perfetto osservante della Legge di Dio, per far vedere dove giungono le esigenze etiche della Legge e mettere in luce un contrasto con quelle del messaggio di Gesù.
                          Gesù, fissando lo sguardo su di lui, gli mostrò il suo amore dicendogli: " Una cosa ti manca: và, tutto ciò che possiedi vendilo e dallo ai poveri, così avrai un tesoro del cielo; allora vieni e seguimi".
                          Fissare lo sguardo su qualcuno accentua la comunicazione personale e sottolinea l'importanza di ciò che Gesù sta per dirgli. Difatti gli dimostra il suo amore invitandolo a seguirlo, a dargli la propria adesione, accettando il suo messaggio e collaborando con la sua attività; con questo gli propone che si unisca al gruppo dei suoi seguaci.
                          L'individuo è un uomo onesto, il suo modo di procedere è irreprensibile: è pronto a fare il passo definitivo. Per questo Gesù non gli dice "se vuoi", il suo invito è diretto: "và", "vendi", "dallo", "vieni e seguimi". la chiamata è in linea con quella fatta ai pescatori e a Levi. L'osservanza dei comandamenti etici della Legge è stato un primo passo nell'amore per gli altri. Gesù propone di arrivare fino alla fine.
                          "Una cosa ti manca", non per ereditare la vita definitiva, cosa a cui ha già risposto Gesù e per la quale il modo l'ha già insegnato Dio stesso. A quest'uomo manca una cosa per realizzare in se stesso il progetto di Dio, per trovare la felicità che non ha ancora e la pienezza alla quale è chiamato. Gli manca l'amore pieno: il suo amore per gli uomini, finora dimostrato soltanto con l'osservanza dei comandamenti negativi ( non uccidere, ecc), cioè non far danno, non implica una reale preoccupazione per il bene degli altri, nè porta ad impegnarsi per la giustizia. Questo minimo amore deve trasformarsi in amore attivo, in solidarietà vera verso i suoi simili.
                          Per questo Gesù gli propone la sequela; però prima l'uomo deve venir fuori dal proprio conformismo rispetto alla situazione e mostrare desiderio di una società giusta. Quest'uomo che è ricco dimostra insensibilità di fronte alla indigenza dei poveri; non è un uomo inquieto che desidera migliorare le condizioni di coloro che soffrono. Finché non mostrerà il desiderio di contribuire al cambiamento sociale non sarà adatto ad entrare nella comunità di Gesù. Il ricco è preoccupato soltanto per l'al di là, però c'è un al di qua pieno di dolore ed ingiustizia, ed il suo comportamento non contribuisce a porvi rimedio.
                          Anche il suo amore verso se stesso è manchevole: finora si è accontentato di osservare alcuni comandamenti che, visto che prescrivono di "non fare", non contribuiscono alla sua crescita né elevano la sua qualità come persona. Gli manca l'aspirazione alla pienezza umana.
                          La proposta di Gesù va oltre la domanda dell'uomo. Non si tratta di raggiungere la vita definitiva dopo la morte, bensì di avere vita piena in questo mondo e di aiutare gli altri a raggiungerla.
                          Gesù indica l'ostacolo che potrebbe impedire al ricco di decidere di seguirlo: l'attaccamento alla ricchezza. L'uomo dovrà disfarsi di "tutto ciò che possiede" , per non stare tra coloro che, per i possedimenti o il desiderio di denaro, posizione sociale e potere, provocano la disuguaglianza nella società e l'infelicità degli esseri umani. deve eliminare ogni commistione con questi modi di fare, dimostrare con le azioni il proprio amore senza riserve verso l'umanità, solo così potrà contribuire a costituire una società che favorisca il pieno sviluppo dell'uomo.
                          Infatti il non arrecare danno personale agli altri, come prescrivono i comandamenti della Legge, era compatibile nella società ebraica con l'attaccamento alle ricchezze e alla posizione sociale, che si consideravano persino come un segno della benedizione divina, però che provocavano disuguaglianze, povertà e dipendenza. Sebbene in termini diversi , Gesù pone davanti al ricco la prima condizione della sequela . "rinnegare se stesso", ossia rinunciare a tutte le ambizioni egoistiche di denaro, posizione sociale e potere, che sono i fattori dell'ingiustizia. L'etica proposta nei comandamenti promulgati da Mosè non è sufficiente per cancellare la disuguaglianza e non conduce ad una società veramente giusta.
                          A coloro che furono chiamati per primi, di classe umile, Gesù non pose condizioni per la sequela, li invitò direttamente, ed essi, gente anticonformista, lasciarono spontaneamente i loro magri possedimenti per seguire Gesù, nel quale vedevano un leader in grado di capeggiare un cambiamento sociale. Al contrario, al ricco, Gesù pone una condizione preliminare: vendere tutto ciò che ha e darlo ai poveri, ovvero disfarsi definitivamente di tutti i propri possedimenti senza eccezione alcuna ("tutto") e senza speranza di poterlo riavere ("dallo ai poveri") ( i rabbini proibivano di vendere tutta la proprietà per non vedersi ridotti in miseria e dover dipendere da altri). Dare i propri possedimenti ai poveri sarebbe il suo apporto personale per compensare l'ingiustizia sociale prodotta dalla ricchezza, contribuendo ad alleviare le condizioni dei diseredati. Dimostrando con tale gesto la propria autonomia rispetto al denaro ed il proprio amore senza condizioni per la giustizia, sarebbe pronto per entrare nella comunità di Gesù.
