Formazione della coppia oggi: crisi, cambiamento o adattamento?

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • restodelcarlino
    giullare

    • 13/05/19
    • 12523

    #1

    Formazione della coppia oggi: crisi, cambiamento o adattamento?

    Negli ultimi anni diversi indicatori sociali mostrano un andamento convergente: aumento stabile dei single, riduzione delle convivenze, denatalità persistente e maggiore permanenza fuori da relazioni stabili anche nelle fasce adulte.
    Ne emerge una questione preliminare: oggi le persone si incontrano meno, oppure riescono meno (o ritengono meno necessario) restare insieme nel tempo?
    In prima approssimazione, identifico tre potenziali dinamiche principali:
    Crisi relazionale: difficoltà crescente nella formazione e stabilizzazione della coppia, legata a aspettative relazionali più elevate, maggiore autonomia individuale e minore tolleranza verso relazioni insoddisfacenti.
    Cambiamento strutturale: la coppia non costituisce più l’assetto di riferimento dell’equilibrio personale, ma una possibilità tra altre, reversibile e non centrale nell’organizzazione della vita adulta.
    Adattamento sociale e tecnologico: nuove modalità di incontro e contesto sociale modificato (dating online, urbanizzazione, ritmi di lavoro) che trasformano la frequenza e la qualità delle relazioni, senza necessariamente ridurre il desiderio di coppia.
    La riduzione delle relazioni stabili indica principalmente una crisi della coppia, una ridefinizione del suo ruolo nella vita individuale contemporanea, oppure un semplice adattamento alle condizioni sociali e tecnologiche mutate?
    Quale di queste dinamiche vi sembra oggi prevalente nell’esperienza concreta? Ne vedete altre?
    Vedete differenze in base alla tipologia di genere della coppia?
    ...vassapé...
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #2
    in porta: la madre di lei;
    centrali: lui, fratelli o sorelle di lei;
    terzini di fascia: amiche e amici del quore;
    centrocampo: il datore di lavoro e capufficio/superiori gerarchici di entrambi;
    attacco: lei e i figli;

    in panchina: gli amanti e/o coniugi-ombra

    allenatore: la banca che eroga il mutuo.
    c'è del lardo in Garfagnana

    Comment

    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17951

      #3
      E il padre? Dove sta il padre? Evaporato? Al calcetto?
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

      Comment

      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #4
        Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
        Crisi relazionale: difficoltà crescente nella formazione e stabilizzazione della coppia, legata a aspettative relazionali più elevate, maggiore autonomia individuale e minore tolleranza verso relazioni insoddisfacenti.
        Cambiamento strutturale: la coppia non costituisce più l’assetto di riferimento dell’equilibrio personale, ma una possibilità tra altre, reversibile e non centrale nell’organizzazione della vita adulta.
        Adattamento sociale e tecnologico: nuove modalità di incontro e contesto sociale modificato (dating online, urbanizzazione, ritmi di lavoro) che trasformano la frequenza e la qualità delle relazioni, senza necessariamente ridurre il desiderio di coppia.
        La riduzione delle relazioni stabili indica principalmente una crisi della coppia, una ridefinizione del suo ruolo nella vita individuale contemporanea, oppure un semplice adattamento alle condizioni sociali e tecnologiche mutate?
        Quale di queste dinamiche vi sembra oggi prevalente nell’esperienza concreta? Ne vedete altre?
        Vedete differenze in base alla tipologia di genere della coppia?
        dovremmo immaginare dei lucidi da sovrapporre, con i relativi grafici:

        a) allo stato di natura - molto sinteticamente e grossolanamente - l'accoppiamento è una competizione prevalentemente fondata sulla potenza genetica associata alla salute e alle capacità, una selezione;

        b) l'organizzazione sociale agricola per millenni ha richiesto braccia e un ampliamento della base procreativa e demografica; perciò ha istituzionalizzato accoppiamento e indirizzato in forte attenuazione della naturale competizione;

