Seguo le puntate, eh!


): « il luogo é il primo immobile limite del contenente »(Fisica, libro IV, 4, 212a). Quello che si chiama « spazio relazionale », e che fa parte della nostra esperienza quotidiana. E che non esisterebbe se non ci fossero le cose. Lo spazio assoluto di Newton, invece, esiste indipendentemente dalle cose (e dalla distanza che le separa). Dice nei « Principia », libro I. Ed in questo spazio, i punti hanno distanze fisse, legate ed ossequienti alla geometria euclidea. Notare bene, che anche per Newton , la nozione di spazio che usiamo quotidianamente é quella relazionale, in quanto lo spazio assoluto non é direttamente accessibile ai nostri sensi, pur essendo indispensabile per la sua nuova fisica, ed é rivelato dalla presenza di forze inerziali (il poco noto esperimento del secchio ruotante). Riepilogando, da Newton in poi, quotidianamente rileviamo l'adiacenza degli oggetti (spazio relazionale), ma per comprendere la realtà dobbiamo assumere l'esistenza di uno spazio assoluto che determini le distanze tra gli oggetti con le regole della geometria euclidea. Questo spazio assoluto (per essere pignoli) non é un « riferimento inerziale privilegiato », ma é la struttura rispetto alla quale é definita un'accelerazione. Ed é reale, in quanto sono osservabili e misurabili le forze « inerziali ». Con l'esperimento del secchio, per esempio. E da Newton in poi mescoliamo sotto lo stesso termine « spazio » due realtà ben diverse : lo spazio relazionale e quello assoluto. Che non sono la stessa cosa. Tanto per la cronaca, questa ambiguità l'avevano vista in parecchi : Lebniz (che aveva il dentino avvelenato con Newton per la progenitura del calcolo infinitesimale), Kant, Berkeley, Mach etc. Ma data l'efficacia della sua legge di gravitazione universale, Nawton l'ha avuta vinta.












. Le altre prendono rilevanza storica per influsso diabolico e non ne parlo. 
), che dice che " la curvatura di Riemann é proporzionale all'energia della materia". In parole povere, che lo spaziotempo si incurva di più dove ci sta più materia. Insomma, fa un « imbuto », più o meno largo, più o meno ripido.


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