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la fiducia in questione non è un sentimento individuale, ma la consapevolezza che a tutti, o quasi, conviene attenersi a determinate regole convenzionali, per cui se ti pagano in carta moneta tu hai fiducia che con quella ti daranno dei beni; altrimenti staremmo ancora al baratto;

certo. fin che la fiducia si riduce a questo ci sono regole che la tutelano, se diventa accordo pro-malaffare no. ad esempio che il denaro sia strumento di acquisto e di vendita è un'asserzione non "fiduciaria" e basta. ma tale in quanto è una regola non scritta, "consuetudinaria", cioè invalsa nel tempo.

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lano, c'è un turnover; tu li liquidi per comprati casa, quello che te l'ha venduta li acquista in attea di comprare altro, o li tiene per prudenza; l'importante è che lo stato - o le banche, che hanno la stessa facoltà col moltiplicatore dei depositi - non si ponga mai in circostanze critiche; per esempio, su margini che consentono una speculazione in cui un solo attore, o pochi coalizzati, vendendo la loro quota costringono a rialzare i tassi, per poi ricomprare; per questo motivo l'euro - che ha avuto anche i suoi costi, beninteso - ha funzionato egregiamente e ci ha fatto risparmiare tanti soldi in interessi;
e per questo un debito comune UE sarebbe una mano santa, per lo stesso motivo a sovrapporsi; allo stesso grado di rischio complessivo, tanto più è ampia la base gestita in modo comune, tanto più deboli sono i potenziali speculatori, e più stabile il sistema;
ovviamente, per andare verso il debito comune, i tedeschi chiedono conti in ordine, e da lì l'austerità e le strette; si tratta di valutare costi e benefici, e capire bene di che si tratta, per farsi un'opinione;

si. ma la liquidabilità dei titoli di stato muove da tendenze comuni, "diffuse", a vendere o ad acquistare. cioè se l'economia è prevista in ribasso si vende; viceversa si acquista. ma poi mi viene da pensare che i titoli hanno delle scadenze di anni ben precise e quindi non possono essere liquidati a volontà. quindi l'alternanza non c'è oppure siamo in una economia più che pianificata.
sul debito comune: non si può, e non si può perché noi abbiamo un debito; tedeschi e francesi no, per non parlare degli ex-comunisti europei. è una parola mettere d'accordo tutti. io credo che nel futuro avremo una integrazione europea redditizia quanto all'economia e al diritto privato, ma non possibile sul piano costituzionale e di principio, se non nel lungo periodo.

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lale "gabbie" di Bossi; sei un leghista della prima ora ? non ti ci vedo troppo;

però mi pare che, ad esempio in certi agglomerati qui al sud, con un reddito di 800 euro mensili si viva da signori.

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lala moneta debole serve per stringere la cinghia in misura moderata e sostenibile, come una dieta che ti prepara il dietologo; ma, oltre ad esser un'operazione dall'attuabilità molto controversa e discutibile, probabilmente richiederebbe di diventare anoressici; il reddito cinese medio è un decimo del nostro; mettersi su quel piano ti farebbe andare in recessione per decenni, perché avresti una protratta demoltiplica di tutti i consumi, a domino;

oppure, poiché i prezzi, nel lungo periodo si adeguano alla domanda, avremmo un aumento dei consumi e quindi della produttività con salari nominali più bassi ma salari reali competitivi.


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lain URSS spendevano per formare bravi ingegneri e poi facevano fare loro i conti a mano, perché temevano di offrire tecnologia a potenziali dissidenti; quindi, rischio di errori e spreco di competenze, a danno di tutti; il mercato ti serve ad evitare questo.

questo prima. una volta consolidatosi il sistema non c'era più da aver paura del dissenso se non come spauracchio dovuto al ricordo delle tragedie del passato.

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laabbiamo imparato che stando tutti estremamente vicini, è più consigliabile che i dirimpettai siano relativamente sereni, abbiano un tetto e di che nutrirsi; una forma sofisticata di egoismo; dove i ricchi si isolano in quartieri e villette, con polizia privata, oppure si armano e producono film e telefilm con l'ossessione del criminale sadico, o se lo ritrovano nelle scuole dei loro figli a fare stragi, si vive comunque peggio, in cambio di un po' di tasse in meno; non mi sembra un egoismo intelligente;

no. infatti, pur non avendo un lavoro stabile ho deciso di non emigrare in altri "regni" e sono rimasto in italia. credo di aver scelto bene.