        c) la crisi - in Occidente - del modello agricolo patriarcale ha smantellato molte istituzioni ideologiche e giuridiche/morali, che regolavano l'economia dell'accoppiamento; e questo ha decompresso le dinamiche competitive che erano state attenuate;

        così si è determinato un mismatch tra domanda e offerta, come si erano assestate nel quadro tradizionale;

        moltissime donne non vogliono più un uomo culturalmente segnato da residui patriarcali; ma molte potrebbero accettarlo se quello facesse parte del vertice della piramide competitiva;

        moltissimi uomini, che non fanno parte di quel vertice, venuto meno il sussidio competitivo degli obblighi sociali tradizionali, avvertono il peso competitivo come soverchiante e non remunerativo; quelli rimasti imprigionati nella transizione sono i meno adattivi, e a volte diventano violenti;
        gli altri commisurano l'investimento emotivo ed esistenziale al nuovo profilo di rischio;

        come per la questione dei "livelli di incompetenza" - si fa carriera finché non si raggiunge e ci si ferma al livello in cui si smette di eccellere - i potenziali vincitori della competizione, di entrambi i generi, sono disincentivati a incassare un assetto stabile, per eccesso di offerta, reale o percepita;

        in aggregato, lo status di coppia è diventato uno di quegli accessori troppo costosi in relazione alla condizione che promettono, fatte tante eccezioni; gli americani amano l'automobile; ma se vivi a NY, non sei agiatissimo con spazi appositi, che te ne fai ?
        c'è del lardo in Garfagnana

        Comment

        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12523

          #5
          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
          in porta: la madre di lei;
          centrali: lui, fratelli o sorelle di lei;
          terzini di fascia: amiche e amici del quore;
          centrocampo: il datore di lavoro e capufficio/superiori gerarchici di entrambi;
          attacco: lei e i figli;

          in panchina: gli amanti e/o coniugi-ombra

          allenatore: la banca che eroga il mutuo.


          ...vassapé...

          Comment

          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12523

            #6
            Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
            E il padre? Dove sta il padre?


            "Mater semper certa est"
            ...vassapé...

            Comment

            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70446

              #7
              Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
              Negli ultimi anni diversi indicatori sociali mostrano un andamento convergente: aumento stabile dei single, riduzione delle convivenze, denatalità persistente e maggiore permanenza fuori da relazioni stabili anche nelle fasce adulte.
              Ne emerge una questione preliminare: oggi le persone si incontrano meno, oppure riescono meno (o ritengono meno necessario) restare insieme nel tempo?
              In prima approssimazione, identifico tre potenziali dinamiche principali:
              Crisi relazionale: difficoltà crescente nella formazione e stabilizzazione della coppia, legata a aspettative relazionali più elevate, maggiore autonomia individuale e minore tolleranza verso relazioni insoddisfacenti.
              Cambiamento strutturale: la coppia non costituisce più l’assetto di riferimento dell’equilibrio personale, ma una possibilità tra altre, reversibile e non centrale nell’organizzazione della vita adulta.
              Adattamento sociale e tecnologico: nuove modalità di incontro e contesto sociale modificato (dating online, urbanizzazione, ritmi di lavoro) che trasformano la frequenza e la qualità delle relazioni, senza necessariamente ridurre il desiderio di coppia.
              La riduzione delle relazioni stabili indica principalmente una crisi della coppia, una ridefinizione del suo ruolo nella vita individuale contemporanea, oppure un semplice adattamento alle condizioni sociali e tecnologiche mutate?
              Quale di queste dinamiche vi sembra oggi prevalente nell’esperienza concreta? Ne vedete altre?
              Vedete differenze in base alla tipologia di genere della coppia?
              Sicuramente sono tutte e tre motivazioni valide.
              La crisi relazionale è tangibile, e spesso è determinata dalla difficoltà degli uomini di accettare il fatto che le donne non vivono più in funzione di una potenziale relazione stabile, ma nell'ottica di realizzare sè stesse, prima di tutto. E che quindi o trovano un uomo che non le ostacola in questo, che le supporta, o piuttosto stanno da sole. Peccato che spesso invece trovano uomini/bambini che pretendono attenzioni. E quindi preferiscono stare da sole.
              Anche perché, come tu giustamente dici, la coppia non costituisce più un assetto di riferimento dell'equilibrio personale, ma solo una possibilità tra tante. Si è capito che la vita offre tantissime altre possibilità che vanno oltre il concetto tradizionale di coppia. Questo mette in crisi chi non ha una mentalità adeguatamente aperta ai cambiamenti.
              In conclusione, io non credo che la riduzione delle relazioni stabili sia un problema. Semplicemente sono nuove dinamiche. Io ci vedo un'evoluzione che può essere positiva, purché non ci si ancori su preconcetti, difendendo coi denti dinamiche ormai superate.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

