Originariamente Scritto da Kanyu
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L’affetto allargato
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Beh, perdonarla ti farebbe stare meglio. Senza tornarci insieme, ovviamente
Guardate, quando una storia va a finire male, bisogna sempre farsi due domande su se stessi e sulla propria parte di responsabilità, anche nelle situazioni estreme. È anche un modo per metabolizzare la rabbia.
Proprio oggi ripensavo ad un episodio della mia vita familiare. Mia madre lasciò mio padre perché si innamorò di un altro, col quale convisse per 20 anni, dopo di che lui a sua volta la lasciò per un altra. Mio padre, che aveva avuto anche lui le sue storie durature, si ripresentò speranzoso, lasciandoci tutti di stucco. Naturalmente mia madre con eleganza, facendo finta di non capire per non umiliarlo, lo mise a distanza. Ora, io adesso ripenso a questa cosa anche con tenerezza, ma questo episodio dimostra che lui non comprese mai realmente un episodio fondamentale della sua vita, come se mia madre fosse un oggetto rubato, o una bambina rapita da un orco, e non una donna con cui era già in crisi da parecchi anni quando accadde il fatto. Mamma e papà si sono poi frequentati da amici, lui si è risposato, ma non potevano più essere una coppia, erano totalmente incompatibili, detto da una figlia che avrebbe avuto tutta la convenienza a rivederli insieme, eh...Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
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ChecazzodicituNahuicheladeveperdonare
Io penso che tutti, almeno noi che siamo qui
E non divi di Hollywood
Siamo tutti mediamente intelligenti per capire le cose come vanno e ci vanno
Ragionare attenendosi alle vite reali ha senso, altro no
Come scrivava Kanyu, è un forum pubblico
E la gente legge-Healthy body, clear mind, peaceful spirit-
-Where there’s will there’s a way-
-Work hard have fun & be nice-
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Io non so I miei come abbiano fatto a rimanere insieme 51 anni. E oggi che mio padre non c'è, ebbene mia madre ha rivelato aspetti nascosti che francamente non pensavo avesse.Bambol utente of the decade
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In che senso ? Racconta.Originariamente Scritto da bumble-bee Visualizza MessaggioIo non so I miei come abbiano fatto a rimanere insieme 51 anni. E oggi che mio padre non c'è, ebbene mia madre ha rivelato aspetti nascosti che francamente non pensavo avesse.Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
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Nel senso che sta acutizzando ed esternando difetti che pensavo fossero lievi.Originariamente Scritto da nahui Visualizza MessaggioIn che senso ? Racconta.
È classista, razzista, egoista.
Classista, perché in vecchiaia non fa altro che dire che la sua famiglia di origine era tra le più in vista del paese, godendo di onorabilità e rispettabilità, asfaltando senza pietà altri compaesani di umili origini, comprese le mie due uniche zie paterne rimaste. Lei poi è da sempre che dice di essersi pentita di aver sposato mio padre, ma omette che i suoi genitori la tenevano chiusa in casa come una Suora di clausura, frustandola con il nerbo, per l'ostinazione di voler sposare mio padre.
Non vado oltre giusto per non infrangere il comandamento, quello di non mancare di rispetto il padre e la madre, altrimenti cono mi da, come minimo dieci pater nostro e altrettanti ave Maria!!!Bambol utente of the decade
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ecco, io sono d'accordo;Originariamente Scritto da nahui Visualizza MessaggioBeh, perdonarla ti farebbe stare meglio. Senza tornarci insieme, ovviamente
Guardate, quando una storia va a finire male, bisogna sempre farsi due domande su se stessi e sulla propria parte di responsabilità, anche nelle situazioni estreme. È anche un modo per metabolizzare la rabbia.