                          Questa rinuncia d'altra parte ara anche indispensabile per rendere possibile l'uguaglianza all'interno della comunità e per evitare l'occasione di avere preminenza in essa ed esercitare un dominio sugli altri.
                          L'accumulazione di beni offre una sicurezza per questa vita sul piano materiale, ma non su quello dello spirito, come dimostra la preoccupazione del ricco. Costui si vede invitato ad abbandonare tutta la propria sicurezza umana, però gli viene promesso che ne avrà un'altra, in tal caso non umana bensì divina. Difatti un amore verso la giustizia e l'umanità come quello che potrebbe dimostrare la rinuncia che gli viene chiesta pone in armonia con Dio il cui amore verso gli uomini risplende in Gesù. La vera ricchezza, il "tesoro del cielo", è l'amore di Dio verso l'uomo, espresso mediante il dono dello Spirito, che è vita. Il suo effetto , relativamente a chi lo riceve, è la sicurezza dell'amore che Dio gli porta; relativamente agli altri, la solidarietà e l'amore reciproco propri della comunità di Gesù, che fondano la nuova ricchezza sul piano umano. Il "tesoro del cielo" è in tal modo una nuova espressione per indicare il regno di Dio; la rinuncia che Gesù chiede al ricco equivale a " accogliere il regno di Dio come un ragazzino" diventando "l'ultimo di tutti ed il servo di tutti".
                          Si contrappongono in tal modo due scale di valori: quella della società, che ha come valore supremo la ricchezza, con le sue conseguenze di prestigio e di potere, e quella di Dio, per il quale i valori supremi sono la generosità e la solidarietà, espressioni dell'amore verso tutti, che conducono l'uomo alla pienezza della vita.
                          Il ricco aspirava alla vita dopo la morte; Gesù gli offre fin da ora di condividere la vita di Dio. Essere ricco non lo ha fatto crescere nella sua qualità umana, poiché il suo amore verso il prossimo è stato minimo, dal momento che non è stato solidale né ha preso iniziativa alcuna per procurare il bene degli altri. Lo sviluppo umano si realizza solo grazie all'amore attivo, e l'ostacolo per metterlo in pratica è il desiderio di mantenere la propria ricchezza senza condividerla.
                          Rinunciare per rinunciare non avrebbe senso. Il motivo della rinuncia è l'amore per tutti gli esseri umani che si traduce nella sensibilità di fronte all'ingiustizia. La costosa rinuncia ai possedimenti sarebbe la risposta all'amore che Gesù gli mostra; nello stesso tempo gli darebbe la possibilità di ottenere " il tesoro del cielo" che Gesù gli promette: quello che pare perdita sarebbe nella realtà guadagno e vita . Quella rinuncia, che contribuisce ad eliminare l'ingiustizia, è anche condizione per l'amore pieno: Gesù lo invita a passare da un minimo di amore, in intensità ed estensione, a un massimo, senza limite nella dedizione e offerto a tutti gli uomini.
                          Gesù, che sta per continuare il suo viaggio esprime il proprio amore a quest'uomo invitandolo a seguirlo, ossia, a percorrere il cammino con lui. Spera che, con un gesto di assoluta generosità, risponda all'amore che gli viene offerto.
                          A queste parole l'altro corrugò le ciglia e se ne andò rattristato, perché aveva molti possedimenti.
                          L' invito di Gesù non piace al ricco, lo stupisce e gli dà fastidio: non s'aspettava una proposta simile. Lo dimostra il suo sembiante: " corrugò le ciglia"; poi se ne va rattristato. Tutte e due le reazioni hanno come causa la ricchezza . Adesso si chiarisce che l'individuo è un ricco proprietario. deve scegliere tra l'amore verso l'umanità e l'amore per i suoi possedimenti , però è schiavo di essi. L'amore di Gesù potrebbe dargli la forza necessaria per la scelta ma non tiene conto e non apprezza la promessa di Gesù, e la rinuncia gli pare assolutamente negativa.
                          Sebbene a livello personale non sia stato ingiusto, quest'uomo e coinvolto, per la sua ricchezza , nell'ingiustizia della società. Il suo amore per gli altri è relativo, non arriva al livello richiesto per seguire Gesù. Non è disposto a lavorare per un cambiamento sociale, per una società giusta; gli è sufficiente l'antica. Doveva scegliere tra l'amore per l'umanità e l'amore per la ricchezza. Preferisce il denaro al bene dell'uomo. Non aspira nemmeno alla pienezza umana.
                          Dinnanzi al rifiuto del suo invito. Gesù non insiste né muove alcun rimprovero all'uomo; rispetta la sua decisione.
                          Come in altri episodi, Gesù esprime la propria richiesta usando una formulazione portata agli estremi: la rinuncia a tutto è figure dell'amore senza condizioni per l'umanità e del desiderio di evitare qualsiasi complicità coll'ingiustizia. Gesù non propone un modello, vuole indicare anzitutto che l'amore non ha limite: se in qualche caso fosse indispensabile questo distacco totale per essere fedeli alla giustizia, non si esclude. la sicurezza ultima dell'uomo non sta nel denaro, bensì ne " il tesoro del cielo", cioè, nell'amore e la solidarietà diffusi dallo Spirito.

