allora, un modo serio per osservare queste cose, senza pregiudizi ideologici, ma con metodo, è quello di comparare situazioni comparabili, paesi di pari industrializzazione, e vedere dove ci sono differenze sostanziali, per stabilire o ipotizzare relazioni di causa-effetto;
innanzitutto, bisogna ragionare in termini di lungo periodo, perché gli elementi economici strutturali e demografici producono effetti differiti;
il destino dei giovani non è affatto di precariato, visto che nei prossimi 10/15 anni ci sarà un problema opposto, con le nostre generazioni in pensione e poco ricambio;
solo che le cose non sempre si aggiustano per automatismi: alcuni ruoli saranno coperti, altri no;
soprattutto, avrai giovani che lavorano, ma anziani titolari del patrimonio; cioè, tanti settuagenari e ottuagenari proprietari di immobili e titolari di diritti pensionistici, a fronte di una base più ristretta di giovani lavoratori-forse-eredi, ma poveri, tenuti a pagare affitti o mutui, e nel contempo le pensioni a quegli anziani;
sul tutto, però, hai una capacità di controllo differita di un 30ennio; tanto ti serve per vedere gli effetti demografici ed economici delle scelte, visto che un adulto formato lo devi mettere al mondo 30 anni prima, mandare in buone scuole e richiedergli un contributo professionale ad un progetto; è notizia di oggi che l'80% delle grandi opere previste 20 anni fa non si è compiuto; è ovvio che così non si cresce;
non si è compiuto perché i soldi non vanno in investimenti, ma nella spesa corrente, che è proprio il risultato dell'auto-attribuzione di privilegi della generazione dei tromboni che fa la morale;
Berlusconi, oltre 25 anni fa, si era presentato come alfiere di un nord liberale e liberista, ma moderato, che si diramava da quella specie di sincretismo tra un moderatismo ex-DC e modernismo craxiano, che ancora oggi - mutatis mutandis - di fatto si ritrova pari pari in quelle aree; poi ha dovuto venire a patti con aree di consenso al centro-sud, che invece chiedevano spesa, e lì si è arenato, perché il tutto si è tenuto insieme solo continuando a far debiti;
la sinistra in sostanza ha fatto la stessa cosa, compressa tra modelli dinamici e vecchie clientele; tutti democristiani, perché col conflitto l'Italia si spacca;
abbiamo perso 30 anni nel tentativo che piovesse dal cielo qualche miracolo, per ritrovarci con gli stessi problemi, aggravati da un contesto internazionale molto diverso e dagli effetti di quell'inazione;
se vai a vedere la sostanza, siamo di nuovo al primo Berlusconi: un nord che corre e chiede meno tasse, agganciato al resto d'Europa; un sud spopolato che non sa a che santo votarsi, senza leader perché unicamente speranzoso in impossibili miracoli di elargizione, per cui nessuno è disposto a sacrificarsi e una sinistra che si rassegna a fare opposizione, non contendere alla destra i ceti dinamici;
se ripercorri il decennio passato, il flusso è evidente: l'estremismo di Salvini e dei 5S corrisponde all'ascesa centrista di Renzi; caduto questo, si è tornato ai soliti ruoli; cioè, il PD al suo giardino identitario, ben che vada al 30%, e la destra al moderatismo europeista e atlantico, e sempre con quella "zavorra" di elettorato statalista e "sociale" che in effetti rende poco praticabili politiche di vera destra, perché non ci sono i soldi;
per questo ogni due per tre negli ultimi 25 anni hai avuto governi tecnici, che tutti votano, salvo poi rinnegarli nelle successive campagne elettorali...







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