certo. fin che la fiducia si riduce a questo ci sono regole che la tutelano, se diventa accordo pro-malaffare no. ad esempio che il denaro sia strumento di acquisto e di vendita è un'asserzione non "fiduciaria" e basta. ma tale in quanto è una regola non scritta, "consuetudinaria", cioè invalsa nel tempo.
si. ma la liquidabilità dei titoli di stato muove da tendenze comuni, "diffuse", a vendere o ad acquistare. cioè se l'economia è prevista in ribasso si vende; viceversa si acquista. ma poi mi viene da pensare che i titoli hanno delle scadenze di anni ben precise e quindi non possono essere liquidati a volontà . quindi l'alternanza non c'è oppure siamo in una economia più che pianificata.
sul debito comune: non si può, e non si può perché noi abbiamo un debito; tedeschi e francesi no, per non parlare degli ex-comunisti europei. è una parola mettere d'accordo tutti. io credo che nel futuro avremo una integrazione europea redditizia quanto all'economia e al diritto privato, ma non possibile sul piano costituzionale e di principio, se non nel lungo periodo.
però mi pare che, ad esempio in certi agglomerati qui al sud, con un reddito di 800 euro mensili si viva da signori.
oppure, poiché i prezzi, nel lungo periodo si adeguano alla domanda, avremmo un aumento dei consumi e quindi della produttività con salari nominali più bassi ma salari reali competitivi.
questo prima. una volta consolidatosi il sistema non c'era più da aver paura del dissenso se non come spauracchio dovuto al ricordo delle tragedie del passato.
no. infatti, pur non avendo un lavoro stabile ho deciso di non emigrare in altri "regni" e sono rimasto in italia. credo di aver scelto bene.
mah. credo coi conti in altri paesi. però in attesa di una svalutazione che gli consenta di speculare. si ma le speculazioni le fanno sempre, soprattutto in quei mercati che producono grosse quantità di generi di prima necessità "alimentari" o di materie prime. penso ad alcuni paesi africani. però resto dell'idea che un aumento delle esportazioni innescherebbe un meccanismo "a catena" che darebbe luogo ad una ripresa dell'economia interna, dell'economia "reale". al netto di speculazioni.
[QUOTE=axeUgene;1587698]laquote]ma scusa i dazi possono favorire le esportazioni e proteggono la domanda interna. dove è il problema?le esportazioni certamente no, dato che gli altri paesi impongono a loro volta dazi e quindi quell'effetto si neutralizza; il problema è che scarichi sui tuoi consumatori il costo di incentivare una produzione interna, perché quelli non possono scegliere e sono costretti a pagare di più un prodotto che non sceglierebbero, potendo disporre dell'alternativa senza dazio;
il risultato complessivo è che hai imposto una forma di tassa indiretta ad imprese e famiglie per proteggere un settore non efficiente, invece di stimolarlo a competere meglio, in modo ottimale; vale esattamente lo stesso per un sussidio a quelle imprese;
ti conviene di più fare assistenza al lavoratore, e investire nell'efficienza di quel settore, oppure tagliarlo, risparmiandoti una conflittualità con gli altri paese e le ritorsioni, e lo scontento dei consumatori e delle imprese, che hanno meno scelta;
ma no che c'entra. dipende dal tipo di politica economica che un determinato paese estero mette in atto. ci sono paesi che importano ad esempio vino dall' italia, vino che costa un occhio della testa al consumatore finale ma possono permettersi di comprarlo perché per loro spendere il denaro è un modo per far muovere l'economia. un modo per produrre altro denaro. e se vogliamo un modo per colonizzare i paesi attraverso l'economia.
quindi: una economia ma più politiche economiche?







non ti ci vedo troppo;
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