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laripeto: il saldo positivo complessivo delle esportazioni non è affatto scontato, anzi; rischi facilmente un calcolo sbagliato, suggerito da qualche speculatore o classe che effettivamente avrebbe un guadagno, cioè chi ha patrimoni in valuta pregiata e con la svalutazione sarebbe ancora più ricco in patria: se io ho capitali all'estero in euro, e tu torni alla lira e la svaluti, io sono più ricco nella misura della svalutazione; tieni conto che da 26 anni viviamo in un regime di libera circolazione dei capitali e che nel momento in cui un cittadino volesse reinvestire in Italia, è lui ad avere il coltello dalla parte del manico; non è che gli puoi convertire forzosamente il suo capitale come hanno convertito il tuo stipendio; perché quello investe altrove;
tu come pensi che si siano organizzati tutti i benestanti e potenti d'Italia ?
mah. credo coi conti in altri paesi. però in attesa di una svalutazione che gli consenta di speculare. si ma le speculazioni le fanno sempre, soprattutto in quei mercati che producono grosse quantità di generi di prima necessità "alimentari" o di materie prime. penso ad alcuni paesi africani. però resto dell'idea che un aumento delle esportazioni innescherebbe un meccanismo "a catena" che darebbe luogo ad una ripresa dell'economia interna, dell'economia "reale". al netto di speculazioni.

[QUOTE=axeUgene;1587698]laquote]ma scusa i dazi possono favorire le esportazioni e proteggono la domanda interna. dove è il problema?
le esportazioni certamente no, dato che gli altri paesi impongono a loro volta dazi e quindi quell'effetto si neutralizza; il problema è che scarichi sui tuoi consumatori il costo di incentivare una produzione interna, perché quelli non possono scegliere e sono costretti a pagare di più un prodotto che non sceglierebbero, potendo disporre dell'alternativa senza dazio;
il risultato complessivo è che hai imposto una forma di tassa indiretta ad imprese e famiglie per proteggere un settore non efficiente, invece di stimolarlo a competere meglio, in modo ottimale; vale esattamente lo stesso per un sussidio a quelle imprese;
ti conviene di più fare assistenza al lavoratore, e investire nell'efficienza di quel settore, oppure tagliarlo, risparmiandoti una conflittualità con gli altri paese e le ritorsioni, e lo scontento dei consumatori e delle imprese, che hanno meno scelta;

ma no che c'entra. dipende dal tipo di politica economica che un determinato paese estero mette in atto. ci sono paesi che importano ad esempio vino dall' italia, vino che costa un occhio della testa al consumatore finale ma possono permettersi di comprarlo perché per loro spendere il denaro è un modo per far muovere l'economia. un modo per produrre altro denaro. e se vogliamo un modo per colonizzare i paesi attraverso l'economia.

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lanon sono un indovino e posso immaginare solo qualcosa, a lume di buon senso; credo che, dopo aver strepitato tanto e gonfiato il petto, faremo come il solito, andando col cappello in mano a mendicare una sedia accanto a tedeschi e francesi; probabilmente, prevarranno i tedeschi di buon senso, disposti a tollerare le nostre fragilità, perché fa comodo anche a loro e hanno imparato che non è loro utile isolarsi;
se disgraziatamente dovessero prevalere i nostalgici del marco, i conservatori diffidenti, nelle circostanze attuali vedo a rischio la stessa unità nazionale; non con grandi proclami, ma se l'area economica privilegiata che fa capo a Berlino stringe i vincoli, è improbabile che da una certa latitudine in su non cerchino qualche formula per smarcarsi, se non con le bandierine, col fisco e la spesa; gli scossoni amplificano le fratture storiche, vedi Scozia e Irlanda, ma anche Belgio, Catalogna, Jugoslavia, Cechia e Slovacchia...
quindi: una economia ma più politiche economiche?