Perchè la Bibbia dovrebbe interessarci?

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24593

    #16
    Originariamente Scritto da dietrologo
    ma se non riesci a vedere oltre il tuo naso , venite qui a pontificare con una religiosità da catechismo infantile , siete così infatuati che non ve ne rendete conto
    appunto;

    vedi Riccardo: la questione è che si può certamente discutere di religioni e spiritualità e arricchirsi di pareri diversi e idee;
    si può anche essere intimamente convinti di essere "nel giusto" e aver capito tutto;

    ma quando si imposta una dialettica sul binario del io ho capito e se tu non sei d'accordo sei in errore - o peggio - come avviene qui, su questioni - è bene ricordarlo - di mera opinione, o addirittura falsificando tout-court le evidenze fattuali, il messaggio implicito è quello di squalificare l'opinione altrui sulla mera base della propria, che viene elevata a superiore;

    per chiarire: un conto sarebbe se un non fumatore dicesse ad un fumatore che fumare fa male; ci sono evidenze chiare e inconfutabili di questa nozione, sebbene i danni non siano sempre determinabili con certezza;

    altro è, come avviene qui, se l'opinione soggettiva di una persona pretende di porsi al di sopra delle altre per la sola presunzione - sempre soggettiva e priva di elementi oggettivi - di ricondurre quell'opinione ad un messaggio "superiore", a prescindere dall'ente che lo abbia in concreto manipolato ed espresso.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • andreric
      Opinionista
      • 26/04/14
      • 883

      #17
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      appunto;

      vedi Riccardo: la questione è che si può certamente discutere di religioni e spiritualità e arricchirsi di pareri diversi e idee;
      si può anche essere intimamente convinti di essere "nel giusto" e aver capito tutto;

      ma quando si imposta una dialettica sul binario del io ho capito e se tu non sei d'accordo sei in errore - o peggio - come avviene qui, su questioni - è bene ricordarlo - di mera opinione, o addirittura falsificando tout-court le evidenze fattuali, il messaggio implicito è quello di squalificare l'opinione altrui sulla mera base della propria, che viene elevata a superiore;

      per chiarire: un conto sarebbe se un non fumatore dicesse ad un fumatore che fumare fa male; ci sono evidenze chiare e inconfutabili di questa nozione, sebbene i danni non siano sempre determinabili con certezza;

      altro è, come avviene qui, se l'opinione soggettiva di una persona pretende di porsi al di sopra delle altre per la sola presunzione - sempre soggettiva e priva di elementi oggettivi - di ricondurre quell'opinione ad un messaggio "superiore", a prescindere dall'ente che lo abbia in concreto manipolato ed espresso.
      Ok d'accordo , ma per l'ennesima volta te lo ripeto a te e a tutti: queste non sono oppinioni mie e non pretendo di essere superiore agli altri , semplicemente mi attengo agli scritti sacri della Bibbia , che dimostra di essere verità , poi pensatela come volete , Ciao Riccardo
      La Bibbia contiene saggi princìpi, profezie, nozioni scientifiche, fatti storici e un tema centrale. La sua accuratezza è mai stata confutata?
      Last edited by andreric; 06-01-2015, 09:56.

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      • andreric
        Opinionista
        • 26/04/14
        • 883

