certo, ma bisogna saperli leggere; non è un esercizio esoterico epr pochi, ma una cosa che con un po' di informazione e buon senso un adulto mediamente istruito capisce;
nulla tra i partner UE, molto all'UE politica, come deterrente a fronte di pressioni esterne; quella francese rimasta l'unica, dopo la Brexit;si, ma in un mondo post-atomico a che serve una bomba, per di più in europa dove non ci sono più guerre?
la spinta è quella a superare l'unanimismo per tante decisioni, con un nucleo più integrato che non si fa fermare dall'ostruzionismo di pochi; oggi hai stati, come Ungheria, Polonia, che beneficiano dell'area di scambio ma non si vogliono accollare i profughi e li scaricano tutti sugli altri; l'Irlanda compete riducendo le tasse, ecc... ed è complicatissimo rimetterli in riga; il nuovo nucleo fisserà dei paletti e procedure più rigorose: chi ci vuol stare, beneficerà di vantaggi importanti, ma sarà tenuto anche agli oneri; per esempio, fisco & credito per le imprese, welfare e investimenti, ma le imprese francesi, tedesche o spagnole non potranno dislocare le produzioni furi da quell'area senza perdere i benefici, quindi la membership dei paesi inadempienti e opportunisti ne risulterà indebolita;si. le percentuali di voti preponderanti in consiglio commissione e parlamento sono già stati assegnati dai trattati (condivisi). credo che il riferimento sia alla entità numerica della popolazione.
questo lo fa già da sé la moneta unica, proprio perché, non potendo svalutare, l'unico modo per adeguare la misura della performance delle economie locali sono le retribuzioni e, in misura limitata, il debito e le tasse locali;non è politica razziale, anche se le "zone razziali" a mio avviso sarebbero l'unica soluzione. diciamo zone "economiche", in cui le retribuzioni siano commisurate al tenore generale di vita dei cittadini "in zona".
in questo, sono giustificate le critiche dei sovranisti, ma è folle la ricetta di tornare alle monete nazionali, perché, nelle condizioni attuali, è quasi sicuro che le differenze si amplierebbero, invece di ridursi; il motivo è che ogni singolo paese debitore sarebbe esposto a strozzinaggio, speculazione, spossessato della capacità di negoziare, che invece avrebbe in un contesto unitario, con una finanza comune che non comporta regali, beninteso, ma impedisce speculazioni; per farla semplice, tu hai anni di arretrati delle rate condominiali: ti si fa un piano di rientro per pagarle, tipo cessione del quinto, ma almeno non arriva l'ufficiale giudiziario a pignorarti casa e svenderla all'asta; quanto la cessione del quinto incide sulla famiglia, dipende da come si taglia e a chi si toglie; è per questo che i sovranisti fanno tanto baccano; perché una situazione del genere porrebbe a nudo tutti i privilegi, costringerebbe a fare davvero i conti, distinguere chi produce ricchezza, da chi ha investito in rendita;
questo avviene solo per i consumi di fascia elevatissima, il lusso; le bottiglie di vino a 50 euro e più, l'agroalimentare di quella fascia; ma taglia le gambe a tutti i prodotti intermedi in cui il prezzo è ancora molto rilevante, e che sono il veicolo per portare il consumatore estero sul nostro standard; se vai in un super americano, hai 20 corridoi di schifezze pure che si mangiano i sottoproletari obesi; poi un corridoio di cose un po' meglio, quasi sempre "italiane", che costano abbastanza di più, ma corrispondono allo standard dei nostri hard discount; olio evo e vini prodotti in Italia anche con olive spagnole, greche o tunisine, che qui pagheresti 3 o 5 euro, che lì costano il triplo; il consumatore americano già li vede come prodotti più prestigiosi della margarina, e si abitua ad essere più demanding; domani scoprirà a cena dal capufficio che c'è un olio o un vino molto più buono, e cercherà quello;tu hai detto che se l'italia adottasse dei dazi per favorire le proprie esportazioni anche altri paesi li adotterebbero nei nostri confronti. però io penso che se il made in italy un newyorkese lo vuole comprare lo compra, per le ragioni che più su ti spiegavo, dazi o non dazi.
il dazio, invece, lo rispingerà sui prodotti finto-italiani, interromperà il meccanismo di trasmissione e distruggerà il profitto delle aziende italiane; perché se io ho terreni viticoli in Toscana, posso fare poco Brunello, nella misura del disciplinare; ma devo usare intensivamente il resto per produrre con la stessa organizzazione di scale e impianti, un vino meno pregiato, ma comunque buono, come il Rosso; produrre il Brunello mi costa relativamente molto, ma è il traino di prestigio per il marchio, che mi consente di fare il grande profitto sul vino più economico, dove il ricarico è massimo e la quantità vendibile 50 o 100 volte maggiore; il dazio mi sega su quella fascia, perché chi spenderebbe 8 $ per una bottiglia, sarebbe dissuaso dal pagarla 12 o più, mentre chi ne spende 70, abitualmente se è ricco, o occasionalmente se vuole strafare, la paga anche 100, perché il Brunello è solo quello; il produttore lo usa come pegno per vendere tutto il pacchetto di prodotti al distributore americano.







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