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                          • Il gatto
                            Opinionista
                            • 21/11/09
                            • 12721

                            #14
                            In conclusione un consiglio non obbligatorio che di fatto ti esenta dal vendere alcunche' e privartene per sopperire alle carenze altrui.
                            A me non pare, anche incrociando questa storia con quella del camello e dell'ago e come ho detto con quella dell'ammore.
                            Certo che poi facendo filosofia su un dire ci si puo' leggere anche il contrario del detto.
                            Ma alla fine, visto che dio ne conferma, ne nega qualunque cosa gli si faccia dire, chi convalida l'interpretazione data trasformandola nell'unica giusta, in mezzo a infinite altre sbagliate fra cui il vendi e dona?
                            Impostarci la vita propria su una ambiguita' del genere e' da pazzi e fa pensare che tanta ambiguita' sia stata solo strumentalizzata per nobilitare una struttura dialettica propria fatta di cio' che piaceva depurandola degli aspetti che si stimava avrebbero allontanato i seguaci determinando l'insuccesso della predicazione propria e del modello sociale da promuovere.
                            E al dunque le religioni producono modelli sociali ben di piu' di modelli spirituali che ben poco hanno interessato chicchessia nel corso della loro storia.

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                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #15
                              Comunque e' noto da milleni che la cosa non e' chiara

                              Fin dai primi secoli, l’episodio del giovane ricco ha avuto interpretazioni molto diverse[1]. Secondo alcuni, per esempio, Gesù suggerisce due modi differenti di vivere la fede: la via normale di chi si sforza di osservare i comandamenti e la via «perfetta»di chi invece sente risuonare un invito speciale a lasciare tutto e seguire più da vicino il maestro («Se vuoi essere perfetto…», dice Gesù al giovane).

                              E nell'incertezza dei grandi esegeti ispirati guidati da dio, dalla sapienza e dalla saggezza la gente ha pragmaticamente scelto in proprio cosa fare delle proprie ricchezze, ove le abbia, godersele.
                              Solo la poverta' si dona ed e' un dono di valore, quello che ti fa diventare primo, dopo morto.

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