beh, no, non è così; l'emigrante "sano", intelligente, stabilisce un rapporto di amore con la nuova patria, perché capisce che la circostanza di fatto lo ha messo di fronte al suo ambiente, ostile, mentre il nuovo lo accoglie, gli offre un'opportunità, che vale di più della sua identità di partenza; il sig. Palumbo che prende 3000 euro al mese più benefit sociali in catena di montaggio a Wolfsburg, si fa mandare le mozzarelle da Agropoli, ma è il fan più sfegatato della Deutschentum, e col caxxo che tornerebbe in Italia, se non per le vacanze con la moglie tedesca;
no, non hai capito: le manifestazioni di dissimulazione, occultamento di un comportamento criminoso o illecito SONO PROVE, perché testimoniano della consapevolezza del reo quanto alla natura criminale o illecita di quel comportamento e connotano l'imputazione; tu puoi inavvertitamente appropriarti di qualcosa che non ti spetta, ma se lo hai fatto alla luce del sole puoi eccepire la tua mancata percezione dell'illiceità del comportamento; se però questo è avvenuto con circospezione, mettendo in atto artifizi volti ad occultare le tue azioni, questo testimonia della tua consapevolezza di stare compiendo il reato di furto, del tuo stato soggettivo, e questa sarà una prova rilevante;guarda. nel campo del diritto penale la "dissimulazione" non costituisce un "escamotage" capace di salvare la vita, o di far dubitare le forze dell'ordine. se ci sono le prove, a carico o a discarico, solo queste contano. non c'è bisogno di altro.
nel caso in questione, i sistemi di parcellizzazione delle responsabilità testimoniano l'occultamento, per esempio della soppressione dei disabili dei civili, ecc... e quindi la percezione e consapevolezza dell'illiceità di quel comportamento, e su questa base la condanna; su questo argomento, ti consiglierei il capitolo comparativo sul processo di Tokyo ai criminali di guerra giapponesi, Antonio Cassese, "Dir.Int. nell'età nucleare";
Cassese sostiene che gli americani, nel processare i giapponesi, non hanno valutato in modo equo la circostanza culturale soggettiva degli imputati, per i quali il comportamento disumano nei confronti dei prigionieri era considerato ordinario, e - a differenza di quanto manifestato dai nazisti - valeva anche per i propri in quel sistema di valori;
se ti dai alla guerra totale e di sterminio, è totale e ci sta pure che il vincitore decida di adottare lo stesso metro che hai stabilito; non è che puoi piagnucolare e "trattare" quando hai perso; troppo comodo...i civili morti sotto l'atomica non contano?
la liceità delle argomentazioni processuali è quella che ho esposto sopra; ma hai senz'altro ragione che in termini tecnici la questione è discutibile, anche se non si tratta tecnicamente di retroattività di norme penali;era non lecito quel tipo di processo. non era previsto dal diritto internazionale, cui coloro che istruirono quello stesso processo, andarono contro. dopo che erano stati loro ad usare "l'atomica".
il punto è che se escludi l'intervento del diritto internazionale, perché quello vigente all'epoca dei fatti non avrebbe disciplinato quella fattispecie del genocidio di civili, non potresti nemmeno escludere la liceità di una metodica ritorsione fondata sullo stesso principio:
lo sconfitto postulava l'annientamento biologico di altre etnie e non è imputabile ? allora è perfettamente legittimo procedere all'annientamento biologico dello sconfitto, senza alcuna giustificazione o limitazione di diritto;
il processo è stato un escamotage per salvare le chiappe ai tedeschi, nella misura del possibile;
la Jugoslavia nacque dopo la Prima guerra, dalla dissoluzione dell'Impero asburgico; posso capire vuoti su quest'ultimo, ma se sei un cultore dell'epoca nazi non dovresti avere lacune di questa portata, dato che uno dei guai maggiori per Hitler sorse dalla pretesa del duce di menare le mani da quelle parti senza averne la forza, costringendo i tedeschi a soccorrerlo nei Balcani; e lì c'era la Jugoslavia;la jugoslavia come sai nacque "dopo" la guerra. il resto non mi è chiaro...potresti spiegare?