nemmeno per virtù, ma per pigro egoismo; mantenere il rancore è faticoso, troppo, e a me Oblomov me spiccia casa
se non in termini di vera e propria responsabilità, nel senso di conflitti, le domande è utile porsele anche sulla scelta originaria di quella particolare persona, nell'eventualità di un blackout dell'istinto;
forse sono io ad essere particolarmente sismografo negli incontri, ma se penso alle donne a cui mi sono legato, a cui avrei voluto legarmi ma mi hanno rifilato il 2 di picche, e a quelle da cui invece mi sono tenuto distante, anche se mi piacevano e c'era vela, dopo 30, 35 anni e il lurking
i conti mi tornano tutti;
coi loro difetti e peculiarità caratteriali, che abbiamo tutti, quelle di cui mi sono fidato si sono dimostrate tutte persone degnissime ed equilibrate, di cui non posso che dire bene, anche a storia finita; le altre, qualcosa di eccentrico o poco compatibile coi miei standard l'hanno combinata;
io credo che questo istinto lo abbiamo tutti; ma alcune persone amano troppo l'avventura o sono troppo concentrate su se stesse e sulle proprie esigenze del momento, sui propri progetti, ecc... per "vedere" l'altro e percepire segnali di prudenza che l'istinto invia;
se trovo il tempo per rifletterci, magari ritrovo dal subconscio episodi e dettagli che in passato mi hanno creato un disagio di fondo e indotto a tenermi a distanza; per ora, ricordo solo sensazioni, inquietudine;
ma sarebbe interessante un confronto su queste cose, in cui ognuno racconta la propria esperienza; molte cose che vengono in mente per prime possono essere incompatibilità ideologiche - in senso lato - cose percepite razionalmente;
ma altrem credo molto più interessanti, sono nascoste tra le pieghe della percezione istintiva.c'è del lardo in Garfagnana
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Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggioqui la questione non riguarda i cattolici - per i quali la cosa dovrebbe essere più o meno ovvia - ma un preteso Bene comune, ossia una morale pubblica, per come la intende Cono;
ora, dobbiamo intendere - come società, intendo - il matrimonio e istituti o condizioni assimilabili, come legami fondati essenzialmente sul sentimento, spontaneo, oppure no ? in questo caso, se il sentimento è elemento essenziale di quel negozio giuridico, va da sé che potendo mutare quel sentimento viene a decadere anche un presupposto essenziale di quel vincolo;
altrimenti, si statuisce che il vincolo prevale sul sentimento, perché si considera valore sociale - cioè, il comportamento di chi intenda sciogliere quel vincolo danneggia la società, e allora il caveat è che quel comportamento vada vietato, per legge, motivatamente e in modo articolato, visto che comporta una limitazione alla libertà personale;
può darsi che per un cattolico osservante sia essenziale non divorziare, onorando così il sacramento; ma poi si pone la questione di conformità evangelica nel trattenere il coniuge renitente, contro il suo volere, ma a favore di un personale status quo che si trova soddisfacente;
cioè, se mia moglie non mi ama più e magari ama un altro, quanto è cristiano trattenerla in nome del sacramento, ma anche del set di servizi e garanzie che quella mi offre, dai calzini lavati e camicie stirate, fino ai cd doveri coniugali ?
visto che la religione cristiana, e non solo la confessione cattolica, postulano precetti morali che si intendono universali, rivolti ad un generale apprezzamento, anche di chi non abbia ancora la fede, la domanda a cui va risposto è: è una colpa, un peccato, ecc... non amare più ?
se andiamo a vedere la procedura, che spiega sempre bene il senso delle istituzioni, persino la Rota considera eventuali vizi originari della volontà, benché il matrimonio sia stato consumato, con figli, ecc... anche a distanza di decenni.
Egregio Axe,
in questo negozio giuridico, di cui stiamo parlando, cioè il matrimonio, é ovvio che il vincolo
prevalga sul sentimento. Il sentimento svanisce, il vincolo, basato su denaro, possedimenti,
no. Il bene comune vuol dire non fare del male, ma sappiamo fin da Leopardi che la vita é
una cosa atroce, ove solo la solidarietà tra gli esseri umani può salvarci dall'abisso.
Ma si parlava più che altro di perdono, ed é scritto il Mt 5,21-23, ciò: Se dunque presenti
la tua offerta sull'altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono
davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
E' qui l'offeso che offre il suo perdono all'offensore. Così vuole Dio, che si perdoni, sennò non saremo perdonati.