              Comment

              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12523

                #8
                Provo ad aggiungere un possibile livello di lettura, più “di processo” che sociologico.
                Se osserviamo la questione su scala storica, la formazione della coppia non è stata solo un fatto affettivo o culturale, ma uno dei principali meccanismi attraverso cui la specie ha garantito stabilità, cooperazione e riproduzione nel tempo.
                Oggi sembra emergere una situazione nuova: individui mediamente più autonomi, più longevi, meno vincolati economicamente o socialmente alla vita di coppia. Questo aumenta la libertà individuale, ma introduce anche una domanda evolutiva interessante.
                Se la coppia perde progressivamente centralità come struttura stabile, quali possono essere le conseguenze sul lungo periodo rispetto a quello che, al di là di etiche o modelli culturali, resta l’unico “imperativo categorico”, quello biologico della continuità della specie attraverso la riproduzione?
                In altre parole: stiamo assistendo a un semplice riassetto delle forme relazionali compatibile con tale continuità, oppure a una fase in cui benessere individuale ed esigenze riproduttive incominciano per la prima volta a divergere in modo sistematico?
                Mi chiedo quindi se la trasformazione attuale riguardi solo come le persone stiano insieme, oppure anche il rapporto tra realizzazione individuale e prospettiva di permanenza collettiva nel lungo periodo.
                Curioso di sapere come questa dimensione venga percepita. O se non venga percepita affatto.
                Last edited by restodelcarlino; 03-03-2026, 10:43. Motivo: grammatica e consecutio
                ...vassapé...

                Comment

                • restodelcarlino
                  giullare

                  • 13/05/19
                  • 12523

                  #9
                  *
                  Last edited by restodelcarlino; 03-03-2026, 10:45. Motivo: doppio
                  ...vassapé...

                  Comment

                  • restodelcarlino
                    giullare

                    • 13/05/19
                    • 12523

                    #10

                    ...vi ho stupito, vero?
                    ...vassapé...