ho già spiegato, ma reitero, anche se potresti rileggere: i nazisti hanno comprato il consenso interno, tipo catena di S. Antonio, fondando un sistema di commercio internazionale e finanza che era già di fatto una guerra, scommettendo sulle debolezze altrui, ma tirando troppo la corda;
è come se tu avessi un negozio, poniamo di ortofrutta, e avessi fatto credito ad un cliente notabile del paese, poniamo un avvocato - che per le sue parcelle accetta solo moneta e la mette sul conto in banca - il quale un giorno ti dica: guarda, se ti va bene ti pago con la mia auto usata, un modello vecchio e malandato, alla mia valutazione; se non ti sta bene, ti attacchi;
ma tu hai già un'auto nuova e la stai pagando a rate al concessionario;
la frutta l'hai pagata ai mercati generali, e contavi sui soldi, per pagare le rate, non avere in cambio quella che ti vogliono rifilare; ma, siccome l'avvocato del paese è persona potente, abbozzi; restituisci l'auto al concessionario e ti prendi lo scassone dell'avvocato, che ti costerà regolarmente dal meccanico per riparazioni;
risultato ? tu sei scontento dell'auto che non hai scelto, impoverito e privato della libertà di spendere i soldi su cui hai fatto affidamento; il concessionario ha l'auto invenduta senza sua colpa, ed è parecchio scontento, perché ha perso ingiustamente un guadagno; mentre l'avvocato si è liberato di un peso e accumula soldi in banca, moglie e figli felici dell'agiatezza e del prestigio del papà;
quando però il giochino si ripete col mobiliere, il geometra, gli edili, tutti messi di fronte al ti prendi i miei mobili usati, il mio televisore o la lavatrice vecchia ma non ti pago in moneta, capisci perché un giorno il concessionario, il mobiliere e pure tu, vi stufate e andate a bruciare la villa dell'avvocato, e festa finita;
ecco, in Europa 35-39 è andata più o meno così, con in più il fatto che i nazi avevano anche contratto debiti con banche francesi, olandesi, ecc... che andavano in scadenza e che non avevano intenzione di ripagare, dovendo poi andare a far bottino in quei paesi;
capisco da dove proviene l'idea, ma è impropria;non è il protestantesimo ad essere "nazista". è il nazismo ad essere "conseguenza" di alcuni principi del luteranesimo.
il legame cui ti riferisci al più è con lo zelo legalitario del protestante, che ha reso possibile l'obbedienza incondizionata; ma questo non implica affatto la congruenza della teologia luterana alle idee naziste; lo stesso zelo lo hai oggi in senso opposto, e, come regola, in nessun altro paese protestante si è mai affermata una dittatura, mentre queste sono state un carattere costante della cultura politica cattolico-latina, Italia, Spagna, Portogallo, America Latina..
il ricorso lo devi fare comunque, ma, di fronte alla trasgressione massiccia, l'A.G. deve necessariamente constatare l'inattitudine del precetto, come manifestato, ad imporsi come inteso, e perciò si determina un ribaltamento di oneri e presunzioni;si. ma devi far ricorso al prefetto o al tar. e con questo?
beh, se basi, per esempio, l'identità sul "sangue", non c'è adeguamento che tenga; hai il paradosso per cui il ragazzino immigrato o figlio di immigrati che parla il tuo dialetto, tifa la tua squadra di calcio e fa le stesse cose dei suoi coetanei non è "italiano", mentre un signore di 80 anni con un nonno di Genova, nato e residente in Argentina, vota e decide delle tue tasse, dei tuoi servizi, ecc...identità è concetto "complesso" e "composito". ciò che rileva in termini di condivisione di una identità nazionale è l'adeguarsi dello straniero a tutta una serie di regole non scritte che definiscono appunto quel tipo di identità. vale per gli stranieri in italia. vale per gli italiani nel resto del mondo.







Rispondi Citando