        #18
        Originariamente Scritto da dietrologo
        Ok , proviamoci : "Al principio era il verbo ". spiega
        Uno dei versetti biblici che viene spesso usato impropriamente è Giovanni 1:1. La Sacra Bibbia della CEI rende così il versetto: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio [greco: ton theòn], e il Verbo era Dio [theòs]”. Questo versetto contiene due forme del sostantivo greco theòs (dio). La prima è preceduta da ton (il), una forma dell’articolo determinativo greco, e in questo caso la parola theòn si riferisce all’Iddio Onnipotente. Nel secondo caso, invece, theòs non ha l’articolo determinativo. È stato forse omesso per errore?
        Il Vangelo di Giovanni fu scritto in koinè, o greco comune, che ha regole precise circa l’uso dell’articolo determinativo. Il biblista Archibald T.*Robertson ammette che se il soggetto e il predicato hanno l’articolo “sono entrambi determinati, considerati identici e intercambiabili”. Robertson cita ad esempio Matteo 13:38, che dice: “Il campo [greco: ho agròs] è il mondo [greco: ho kòsmos]”. La grammatica ci permette di comprendere che il mondo equivale al campo.
        Che dire, però, dei casi in cui, come in Giovanni 1:1, il soggetto ha l’articolo determinativo ma il predicato non ce l’ha? Citando questo versetto a titolo di esempio, il biblista James Allen Hewett sottolinea: “In questa costruzione il soggetto e il predicato non coincidono, non sono uguali, identici”.
        Per illustrare il punto, Hewett cita 1*Giovanni 1:5, che dice: “Dio è luce”. In greco, “Dio” è ho theòs e pertanto ha l’articolo determinativo. Ma il termine fos, “luce”, non è preceduto dall’articolo. Hewett spiega: “Si può sempre . . . dire che Dio è caratterizzato dalla luce; ma non si può sempre dire che la luce è Dio”. Si trovano esempi simili in Giovanni 4:24, “Dio è uno Spirito”, e in 1*Giovanni 4:16, “Dio è amore”. In entrambi questi versetti il soggetto, “Dio”, ha l’articolo determinativo, mentre il predicato, “Spirito” e “amore”, non ce l’ha. Pertanto soggetto e predicato non sono intercambiabili. Questi versetti non possono significare che “Spirito è Dio” o “amore è Dio”.
        Identifica “il Verbo”?
        Molti grecisti e traduttori biblici riconoscono che Giovanni 1:1 mette in risalto, non l’identità, ma una caratteristica del “Verbo” o “Parola”. Il traduttore biblico William Barclay dice: “Siccome [l’apostolo Giovanni] non pone l’articolo determinativo prima di theòs, esso diviene una descrizione . . . Qui Giovanni non identifica la Parola con Dio. In parole molto semplici, non dice che Gesù è Dio”. Sullo stesso tono, lo studioso Jason David BeDuhn dice: “In greco, in una frase come quella di Giovanni 1:1c, i lettori attribuiranno al theòs senza l’articolo il significato di ‘un dio’. . . . La mancanza dell’articolo rende theòs molto diverso da ho theòs, così come ‘un dio’ è diverso da ‘Dio’”. BeDuhn aggiunge: “In Giovanni 1:1, la Parola non è l’unico e solo Dio, ma è un dio, o essere divino”. O per dirla con le parole di Joseph Henry Thayer, un biblista che ha collaborato alla stesura dell’American Standard Version: “Il Logos [o Parola] era divino, non l’Essere divino stesso”.
        L’identità di Dio deve forse essere “un mistero molto profondo”? Per Gesù non lo era. Nella preghiera che rivolse al Padre, Gesù fece una chiara distinzione tra sé e suo Padre, dicendo: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. (Giovanni 17:3) Se crediamo in Gesù e comprendiamo i chiari insegnamenti della Bibbia, lo rispetteremo per quello che è, il divino Figlio di Dio. Ciao Riccardo

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24593

          #19
          Originariamente Scritto da andreric Visualizza Messaggio
          Ok d'accordo , ma per l'ennesima volta te lo ripeto a te e a tutti: queste non sono oppinioni mie e non pretendo di essere superiore agli altri , semplicemente mi attengo agli scritti sacri della Bibbia , che dimostra di essere verità , poi pensatela come volete , Ciao Riccardo
          appunto: che la Bibbia - o altri scritti - "dimostri di essere verità" è solo ed esclusivamente una tua opinione, esattamente come quella di qualcuno che considerasse l'astrologia come veritiera, o le strampalate teorie sui marziani, ecc...

          tu spesso evochi "dimostrazioni" o "prove" che tali non sono nell'accezione propria del termine, perché fondate solo sull'originaria accettazione del postulato che affermano;

          tu dici: gli asini volano;
          ti si chiede: da cosa lo evinci ?
          e tu rispondi: dal fatto che è scritto sul "Libro degli asini volanti", mentre altri dicono che la prova sta nel fatto che lo dice il Dottore degli asini volanti, nominato come autorità suprema in un altro libro dei somari che spiccano il volo.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Vega
            Opinionista

            • 04/05/05
            • 17967

            #20
            E te pareva che non spuntavano prima o poi l'energia e le vibrazioni!!!
            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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            • andreric
              Opinionista
              • 26/04/14
              • 883