Ciao.
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Forse prima di definire cosa si può o non si può perdonare bisognerebbe definire che significato si dà al termine "perdono" che anch'io tendo a confondere con "accettabile" o non "accettabile", rivolta ad un'azione, un comportamento.Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggioio ho colto il tuo punto di vista;
però, paradossalmente, l'argomento del perdono esce rafforzato dal tuo esempio, perché in effetti è rivolto anche al violento, prevaricatore, che a sua volta dovrebbe comportarsi bene nell'adempiere al patto indissolubile, che tale resta;
è proprio questa cosa, per te ovvia, che invece nel discorso del perdono - per il motivo che ho spiegato sopra - non è contemplata, ma aggirata;
questo inganno retorico - non sono scemi i preti - ha successo proprio nel momento in cui si accetta il confronto sul terreno del merito dei comportamenti, e non del principio, e si discute su cosa si possa o meno perdonare;
l'argomento è tanto più efficace, quanto ovvio, come la necessità che due persone che stanno insieme si debbano perdonare eventuali torti sanabili; lo pensiamo tutti, no ?
Cos’è in realtà il perdono?
“Il perdono è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un'altra persona per un torto subito o un’offesa”.
Quindi dovrebbe essere vincere il rancore, rinunciare a ogni forma di vendetta nei confronti di chi ti ha fatto del male ma non significa “se ti comporti bene e non lo fai più sarai premiato col perdono”.
Il perdono non è nemmeno qualcosa di scontato o da tutti.
Ci sono persone che davanti all’omicidio di un figlio riescono a perdonare l’assassino o donne aggredite e sfigurate dall’acido o dal fuoco che dichiarano di aver perdonato l’aggressore.
Cosa significa quindi in questo caso perdonare?
Non significa assolvere, giustificare l'azione e l’aggressore o chi ti ha fatto un torto o commesso un errore, significa non legarsi a rabbia e risentimento verso chi ti ha fatto del male, procurato dolore.La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
Confucio
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Ma pregi e difetti fanno parte delle caratteristiche di una persona, avere dei difetti non mi pare che sia una colpa e che richieda il perdono.Originariamente Scritto da conogelato Visualizza MessaggioNo. Quando in un rapporto entra la violenza, chi la compie passa automaticamente dalla parte del Male.
Ma stiamo parlando d'altro, Lady. Il succo...il cuore del Perdono consiste nell'accettarsi vicendevolmente. Coi pregi e coi difetti che ciascuno di noi si porta appresso.
Nel sovvenirsi, nel comprendersi, nel completarsi, nell'amarsi ogni giorno per quel che si è veramente. Trovare, in conclusione, quel cemento capace di tenere insieme i due mattoni!
La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
Confucio
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parrebbe di no, visto che il divorzio è previsto quasi ovunque, e motivato dal semplice venir meno del sentimento e:Originariamente Scritto da Lilia Visualizza MessaggioEgregio Axe,
in questo negozio giuridico, di cui stiamo parlando, cioè il matrimonio, é ovvio che il vincolo
prevalga sul sentimento.
per questo, si dispone anche in caso di scioglimento, come per qualsiasi negozio giuridico;Il sentimento svanisce, il vincolo, basato su denaro, possedimenti, no.
chi dice cosa è male in termini di ordine pubblico ? la legge, che registra quell'aggettivo, comune;Il bene comune vuol dire non fare del male
tutti o quasi sono concordi che il furto e le trasgressioni del codice della strada vadano perseguiti; quasi nessuno obietta sulla liceità di interrompere una relazione; questo è comune intendimento di un'etica della società;
nulla vieta che altri la pensino diversamente, e tantomeno che privatamente si regolino lecitamente osservando regole diverse;
ma se pubblicamente si argomenta un valore morale, questo si intende come etica pubblica, perché questa è la postura della morale, non l'indifferenza che relega i comportamenti in questione all'ambito del facoltativo;
quindi, sostenere che determinate scelte di vita famigliare, sessuale o sentimentale sarebbero contrarie al Bene comune implica sostanziare la lesione di un proprio interesse legittimo ed enunciare un principio normativo diretto a porre fine a quel comportamento;
aver 30 amanti in un anno, o non volere figli è "male" ? mi si spieghi in cosa questo condiziona la tua vita, la libertà altrui di decidere diversamente e si esprima in positum una norma che mi inibisca a quella condotta; mi pare semplice la questione...