                    Comment

                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70446

                      #11
                      Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                      Provo ad aggiungere un possibile livello di lettura, più “di processo” che sociologico.
                      Se osserviamo la questione su scala storica, la formazione della coppia non è stata solo un fatto affettivo o culturale, ma uno dei principali meccanismi attraverso cui la specie ha garantito stabilità, cooperazione e riproduzione nel tempo.
                      Oggi sembra emergere una situazione nuova: individui mediamente più autonomi, più longevi, meno vincolati economicamente o socialmente alla vita di coppia. Questo aumenta la libertà individuale, ma introduce anche una domanda evolutiva interessante.
                      Se la coppia perde progressivamente centralità come struttura stabile, quali possono essere le conseguenze sul lungo periodo rispetto a quello che, al di là di etiche o modelli culturali, resta l’unico “imperativo categorico”, quello biologico della continuità della specie attraverso la riproduzione?
                      In altre parole: stiamo assistendo a un semplice riassetto delle forme relazionali compatibile con tale continuità, oppure a una fase in cui benessere individuale ed esigenze riproduttive incominciano per la prima volta a divergere in modo sistematico?
                      Mi chiedo quindi se la trasformazione attuale riguardi solo come le persone stiano insieme, oppure anche il rapporto tra realizzazione individuale e prospettiva di permanenza collettiva nel lungo periodo.
                      Curioso di sapere come questa dimensione venga percepita. O se non venga percepita affatto.
                      Mah, io non la vedrei così.
                      Credo sia più che altro una fase di assestamento.
                      E in un pianeta dove siamo in deciso sovrannumero non la vedo così tragica se in occidente nascono meno bambini, considerando che invece altrove ne nascono troppi.
                      Tutto sommato potrebbe essere un meccanismo di riequilibrio. Certo, questo porterà probabilmente, prima o poi, ad un impoverimento del mondo occidentale, in funzione della crescita di altre aree del mondo. Tutte le civiltà prima o poi sono destinate al declino. E non la trovo una cosa disdicevole.
                      Anche se io credo che arriveremo a una concezione diversa di coppia e di famiglia. Io conosco tante donne che i figli li vogliono, ma non necessariamente all'interno di una famiglia tradizionale. Già basterebbe un'apertura ad altri tipi di famiglia, che invece vengono contrastati, per migliorare la situazione.
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                      Comment

                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24578

                        #12
                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                        Sicuramente sono tutte e tre motivazioni valide.
                        La crisi relazionale è tangibile, e spesso è determinata dalla difficoltà degli uomini di accettare il fatto che le donne non vivono più in funzione di una potenziale relazione stabile, ma nell'ottica di realizzare sè stesse, prima di tutto. E che quindi o trovano un uomo che non le ostacola in questo, che le supporta, o piuttosto stanno da sole. Peccato che spesso invece trovano uomini/bambini che pretendono attenzioni. E quindi preferiscono stare da sole.
                        questo però è abbastanza un effetto transitorio di adattamento;
                        dopo due o tre generazioni anche gli uomini mediamente equilibrati e maturi partono comunque con un "debito" di scetticismo ad investire, a meno di incontri irresistibili, rari, in cui si getta il quore oltre l'ostacolo;

                        nella società tradizionale, l'ipotesi di essere seconda o terza scelta era compensata dalle garanzie, per quanto opzione al ribasso; nella società a "mercato aperto" dell'accoppiamento, la stessa sensazione è insostenibile e logorante; ma è una cosa che nei segmenti urbani e più sensibili è iniziata già 40 anni fa;
                        Anche perché, come tu giustamente dici, la coppia non costituisce più un assetto di riferimento dell'equilibrio personale, ma solo una possibilità tra tante. Si è capito che la vita offre tantissime altre possibilità che vanno oltre il concetto tradizionale di coppia. Questo mette in crisi chi non ha una mentalità adeguatamente aperta ai cambiamenti.
                        In conclusione, io non credo che la riduzione delle relazioni stabili sia un problema. Semplicemente sono nuove dinamiche. Io ci vedo un'evoluzione che può essere positiva, purché non ci si ancori su preconcetti, difendendo coi denti dinamiche ormai superate.
                        beh, io posso pensarla allo stesso modo, in prospettiva individuale;
                        ma se si riproducono in massa solo i patriarcali, difficilmente i loro figli saranno educati ad un immaginario analogo al tuo o al mio;
                        anche ammettendo, se vuoi un pensiero egemone che funzioni, non lo puoi basare sulla nozione che una gran quantità di uomini sarebbe immatura o patriarcale; la devianza morale deve per definizione essere esigua; se è estesa, non è devianza, ma altro.
                        c'è del lardo in Garfagnana

                        Comment

                        • dark lady
                          la viaggiatrice
                          • 09/03/05
                          • 70446

                          #13
                          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                          questo però è abbastanza un effetto transitorio di adattamento;
                          dopo due o tre generazioni anche gli uomini mediamente equilibrati e maturi partono comunque con un "debito" di scetticismo ad investire, a meno di incontri irresistibili, rari, in cui si getta il quore oltre l'ostacolo;