              #21
              Originariamente Scritto da dietrologo
              Verbo significa Parola e Parola è vibrazione sonora , vibrazione è energia e se all'inizio esisteva solo il verbo significa che Dio è energia e nulla di tutte le strampalerie che avete nella vostra testa
              Certo che il Creatore è energia e potenza
              “‘A chi potete assomigliarmi perché io gli sia uguagliato?’ dice il Santo. ‘Alzate gli occhi in alto e vedete. Chi ha creato queste cose? Colui che ne fa uscire l’esercito perfino a numero, che tutte chiama perfino per nome. A motivo dell’abbondanza di energia dinamica, essendo egli anche vigoroso in potenza, non ne manca nessuna’”. —*Isaia 40:25,*26.
              Gli scienziati stimano che nella nostra galassia, la Via Lattea, ci siano miliardi di stelle, e che esistano circa cento miliardi di galassie. Tuttavia di ciascuna stella Dio conosce il nome, o un nome proprio o una designazione analoga, forse espressa nella lingua divina. Esse sono al suo comando. Come un generale è in grado di chiamare le truppe all’adunata, Geova potrebbe chiamare all’adunata le stelle. Se lo facesse, non ‘mancherebbe’ nessuna. Dato che egli conosce la situazione di ciascuna stella, anche se alcune di esse giungono a una fine naturale, questo non è affatto una sorpresa per Colui che è al corrente di tutto ciò che accade. —*Confronta Isaia 34:16.
              Gli astronomi e i fisici ritengono che le stelle si estinguano o esplodano. Nel libro Red Giants and White Dwarfs, Robert Jastrow ipotizza come questo potrebbe accadere: “All’interno della .*.*. stella si innescarono una serie di reazioni nucleari in cui a partire dall’elemento fondamentale, l’idrogeno, furono prodotti tutti gli altri elementi dell’universo. Alla fine queste reazioni nucleari si estinsero, e la vita della stella terminò. Privata della sua fonte di energia nucleare, la stella collassò sotto il proprio peso, dando luogo a un’esplosione che proiettò nello spazio tutti i materiali creatisi entro la stella nel corso della sua vita”.
              Si pensa che alcune stelle, consumando il proprio idrogeno, si trasformino in giganti rosse per poi diventare nane bianche o supernove, e che alcune alla fine diventino stelle di neutroni o, teoricamente, buchi neri.
              Anche se tali spiegazioni sono ampiamente accettate, può darsi che non sia stata ancora detta l’ultima parola; ci può essere altro da imparare. Notate ad esempio queste affermazioni, tratte dal New York Times del 24*gennaio 1989: “Gli scienziati credono di essere sulla soglia di importanti scoperte sui ‘secoli bui’ dell’universo, il periodo critico che va da tre minuti dopo la conflagrazione della creazione sino alla comparsa di enormi galassie. .*.*. Essendoci così poche prove dirette, l’origine della struttura lascia completamente perplessi gli scienziati. James S.*Trefil, fisico presso la George Mason University di Fairfax (Virginia, USA) ha scritto: ‘Spiegare l’esistenza delle galassie si è dimostrato uno dei problemi più spinosi della cosmologia. A rigore, queste non dovrebbero semplicemente esistere, eppure ci sono’”.
              L’articolo spiegava cosa può essere accaduto durante “i primi tre minuti”, riportando la spiegazione dell’astrofisico dott.*John Mather. Tuttavia leggiamo: “Il dott.*Mather, vedendo l’intervistatore sempre più confuso, interruppe la descrizione dello scenario della creazione generalmente accettato e disse: ‘Naturalmente, tutto questo è una nostra invenzione’, ovvero è un’elaborazione teorica basata su deduzioni”.
              Sì, gli scienziati umani sono molto limitati in ciò che realmente sanno e possono sapere. Ma com’è diverso nel caso del Creatore! La sua conoscenza e la sua energia dinamica di certo meritano il nostro riverente timore. A ragione il salmista disse: “Conta il numero delle stelle; le chiama tutte per nome. Il nostro Signore è grande e abbondante in potenza; il suo intendimento è oltre ogni dire. .*.*. Lodate Iah!” —*Salmo 147:4, 5,*20.Ciao Riccardo

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66040

                #22
                La Religione....la Scienza....è meglio quella, no è meglio quell'altra.....
                Se non partiamo, carissimi, dal considerarle entrambe come doni e come caratteristiche pregnanti dell'uomo, andiam poco lontano.
                Sono moltissimi i punti di contatto fra loro! E il dialogo fra esponenti delle due realtà, raggiunge spesso vette altissime.
                amate i vostri nemici

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                • crepuscolo
                  Opinionista
                  • 08/10/07
                  • 24570

                  #23
                  ma ci sono due punti essenziali sul quale non concorderanno mai: i miracoli e la resurrezione di Gesù ed ancor meno la nostra.
                  E' inutile che ti rabbonisci quelli che basano i loro pensieri sulla sperimentazione concreta e ripetibile, infatti quello di poterlo rifare è un requisito scientifico.