il perdono è solo un escamotage retorico per spostare la divergenza in coppia da un piano di incompatibilità - per cessato sentimento - ad uno negoziabile, in cui il risultato è che c'è comunque un soccombente de lege, e cioè quel sentimento che la cultura diffusa - anche di massa, oramai da due secoli pone a fondamento delle relazioni;
se si vuole il matrimonio=patrimonio, allora si codifichino favorite e guardiacaccia, si ammettano i contratti veri e propri, e stiamo tutti in pace;
io ho bellissime giacche di tweed o velluto verde bosco, coi tasconi
c'è del lardo in Garfagnana
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Beh, forse capisci il ritrarsi dalla vita di tuo padre, la sua depressione. Anche se poi, se si rimane insieme, è sempre per una dipendenza emotiva o un'incapacità di affrontare la vita, di uno o di entrambi.Originariamente Scritto da bumble-bee Visualizza MessaggioNel senso che sta acutizzando ed esternando difetti che pensavo fossero lievi.
È classista, razzista, egoista.
Classista, perché in vecchiaia non fa altro che dire che la sua famiglia di origine era tra le più in vista del paese, godendo di onorabilità e rispettabilità, asfaltando senza pietà altri compaesani di umili origini, comprese le mie due uniche zie paterne rimaste. Lei poi è da sempre che dice di essersi pentita di aver sposato mio padre, ma omette che i suoi genitori la tenevano chiusa in casa come una Suora di clausura, frustandola con il nerbo, per l'ostinazione di voler sposare mio padre.
Non vado oltre giusto per non infrangere il comandamento, quello di non mancare di rispetto il padre e la madre, altrimenti cono mi da, come minimo dieci pater nostro e altrettanti ave Maria!!!
Anche io, dopo la morte di papà, ho avuto una specie di rielaborazione di tutto il nostro passato. Sono stata sempre "dalla parte" di mamma, ma adesso mi rendo conto di una sua situazione patologica sempre trascurata, e che ha da sempre influenzato in modo fortissimo le sue relazioni sociali: è paranoica, sempre perseguitata da qualche nemico acerrimo, variabile secondo le varie ere... Io le ho sempre creduto, ciecamente, ma di recente sono stata costretta a riconsiderare parecchie cose e vicende. Si è rovinata la vita.Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
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esatto; ma fai attenzione, perché il Diavolo si nasconde nei dettagli: se un venditore on-line ti manda consapevolmente una merce diversa da quella che ti ha descritto, tu puoi perdonare il suo dolo e non chiedergli danni; ma non è che ti tieni l'oggetto e perdi i soldiOriginariamente Scritto da LadyHawke Visualizza MessaggioForse prima di definire cosa si può o non si può perdonare bisognerebbe definire che significato si dà al termine "perdono" che anch'io tendo a confondere con "accettabile" o non "accettabile", rivolta ad un'azione, un comportamento.
Cos’è in realtà il perdono?
“Il perdono è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un'altra persona per un torto subito o un’offesa”.
Quindi dovrebbe essere vincere il rancore, rinunciare a ogni forma di vendetta nei confronti di chi ti ha fatto del male ma non significa “se ti comporti bene e non lo fai più sarai premiato col perdono”.