                          nella società tradizionale, l'ipotesi di essere seconda o terza scelta era compensata dalle garanzie, per quanto opzione al ribasso; nella società a "mercato aperto" dell'accoppiamento, la stessa sensazione è insostenibile e logorante; ma è una cosa che nei segmenti urbani e più sensibili è iniziata già 40 anni fa;

                          beh, io posso pensarla allo stesso modo, in prospettiva individuale;
                          ma se si riproducono in massa solo i patriarcali, difficilmente i loro figli saranno educati ad un immaginario analogo al tuo o al mio;
                          anche ammettendo, se vuoi un pensiero egemone che funzioni, non lo puoi basare sulla nozione che una gran quantità di uomini sarebbe immatura o patriarcale; la devianza morale deve per definizione essere esigua; se è estesa, non è devianza, ma altro.
                          Non la chiamerei devianza morale, ma radicamento di una mentalità antiquata difficile da estirpare. E che, anzi, sta trovando terreno fertile nelle nuove generazioni. Probabilmente figlia delle tante incertezze in cui i giovani vivono oggi. Le idee estremiste attecchiscono sempre in questi contesti.
                          A contrasto l'unica cosa che si può fare è una battaglia culturale seria. Che per fortuna è in atto e che coinvolge anche giovanissimi che invece hanno una mente più aperta e una consapevolezza diversa. Ho intervistato giusto ieri la portavoce di un collettivo femminista. Tutte ragazze universitarie di 24-25 anni. Che mi fanno ben sperare nel futuro.
                          E comunque una certa radicazione di mentalità antiquate attecchisce soprattutto laddove vi è povertà culturale. Ed è molto più frequente al sud che al nord. Qui fortunatamente la deriva patriarcale è molto contenuta e trovi molte più persone con la mente aperta di quelle con la mente chiusa.
                          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                          Comment

                          • axeUgene
                            Opinionista

                            • 17/04/10
                            • 24578

                            #14
                            Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                            In altre parole: stiamo assistendo a un semplice riassetto delle forme relazionali compatibile con tale continuità, oppure a una fase in cui benessere individuale ed esigenze riproduttive incominciano per la prima volta a divergere in modo sistematico?
                            di solito, i sistemi si auto-regolano in vari modi; le società patriarcali che crescono ancora decresceranno - i cinesi sono avviati, e pure male;

                            il punto è che il modello matrimonio/procreazione è intrinsecamente un modello "umile", cui corrisponde una demografia dalle aspettative limitate e funzionale se c'è una rete sociale di prossimità che assiste e anche vincola;
                            si può anche pensare a una rimodulazione adattiva delle aspettative nelle prossime generazioni, ma non saprei bene come; forse potrebbe avvenire in una società molto intellettualizzata, in cui molte persone, anche se non proprio libere dal bisogno, hanno opportunità di investire in attività gratificanti che sollevano la famiglia di alcuni carichi esistenziali e sdrammatizzano la percezione di prigionia;

                            ma resta l'elemento imprevedibile del desiderio; perché se pure volessimo ripristinare assetti "di convenienza" adattiva, il convitato di pietra sarebbe sempre sul palco;
                            non mi viene niente in mente di intelligente;

                            un'idea di ottimizzazione l'avrei pure, ma è un percorso psicologico al quale non so se si può essere educati più di tanto; a suo tempo, ho notato che la relativa domanda suscita scarsa attenzione
                            c'è del lardo in Garfagnana

                            Comment

                            • restodelcarlino
                              giullare

                              • 13/05/19
                              • 12523

                              #15
                              OT
                              Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
                              Ho intervistato giusto ieri la portavoce di un collettivo femminista. Tutte ragazze universitarie di 24-25 anni. Che mi fanno ben sperare nel futuro.
                              Salvo il caso "sia in tema", potresti riferirne , aprendo una discussione ad hoc per non "mandare in vacca" questa?
                              tenchiù
                              ...vassapé...

                              Comment

                              Working...