                  Comment

                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #24
                    Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                    La Religione....la Scienza....è meglio quella, no è meglio quell'altra.....
                    Se non partiamo, carissimi, dal considerarle entrambe come doni e come caratteristiche pregnanti dell'uomo, andiam poco lontano.
                    Sono moltissimi i punti di contatto fra loro!
                    veramente, l'altro ieri, la nuova direttrice del CERN, italiana e credente, ha affermato esattamente l'opposto, e cioè che fede e scienza non hanno territori comuni, punti di contatto, per la definizione stessa di fede;
                    e lo ha detto da scienziata e credente;

                    non è che basta organizzare convegni in cui esponenti scientifici e teologi parlottano delle rispettive aree di competenza per creare reali intersezioni tra una disciplina in cui conta la valutazione dei fatti, ed un'altra che elabora un pensiero rivolto esattamente a ciò che è imponderabile;

                    "ragionare" su ipotesi di Dio come se si trattasse di un dato di quelli di competenza scientifica sarebbe un assurdo in termini; per parafrasare Frank Zappa, come "ballare di architettura"

                    solo un teologo può interloquire davvero con un altro teologo, e uno scienziato con uno scienziato, sulla base di comuni assunti;
                    altrimenti, si tratta solo di due monologhi in serie, dove chi è sottoposto al vaglio critico finisce col legittimare come suo pari chi invece a quel vaglio si sottrae per definizione;

                    capisco che sia una prospettiva allettante per il chierico - e forse una buona marchetta o utile esposizione per lo scienziato o per l'"ateo istituzionale" di turno, che vivono comunque nel paese dei preti - ma io non sono interessato a questi teatrini.
                    Last edited by axeUgene; 09-01-2015, 15:19.
                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66040

                      #25
                      Conosci Carlo Rubbia? Ti sembra che parli da visionario? Sinceramente Axe.

                      Il Nobel italiano è in realtà uno dei grandi esempi di come un’altissima conoscenza scientifica possa contribuire ad una riflessione esistenziale molto profonda. Ha detto in passato, ad esempio: «Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un “caso”, di scontri tra “forze” come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale» (citato in C. Fiore, “Scienza e fede”, elledici, Leumann (TO) 1986, p. 23).

                      Poco prima di Natale ha partecipato ad un convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, guidata da un altro Premio Nobel, il biologo Werner Arber. Rubbia ha proposto una bellissima relazione intitolata dal quotidiano Liberal così: “La vita sulla Terra ha un solo Padre“. Citiamo alcuni passaggi: «Con alta precisione, oggi vediamo che il cosmo è straordinariamente unico, caratterizzato dal valore ½° =1. La natura dell’universo non è dunque casuale, essa è il risultato di un evento unico e straordinario, possibile solamente per questo valore […]. Grazie a potentissimi anelli di collisione tra fasci di altissima energia, è possibile ripetere le fasi iniziali dell’evoluzione della materia cosmica, con la creazione nel laboratorio di tutta una serie di straordinari fenomeni che ci permettono di esplorare le condizioni dell’Universo fino a qualche miliardesimo di secondo dopo il big-bang. Anche a questi incredibili istanti, la creazione iniziale era già un fatto compiuto. L’uomo di scienza non può non sentirsi umile, commosso ed affascinato di fronte a questo immenso atto creativo, così perfetto e così immenso e generato nella sua integralità a tempi così brevi dall’inizio dello spazio e del tempo. Vanno ricordate le fasi successive di questa immensa trasformazione a partire dalla creazione fino al giorno d’oggi. L’universo si è evoluto in maniera unitaria e coerente, come se fosse un unico tutto. Ricordiamo a questo proposito le parole della Genesi, dove si dice: “Dio pose le costellazioni nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona”».