perché la retorica del perdono - che ha un suo buon senso su cui siamo tutti d'accordo - in questo caso svia l'attenzione, che invece dovrebbe riguardare la natura del patto in questione;
cioè, se si stabilisce che il sentimento e l'autodeterminazione di questo è fondamento spontaneo di un'unione, la questione non è quella degli eventuali torti da perdonare, ma proprio del fine di quel patto, che viene meno, del tutto o in parte, nella parte della coppia, mentre resta eventualmente la condizione di genitori;
perciò, il perdono, citato come cura della coppia, toccasana, elude il punto, mistifica, perché deve negare il valore del sentimento come legittimo, per attribuire la causa delle rotture al torto, che però è sanabile dal perdono;
è un giochino, furbetto, ma inutile;
da due secoli viviamo in una cultura romantica di massa, che si porta dietro infiniti codici sentimentali e archetipi, dalla letteratura, al cinema, la tv e tutta la cultura, alta e bassa;
però il giochino ancora confonde le idee, come quello delle tre carte, e impedisce di vedere il punto; giochino fino ad un certo punto, perché quel brav'uomo tutto lavoro e famiglia che stermina moglie, figli, cane e gatto - oltre ad essere uno squilibrato - deve poter percepire la decisione della moglie come un'ingiustizia, privato di qualcosa che gli spetta di diritto, in uno scenario che non è stato educato a concepire come possibile;
poi, evidentemente le persone equilibrate, invece, in maggioranza percepiscono e di conseguenza vanno coi piedi di piombo a sposarsi e far figli;
a me piace tanto stare in coppia, e sono un compagno molto affettuoso e premuroso; eppure ho sperimentato l'orrore di sentirmi carceriere mio malgrado, a fronte di desideri, ambizioni e aspettative a cui non ero in grado di rispondere, e ho imparato a riflettere anche su questa eventualità.c'è del lardo in Garfagnana
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Come mi capita spesso di dire: i comportamenti hanno radici profonde e vengono da lontano
Tempo passato in solitudine e per capire, ne ho avuto abbastanza
E ho cercato nel corso del tempo di ripercorrere ogni cosa e cercare di capire, più o meno esattamente, dove è che avessi fatto il botto
Ho avuto una madre anaffettiva e io nella mia vita mi sono sempre dovuta difendere da lei
E fare io da madre a lei
Ho perso tanto di quel tempo appresso alle sue giornate storte che, quando ho finalmente capito tutto questo, la mia vita è cambiata
Madre anaffettiva avevo, uomo anaffettivo mi sono trovata
Il pattern era quello
Ho fortemente desiderato essere per mia figlia la madre che avrei desiderato per me e l’esserci riuscita finora mi ripaga di tutte le sofferenze in compagnia di quella che avrebbe dovuto essere la mia famiglia
Non avevo esperienze di amore
I sacrifici erano la normalità
E poi sono iniziate le domande: i sacrifici in nome di che?
Nei momenti difficili della mia vita io sono stata sempre da sola
Non importa, ci ho camminato dentro e ne sono uscita
Ho chiesto comprensione, aiuto reciproco, unione
Mia madre impegnata nelle sue paturnie giornaliere, mio padre a fare da ago della bilancia
Fino a che c’è stato
Il padre di mia figlia impegnato in tutto, tranne che a sapersi tenere la madre della figlia
Adesso mia madre piange disperata la solitudine delle sue giornate
L’altro riconosce le sue mancanze e vorrebbe ricucire (per la figlia, mica per me) pezzi di stoffa oramai in brandelli
Ho dato il massimo, ho dato tutto
Fino a che ho realizzato che ho tanto dentro di me che non era il caso di continuare a sciuparlo
Sto vivendo quello che mi fa stare non bene, benissimo
Perché adesso non mi sarei accontentata di nulla di meno
Ma questo vale per entrambi
Di esperienze ognuno di noi ne ha, per capire cosa ci fa stare bene e cosa no
Non si tratta di perdonare
Si tratta di scegliere se vivere o spegnersi
Scelsi di vivereLast edited by efua; 11-11-2020, 22:03.-Healthy body, clear mind, peaceful spirit-
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Si, infatti. La depressione di mio padre è stata una resa di fronte alla determinazione di mia madre, la quale, fino a poco prima di capire che per lui non c'erano speranze, gli stava addosso, rimproverandolo per quel suo atteggiamento arrendevole nei confronti della vita. Invece lei si ci aggrappa con tutte le sue forze, tanto da parlare solo del suo stato di salute, ogni volta he la incontro. Di tutto il resto, poco le importa. Si è incattivita. Vuole esercitare il controllo sui figli, come quando vivevamo insieme. Mia sorella l'asseconda in toto forse perché affine, io no. Quei principi di onestà, rispetto, considerazione verso il prossimo, per esempio, li applico sistematicamente. Questo l'ha sorpresa, specie quando non mi sono lasciato influenzare dai suoi giudizi poco sinceri e inriguardevoli, secondo la propria convenienza, attirandomi critiche severe e accuse di "mettermi contro di lei", come se il semplice fatto di essere mia madre mi dovesse obbligare a non mettere in dubbio, oppure, a non prendere le distanze da giudizi e ragioni sballate che portano a quei giudizi, quando palesemente di comodo per i propri fini.Originariamente Scritto da nahui Visualizza MessaggioBeh, forse capisci il ritrarsi dalla vita di tuo padre, la sua depressione. Anche se poi, se si rimane insieme, è sempre per una dipendenza emotiva o un'incapacità di affrontare la vita, di uno o di entrambi.
