Citazione Originariamente Scritto da Turbociclo Visualizza Messaggio
è successo che tra gli anni '60 e tutti gli 80, un trentennio, le generazioni adulte di allora hanno indebitato le attuali per comprare letteralmente un consenso sociale, sollevando la società da conflitti di precariato, con effetti differiti da impegno di spesa

Fatta questa premessa, sembrerebbe di capire che secondo te il precariato è un destino ineludibile per i nostri giovani, per cui nel trentennio descritto lo abbiamo solo allontanato creandoci un debito che ora è insostenibile. A questo punto mi viene da pensare che se avessimo fatto il passo secondo la gamba, chissà, la denatalità si sarebbe manifestata assai prima. Infatti, come dici tu, non avremmo dovuto "sollevare la società da conflitti di precariato". Ma il precario giustamente decide di non mettere al mondo dei figli, proprio perché è precario. Dovremmo fare più figli per evitare l'estinzione, ma nello stesso tempo non possiamo contare sul lavoro fisso, per cui fare figli non è possibile. Non so nulla di economia ma il circolo vizioso lo vediamo tutti.
allora, un modo serio per osservare queste cose, senza pregiudizi ideologici, ma con metodo, è quello di comparare situazioni comparabili, paesi di pari industrializzazione, e vedere dove ci sono differenze sostanziali, per stabilire o ipotizzare relazioni di causa-effetto;

innanzitutto, bisogna ragionare in termini di lungo periodo, perché gli elementi economici strutturali e demografici producono effetti differiti;
il destino dei giovani non è affatto di precariato, visto che nei prossimi 10/15 anni ci sarà un problema opposto, con le nostre generazioni in pensione e poco ricambio;
solo che le cose non sempre si aggiustano per automatismi: alcuni ruoli saranno coperti, altri no;
soprattutto, avrai giovani che lavorano, ma anziani titolari del patrimonio; cioè, tanti settuagenari e ottuagenari proprietari di immobili e titolari di diritti pensionistici, a fronte di una base più ristretta di giovani lavoratori-forse-eredi, ma poveri, tenuti a pagare affitti o mutui, e nel contempo le pensioni a quegli anziani;

sul tutto, però, hai una capacità di controllo differita di un 30ennio; tanto ti serve per vedere gli effetti demografici ed economici delle scelte, visto che un adulto formato lo devi mettere al mondo 30 anni prima, mandare in buone scuole e richiedergli un contributo professionale ad un progetto; è notizia di oggi che l'80% delle grandi opere previste 20 anni fa non si è compiuto; è ovvio che così non si cresce;
non si è compiuto perché i soldi non vanno in investimenti, ma nella spesa corrente, che è proprio il risultato dell'auto-attribuzione di privilegi della generazione dei tromboni che fa la morale;
Berlusconi, oltre 25 anni fa, si era presentato come alfiere di un nord liberale e liberista, ma moderato, che si diramava da quella specie di sincretismo tra un moderatismo ex-DC e modernismo craxiano, che ancora oggi - mutatis mutandis - di fatto si ritrova pari pari in quelle aree; poi ha dovuto venire a patti con aree di consenso al centro-sud, che invece chiedevano spesa, e lì si è arenato, perché il tutto si è tenuto insieme solo continuando a far debiti;
la sinistra in sostanza ha fatto la stessa cosa, compressa tra modelli dinamici e vecchie clientele; tutti democristiani, perché col conflitto l'Italia si spacca;

abbiamo perso 30 anni nel tentativo che piovesse dal cielo qualche miracolo, per ritrovarci con gli stessi problemi, aggravati da un contesto internazionale molto diverso e dagli effetti di quell'inazione;
se vai a vedere la sostanza, siamo di nuovo al primo Berlusconi: un nord che corre e chiede meno tasse, agganciato al resto d'Europa; un sud spopolato che non sa a che santo votarsi, senza leader perché unicamente speranzoso in impossibili miracoli di elargizione, per cui nessuno è disposto a sacrificarsi e una sinistra che si rassegna a fare opposizione, non contendere alla destra i ceti dinamici;
se ripercorri il decennio passato, il flusso è evidente: l'estremismo di Salvini e dei 5S corrisponde all'ascesa centrista di Renzi; caduto questo, si è tornato ai soliti ruoli; cioè, il PD al suo giardino identitario, ben che vada al 30%, e la destra al moderatismo europeista e atlantico, e sempre con quella "zavorra" di elettorato statalista e "sociale" che in effetti rende poco praticabili politiche di vera destra, perché non ci sono i soldi;
per questo ogni due per tre negli ultimi 25 anni hai avuto governi tecnici, che tutti votano, salvo poi rinnegarli nelle successive campagne elettorali...