                      Rubbia passa poi a tratteggiare «un altro successivo immenso evento», ovvero «la creazione della vita […] Una delle più importanti conquiste della scienza moderna è quella che le leggi della fisica e conseguentemente il comportamento della materia sono invarianti nello spazio e nel tempo. Esse sono dimostrabilmente le stesse a miliardi di anni luce da noi e miliardi di anni fa. Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che oggi sappiamo che le leggi fondamentali della fisica sono state per così dire inscritte nelle proprietà “geometriche” dello spazio, ancorché vuoto e quindi prescindono dalla materia fisica in esso eventualmente contenuta. La materia che costituisce l’Universo quindi esprime per così dire il suo “libero arbitrio”, all’interno di strette regole definite apriori, che preesistono alla sua creazione e successiva evoluzione». Il Premio Nobel intende anche sfatare «un’impressione, e cioè il fatto che essendo senza dubbio la Terra solamente un pianeta su tanti possibili in cui condizioni idonee per la vita si sono realizzate, la probabilità di un tale evento sia necessariamente elevata: in realtà questo ragionamento non è valido. Anche se questo fosse un fenomeno unico nell’universo, per definizione esso è avvenuto sulla nostra terra». Tuttavia «è perfettamente concepibile che si costruisca pian piano, come del resto comprovato per gli elementi più semplici, da qualche parte nelle immensità dell’Universo anche la struttura chimica della prima cellula vivente. Va ricordato che nelle sue forme più elementari, tuttavia capaci di riprodursi, la vita abbisogna di un numero relativamente limitato, da alcune decine ad alcune centinaia di migliaia di atomi. Va inoltre ricordato che grazie alla presenza della forte affinità chimica, questo non è puramente una roulette, in quanto elementi più complessi (proteine) sono costruibili a partire da componenti, da “mattoni” più semplici, già pre-costituiti».

                      Il celebre fisico parla anche dell’evoluzione della vita, «fortemente influenzata dalle condizioni specifiche al nostro pianeta. Ad esempio le transizioni tra grandi periodi geologici, caratterizzati da forme profondamente diverse di vita, come ad esempio il Giurassico, il Cambiano ecc. sembrano essere state determinate da eventi catastrofici e dalle immense estinzioni delle specie prodotte. La fine dei dinosauri e il passaggio ai mammiferi fu un passo evolutivo importante, per cui fu determinante il cambiamento climatico, probabilmente conseguente all’impatto di una meteorite sulla penisola dello Yucatan e del conseguente temporaneo periodo di oscurità e di freddo durato alcuni anni con conseguente estinzione delle specie meno preparate a subire questo straordinario shock climatico, che apparentemente eliminò tutte le specie di dimensioni più grandi di alcuni centimetri e specialmente quelle al momento più evolute e quindi più fragili. È quindi evidente che su di un altro ipotetico pianeta, pur assumendo una simile “partenza” probabilistica, è completamente improbabile che la forma di vita risultante sia, per così dire, la copia-carbone di quella su terra. Tutto ciò depone a favore a due fatti importanti: che l’evoluzione della vita segue una linea precisa a partire molto probabilmente da un unico e singolo fatto iniziale, il primo DNA da cui è conseguita tutta l’evoluzione, motivata da tutta una serie di eventi esterni fa sì che essa abbia una grandissima specificità che rende probabilmente unica la vita su terra, come noi la intendiamo. Oggi sappiamo che l’uomo rappresenta uno degli ultimi anelli della vita. Ciononostante la struttura dettagliata del DNA umano è solo leggermente diversa da quella degli altri esseri viventi. È questa una differenza morfologicamente piccola in sé, ma enormemente diversa per quanto riguarda le sue conseguenze. L’uomo è quindi strutturalmente fondamentalmente diverso dalle altre specie animali conosciute. Ha caratteristiche che lo contraddistinguono profondamente e in maniera unica».

                      Il fisico conclude il suo intervento augurandosi che la scienza scopra l’esistenza di altra vita nell’immenso universo. «Ma la scoperta di una eventuale vita extra-terrestre, con tutte le somiglianze e diversità rispetto alla nostra», continua, «arricchiranno ancora di più l’unicità dell’uomo in tutti i suoi aspetti e ci aiuteranno a meglio percepire e apprezzare gli immensi patrimoni di umanità e di saggezza che abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo fare il più prezioso utilizzo, così ben ricordato in quella meravigliosa immagine dell’uomo con il dito puntato verso il Creatore nel fantastico affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina».

                      Il Nobel italiano è in realtà uno dei grandi esempi di come un’altissima conoscenza scientifica possa contribuire ad una riflessione esistenziale molto profonda. Ha detto in passato, ad esempio: «Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un “caso”, di scontri tra “forze” come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale» (citato in C. Fiore, “Scienza e fede”, elledici, Leumann (TO) 1986, p. 23).