Anche io, dopo la morte di papà, ho avuto una specie di rielaborazione di tutto il nostro passato. Sono stata sempre "dalla parte" di mamma, ma adesso mi rendo conto di una sua situazione patologica sempre trascurata, e che ha da sempre influenzato in modo fortissimo le sue relazioni sociali: è paranoica, sempre perseguitata da qualche nemico acerrimo, variabile secondo le varie ere... Io le ho sempre creduto, ciecamente, ma di recente sono stata costretta a riconsiderare parecchie cose e vicende. Si è rovinata la vita.
"Mamma, ho superato i 50, ho I miei ideali, le mie capacità di valutare fatti e persone, pertanto mi ritengo libero di pensarla a modo mio..."
La sua risposta : "Che vuol dire che hai superato i 50, tu sei sempre mio figlio."
Detto con il tono di chi pensa che l'età non conta nulla, nella sua testa, io rimango sempre suo figlio e come tale le devo obbedienza e non devo discostarmi dal suo modo di vedere le cose.
Cioè una vita a insegnarmi il senso di giustizia, rispetto, considerazioni verso gli altri, ma se applicato ai suoi ragionamenti, alle sue valutazioni, allora non contano più.
Due sono le cose o è uscita fuori di sennò e con tre operazioni al cuore e tutte le patologie che ha, è probabile, oppure è stata sempre ipocrita e solo ora si palesa o me ne accorgo io.
Nel dettaglio, non mi perdona il fatto che vado d'accordo e occasionalmente frequento suo fratello, rivolgendogli il rispetto che merita in quanto parente.
Poiché lei non ci va d'accordo, pretende che non lo debba frequentare, senza contare, che non ho mai avuto problemi con lui e che gli ho pure battezzato un figlio.
Mia sorella ha trovato la scusa per allontanarlo, rendendo mia madre felice, io mi rifiuto, non avendo motivi per farlo, essendo i loro litigi, capricci, più messi in atto da mia madre, nei confronti di suo fratello, il quale, non è un santo, ma nemmeno si diverte a litigare con sua sorella per questioni futili o cose accadute 50 anni prima.
Hai voglia a dirle di lasciarmi stare, di star dando cattivi esempi, tanto che anche tra me e mia sorella i rapporti si stanno incrinando...
Ha pure posto il veto ai miei zii di fare una visita a mio padre, prima che morisse. Mio padre avrebbe voluto rivederli... poi la sera mi disse sottovoce di non farli venire, perché lei...
Cioè ragazzi, io in un mattino ho perso entrambi i genitori e di mia sorella, anaffettiva di natura, sto volontariamente prendendo le distanze, ma sia ben chiaro, quella più offesa è lei, poiché afflitta da superbia... io mi sto allontanando per non continuare a ricevere del male e per rispettare me stesso, in quanto portatore insano di una certa dignità.
Scusate lo sfogo.Last edited by bumble-bee; 12-11-2020, 00:12.Bambol utente of the decade
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