Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
probabilmente faccio una domanda bi-idiota, nel senso che é idiota per sua natura/essenza e perché hai già dato ,o é stata data risposta mille volte, ma la pongo lo stesso (pur scusandomi): "cio' che sai essere giusto". qual'é la base di questa certezza? quali sono i parametri di riferimento?
(se hai già risposto, dirmi "cercati la risposta nei vecchi post" é una risposta legittima e validissima, che accetto di buon grado. Cpn scuse -bis)
direi: "la consapevolezza degli oneri";
i padri d'antan dicevano ai figli: nel dubbio, scegli la via più onerosa;

ora, a prescindere dai sistemi etici di riferimento, e delle relative narrazioni, religiose o laiche, si tratta delle regole argentea - che è liberale, non fari il male - e aurea - solidaristica, il fraternité - applicate come principio generale - l'auspicabilità che tutti facciano... egalité;
che si traduce in imperativo di giustizia;
è nota la formulazione del deista Kant, che va a costituire un raccordo tra un primato religioso della coscienza e la stessa etica laica;

ovviamente, se si prendono culture diverse, non cambia l'astrazione delle due regole, ma cambiano i comportamenti concreti;

uno dei miei maestri che ricordo con più affetto, Antonio Cassese, giurista internazionalista, scisse un capitolo sul processo di Tokyo ai criminali di guerra giapponesi, in cui rilevava una certa trascuratezza e/o intenzionalità dei giudici alleati nel valutare la differente concezione della condizione morale della prigionia tra i giapponesi, anche quando la cosa riguardava loro stessi; e quindi un deficit di giustizia nella valutazione, magari suggerito dal desiderio di vendetta o anche da una componente razzista, che appariva anche nel diverso trattamento delle comunità etniche originarie dei paesi nemici che vivevano negli USA durante la guerra.