                      Poco prima di Natale ha partecipato ad un convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, guidata da un altro Premio Nobel, il biologo Werner Arber. Rubbia ha proposto una bellissima relazione intitolata dal quotidiano Liberal così: “La vita sulla Terra ha un solo Padre“. Citiamo alcuni passaggi: «Con alta precisione, oggi vediamo che il cosmo è straordinariamente unico, caratterizzato dal valore ½° =1. La natura dell’universo non è dunque casuale, essa è il risultato di un evento unico e straordinario, possibile solamente per questo valore […]. Grazie a potentissimi anelli di collisione tra fasci di altissima energia, è possibile ripetere le fasi iniziali dell’evoluzione della materia cosmica, con la creazione nel laboratorio di tutta una serie di straordinari fenomeni che ci permettono di esplorare le condizioni dell’Universo fino a qualche miliardesimo di secondo dopo il big-bang. Anche a questi incredibili istanti, la creazione iniziale era già un fatto compiuto. L’uomo di scienza non può non sentirsi umile, commosso ed affascinato di fronte a questo immenso atto creativo, così perfetto e così immenso e generato nella sua integralità a tempi così brevi dall’inizio dello spazio e del tempo. Vanno ricordate le fasi successive di questa immensa trasformazione a partire dalla creazione fino al giorno d’oggi. L’universo si è evoluto in maniera unitaria e coerente, come se fosse un unico tutto. Ricordiamo a questo proposito le parole della Genesi, dove si dice: “Dio pose le costellazioni nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona”».

                      Rubbia passa poi a tratteggiare «un altro successivo immenso evento», ovvero «la creazione della vita […] Una delle più importanti conquiste della scienza moderna è quella che le leggi della fisica e conseguentemente il comportamento della materia sono invarianti nello spazio e nel tempo. Esse sono dimostrabilmente le stesse a miliardi di anni luce da noi e miliardi di anni fa. Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che oggi sappiamo che le leggi fondamentali della fisica sono state per così dire inscritte nelle proprietà “geometriche” dello spazio, ancorché vuoto e quindi prescindono dalla materia fisica in esso eventualmente contenuta. La materia che costituisce l’Universo quindi esprime per così dire il suo “libero arbitrio”, all’interno di strette regole definite apriori, che preesistono alla sua creazione e successiva evoluzione». Il Premio Nobel intende anche sfatare «un’impressione, e cioè il fatto che essendo senza dubbio la Terra solamente un pianeta su tanti possibili in cui condizioni idonee per la vita si sono realizzate, la probabilità di un tale evento sia necessariamente elevata: in realtà questo ragionamento non è valido. Anche se questo fosse un fenomeno unico nell’universo, per definizione esso è avvenuto sulla nostra terra». Tuttavia «è perfettamente concepibile che si costruisca pian piano, come del resto comprovato per gli elementi più semplici, da qualche parte nelle immensità dell’Universo anche la struttura chimica della prima cellula vivente. Va ricordato che nelle sue forme più elementari, tuttavia capaci di riprodursi, la vita abbisogna di un numero relativamente limitato, da alcune decine ad alcune centinaia di migliaia di atomi. Va inoltre ricordato che grazie alla presenza della forte affinità chimica, questo non è puramente una roulette, in quanto elementi più complessi (proteine) sono costruibili a partire da componenti, da “mattoni” più semplici, già pre-costituiti».

                      Il celebre fisico parla anche dell’evoluzione della vita, «fortemente influenzata dalle condizioni specifiche al nostro pianeta. Ad esempio le transizioni tra grandi periodi geologici, caratterizzati da forme profondamente diverse di vita, come ad esempio il Giurassico, il Cambiano ecc. sembrano essere state determinate da eventi catastrofici e dalle immense estinzioni delle specie prodotte. La fine dei dinosauri e il passaggio ai mammiferi fu un passo evolutivo importante, per cui fu determinante il cambiamento climatico, probabilmente conseguente all’impatto di una meteorite sulla penisola dello Yucatan e del conseguente temporaneo periodo di oscurità e di freddo durato alcuni anni con conseguente estinzione delle specie meno preparate a subire questo straordinario shock climatico, che apparentemente eliminò tutte le specie di dimensioni più grandi di alcuni centimetri e specialmente quelle al momento più evolute e quindi più fragili. È quindi evidente che su di un altro ipotetico pianeta, pur assumendo una simile “partenza” probabilistica, è completamente improbabile che la forma di vita risultante sia, per così dire, la copia-carbone di quella su terra. Tutto ciò depone a favore a due fatti importanti: che l’evoluzione della vita segue una linea precisa a partire molto probabilmente da un unico e singolo fatto iniziale, il primo DNA da cui è conseguita tutta l’evoluzione, motivata da tutta una serie di eventi esterni fa sì che essa abbia una grandissima specificità che rende probabilmente unica la vita su terra, come noi la intendiamo. Oggi sappiamo che l’uomo rappresenta uno degli ultimi anelli della vita. Ciononostante la struttura dettagliata del DNA umano è solo leggermente diversa da quella degli altri esseri viventi. È questa una differenza morfologicamente piccola in sé, ma enormemente diversa per quanto riguarda le sue conseguenze. L’uomo è quindi strutturalmente fondamentalmente diverso dalle altre specie animali conosciute. Ha caratteristiche che lo contraddistinguono profondamente e in maniera unica».

                      Il fisico conclude il suo intervento augurandosi che la scienza scopra l’esistenza di altra vita nell’immenso universo. «Ma la scoperta di una eventuale vita extra-terrestre, con tutte le somiglianze e diversità rispetto alla nostra», continua, «arricchiranno ancora di più l’unicità dell’uomo in tutti i suoi aspetti e ci aiuteranno a meglio percepire e apprezzare gli immensi patrimoni di umanità e di saggezza che abbiamo ricevuto e di cui dobbiamo fare il più prezioso utilizzo, così ben ricordato in quella meravigliosa immagine dell’uomo con il dito puntato verso il Creatore nel fantastico affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina».
                      amate i vostri nemici

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                      • Vega
                        Opinionista

                        • 04/05/05
                        • 17967

                        #26
                        L’uomo è quindi strutturalmente fondamentalmente diverso dalle altre specie animali conosciute. Ha caratteristiche che lo contraddistinguono profondamente e in maniera unica».
                        Questa è una vaccata colossale.

                        Peculiarità sì ma anche strutture uguali e simili agli altri viventi.

                        Poeri noi...
                        Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24593

                          #27
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                          Conosci Carlo Rubbia? Ti sembra che parli da visionario? Sinceramente Axe.
                          ma che c'entra Rubbia adesso ?
                          non è che quello si sostituisca al Metodo, eh...
                          altrimenti la teologia sarebbe una scienza, e non teologia ! via, Cono...

                          a me non interessano le "domande" che si fa finta di porre nella dicotomia scienza-teologia;
                          sono inutili, perché senza risposte e su basi disomogenee;
                          ma col risultato di far apparire il teologo come un soggetto in qualche modo "credibile", che cosa stupida e anche inutile per il teologo stesso, ameno di finalità "politiche";

                          ripeto, se io avessi la possibilità di organizzare - non partecipare, perché non ne avrei la cultura - un dibattito con il Ratzinger dei tempi migliori, non chiamerei certo uno come Rubbia o "l'ateo Flores", ma un altro teologo che ponga questioni appropriate di natura teologica su argomenti di rilievo critico;

                          queste suggestioni personali degli "scienziati" sono marchette, propaganda per analfabeti e titoli dei giornali.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66040

                            #28
                            Il Teologo non parla certo solo di fuffa....
                            E risulta credibile alla stessa stregua dello Scienziato.

                            "La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca".

                            ALBERT EINSTEIN
                            amate i vostri nemici

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                            • Vega
                              Opinionista

                              • 04/05/05
                              • 17967

                              #29
                              La devi smettere.

                              La scienza è scienza e non c'è altro che la compensi, và da sè sulle sue gambe e si basa su principi che sono totalmente all'opposto della religione e della fede.

                              Per cui è l'ora di finirla con questo patetico teatrino e con la citazione di Einstein, Rubbia o chi per loro perchè non attestano nulla.
                              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66040

                                #30
                                Sai....sono 2 tizi insignificanti...
                                Come detto all'amico Axeugene, non si tratta di dimostrare qualcosa nè, tantomeno, di proclamare una cosa come superiore all'altra: Ma di prendere atto che nell'Uomo convivono e possono dialogare fra loro la dimensione materiale e quella spirituale.
                                amate i vostri nemici

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